Grammatica latina essenziale
Creative Commons BY-ND
ISBN 9788896354636
Grammatica latina essenziale
Grammatica latina essenziale
Fonetica - morfologia
Autori
Mina Matteo
Maria Laura Spano
Stefania Annunziata
Coordinatore editoriale
Antonio Bernardo
© Matematicamente.it
www.matematicamente.it info@matematicamente.it
Marzo 2014
ISBN 9788896354636
Questo libro è rilasciato con licenza
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Grammatica latina essenziale
Presentazione
Questa grammatica essenziale utilizza per l’apprendimento della lingua latina una didattica ‘breve’ che, pur salvaguardando il rigore scientifico della disciplina, fornisce allo studente uno strumento agile e di rapida consultazione per la comprensione dei testi latini. Le autrici sperano in questo modo di recuperare la motivazione allo studio della lingua. In questo primo volume trovi la fonetica e la morfologia.
Mina Matteo si è laureata in lettere a Lecce con una tesi sulle riviste italiane di letteratura militante. Ha lavorato con l’editore Piero Manni, ha collaborato, in qualità di segretaria di redazione, alla rivista “L’Immaginazione”. Si è occupata di giornalismo e di organizzazione culturale. Ha fondato l’associazione culturale “Perbacco” che si propone di riscoprire gli antichi sapori della cucina salentina. Oggi insegna italiano e latino al liceo “Banzi-Bazoli” di Lecce.
Maria Laura Spano si è laureata in lettere classiche a Lecce con una tesi in letteratura ellenistica, si è poi specializzata in didattica generale e museale presso l’università di Roma Tre. Ha fondato il “Museo Archeologico dei ragazzi”, un museo-laboratorio di ricerca e sperimentazione sulla didattica museale. Docente di materie letterarie e latino nei licei, dal 1977 promuove e conduce nella scuola ed oltre la scuola attività che avvicinino e appassionino i ragazzi allo studio dell’antico.
Stefania Annunziata è nata a Sarno nel 1984, ha trascorso la sua infanzia a Udine dove ha cominciato i suoi studi. Nel 2002 si è diplomata al liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno. Laureata triennale in Lettere classiche presso l'Università di Salerno, ha conseguito la laurea specialistica in Filologia e Letterature dell'antichità presso l'Università di Roma Torvergata. Attualmente insegna italiano e latino.
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Grammatica latina essenziale
Indice
- La fonetica 5
- 1. Suoni e segni 5
- 2. Le sillabe 8
- L’accento
- 3. 10
- La morfologia 11
- 1. Le parti variabili del discorso: la flessione 11
- 2. Le parti invariabili del discorso 16
- 3. La prima declinazione 17
- 4. La seconda declinazione 19
- 5. La terza declinazione 22
- 6. La quarta declinazione 32
- 7. La quinta declinazione 35
- 8. Sostantivi difettivi e indeclinabili 36
- 9. L’aggettivo qualificativo 37
- 10. I numerali 54
- 11. I pronomi e i pronomi/aggettivi 60
- 12. Il verbo 74
- 13. Le parti invariabili del discorso 123
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Grammatica latina essenziale
La fonetica
La fonetica è la parte della grammatica che studia i suoni di una determinata lingua. Prima di studiare le regole del latino, è opportuno conoscerne i suoni.
1. Suoni e segni
L’alfabeto latino
Maiuscole
A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X Y Z
Minuscole
a b c d e f g h i k l m n o p q r s t u x y z
Le vocali sono sei (a, e, i, o, u, y), le consonanti diciotto.
La Y e la Z sono state introdotte alla fine del I sec. a.C. per trascrivere le parole greche.
Caratteristiche
- La lettera H è segno di aspirazione e non ha un suono proprio: homo (si pronuncia òmo).
- La lettera K si trova solo in alcune parole e si pronuncia come la c dura: Kartago (Cartagine).
- La lettera V era usata inizialmente per il suono vocalico /u/: LVPVS (lupus). Successivamente venne utilizzata anche per il suono consonantico /v/: VITA (vita).
- La lettera X si pronuncia /cs/: laxare (si pronuncia lacsare).
- La lettera Y si trova solo in parole derivanti dal greco e si legge /i/: lyra (pronuncia lira).
Le vocali
Le vocali latine sono sei (a, e, i, o, u, y). Ad eccezione della y, usata solo in parole di origine greca, si dividono in brevi e lunghe.
ă ě ĭ ŏ ŭ
Vocali brevi ā ē ī ō ū
Vocali lunghe 5
Grammatica latina essenziale
Le semivocali
Le semivocali (o semiconsonanti) sono due, i e u, e sono considerate tali quando si trovano:
- A inizio di parola e sono seguite da un’altra vocale.
- Es: iugum (la i seguita da u è semivocale).
- All’interno di parola quando si trova tra due vocali.
- Es: aio (la i che si trova tra la a e la o è semivocale).
I dittonghi
Una sillaba formata dall’unione di due vocali pronunciate con un’unica emissione di voce si chiama dittongo. Le due vocali costituiscono, dunque, un’unica sillaba.
