Concetti Chiave
- Il risveglio nazionalistico in Europa è influenzato da crisi economiche e discriminazioni delle minoranze, creando un terreno fertile per movimenti nazionalisti.
- Il nazionalismo ha origini storiche nel XIX secolo e si è evoluto da una semplice affermazione identitaria a un modello politico aggressivo.
- Il processo di unificazione europea post-seconda guerra mondiale è minacciato dal crescente nazionalismo, che alimenta sentimenti anti-europeisti.
- I partiti nazionalisti in Europa non sono esclusivamente di destra; esistono anche movimenti di sinistra che si oppongono all'Unione Europea.
- La preoccupazione per futuri sviluppi economici potrebbe portare a richieste di uscita dall'Unione Europea, compromettendo l'identità e l'unità europea.
Il risveglio nazionalistico in Europa
Il risveglio nazionalistico che agita l'Europa potrebbe porre serie difficoltà alla costruzione politica del nostro continente. Il candidato illustri quelle che ritiene siano le cause del fenomeno ed indichi le possibili incidenze sull'auspicata unificazione europea.
Origini storiche del nazionalismo
Il concetto di nazionalismo è un concetto risalente alla seconda metà del XIX secolo. In realtà, si può parlare di nazionalismo per identificare alcune tendenze politiche e culturali già presenti durante l’età napoleonica, quando si assiste al superamento dell’idea che identifica uno Stato con la propria “continuità dinastica”. È grazie alla diffusione dell’idea di Stato-Nazione, invece, che un movimento che prevede l’affermazione della nazione intesa come gruppo di persone che parlano la stessa lingua, che hanno le stesse radici culturali, e lo stesso luogo geografico di provenienza, si diffonde in maniera importante. Con la fine dei grandi imperi, poi, al termine della prima guerra mondiale, e con l’affermazione definitiva degli stati nazionali, anche il concetto di nazionalismo si modifica progressivamente.
Nazionalismo e imperialismo
Il modello politico diventa sempre più aggressivo, e supera le rivendicazioni unitarie e indipendentiste basate sul binomio “un popolo-uno stato”, trasformandosi in un nazionalismo definito appunto dagli storici come “aggressivo” (fenomeno risalente, ad esempio alla fase coloniale). Il tentativo di conquistare nuovi territori per affermare la potenza e la forza della propria nazione, e con l’intento (nemmeno troppo celato) della creazione di veri e propri imperi, diventa caratteristica comune dei movimenti nazionalisti europei. Il nazionalismo imperialistico, quello dei grandi imperi crollati ad inizio secolo, ritorna insomma in una veste diversa, che porterà, per esempio in Europa, alla diffusione di fenomeni come il fascismo e il nazismo, entrambi basati su una forte idea di identità nazionale e di imposizione della propria stirpe (razza, addirittura, per quanto riguarda l’ideologia nazista) sulle altre.
Unificazione europea post-guerra
Con la fine della seconda guerra mondiale, però, comincia il processo di unificazione dell’Europa. La fase dei nazionalismi sembra essere superata, probabilmente a causa dell’enorme catastrofe costituita dalla guerra, di cui i vari nazionalismi erano stati una delle cause principali. Non è questa la sede per analizzare le tappe del processo di unificazione politica e sociale del continente, ma assolutamente necessaria, parlando di nazionalismi, è una riflessione in merito, tenendo in considerazione gli sviluppi avvenuti negli ultimi anni, in particolar modo nel ventennio successivo alla caduta dell’Unione sovietica. Quest’ultima, infatti, costituiva in qualche modo l’ultima grande potenza/impero europea, e la disgregazione dei territori che la costituivano ha portato una serie di problematiche che è impossibile non menzionare.
Nuovi nazionalismi e crisi economica
Da sempre, le situazioni di difficoltà e discriminazione delle minoranze etniche sono terreno fertile per la diffusione dei nazionalismi, una condizione che si è presentata in maniera prepotente in alcuni territori come l’ex Jugoslavia (che ha dovuto affrontare un processo di divisioni conflittuale e sanguinoso) e la stessa Russia, dove una volta finito l’impero comunista, i problemi delle minoranze sono esplosi in maniera clamorosa, a cominciare da quello ceceno, tuttora all’ordine del giorno. Terreno altrettanto fertile è quello delle difficoltà economiche dei singoli paesi: in molte regioni dell’est Europa, per esempio, dall’Ucraina alla Bulgaria, passando per l’Ungheria, partiti di ispirazione nazionalista - per la maggior parte di estrema destra - hanno guadagnato enormi consensi, facendo leva anche su un sentimento xenofobo, purtroppo abbastanza diffuso.
