Concetti Chiave
- L'intervento dell'ONU in Somalia con la missione Restore Hope è stato fallimentare, lasciando il Paese diviso in 15 fazioni dopo il ritiro delle forze di pace nel 1994.
- Le ONG, in particolare la Caritas italiana e altre associazioni locali, hanno svolto un ruolo cruciale nel fornire aiuti significativi in Somalia durante la crisi.
- La lotta di liberazione in Eritrea, durata dal 1961 al 1991, ha portato a oltre 100 mila morti e a una devastazione economica profonda, aggravata dalla repressione etiope.
- La guerra civile in Liberia, iniziata nel 1989, ha causato oltre 150 mila morti e un milione e mezzo di profughi, con forti interessi economici legati alle risorse del Paese.
- Il conflitto in Ruanda ha visto il massacro di 500 mila Tutsi nel 1994 e ha generato un milione di vittime totali, con gravi conseguenze umanitarie nella regione.
Indice
Intervento fallimentare dell'ONU
L’intervento dell’ONU, con la missione Restore Hope (“ripristinare la speranza”), a maggioranza statunitense, alla quale parteciparono contingenti militari italiani, si è rivelato fallimentare e i “caschi blu” non sono riusciti a porre un minimo di ordine. Vittima di un agguato anche una brava e coraggiosa giornalista italiana, Ilaria Alpi (20 marzo 1997).
Aiuti delle ONG in Somalia
Gli aiuti più consistenti sono stati portati, in Somalia, da organizzazioni non governative di volontariato internazionale, tra le quali si è distinta per efficienza la Caritas italiana , insieme con altre organizzazioni italiane, che operano in aree diverse della Somalia (il Cefa di Bologna, il Cics di Roma, il Coopi di Milano nel Nord-Ovest). E nel 1994 con il ritiro dei caschi blu, la situazione è precipitata e perciò il Paese è ora malamente diviso in 15 fazioni, più una repubblica autoproclamata nel nord, il Somaliland.
Il generale Aidid, il “signore della guerra” che ha fatto fallire la missione ONU, e che qualcuno sostiene sia stato ucciso, non è stato più in grado di controllare le sue forze e nel frattempo in Somalia la popolazione continua a morire di fame.
Conflitti in Eritrea e Etiopia
Dal 1961, in cui ci furono dei primi tentativi di insurrezione armata, fino al 1991, quando le truppe del Fronte popolare di liberazione dell’Eritrea entrano ad Asmara cacciando per sempre gli Etiopi, l’Eritrea ha vissuto la più lunga lotta di liberazione della storia del XX secolo. Una lotta durissima contro Menghistu, dittatore in Etiopia, costretto infine alla fuga, che salito al potere nel 1974, aveva trasformato Etiopia ed Eritrea, allora forzatamente unite, in una repubblica popolare, con una politica rigidamente filosovietica. I morti sono stati oltre 100 mila, migliaia i mutilati e gli orfani. L’economia è in rovina, a causa anche della politica di spoliazione prima, e di terra bruciata poi, fatta dalle truppe etiopiche di occupazione.
Guerra civile in Liberia
La guerra civile in Liberia è costata dal 1989 oltre 150 mila morti e un milione e mezzo di profughi su tre milioni di abitanti (nei paesi adiacenti, cioè nel Ghana, in Sierra Leone, in Costa d’Avorio). Sullo sfondo, grandi interessi economici: dalle pietre preziose alla flotta mercantile fino al caucciù (si trova in Liberia la più grande piantagione del mondo), su cui hanno mire i paesi vicini che finanziano la piccola guerra: Burkina Faso e Costa d’Avorio.
Conflitti in Sudan e Ruanda
Il Sudan, il più grande paese dell’Africa, sente ancora le conseguenze di una “guerra di religione” che ha fatto un milione di morti. I guerriglieri “cristiano-animisti” del Sud, appoggiati da Uganda, Egitto, Israele, hanno lottato per togliere il potere al governo musulmano di Khartoum, la capitale, strumentalizzato dalle frange estremiste degli integralisti islamici; e non rinunciano alla lotta le milizie chiamate Forza di difesa popolare contro le popolazioni del Sud. In Ruanda le milizie del Fronte patriottico ruandese (tutsi) sconfiggono l’esercito regolare hutu. Le milizie hutu massacrano 500 mila Tutsi, nel 1994.
Guerriglieri tutsi, nel 1996, attaccano i campi profughi dei ruandesi hutu nel Congo alla ricerca degli hutu armati. Nel complesso, un milione di vittime, in prevalenza Tutsi, e due milioni i rifugiati nei paesi vicini; un milione e mezzo gli sfollati all’interno del Paese, costretti a vegetare in campi profughi. Ecco cosa è rimasto del piccolo ma popoloso “Paese dalle mille colline”: un fertile territorio grande quanto la Lombardia, che alla vigilia del conflitto contava 7 milioni di abitanti.
Domande da interrogazione
- Qual è stato l'esito dell'intervento dell'ONU in Somalia?
- Quali organizzazioni hanno fornito aiuti significativi in Somalia?
- Qual è stata la durata e l'impatto della lotta di liberazione in Eritrea?
- Quali sono le conseguenze della guerra civile in Liberia?
- Quali eventi tragici hanno caratterizzato il conflitto in Ruanda?
L'intervento dell'ONU, noto come missione Restore Hope, si è rivelato fallimentare, con i "caschi blu" incapaci di ripristinare l'ordine e la situazione in Somalia è precipitata in un conflitto tra 15 fazioni (testo).
Le ONG, in particolare la Caritas italiana e altre organizzazioni italiane come il Cefa, il Cics e il Coopi, hanno fornito aiuti consistenti in Somalia, specialmente dopo il ritiro dei caschi blu nel 1994 (testo).
La lotta di liberazione in Eritrea è durata dal 1961 al 1991, portando a oltre 100 mila morti e una devastazione economica, a causa della politica di spoliazione delle truppe etiopiche (testo).
La guerra civile in Liberia ha causato oltre 150 mila morti e un milione e mezzo di profughi, con interessi economici significativi legati a risorse come pietre preziose e caucciù (testo).
Nel 1994, le milizie hutu hanno massacrato 500 mila Tutsi, mentre un milione di persone sono state uccise nel complesso, con milioni di rifugiati e sfollati a causa del conflitto (testo).