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Concetti Chiave

  • Guicciardini si distingue per il suo pragmatismo, ritenendo la letteratura utile solo in relazione all'azione politica, e scrisse per chiarire le dinamiche politiche a sé stesso.
  • La sua visione della storia è caratterizzata da un forte pessimismo; considerava impossibile applicare schemi del passato alla realtà contemporanea, vista come complessa e mutevole.
  • Contrariamente a Machiavelli, Guicciardini attribuiva quasi esclusivamente alla fortuna l'influenza sugli eventi, minimizzando il ruolo delle capacità umane nel determinare il corso della storia.
  • Guicciardini vedeva l'uomo come buono ma fragile, necessitando di buone leggi per limitare la tendenza al male; sosteneva la tolleranza verso governi imperfetti.
  • Introdusse il concetto di relativismo conoscitivo, affermando che non si può giungere a una verità univoca, con una visione della realtà in continua evoluzione e soggetta a interpretazioni diverse.

Guicciardini e la Pragmatica Politica

Guicciardini venne considerato ancora più PRAGMATICO di Machiavelli. Inoltre non riteneva che la LETTERATURA avesse un suo valore autonomo, ma era valida soltanto in riferimento all’AZIONE POLITICA. Nessuna delle sue opere, ad eccezione di Storia d’Italia, venne pubblicata, ma le scrisse per chiarire a se stesso quali fossero le dinamiche dell’azione politica, le cause e le conseguenze di tutti gli eventi e per condurre un’INDAGINE CONOSCITIVA degli avvenimenti.

Pessimismo e Concezione della Storia

Differentemente da Machiavelli che, deluso e allontanato dalla politica, si consolava con la scrittura, per Guicciardini non esisteva tutto ciò. La sua riflessione politica lo condusse ad un forte pessimismo. Anch’egli analizzò la storia di Firenze, avendo partecipato attivamente alla politica della città, rendendosi conto della profonda crisi che attraversava, dovuta al mal governo. Inizialmente egli partì da posizioni repubblicane, ma presto comprese che non fosse più attuabile la repubblica, date le condizioni dell’Italia, optando quindi per una tipologia di Governo oligarchico moderato.

Mentre nel XXVI capitolo del Principe appariva un grande entusiasmo espresso dal Machiavelli che credeva perfino attuabile lo slancio eroico dell’Italia, Guicciardini non credeva in esso, poiché era ancora più pessimista. Egli voleva un Governo moderato (prudente, previdente).

Si differenziò completamente dal Machiavelli anche per quanto riguardava la concezione della storia. Machiavelli risultava in linea col pensiero umanista-rinascimentale, poiché la storia era maestra di vita e gli esempi del passato erano sempre validi anche se adattati alle situazioni mutanti. Guicciardini ribaltò il concetto della storia come maestra di vita e della classicità, poiché si stava aprendo un periodo di cambiamento molto forte. Guicciardini affermava come non fosse possibile applicare dei concetti astratti del passato, alla realtà contemporanea. La storia corrispondeva ad una realtà complessa e inafferrabile, poiché costituita da momenti e da elementi mutevoli, variabili ed imprevedibili che si disponevano tra di loro in maniera sempre diversa. Gli schemi del passato non potevano essere riattualizzati nel presente, perché la storia era un continuo divenire. Non attribuì importanza alla storia romana, in quanto non costituiva un esempio e quindi cadde il riferimento alla classicità.

Fortuna e Immutabilità degli Eventi

Alla concezione della storia fu connesso il concetto di fortuna che incideva sulla mutevolezza e l’imprevedibilità degli eventi. Mentre Machiavelli credeva che gli eventi fossero determinati per metà dalla fortuna e per metà dalle capacità umane, per Guicciardini incideva solo la fortuna su quello che accadeva agli uomini. La possibilità che l’uomo aveva di risolvere gli aventi a proprio vantaggio era minima rispetto all’influenza del caso. Dal momento che la fortuna incideva incredibilmente sugli eventi ciò che accadeva era sempre imprevedibile, casuale e mutevole e per questo non era necessario ricercare degli esempi passati. L’uomo non poteva opporsi al caso e all’imprevedibilità.

Concezione dell'Uomo e del Governo

Machiavelli aveva una concezione dell'uomo fortemente pessimista, ritenendolo malvagio, che tiene solo ai suoi interessi personali. Guicciardini invece riteneva che l’uomo fosse buono per indole, ma allo stesso tempo fragile; queste caratteristiche quindi portavano l'uomo a scegliere il male. Egli, ancora più pessimista del Machiavelli, credeva che bisognasse tollerare i difetti umani, poiché non si potevano correggere. L’uomo poi necessitava di buoni ordinamenti, buone leggi, per limitare la tendenza a cadere nel male. Bisognava quindi tollerare gli stessi Governi, poiché non potevano essere perfetti, essendo costituiti dall’uomo.

