Concetti Chiave
- La deposizione di Federico II avvenne il 17 luglio 1245, dando inizio a un lungo interregno nell'Impero sotto l'influenza dei principi territoriali.
- L'interregno vide un rafforzamento dell'indipendenza dei principi e delle città, mentre il potere imperiale si basava sulle eredità territoriali.
- Ludovico il Bavaro, dopo essere stato scomunicato, tentò di ottenere la corona imperiale ma fallì, restando isolato e generando malcontento in Germania.
- La Bolla d'oro del 1356 stabilì che l'elezione dell'imperatore fosse affidata a sette principi elettori, riducendo l'influenza del papato sull'Impero.
- Sigismondo convocò il concilio di Costanza per cercare di riunificare la Chiesa e rafforzare l'autorità imperiale in un periodo di crisi ecclesiastica.
L’Impero sempre meno universale
Qual è la deposizione di Federico II?
Il 17 luglio 1245, durante il concilio di Lione, papa Innocenzo IV depose l’imperatore Federico II di Svevia, invitando i principi elettori tedeschi a scegliere un altro sovrano e aprendo così il grande interregno dell’Impero.
L'interregno e l'ascesa di Rodolfo
Durante l’interregno i principi territoriali e le città rafforzarono la propria indipendenza e la forza dell’imperatore venne sempre più basata sull’estensione dei territori che gli spettavano come eredità.
La crisi si risolse nel 1273, quando fu eletto Rodolfo d’Asburgo.
Conflitti in Italia e Ludovico il Bavaro
Gli imperatori tentarono di imporre la propria autonomia soprattutto nell’Italia centro-settentrionale dove, nella prima metà del Trecento, c’erano stati scontri tra le fazioni dei guelfi (fedeli al pontefice) e dei ghibellini (fedeli all’imperatore).
Nel 1310 Enrico VII di Lussemburgo scese in Italia e si propose come pacificatore delle lotte civili nel nome della sovranità imperiale, ma si fece coinvolgere nelle lotte tra fazioni.
Un altro fallimento fu la spedizione in Italia del successore di Enrico VII, Ludovico il Bavaro.
Egli fu nominato re dei romani nel 1314 dalla maggioranza dei principi elettori, ma non venne riconosciuto dalla minoranza che gli contrappose Federico d’Asburgo, sconfitto poi da Ludovico nel 1322.
Papa Giovanni XXII lo scomunicò e lo depose quando ignorò la richiesta della curia romana di esaminare il suo diritto alla corona.
Nel 1325 Ludovico si accordò con Federico d’Asburgo e scese in Italia per ottenere la corona imperiale e combattere il Papato e la lega guelfa; nel 1327 marciò su Roma, dove si fece poi incoronare imperatore da un laico scelto come rappresentante del popolo romano; così ribadì l’emancipazione dell’autorità civile da quella religiosa: il diritto non discende né da Dio né dal papa, ma dalla sovranità popolare.
Dopo aver eletto Niccolò V come antipapa, continuò a lottare contro i pontefici avignonesi, ma rimase isolato e suscitò scontenti anche in Germania.
Nel 1346, cinque principi elettori nominarono re di Germania Carlo IV di Lussemburgo con il quale Ludovico non si scontrò perché morì nel 1347.
Carlo IV e la Bolla d'oro
Carlo IV si concentrò soprattutto nelle vicende interne ai territori tedeschi rafforzando il suo potere dinastico attraverso una politica matrimoniale e territoriale.
Con i re di Francia e i pontefici mantenne ottime relazioni.
Scese in Italia due volte: nel 1355 andò a Roma per essere incoronato imperatore da un cardinale di Innocenzo IV; nel 1368-69 giunse nella penisola per convincere Urbano V a riportare la sede pontificia a Roma.
Nel 1356 emanò la Bolla d’oro con cui affidò l’elezione dell’imperatore a sette principi elettori tedeschi, tre ecclesiastici e quattro laici.
In tal modo il titolo imperiale non dipendeva più dall’approvazione dei pontefici e, allo stesso tempo, diventava sempre più tedesco e meno universale.
