21. Imperialismo e colonialismo
1. La febbre coloniale
Nel 19° secolo si diffuse la tendenza a costruire imperi coloniali. L’Europa si era lanciata alla conquista del mondo dall’inizio delle scoperte geografiche inviando soldati, missionari, commercianti e coloni, ma raggiunse l’apice nell’800 con obiettivi di politica nazionale da parte dei governi.
Oltre alla penetrazione commerciale si sviluppò anche un processo di sottomissione politica e sfruttamento economico: Asia, Africa e territori del Pacifico divennero vere e proprie colonie (sotto il controllo diretto dei conquistatori) o protettorati (controllo indiretto, conservavano gli ordinamenti preesistenti).
I territori europei vennero ampliati in pochi decenni (Francia e Gran Bretagna) e territori privi di tradizione imperiale si spinsero alla conquista (Germania, Italia, Giappone, Stati Uniti, Belgio); ne rimase fuori solo l’Austria-Ungheria.
All’origine di questo mutamento ci furono vari fattori:
Interessi economici
- Accaparramento delle materie prime a basso costo
- Sbocchi commerciali
- Accumulo di capitali finanziari per investirli nei territori oltremare (molto bassi, la maggior parte del commercio mondiale avveniva in Europa)
Interessi politico-ideologici
- Nazionalismo
- Politica di potenza
- Razzismo
- Spirito missionario
Si diffuse il mito di una vocazione imperiale e il dover redimere le popolazioni selvagge (in cui si fondeva umanitarismo e razzismo). L’interesse dell’opinione pubblica fu sollecitato dall’operato dei missionari e dalle grandi esplorazioni nei nuovi paesi (soprattutto in Africa), dove erano presenti grandi ricchezze nascoste (curiosità scientifico-geografica del positivismo; moda dell’esotismo; alone romantico degli esploratori).
Oltre a questi fattori ne agirono altri più occasionali, determinati dalle specifiche realtà locali. Alla fine del processo di espansione il mondo era diviso in zone di influenza tra le maggiori potenze.
2. Colonizzatori e colonizzati
Quasi tutte le conquiste usarono la forza contro le popolazioni indigene, mostrando una crudeltà sconosciuta agli ultimi conflitti combattuti, soprattutto nell’Africa nera, dove gli europei erano tecnologicamente superiori.
Spesso le popolazioni locali insorgevano contro i dominatori e venivano massacrate: i tedeschi nell’Africa del Sud-Ovest distrussero quasi completamente la tribù Herero.
L’esperienza coloniale ebbe alcuni effetti positivi dal punto di vista economico sulle popolazioni colonizzate:
- Vennero messe a coltura nuove terre
- Introdotte nuove tecniche agricole
- Costruite infrastrutture
- Avviate attività industriali e commerciali
Imperialismo e colonialismo
1. La febbre coloniale
Nel 19 secolo si diffuse la tendenza a costruire imperi coloniali. L’Europa si era lanciata alla conquista del mondo dall’inizio delle scoperte geografiche inviando soldati, missionari, commercianti e coloni, ma raggiunse l’apice nell’800 con obiettivi di politica nazionale da parte dei governi. Oltre alla penetrazione commerciale si sviluppò anche un processo di sottomissione politica e sfruttamento economico: Asia, Africa e territori del Pacifico divennero vere e proprie colonie (sotto il controllo diretto dei conquistatori) o protettorati (controllo indiretto, conservavano gli ordinamenti preesistenti). I territori europei vennero ampliati in pochi decenni (Francia e Gran Bretagna) e territori privi di tradizione imperiale si spinsero alla conquista (Germania, Italia, Giappone, Stati Uniti, Belgio): ne rimase fuori solo l’Austria-Ungheria. All’origine di questo mutamento ci furono vari fattori:
Interessi economici
- Accaparramento delle materie prime a basso costo
- Sbocchi commerciali
- Accumulazione di capitali finanziari per investirli nei territori oltremare (molto bassi, la maggior parte del commercio mondiale avveniva in Europa)
Interessi politico-ideologici
- Nazionalismo
- Politica di potenza
- Razzismo
- Spirito missionario
Si diffuse il mito di una vocazione imperiale e il dover redimere le popolazioni selvagge (in cui si fondevano umanitarismo e razzismo). L’interesse dell’opinione pubblica fu sollecitato dall’operato dei missionari e dalle grandi esplorazioni nei nuovi paesi (soprattutto in Africa), dove erano presenti grandi ricchezze nascoste (curiosità scientifico-geografica del positivismo; moda dell’esotismo; alone romantico degli esploratori). Oltre a questi fattori ne agirono altri più occasionali, determinati dalle specifiche realtà locali. Alla fine del processo di espansione il mondo era diviso in zone di influenza tra le maggiori potenze.
