Concetti Chiave
- Hannah Arendt è la prima donna a insegnare filosofia politica, analizzando i totalitarismi del '900 come nazismo, fascismo e comunismo.
- Nel suo libro "Le origini del totalitarismo", Arendt esplora le origini della società di massa e il ruolo dell'ideologia nel consentire il totalitarismo.
- La sua opera "La banalità del male" analizza il processo a Eichmann, evidenziando come il male possa essere compiuto senza una riflessione sulle conseguenze delle proprie azioni.
- Arendt distingue tre modalità della "vita activa": attività lavorativa, operare e agire, sottolineando l'importanza del recupero della vita contemplativa.
- Il totalitarismo è caratterizzato da ideologia e terrorismo, mirando a distruggere le ideologie individuali per mantenere il controllo sociale.
Prima donna che insegna filosofia politica, si colloca in momento storico piuttosto particolare perché intorno agli anni '20 si comincia a parlare della questione dei totalitarismi, nella prima parte del '900 i tre totalitarismi principali sono: nazismo, fascismo e comunismo. Questi totalitarismi hanno lasciato molto spazio alla discussione, (totalitarismo=potere accentrato nelle mani del dittatore o dello stato). Lo stato totalitario tende- a limitare la libertà individuale, è uno stato in cui è l'omologazione l'elemento fondamentale.
Le origini del totalitarismo
L'opera più importante che lei scrive è le origini del totalitarismo nel 1951, in questa opera analizza le diverse forme di totalitarismo, sottolinea il fatto che all'inizio di tutti questi totalitarismi c'è sempre una società di massa, quindi è l'ideologia di massa che consente al totalitarismo di prendere piede.
L'opera si divide in 3 parti:
1. antisemitismo: considera l'antisemitismo una premessa del totalitarismo, e parte dall'analisi storica della società di quel momento, partendo dal caso Dreyfus,
2. imperialismo: arriva fino all '800 in cui è la borghesia che vuole imporre il suo dominio rispetto agli altri.
3. i caratteri della società totalitaria nelle società di massa: Questo totalitarismo si instaura due elementi fondamentali:l'ideologia e il terrorismo. L'obbiettivo che il totalitarismo si propone è quello di distruggere le ideologie che stanno alla base degli uomini. Il totalitarismo attacca quando non c'è un ideologia, quando l'individuo è solo e non ha un'idea di base che possa contrastare l'idea che gli viene da fuori. Oppure se alla base c'è un ideologia interviene il terrore, cioè interviene la polizia crea uno stato di terrore dove le persone sono obbligate ad aderire al totatlitarismo.
La banalità del male
Altra opera che scrive è la banalità del male del 1963, è un'opera piuttosto criticata, Hannah è una superstite del leagher. Questa opera si aggancia alla questione dei totalitarismi, rappresenta una sorta di racconto giornalistico che lei fa di un evento che si compie in quegli anni. Racconta del processo che viene celebrato in Israele ad Eichmann, un tenente-colonnello tedesco il quale era stato condannato perché era stato uno degli esecutori delle uccisioni degli ebrei. Questo processo è il primo e l'unico che si svolge ad Israele. Questo racconto giornalistico inizia nel 1961 e si concluderà nel 1962 perché dopo una serie di sedute Eichmann viene condannato a morte. Eichmann viene rapito in una notte in Argentina (perché non ha l'estradizione). Il male diventa banale perché non tengo in considerazione le conseguenze che le mie azioni avventate producono; significa che il male lo può compiere chiunque e che tutti siamo dei potenziali killer. La banalità non sta nello sminuire l'evento che è accaduto ma nel non considerare le conseguenze delle azioni. Eichmann è vittima di questa banalità perché per prima cosa non aveva un'ideologia e ha semplicemente eseguito degli ordini, dice la Arendt che a lui gli era stato ordinato di sparare agli ebrei e lo avrebbe fatto anche se fossero stati suo padre e sua madre questo perché per lui essere un soldato nazista rappresentava uno status sociale più elevato di quello di cui faceva parte essendo un meccanico della Merchedes. Diventa banale perché non avendo un'ideologia.
La vita activa e la Polis greca
Nel 1958 scrive la vita acrtiva, la condizione umana in questa opera mette al centro della sua riflessione la Polis greca e ci dice che nella Polis greca l'elemento principale su cui tutto quanto si aggirava era la questione dell'azione, l'azione comune tra gli uomini e tutto questo era fondato sul discorso, per cui tutti gli uomini erano soprattutto attivi nella costruzione di questa società e quindi il discorso aveva la precedenza rispetto al fare, l'uomo invece nel tempo aveva perso questa capacità di fare politica perché questo era stato sostituita dall'attività pratica, per cui l'uomo nel tempo aveva perso la capacità contemplativa. Questa vita activa, questo fare, aveva soppiantato la riflessione, l'uomo non era più un uomo che rifletteva ma era un uomo troppo pratico. In questa opera ci dice che la vita acriva si divide in tre modalità:
1. attività lavorativa: definisce l'uomo come uomo che lavora (animal laborans). L'attività lavorativa era quella che soprattutto in Grecia era caratterizzata dalla capacità degli uomini di lavorare per seguire l'accrescimento biologico, mette insieme tutte quelle persone che lavoravano senza che questo lavorare producesse qualcosa di importante. Nell'antica Grecia questo tipo di lavoro veniva attribuito agli schiavi.
2. L'operare: è quello che fa coincidere con l'uomo faber, cioè colui che produce qualcosa che rimane, legato alla scienza che aveva portato l'uomo a fare delle scoperte che rimangono nel tempo.
3. L'agire: coincide con lo zoon politikon che è l'azione senza alcuna mediazione e che produce il fatto che gli uomini debbano riprendersi quella posizione iniziale di rapporto diretto con loro e la natura ed è la condizione fondamentale perché gli uomini possano riscoprire l'aspetto della politica. L'uomo deve riprendersi la vita contemplativa a svantaggio di una vita che è soltanto attività pratica, che lo ha reso un impiegato. Il lavorno per il sostentamento va bene ma non deve essere l'unico aspetto della sua vita.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale dell'opera "Le origini del totalitarismo"?
- Come viene definito il totalitarismo secondo l'autrice?
- Qual è il significato della "banalità del male" secondo Hannah Arendt?
- Quali sono le tre modalità della vita activa descritte da Arendt?
- Qual è il ruolo del discorso nella Polis greca secondo Arendt?
L'opera analizza le diverse forme di totalitarismo, evidenziando che alla base di questi fenomeni c'è sempre una società di massa e un'ideologia di massa che ne consente l'emergere (come indicato nel testo).
Il totalitarismo è descritto come un potere accentrato nelle mani di un dittatore o dello stato, che limita la libertà individuale e promuove l'omologazione (come spiegato nel testo).
La "banalità del male" indica che il male può essere compiuto da chiunque, spesso senza considerare le conseguenze delle proprie azioni, come dimostrato nel caso di Eichmann, che agiva senza un'ideologia (come riportato nel testo).
Le tre modalità sono: l'attività lavorativa (animal laborans), l'operare (uomo faber) e l'agire (zoon politikon), evidenziando la necessità di riscoprire l'azione politica e contemplativa (come delineato nel testo).
Nella Polis greca, il discorso era fondamentale per l'azione comune tra gli uomini, mentre nel tempo l'uomo ha perso questa capacità a favore di un'attività pratica, come sottolineato nel testo.