Religione e Critica Ecclesiastica

Guicciardini non era ateo, riconosceva l’esistenza di Dio ma era agnostico, ovvero riteneva che Dio fosse inconoscibile. Essendo pragmatico, ancor più di Machiavelli, non si interessava alla sfera trascendentale e alla religione che, differentemente da quanto riteneva Machiavelli, non era uno strumento di governo. Egli fece una forte critica all’apparato ecclesiastico ed in particolare alla corruzione dilagante all'interno della Chiesa. Affermò che la religione fosse positiva, perché conduceva l’uomo all’ostinazione, alla persecuzione con impegno e tenacia dei propri obbiettivi.

Ambizione e Utilitarismo Personale

Da tale concetto derivava quello dell’ambizione umana, ripreso da Sallustio che riteneva fosse l’unico vizio che potesse conseguire risvolti positivi. L’ambizione diveniva positiva quando una persona si prefiggeva degli obiettivi e tentava di raggiungerli non esclusivamente per il proprio fine (dal politico definito PARTICULARE) , per il proprio interesse personale (utilitarismo personale), ma anche per il bene degli altri e dello Stato. Diveniva negativa quando si trasformava in utilitaristica, ovvero volta al solo interesse personale.

Alla base del pensiero del Guicciardini vi era indubbiamente il concetto dell’utilità personale temperato dal concetto dell’onore e della lealtà nei confronti degli altri. Il particulare indicava la possibilità da parte dell’uomo di poter realizzare sé stesso attraverso l’affermazione della propria dignità che andava perduta quando le persone cercavano di prevalere sulle altre. Secondo la critica moderna quindi il politico aveva una grande considerazione dell’affermazione della dignità personale.

Relativismo e Conoscenza della Verità

Con Guicciardini venne introdotto un concetto molto importante che si sviluppò agli inizi del 1900, ovvero quello del relativismo conoscitivo. Secondo quest’ultimo non si poteva mai giungere ad una verità univoca. La storia quindi non poteva essere maestra di vita dal momento che la realtà era così mutevole. Per Guicciardini non si poteva giungere alla verità e ad un'univoca conoscenza dell’interpretazione della realtà. Il suo pensiero quindi risultava straordinariamente moderno e si opponeva a quello classico, basato sul principio dell’imitazione-emulazione. Egli non negava la validità di ciò che era accaduto, ma non era possibile la conoscenza di una verità unica. Secondo quest’ultimo non esistevano realtà generali, ma ad ogni caso si doveva applicare una regola. Il relativismo e la concezione del caso lo avvicinano ad uno scrittore molto moderno come Pirandello.

Discrezione e Interpretazione degli Eventi

Altro concetto era la discrezione, derivante dal verbo latino discernere (separare), l'unica possibilità che aveva l'uomo per interpretare gli eventi. Egli riteneva che ogni situazione non andava analizzata in maniera generale, ma per sé stessa con il discernimento, consistente nella distinzione degli eventi. Quest'ultimo era il frutto della razionalità, della saggezza, dell'esperienza e dell'intuito. La discrezione doveva essere applicata ad ogni singolo evento, poiché ognuno di questi era unico ed irripetibile. Il discernimento era la qualità più importante che doveva avere l'uomo politico. Tutto ciò rispecchiava il fatto secondo cui Guicciardini poneva davanti a sé un obbiettivo primario consistente nella riuscita della buona politica.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la visione di Guicciardini riguardo alla letteratura e alla sua relazione con l'azione politica?
  2. Guicciardini considerava la letteratura priva di valore autonomo, ritenendola valida solo in riferimento all'azione politica, come evidenziato nel suo approccio pragmatico.

  3. Come si differenzia il pessimismo di Guicciardini da quello di Machiavelli?
  4. A differenza di Machiavelli, Guicciardini non trovava consolazione nella scrittura e il suo pessimismo era più profondo, portandolo a ritenere impraticabile la repubblica e a preferire un governo oligarchico moderato.

  5. Qual è la concezione di Guicciardini riguardo alla storia e alla sua applicabilità nel presente?
  6. Guicciardini sosteneva che la storia non fosse una maestra di vita, poiché gli eventi storici erano complessi e mutevoli, rendendo impossibile applicare schemi del passato alla realtà contemporanea.

  7. Come vede Guicciardini il ruolo della fortuna negli eventi umani?
  8. Guicciardini credeva che la fortuna avesse un'influenza predominante sugli eventi, rendendo l'esito delle azioni umane imprevedibile e casuale, contrariamente alla visione di Machiavelli.

  9. Qual è il concetto di relativismo conoscitivo introdotto da Guicciardini?
  10. Guicciardini introduce il relativismo conoscitivo, affermando che non si può giungere a una verità univoca, poiché la realtà è mutevole e ogni situazione richiede un'interpretazione specifica e discreta.

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