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Gadamer: il problema dell’ermeneutica filosofica

Gadamer può essere considerato come il fondatore dell’ermeneutica (da Hermes=Mercurio, dio messaggero), ma in realtà essa esisteva anche prima di Gadamer; l’interpretazione dei testi nasce con il sorgere della storia umana. Nel periodo contemporaneo, Gadamer si rifà ad Heidegger, per il quale il comprendere è una delle strutture costitutive dell’esserci, cioè dell’uomo, il cui essere nel mondo si accompagna sempre ad una precomprensione del mondo incentrata sul linguaggio (Paragrafo 32 di Essere e tempo).

Gadamer quindi, maggior esponente dell’ermeneutica contemporanea, fa di essa non solo una tecnica ma una teoria filosofica generale sull’uomo e sull’essere. L’opera in cui Gadamer tratta dell’ermeneutica è Verità e metodo, nella quale si propone di chiarire la struttura della comprensione, intesa non come una semplice interpretazione ma come modo di essere tipico dell’esistenza.

Il programma gadameriano di un’ermeneutica filosofica si fonda su tre scopi:

  • Gadamer non vuole stabilire delle norme tecniche su come interpretare i testi, ma vuole elaborare una teoria per chiarire la struttura della comprensione e analizzare le condizioni che rendono possibile la comprensione stessa.
  • Gadamer poi vuole mostrare che il comprendere non è una delle tante attività dell’uomo, ma che costituisce il modo fondamentale in cui egli si realizza e si svolge l’esistenza: esistere significa interpretare, ossia attribuire significati all’esperienze della vita. Quindi esistere e comprendere coincidono e l’interprete non è altro che l’uomo che dà un significato alla propria vita.
  • Gadamer vuole illustrare che nel comprendere si realizzi un’esperienza di verità di pari valore rispetto all’applicazione del metodo scientifico, ossia quel sapere che si propone di trovare una conoscenza oggettiva e neutrale. Da questo confronto tra verità filosofica e metodo scientifico, Gadamer arriva a dire che non ci sono solo verità scientifiche derivanti da un metodo, ma anche esperienze specifiche extrametodiche di verità, come l’arte, la storia e la filosofia, che sono per l’uomo della stessa importanza delle conoscenze scientifiche.

Prima sezione

Messa in chiaro del problema della verità in base all’esperienza dell’arte

La critica della coscienza estetica moderna

Nella prima sezione di Verità e metodo, Gadamer tratta dell’arte, che rappresenta una tipica esperienza di verità extrametodica. Nel trattare l’arte, Gadamer, seguendo la Critica del giudizio di Kant, come prima cosa, pone una critica verso la tendenza moderna, che vede l’arte come un qualcosa di separato e autonomo rispetto alla vita dell’uomo. Infatti, per i moderni, l’arte si riduce ad una bella apparenza, scollegata dal mondo della conoscenza e della scienza e dalla realtà concreta della vita dell’uomo. Secondo Gadamer, si arriva a vedere l’arte come bella apparenza attraverso la coscienza estetica, che mette in moto il processo astraente chiamato differenziazione estetica, che consiste nella separazione dell’opera dal contesto originario e nella fruizione del suo puro valore estetico. E allora così che la coscienza estetica assume un carattere sovrano e simultaneo, perché tutto ciò che è esteticamente valido viene misurato e si cerca di cogliere le qualità estetiche. Un esempio dello sradicamento dell’arte sono i musei, in cui l’opera d’arte è separata dal suo contesto. Parallelamente, c’è uno sradicamento anche dell’artista, il quale assume i caratteri di un’outsider (estraneo), privo quindi di radici e di ruoli definiti.

Per Gadamer invece l’arte è una forma di conoscenza, è un’esperienza del mondo e nel mondo che modifica radicalmente chi la fa, ampliando la comprensione di se stesso e della realtà circostante. Pertanto l’arte non deve essere ridotta a coscienza estetica, ma recuperata ad esperienza estetica, la quale è sempre interpretazione della realtà, ossia comprensione, nel presente, del significato originario del prodotto artistico del passato.

