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Concetti Chiave

  • Locke enfatizza la responsabilità individuale attraverso la capacità di appropriarsi del proprio sé nel tempo, combinando memoria e progettualità.
  • La padronanza di sé, secondo Locke, è fondamentale per la costruzione dell'identità, in contrasto con la visione statica e meccanica di Hobbes.
  • La conflittualità per Locke è considerata un inconveniente, non una caratteristica intrinseca dell'essere umano, emergendo solo in specifiche condizioni.
  • La rivoluzione, in questo contesto, è vista come una risposta storica e non traumatica alla conflittualità, permettendo una gestione non radicale dei conflitti.
  • Locke introduce una dimensione storica nella sua riflessione sulla conflittualità, diversamente da Hobbes, che la tratta come un fattore costante e statico.

Responsabilità e temporalità

L’accentuazione della responsabilità per il proprio agire è modellata attraverso la possibilità di appropriarsi, nella distensione temporale che guarda al passato (con la memoria) e al futuro (con la progettualità), del sé pratico come persistente nel tempo. La consapevolezza come sguardo sintetico e appropriativo è la chiave della proprietà di sé e insieme la ragione antropologica che crea le condizioni del passaggio alla proprietà delle cose. Nella riflessione lockeana è significativo il tema della padronanza: rispetto all’Hobbes tutto schiacciato sull’istante della meccanica dei corpi, è come se Hobbes portasse a due dimensioni questa meccanica, aggiungendogli la dimensione della temporalità (indietro e in avanti), una dinamicità nella costruzione dell’io. Rispetto all’impianto hobbesiano, questo io che si fa appropriandosi è in grado di relazionarsi alla temporalità in una maniera molto più rotonda e dal volume molto più ampio rispetto alla meccanica hobbesiana.

Conflittualità e rivoluzione in Locke?

Qui si lega strettamente la questione della conflittualità: l’appropriarsi del tempo è il passaggio per cui, per Locke, la rivoluzione è significativa. La conflittualità che Locke immagina non è un dato che contraddistingue l’umano, ma viene considerata alla stregua di un inconveniente: è un accidente, non è qualcosa che ci connota. Questo inconveniente, che diventa il movente del patto e lo legittima (perché altrimenti non si spiegherebbe: se nello stato di natura vivessimo in maniera pacifica perché dovremmo operare un patto tra di noi?). C’è una storicità che in Hobbes è assente, tutto appiattito a capire il funzionamento delle cose e non come esse diventano. La dinamicità di Locke mette come in moto ciò che Hobbes aveva teorizzato: egli considera la conflittualità come un accidente che viene fuori soltanto quando si verificano determinate condizioni, non è sempre presente al di fuori del patto. Il tema della conflittualità come accidente non la radicalizza fino al punto da metterci in una logica del dentro-fuori, non la rende così radicale da espungere, da tirare fuori dal tema della conflittualità le nozioni di diritto, torto, giustizia, ingiustizia, etc. Il tema della rivoluzione è certamente meno traumatico in Locke, perché dentro ad una dinamica in cui la conflittualità è un inconveniente e non uno status la rivoluzione può essere benissimo la maniera di replicare a quell’inconveniente: la rivoluzione, come il potere politico, non è la risposta radicale ad una radicale connotazione dell’umano (il diritto di resistenza hobbesiano è l’estrema ratio quando il sovrano andava a toccare, fuori dai suoi compiti, l’estremo dell’umano, cioè la protezione della sua vita), ma è l’alter ego del conflitto come situazione storica.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo della responsabilità nel pensiero di Locke?
  2. La responsabilità nel pensiero di Locke è fondamentale, poiché si basa sulla capacità di appropriarsi del proprio sé nel tempo, attraverso la memoria e la progettualità. Questa consapevolezza è essenziale per la proprietà di sé e per il passaggio alla proprietà delle cose.

  3. Come si differenzia la concezione del tempo tra Locke e Hobbes?
  4. A differenza di Hobbes, che si concentra sull'istante e sulla meccanica dei corpi, Locke introduce una dimensione temporale più ampia, permettendo una relazione più dinamica e complessa con il tempo, che include sia il passato che il futuro.

  5. Qual è la visione di Locke sulla conflittualità umana?
  6. Locke considera la conflittualità non come una caratteristica intrinseca dell'umano, ma come un inconveniente che emerge in determinate condizioni. Questo approccio consente di vedere la conflittualità come un accidente piuttosto che come una condizione permanente.

  7. In che modo Locke interpreta la rivoluzione rispetto alla conflittualità?
  8. Per Locke, la rivoluzione è una risposta all'inconveniente della conflittualità, non un atto radicale. Essa rappresenta un modo per affrontare le problematiche storiche senza radicalizzare la natura umana, differente dalla concezione hobbesiana del diritto di resistenza.

Domande e risposte

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