Concetti Chiave

  • Il canto VI dell'Inferno è ambientato nel terzo cerchio, dove i golosi scontano la loro pena in un ambiente rivoltante e fangoso.
  • Ciacco, un goloso, rivela le discordie interne a Firenze, evidenziando il conflitto tra Guelfi bianchi e Guelfi neri.
  • Le cause delle discordie sono attribuite a superbia, invidia e avarizia, che caratterizzano le divisioni tra i cittadini fiorentini.
  • Dante adotta un giudizio obiettivo e distaccato sull'andamento delle discordie, comprendendo le radici morali dei conflitti.
  • Il poeta guarda all'arrivo del "veltro" come soluzione profetizzata per ristabilire giustizia e combattere il male nella società.

Indice

  1. L'ambiente del terzo cerchio
  2. Le discordie di Firenze
  3. Ciacco e la politica
  4. Le cause delle discordie
  5. Il giudizio di Dante

L'ambiente del terzo cerchio

Il canto VI dell’Inferno è ambientato nel terzo cerchio, dove scontano la loro pena i golosi. L’ambiente è rivoltante: i dannati si aggirano, sotto una gelida pioggia battente, in una specie di porcilaia fangosa e maleodorante. Uno dei golosi scorge Dante e gli chiede se lo riconosce. I versi che leggiamo sono la risposta di Ciacco alla richiesta del poeta di rivelargli il suo nome, dal momento che non l’ha riconosciuto.

● il misterioso personaggio di Ciacco

● le discordie cittadine

● la causa morale di tanto male

● Terzine di endecasillabi a rima incatenata (schema: ABA BCB CDC ecc.).

Le discordie di Firenze

Nel canto VI dell’Inferno Dante mette a fuoco uno dei motivi di fondo del poema: le discordie interne a Firenze che hanno determinato il suo esilio (il viaggio nell’oltretomba avviene nel 1300, quindi prima che il poeta venga allontanato dalla città). Del destino personale di Dante però qui non si parla: la profezia di Ciacco (che è post eventum, perché in realtà l’autore conosce già come andranno gli eventi) rivela solo l’esito generale. Inizialmente i Guelfi bianchi otterranno una temporanea vittoria, cacciando dalla città la fazione rivale «con molta offensione » (v. 66). Nel giro di tre anni, però, si assisterà al trionfo, con le armi e con l’inganno, dei Guelfi neri, con le sofferenze e i lutti che seguiranno. Più enigmatiche e lapidarie sono invece le risposte che Ciacco dà al secondo e al terzo quesito postogli da Dante: a Firenze ci sono solo due giusti, che sono però ignorati; mentre la ragione di tanta discordia va individuata nella triade «superbia, invidia e avarizia » (v. 74).

Ciacco e la politica

Dante assegna a Ciacco, un peccatore di gola, il compito d’inaugurare nel poema la tematica politica, a cui sono dedicati, nello specifico, tutti e tre i canti sesti della Commedia. Ma perché Dante assegna un compito così alto a un’anima che si rotola nel fango? Come può uno come Ciacco ergersi ad accusatrice dell’«invidia» (v. 50) cittadina? Difficile rispondere, perché per noi Ciacco è un individuo misterioso; tuttavia sappiamo che godeva di buona fama a Firenze, secondo quanto afferma Giovanni Boccaccio nel Decameron (IX, 8). Lo scrittore parla di un «uomo […] dato tutto al vizio della gola», tanto che, «se chiamato era a mangiare, v’andava, e similmente se invitato non era». Aggiunge però che era un «costumato uomo, ed eloquente e affabile e di buon sentimento».

Le cause delle discordie

Dunque, al di là della sua ghiottoneria, Ciacco risulta pienamente credibile nel suo ruolo di grande accusatore delle divisioni tra concittadini. All’inizio e alla fine del suo intervento Ciacco dichiara la causa delle discordie intestine di Firenze: ai versi 49-50 pone l’accento sull’«invidia», intesa come “odio” e “rancore”, di cui trabocca Firenze; mentre ai versi 74-75 la diagnosi si allarga, includendo anche la «superbia» e l’«avarizia» tra le «faville c’hanno i cuori accesi». Dall’analisi di Ciacco si deduce che le colpe e le responsabilità sono di entrambe le fazioni.

Il giudizio di Dante

Ora che si trova nell’oltretomba, Dante può adottare un’ottica più distaccata per giudicare (l’ottica assoluta di Dio): il suo è perciò un giudizio obiettivo e veritiero sui fatti, capace di cogliere le reali motivazioni che stanno alla base dei contrasti cittadini. Non è dunque un male passeggero a dilaniare la vita civile fiorentina: le «tre faville» (che costituiscono anche tre dei sette vizi capitali della tradizione cristiana) rivelano che esiste un male morale più profondo e preoccupante, contro il quale non bastano le armi della politica. La soluzione a cui Dante guarda è infatti quella profetizzata nel canto I dell’Inferno: l’avvento del veltro, il misterioso inviato che Dio sta per mandare nel mondo per ristabilire la giustizia e sconfiggere il male nella storia dell’umanità.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'ambiente descritto nel terzo cerchio dell'Inferno?
  2. Il terzo cerchio è un luogo rivoltante, caratterizzato da una gelida pioggia battente e da un'atmosfera fangosa e maleodorante, dove i golosi scontano la loro pena (cfr. testo).

  3. Chi è Ciacco e quale ruolo ha nel canto VI?
  4. Ciacco è un peccatore di gola che, nonostante la sua condizione, assume un ruolo importante nel poema, rivelando le discordie interne a Firenze e le cause morali del male (cfr. testo).

  5. Quali sono le cause delle discordie a Firenze secondo Ciacco?
  6. Ciacco identifica le cause delle discordie fiorentine nella triade di «superbia, invidia e avarizia», evidenziando che entrambe le fazioni sono responsabili della situazione (cfr. testo).

  7. Come si differenzia il giudizio di Dante rispetto a quello di Ciacco?
  8. Dante, trovandosi nell'oltretomba, adotta un'ottica distaccata e obiettiva, capace di cogliere le reali motivazioni dei contrasti cittadini, rivelando un male morale profondo (cfr. testo).

  9. Qual è la soluzione profetizzata da Dante per ristabilire la giustizia?
  10. Dante guarda all'avvento del veltro, un misterioso inviato di Dio, come soluzione per sconfiggere il male e ristabilire la giustizia nella storia dell'umanità (cfr. testo).

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