2. Colonizzatori e colonizzati
Quasi tutte le conquiste usarono la forza contro le popolazioni indigene, mostrando una crudeltà sconosciuta agli ultimi conflitti combattuti, soprattutto nell’Africa nera, dove gli europei erano tecnologicamente superiori. Spesso le popolazioni locali insorgevano contro i dominatori e venivano massacrate (i tedeschi nell’Africa del Sud-Ovest distrussero quasi completamente la tribù herero). L’esperienza coloniale ebbe alcuni effetti positivi dal punto di vista economico sulle popolazioni colonizzate:
- Vennero messe a coltura nuove terre
- Introdotte nuove tecniche agricole
- Costruite infrastrutture
- Avviate attività industriali e commerciali
- Esportati migliori ordinamenti amministrativi e finanziari
Accompagnato da un continuo impoverimento di materiali e risorse umane (i lavoratori indigeni venivano pagati con salari bassi o sfruttati), uno sfruttamento coloniale. L’economia dei paesi sfruttati fu indirizzata all’esportazione ed eliminò i sistemi economici fondati sull’autoconsumo. Fu messo in moto un processo di sviluppo a favore dei colonizzatori: nuovi paesi entrarono nel mercato mondiale, ma in posizione dipendente (passarono dalla povertà al sottosviluppo). Gli effetti sulle culture dei paesi colonizzati furono violenti (variando tra le diverse realtà locali e paesi colonizzatori: quella britannica fu più rispettosa, mentre quella francese più oppressiva) e interi sistemi di vita, riti, credenze, costumi e valori entrarono in crisi; in molti casi ne sparirono le tracce (se mancava testimonianza scritta).
Sistemi culturali legati a strutture politico-sociali più organizzate e a una tradizione più solida (Asia, Nord Africa) resistettero ai sostegni esterni messi dagli europei, ma finirono con l’assimilarli.
(Africa più arcaica) Le trasformazioni economiche, tecnologiche, sociali, religiose e linguistiche alterarono dalle fondamenta gli equilibri e gli universi culturali delle tribù.
Sul piano politico la colonizzazione favorì la nascita di nazionalismi locali.
4. Le origini dell’imperialismo americano
Gli Stati Uniti, nati da una rivoluzione anticoloniale, non potevano seguire il colonialismo europeo, ma ciò non gli impedì di praticare un “imperialismo informale” fondato sull’esportazione di mezzi e capitali. Si sviluppò un movimento d’opinione schematizzato nel Manifest Destiny (il destino manifesto) (saggio di Fiske), che sosteneva il diritto degli Stati Uniti di esportare i propri principi e organizzazione sociale in tutto il mondo. L’espansionismo americano si mosse in 2 direzioni:
- Pacifico: prolungamento ideale della corsa all’Ovest
- America Latina: (aggiornamento dottrina Monroe) diritto di penetrazione economica e tutela politica sul continente.
A Cuba (prima manifestazione della nuova politica di potenza degli Stati Uniti) c’era una violenta rivolta contro i dominatori spagnoli, che attuarono una dura repressione e suscitarono reazioni nell’opinione pubblica americana e paura per gli interessi nelle piantagioni di canna da zucchero. Dopo l’affondamento dell’armata americana nel porto dell’Avana scoppiò la guerra contro la Spagna, che venne sconfitta (Antille e Cuba). Cuba divenne una repubblica indipendente sotto tutela degli Stati Uniti e la Spagna dovette cedere Portorico e Filippine (dominio in Asia Orientale). Furono annesse anche le Hawaii (punto di appoggio per le rotte oceaniche). Gli Stati Uniti divennero una potenza mondiale.
6. Il Sud Africa e la guerra anglo-boera
La colonizzazione dell’Africa australe fu importante perché:
- Costituì un esempio di impulso espansionistico proveniente dalla realtà coloniale
- L’imperialismo europeo si scontrò col nazionalismo locale di origine europea (boero), provocando un conflitto tra popoli bianchi e cristiani.
I boeri (agricoltori olandesi che avevano colonizzato il Capo di Buona Speranza) erano sotto la sovranità inglese (colonizzazione durante le guerre napoleoniche) e molti erano scappati (grande trek = marcia) a nord (per sfuggire alla sottomissione), fondando le repubbliche dell’Orange e del Transvaal. La scoperta di giacimenti diamantiferi e auriferi svegliò l’interesse della Gran Bretagna, che usò una politica aggressiva promossa da Cecil Rhodes (padrone della British South Africa Company e primo ministro della Colonia del Capo), che investiva la sua fortuna (monopolio dei diamanti) in un disegno imperiale, dove si univano realismo spregiudicato e romanticismo visionario negli obiettivi. Grazie a lui l’Inghilterra poté espandersi nell’Africa meridionale, circondando le due repubbliche boere.
Anche immigrati inglesi vennero attirati nelle due repubbliche e i boeri ebbero paura di una ricolonizzazione o di uno stravolgimento del carattere patriarcale e contadino della società (indipendenza e superiorità, ispirata a un calvinismo conservatore e di imposizione agli indigeni di una semischiavitù). Gli uitlanders furono discriminati e Rhodes ne appoggiò la protesta finché, nel 1899, Kruger (presidente del Transvaal) dichiarò guerra all’Inghilterra. Questa guerra fu lunga e sanguinosa: i boeri combatterono con tenacia (iniziali successi e simpatie dell’opinione pubblica), ma furono sconfitti dagli inglesi con spietate azioni e il Transvaal e l’Orange divennero possedimenti inglesi.
Gli inglesi realizzarono una politica di pacificazione, concedendo l’autonomia al Transvaal e all’Orange, e nel 1910 venne formata l’Unione Sudafricana (Orange, Transvaal e Colonia del Capo). Inglesi e boeri sfruttarono le risorse del paese ai danni degli indigeni.