Diversità politica dei nazionalismi
Tuttavia, il fenomeno dei nuovi nazionalismi, quelli successivi alla seconda guerra mondiale, non è un fenomeno tendente esclusivamente a una linea politica di destra. Nel panorama continentale, infatti, affianco a partiti politici e movimenti come la Lega Nord in Italia, o il British National Party, ve ne sono altri che hanno una estrazione socialdemocratica o comunque politicamente aperta a sinistra, come il Partito nazionale scozzese. In alcuni casi, peraltro, la matrice comune di questi movimenti, che riesce ad assicurargli poi un seguito non indifferente, è l’insofferenza per la presenza del paese all’interno dell’Unione Europea, una presenza spesso ottenuta con importanti sforzi da parte dei governi, ma che nel corso dell’ultima grande crisi economica sta chiedendo sacrifici altrettanto importanti alle popolazioni. Gli standard necessari per rimanere all’interno dell’Unione, infatti, sono spesso troppo duri da rispettare, e in alcuni casi (è da poco accaduto in Grecia) i governi hanno dovuto faticare molto per provare a spiegare alla popolazione il vantaggio di una rigorosa politica di austerity, che aveva però il beneficio di mantenere il paese all’interno della federazione continentale. Questi provvedimenti, però, hanno fatto si, e stanno facendo si, che in molti paesi europei - e in particolar modo in quelli economicamente meno solidi - un sentimento di anti-europeismo si diffondesse in maniera tutt’altro che irrilevante, talvolta in maniera assolutamente indipendente rispetto a politiche o idee di stampo nazionalistico.
Preoccupazioni per il futuro dell'UE
Una concreta preoccupazione è (nel caso in cui la crisi dovesse presentare ripercussioni importanti anche nel corso dei prossimi anni) l’atteggiamento che le popolazioni e ancor di più i governi dei singoli paesi, potrebbero avere nei confronti dell’Unione europea, con non ultimo rischio, la richiesta di un’uscita immediata dalla federazione. Tutto questo, infatti, potrebbe significare una importante, e forse incontrovertibile battuta d’arresto, nel lungo e faticoso cammino di costruzione di una identità e di un organismo unitario europeo, cammino per la costruzione del quale, molti anni e molte energie sono state spese. C’è da sperare che tutto ciò non sia avvenuto invano.
Domande da interrogazione
- Quali sono le origini storiche del nazionalismo in Europa?
- In che modo il nazionalismo si è trasformato in un fenomeno aggressivo?
- Qual è il legame tra crisi economica e diffusione dei nazionalismi?
- Esistono diverse linee politiche all'interno dei nuovi nazionalismi?
- Quali sono le preoccupazioni per il futuro dell'Unione Europea in relazione ai nazionalismi?
Il nazionalismo ha radici nella seconda metà del XIX secolo, evolvendosi da tendenze politiche e culturali già presenti durante l’età napoleonica, grazie all'affermazione dell'idea di Stato-Nazione e alla fine dei grandi imperi dopo la prima guerra mondiale.
Il nazionalismo è diventato aggressivo superando le rivendicazioni unitarie e indipendentiste, cercando di conquistare nuovi territori per affermare la potenza nazionale, come evidenziato dai movimenti fascisti e nazisti in Europa.
Situazioni di difficoltà economica e discriminazione delle minoranze etniche favoriscono la diffusione dei nazionalismi, come dimostrato dai successi di partiti nazionalisti di estrema destra in paesi dell'est Europa, sfruttando sentimenti xenofobi.
Sì, i nuovi nazionalismi non sono esclusivamente di destra; esistono movimenti di sinistra, come il Partito nazionale scozzese, che condividono un'insofferenza verso l'Unione Europea e le sue politiche di austerità.
C'è il rischio che la crisi economica porti a un aumento dell'anti-europeismo e a richieste di uscita dall'Unione, minacciando il lungo processo di costruzione di un'identità e di un organismo unitario europeo.