Concetti Chiave
- Nel stato di natura, la guerra tra agenti non massimizza l'utilità complessiva, rendendo la pace una scelta razionale solo se entrambi gli agenti la scelgono.
- Hobbes ritiene che la cooperazione non sia razionale nello stato di natura, mentre la guerra è considerata una scelta razionale per massimizzare l'utilità.
- Per uscire dallo stato di natura, è necessario costituire uno stato forte che imponga sanzioni a chi non coopera, rendendo la cooperazione più vantaggiosa.
- Le scelte individuali di un agente possono avere conseguenze dirette su altri, come nel caso di chi non paga le tasse, influenzando negativamente chi invece le paga.
- Le decisioni prese da un agente possono ripercuotersi su individui non ancora esistenti, con effetti che si manifestano in un distante futuro.
La scelta tra guerra e pace
Nello stato di natura, nel caso in cui entrambi gli agenti scelgano la guerra, la somma delle utilità che la scelta genera non è la massima possibile. La scelta della pace, però, può essere fatta solo ed esclusivamente in seguito all’assunzione del fatto che anche il secondo agente abbia scelto la pace (se così non fosse, succederebbe che l’agente A fa la pace - ad esempio pagando le tasse - mentre l’agente B opta per la guerra, scegliendo la vita parassitaria a danno di chi assume l’atteggiamento più corretto).
Il ruolo dello stato secondo Hobbes
Hobbes sostiene che chiunque giochi al gioco dello stato di natura non potrà uscirne vivo. Secondo il filosofo, la cooperazione non è una scelta razionale: la guerra, invece, è una scelta folle ma allo stesso tempo razionale poiché consente all’uomo di guadagnare la maggiore utilità nell’ambito del gioco. Hobbes, infine, dice che il gioco dello stato di natura non deve essere giocato: l’uomo, infatti, deve uscire dallo stato di natura. Affinché ciò accada, egli deve costituire uno stato forte (autorevole) ed efficace nei confronti di chi non coopera. Lo stato, dunque, rende razionale la scelta cooperativa attraverso la sanzione: lo stato, infatti, punisce tramite la sanzione chi fa la guerra, quindi chi non accetta la collaborazione. Per superare il dilemma del prigioniero, secondo Hobbes la sanzione deve essere alta e soprattutto certa. In molti casi, infatti, gli agenti non escono dallo stato di natura a causa di una sanzione imposta in modo frammentario oppure nel caso in cui il suo valore sia esiguo o irrilevante.
Conseguenze delle scelte individuali
Gli effetti della scelta di un agente si ripercuoteranno su altri soggetti: si pensi, ad esempio, al caso in cui un agente sceglie di non pagare le tasse; questa decisione implica delle conseguenze su tutti gli altri agenti, in particolare su quelli che, al contrario, scelgono di pagarle. Talvolta, addirittura, la scelta di un agente può ripercuotersi su soggetti non ancora esistenti: una scelta, a volte, può implicare delle conseguenze in un futuro molto lontano, dunque su individui non esistenti al momento in cui la scelta è stata compiuta.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza tra la scelta della guerra e quella della pace secondo il testo?
- Qual è il ruolo dello stato secondo Hobbes?
- Come le scelte individuali influenzano gli altri secondo il testo?
La scelta della guerra non massimizza le utilità nel stato di natura, mentre la pace può essere scelta solo se entrambi gli agenti optano per essa. Se un agente sceglie la pace e l'altro la guerra, il primo subisce un danno, evidenziando la necessità di cooperazione.
Hobbes sostiene che lo stato deve essere forte ed efficace per garantire la cooperazione, punendo chi non collabora. La sanzione deve essere alta e certa per superare il dilemma del prigioniero e incentivare la scelta cooperativa.
Le scelte di un agente hanno ripercussioni su altri, come nel caso di chi non paga le tasse, influenzando negativamente coloro che invece le pagano. Inoltre, tali scelte possono avere effetti su individui non ancora esistenti, dimostrando l'importanza delle decisioni nel lungo termine.