Concetti Chiave

  • L'epidemiologia utilizza la statistica per analizzare la frequenza degli eventi, i tassi e le proporzioni, fornendo una comprensione dinamica della salute pubblica.
  • La raccolta di dati epidemiologici avviene in modalità routinarie, continuative e ripetibili, o ad hoc, specifiche e non ripetibili, seguendo criteri di completezza e accuratezza.
  • La demografia studia quantitativamente la popolazione, evidenziando tendenze come l'invecchiamento e i cambiamenti nei tassi di natalità e mortalità.
  • I dati sulle cause di morte, raccolti tramite schede di dimissione ospedaliera, aiutano a identificare le principali patologie e a monitorare l'andamento della salute pubblica.
  • Gli indicatori di morbilità, come incidenza e prevalenza, forniscono informazioni sul peso della cattiva salute nella popolazione, ma non misurano le malattie subcliniche.

Indice

  1. L'uso della statistica in epidemiologia
  2. Metodi di raccolta dati
  3. Demografia e fonti di dati
  4. Dati sulle cause di morte
  5. Indicatori di morbilità

L'uso della statistica in epidemiologia

L'epidemiologia per affrontare i suoi studi si avvale della statistica:

- frequenza assoluta --> numero di eventi osservati

- tassi --> misure dinamiche variabili nel tempo

- rapporti e proporzioni --> sono misure statistiche che non tengono conto della variabile tempo.

Metodi di raccolta dati

La raccolta dei dati viene effettuata tramite due modalità:

1. routinarie --> mitologia definita e riproducibile poiché è una raccolta che avviene in modo continuo

2. ad hoc --> finalizzato ad un uso specifico e può essere effettuato solo una volta.

Le fonti devono seguire dei criteri:

- completezza

- accuratezza

- rilevanza

- tempestività nell'aggiornamento

Demografia e fonti di dati

La demografia è la scienza che studia quantitativamente i fenomeni riguardanti lo stato e i movimenti della popolazione. Ad esempio, nel 2017 si verificò il minimo storico delle nascite abbinato ad un aumento dei decessi, invece il saldo migratorio risultò positivo.

Il profilo demografico si è modificato nel tempo (1801-2001) per via dell'invecchiamento della popolazione. L'Italia è, difatti, il secondo paese più vecchio, dopo il Giappone.

Per conoscere i dati demografici ci basiamo su due fonti di dati routinari:

1. Censimento --> viene condotto dall'ISTAT ed è un sistema di rilevazione statico. Il censimento permanente ha cadenza annuale e fornisce informazioni di carattere socio-economico.

2. Certificati anagrafici --> si limitano a registrare i residenti, le nascite, le morti e i trasferimenti.

Dati sulle cause di morte

I dati sulle cause di morte permettono di identificare: principali cause di morte, proprietà sanitarie e andamento temporale delle patologie. Per capire tutte queste informazione esistono le cosiddette SDO, ovvero le schede di dimissione ospedaliera. Esse sono dati riguardanti le motivazioni del ricoerom l'intervento terapeutico, la tipologia del ricovero.

Inoltre, quando si contrae una malattia è bene attuare la notifica, viene richiesta ad ogni medico che venga a conoscenza di un caso di qualunque malattia infettiva pericolosa.

Ogni ospedale possiede anche i registri di patologia che sono degli strumenti per integrare tutte le conoscenza disponili relative ad alcune patologie in popolazioni specifiche.

Tasso grezzo di mortalità: numero di decessi ogni 1000 abitanti all'anno in una data comunità, solitamente la popolazione di metà anno.

Aspettativa di vita: numero medio di anni che vivranno i nati vivi in una popolazione se persistono gli attuali tassi di mortalità.

Speranza di vita: indicatore che fornisce una misura dello stato sociale, ambientale e sanitario in cui vive una popolazione. Con questo indicatore si è venuta a creare nel tempo la cosiddetta transizione epidemiologica. Negli anni '70 si registrò una riduzione della mortalità per malattie infettive e un progressivo invecchiamento della popolazione con l'aumento di patologie cronico - degenerative.

Rapporto di mortalità infantile: rapporto tra i decessi di bambini di età inferiore da 1 anno e il numero totali di nati vivi in un anno.

Rapporto di mortalità materna: rapporto tra il numero di decessi avvenuti durante la gravidanza o il periodo puerperale, ovvero 42 giorni dopo il parto.

Indicatori di morbilità

Gli indicatori di morbilità rivelano il peso della cattiva salute in una comunità, ma non misurano gli stati di malattia subclinici. Essi sono:

1. Incidenza: numero di nuovi casi in un determinato lasso di tempo

2. Prevalenza: è una proporzione su quante persone sono affette da una malattia.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo della statistica in epidemiologia?
  2. La statistica è fondamentale in epidemiologia per analizzare la frequenza degli eventi, i tassi nel tempo e le misure di rapporti e proporzioni, che non considerano la variabile tempo.

  3. Quali sono le modalità di raccolta dei dati in epidemiologia?
  4. I dati possono essere raccolti tramite modalità routinarie, che sono continue e riproducibili, o ad hoc, finalizzate a usi specifici e spesso effettuate una sola volta.

  5. Come si modifica il profilo demografico della popolazione italiana?
  6. Il profilo demografico italiano si è modificato nel tempo a causa dell'invecchiamento della popolazione, rendendo l'Italia il secondo paese più vecchio dopo il Giappone.

  7. Cosa sono le schede di dimissione ospedaliera (SDO) e a cosa servono?
  8. Le SDO forniscono dati sulle cause di morte, le motivazioni del ricovero e l'intervento terapeutico, essenziali per comprendere l'andamento delle patologie.

  9. Quali indicatori di morbilità sono utilizzati per valutare la salute di una comunità?
  10. Gli indicatori di morbilità includono l'incidenza, che misura i nuovi casi in un certo periodo, e la prevalenza, che indica la proporzione di persone affette da una malattia.

Domande e risposte

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