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Inghilterra sotto la dinastia Stuart
Nel 1603, alla morte della regina Elisabetta I, che non aveva figli, salì al trono inglese Giacomo I Stuart (1603-1625), che era già re di Scozia con il nome di Giacomo VI.L’unione delle due corone non comportò, però, l’unificazione politica e amministrativa dei due Paesi. Questa sarebbe iniziata soltanto nel 1707, con l’unificazione dei Parlamenti inglese e scozzese.
Giacomo I divenne presto impopolare presso molti inglesi a causa delle sue origini scozzesi, delle spese eccessive per la corte, dei favori concessi a consiglieri poco capaci e del suo comportamento, spesso considerato incostante.
I contrasti religiosi e la diffusione del puritanesimo
Per quanto riguarda la religione, Giacomo I rafforzò le leggi contro i cattolici dopo la scoperta, nel 1605, della congiura delle polveri, un complotto che mirava a far esplodere il Parlamento inglese durante una seduta alla presenza del re. Il sovrano, però, non accolse le richieste dei puritani, cioè i protestanti calvinisti più rigorosi, che volevano riformare ulteriormente la Chiesa anglicana. I puritani chiedevano di eliminare dal culto gli elementi che consideravano troppo simili alle tradizioni cattoliche, ridurre l'autorità dei vescovi e concedere maggiore autonomia alle singole comunità religiose. Nel corso del Seicento, il puritanesimo si diffuse sempre più tra la gentry, cioè la piccola e media nobiltà terriera, e tra i mercanti e gli artigiani delle città. Non era soltanto una dottrina religiosa, ma anche uno stile di vita fondato sulla disciplina morale, sulla sobrietà e sul lavoro.Padri pellegrini
Molti puritani svilupparono una crescente ostilità verso la corte, che giudicavano corrotta e troppo sfarzosa. Alcuni, perduta la speranza di ottenere una riforma religiosa in Inghilterra, decisero di emigrare in America. Tra questi vi erano i cosiddetti Padri Pellegrini, che nel 1620 attraversarono l'Atlantico a bordo della nave Mayflower e fondarono una colonia nel Massachusetts, nell'America settentrionale.La crisi finanziaria della monarchia
Un altro problema fondamentale del regno di Giacomo I fu la difficoltà economica della corona.Le spese sostenute per la guerra contro la Spagna avevano provocato una grave crisi finanziaria. La pace del 1604 non fu sufficiente a risolverla, perché le entrate dello Stato continuavano a essere inferiori alle spese.
Sebbene le entrate doganali aumentassero grazie allo sviluppo dei commerci, le vendite di terre della corona effettuate durante la dinastia Tudor avevano ridotto notevolmente le rendite che il sovrano ricavava dai propri possedimenti. Per risolvere il problema sarebbe stato necessario introdurre nuove imposte, soprattutto sui redditi derivanti dalle proprietà terriere. Tuttavia, il Parlamento si opponeva all'introduzione di tasse permanenti e concedeva al re soltanto sussidi straordinari, generalmente in occasione di guerre o altre emergenze. Si sviluppò così un conflitto sempre più grave tra la monarchia e il Parlamento: il re aveva bisogno di denaro, ma non poteva aumentare liberamente le imposte senza il consenso parlamentare.
Le difficoltà economiche e sociali
A partire dal secondo decennio del Seicento, ai problemi religiosi e finanziari si aggiunse una fase di difficoltà economica.La popolazione inglese continuò ad aumentare fino a raggiungere circa cinque milioni di abitanti intorno al 1650, senza contare la Scozia. Anche Londra crebbe rapidamente, passando da poco più di 200.000 abitanti a circa 450.000 nella prima metà del secolo.
Tuttavia, la crescita demografica non fu accompagnata da un aumento altrettanto rapido della produzione.
Le esportazioni di pannilana, uno dei pilastri del commercio inglese, diminuirono drasticamente anche a causa delle trasformazioni delle rotte commerciali provocate dalla guerra dei Trent'anni.
Durante il regno del successore di Giacomo primo, Carlo primo, una serie di cattivi raccolti aggravò ulteriormente la miseria delle classi popolari. I salari non crescevano allo stesso ritmo dei prezzi e molti contadini erano danneggiati dal fenomeno delle recinzioni, attraverso cui le terre comuni venivano chiuse e destinate a un uso privato.
Il conflitto tra il re e il Parlamento
Durante il suo regno, Giacomo I convocò più volte il Parlamento, ma i deputati rifiutarono ripetutamente di soddisfare pienamente le richieste finanziarie della corona.Al contrario, denunciarono con sempre maggiore energia la corruzione e gli sprechi della corte.
La monarchia si trovò così intrappolata in un circolo vizioso: non disponeva di denaro sufficiente per rafforzare l'esercito e l'amministrazione, ma non poteva ottenere facilmente nuove entrate senza l'approvazione del Parlamento.