L’ontologia dell’opera d’arte

L’ontologia di Gadamer sull’arte ruota su quattro concetti connessi tra loro: le nozioni di gioco, l’autorappresentazione, la trasmutazione in forma e il mimesi e la rappresentazione.

La prima caratteristica ontologica del gioco è che il protagonista non sono i giocatori, ma il gioco stesso, che si riproduce attraverso i giocatori: il gioco si rende manifesto attraverso l'attività del giocatore, che sta alle regole del gioco, ma è giocato dal gioco stesso. E attraverso il suo fascino sui partecipanti il gioco si presenta come il signore del giocatore, è il vero protagonista del gioco stesso.

La seconda caratteristica ontologica del gioco è l’autorappresentazione, cioè secondo Gadamer l’essenza del gioco non viene rimandata ad altro, ma si trova nel gioco stesso, il quale si dà come autorappresentazione.

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La terza caratteristica ontologica del gioco è data dal fatto che esso oltre a rappresentare qualcosa attraverso qualcuno, rappresenta anche qualcosa per qualcuno: il gioco è una rappresentazione per lo spettatore.

La quarta caratteristica ontologica del gioco è la trasmutazione in forma, cioè quando il gioco raggiunge quella perfezione tale da essere esso stesso arte, rappresentando così un mondo totalmente nuovo ed autonomo rispetto a chi l’ha prodotta.

Con questa concezione di gioco, ci si allontana dall’idea che esso sia un divertimento e un’estraniazione dalla realtà, perché il gioco, come poi anche l’arte, ci riconducono alla realtà stessa. Pertanto Gadamer ripropone questi elementi per l’arte.

Il primato del gioco sui giocatori nella dimensione estetica si trova nel primato dell’opera d’arte rispetto all’autore e i fruitori: l’opera d’arte tiene in gioco l’autore e il fruitore. Il concetto di gioco come autorappresentazione viene sottolineato con il fatto che l’arte è un gioco, pertanto, come tutti i giochi, tende a mostrare se stessa. Il terzo momento del gioco, ossia l’essere gioco per qualcuno, si ritrova nell’opera d’arte nel fatto che l’opera d’arte è pensata dall’artista per qualcuno. Il quarto momento, secondo il quale il gioco diventa forma, nella dimensione estetica si trova nel fatto che l’opera d’arte è un gioco che può essere indefinitamente giocato da una molteplicità di giocatori, esecutori e fruitori.

Seconda sezione

Il problema della verità e le scienze dello spirito

Nella seconda sezione Gadamer affronta il tema della comprensione. La sezione è divisa in due sottosezioni: preparazione storica ed elementi di una teoria ermeneutica.

Circolo ermeneutico

Nella prima sottosezione Gadamer fa una ricostruzione storica e critica dell’ermeneutica romantica e storicistica, ritenuta schiava del modello metodologico delle scienze naturali, cioè di un sapere oggettivo e alienato da ogni interesse del soggetto. Questo ha prodotto la coscienza storica, dove la comprensione storiografica è vista come un problema di metodo e l’oggetto storiografico come qualcosa da studiare sperimentalmente. Inoltre, lo storicismo, pur avendo dato valore alle epoche passate, ha continuato a credere secondo una concezione illuministica, che potesse esserci una conoscenza obiettiva del mondo storico, secondo una linea scientifica, trascurando la storicità del soggetto storiografico, destoricizzando il processo interpretativo e dando alla coscienza storica un carattere oggettivo. Gadamer invece vuole dare uno statuto di verità al sapere storico, senza ricadere nell’oggettività, affrontando questa tesi nella seconda sottosezione, quando affronta la storicità del comprendere umano, considerato come principio della comprensione storica stessa.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/01 Filosofia teoretica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher palma_alex_93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ermeneutica filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto superiore di Scienze Religiose - Issr o del prof Scienze Storiche Prof.
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