Venceslao e la successione dinastica
Carlo IV favorì una successione dinastica facendo eleggere nel 1376 il figlio Venceslao come re di Germania.
Nel 1378, alla morte del padre, divenne imperatore Venceslao, che non riuscì a imporre la propria autonomia in Germania a causa delle lotte tra leghe e principi.
In Italia si limitò a legittimare il potere di Gian Galeazzo Visconti.
Dopo di lui fu re di Germania Roberto che governò dal 1400 al 1410.
Alla sua morte i principi elettori scelsero il figlio di Carlo IV, Sigismondo di Lussemburgo.
Sigismondo e il concilio di Costanza
Egli cercò di ridare autorità alla figura dell’imperatore e di riunificare la Chiesa (lacerata dallo scisma) convocando il concilio di Costanza.
Si propose anche come mediatore tra Francia e Inghilterra, coinvolte nella guerra dei Cent’anni.
Ebbe molti riconoscimenti in Italia, dove scese nel 1414 e ricevette ingenti somme da parte dei signori che volevano legittimare il loro potere.
Nel 1433 Sigismondo tornò in Italia, dove fu incoronato da papa Eugenio IV.
Diede in sposa l’unica figlia ad Alberto II d’Asburgo che divenne re di Germania e unì le corone di Boemia e Ungheria ai suoi domini dinastici.
Egli diede inizio all’Egemonia degli Asburgo sul Sacro Romano Impero.
Nel 1440 fu eletto re di Germania Federico III d’Asburgo che si occupò poco dei territori non tedeschi.
Perse le corone di Boemia e di Ungheria anche se riuscì a dare in moglie la figlia del duca di Borgogna a suo figlio Massimiliano che potè ereditare i territori borgognoni.
Il Reichstag e le città tedesche
A partite dal XIV secolo il sovrano tedesco venne affiancato da un’assemblea rappresentativa, il Reichstag, che riuniva principi, signori e rappresentanti delle città.
Tuttavia, non erano molte le città tedesche che godevano di un’autonomia politica completa e di una rappresentanza nel Reichstag.
Divenute centri ricchi e popolosi all’interno di reti commerciali più ampie, alcune città si unirono in leghe per contrastare l’autorità dei principi e aumentare la propria autonomia politica.
La più importante fu la Lega anseatica che nacque più con scopi commerciali che politici e unì varie città della Renania e delle coste baltiche arrivando a comprendere più di duecento centri, non solo tedeschi.
Dopo alcuni successi, le leghi subirono varie sconfitte e dovettero sciogliersi.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza della deposizione di Federico II nel contesto dell'Impero?
- Come si sviluppò l'interregno e quale fu il ruolo di Rodolfo d'Asburgo?
- Quali furono le conseguenze della spedizione di Ludovico il Bavaro in Italia?
- In che modo Carlo IV influenzò l'elezione imperiale con la Bolla d'oro?
- Quale fu il ruolo di Sigismondo nel tentativo di riunificare la Chiesa e rafforzare l'autorità imperiale?
La deposizione di Federico II da parte di papa Innocenzo IV nel 1245 segnò l'inizio di un lungo interregno, durante il quale l'autorità imperiale si indebolì e i principi territoriali acquisirono maggiore indipendenza.
Durante l'interregno, i principi territoriali rafforzarono la loro indipendenza fino all'elezione di Rodolfo d'Asburgo nel 1273, che segnò una nuova fase per l'Impero.
La spedizione di Ludovico il Bavaro in Italia nel 1325 si rivelò fallimentare, culminando nella sua scomunica da parte di papa Giovanni XXII e nella sua lotta contro il Papato, evidenziando la tensione tra autorità civile e religiosa.
Con la Bolla d'oro del 1356, Carlo IV stabilì che l'elezione dell'imperatore fosse affidata a sette principi elettori, riducendo l'influenza papale e rendendo il titolo sempre più tedesco e meno universale.
Sigismondo convocò il concilio di Costanza per riunificare la Chiesa e cercò di ripristinare l'autorità imperiale, ottenendo riconoscimenti in Italia e avviando l'egemonia degli Asburgo sul Sacro Romano Impero.