I dittonghi in latino sono:
- Più comuni ae, oe, au, eu.
- Meno comuni ei, ui, yi.
La loro pronuncia:
- I dittonghi ae e oe si pronunciano /e/.
- Es: laetitia pronuncia letizia; poenitentia pronuncia penitenzia.
- I dittonghi au, eu, ei e ui si pronunciano leggendo entrambe le vocali.
- Il dittongo yi si trova solo in nomi di origine greca e si pronuncia /i/ o /ii/.
- Es: Harpyia pronuncia Arpia.
Nota
I gruppi vocalici ae e oe non formano sempre un dittongo. Se è presente la dieresi (..), le vocali diventano due e devono essere pronunciate separatamente.
Es: poëta pronucia poeta; aër pronuncia aer.
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Le consonanti
Le consonanti latine si possono classificare secondo questo schema:
MUTE o OCCLUSIVE CONTINUE
Sorde sonore sorde sonore
Labiali nasali
p b m,n
Dentali liquide
t d l,r
Gutturali o sibilanti
c g f,s
Velari
Labiovelari qu gu
La pronuncia dei gruppi consonantici
In latino:
- Il gruppo ph si pronuncia /f/.
- Es: philosophia pronuncia filosofia.
- Il gruppo gl si pronuncia come la parola italiana “glicine” (quindi ha sempre un suono gutturale).
- Es: glis pronuncia glis.
- Il gruppo ti seguito da vocale si pronuncia /zi/.
- Es: otium pronuncia ozium.
- Il gruppo ti mantiene regolare pronuncia quando è preceduto da s, t, x o quando la i è accentata.
- Es: vestio pronuncia vestio.
- Es: totìus pronuncia totìus.
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2. Le sillabe
La sillaba è formata da un fonema o più fonemi che si pronunciano con una sola emissione di fiato. In latino la sillaba è formata da un’unica vocale, da un dittongo, da una vocale preceduta o seguita da consonante.
Si chiama sillaba aperta una sillaba che termina per vocale.
Es: fama fa- è sillaba aperta perché termina con a.
Si chiama sillaba chiusa una sillaba che termina per consonante.
Es: Imber -ber è sillaba chiusa perché termina con r.
La divisione in sillabe
Per sillaba si intende un gruppo di suoni che si articola con un'unica emissione di fiato. Una sillaba può essere costituita:
- Da una vocale.
- Da un dittongo.
- Da una vocale o da un dittongo preceduti o seguiti da una o più consonanti.
La sillaba si dice aperta se termina in vocale.
Es: fama fa- è sillaba aperta perché termina con a.
La sillaba si dice chiusa se termina in consonante.
Es: Imber -ber è sillaba chiusa perché termina con r.
Le regole per la scomposizione in sillabe sono generalmente le stesse dell'italiano, con alcune differenze:
- Nei gruppi s + consonante e g+n, all'interno di una parola, la s e la g formano sillaba con la vocale che precede.
- Ad es. castus cas-tus (in italiano, ca-sto); regnum reg-num (in italiano, re-gno).
- La i vocalica davanti ad un'altra vocale non forma mai dittongo, per cui Italia si sillaba I-ta-li-a (in italiano I-ta-lia).
- I digrammi qu e gu dopo una nasale rappresentano un unico suono consonantico e quindi formano sillaba con la vocale che segue.
- Ad es. antiquus (antico) an-ti-quus (e non an-ti-qu-us); sanguis (sangue) san-guis (e non san-gu-is).
- Le parole composte si dividono secondo i loro componenti.
- Ad es. inhabilis (inabile), formato da in+habilis, si sillaba in + ha-bi-lis (in italiano i-na-bi-le).
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La quantità delle vocali
Il tempo impiegato per pronunciare una vocale si chiama quantità. In latino le vocali possono essere brevi (contrassegnate dal simbolo ˇ) o lunghe (contrassegnate dal simbolo ). Le vocali lunghe venivano pronunciate in un tempo doppio rispetto alle brevi.
Es: păter pronuncia pater.
māter pronuncia maater.
La quantità delle sillabe
Anche le sillabe, come le vocali, hanno una loro quantità. La quantità delle sillabe dipende da due elementi fondamentali:
- La natura (lunga o breve) della sua vocale.
- La struttura (aperta o chiusa) della sillaba stessa.
Se la sillaba è aperta (cioè terminante per vocale), la sua quantità dipende dalla quantità che la vocale ha per natura: può essere, quindi, sia lunga che breve.
La sillaba chiusa (cioè terminante per consonante), invece, è sempre lunga.
Es: pectus pec-tus Sono due sillabe lunghe perché chiuse.
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3. L’accento
Le leggi dell’accento
Le regole fondamentali per determinare la posizione dell’accento all’interno di una parola latina sono le seguenti:
- Legge della baritonesi: l’ultima sillaba non è mai accentata, quindi l’accento cade sempre in una parola bisillaba (formata da due sillabe) sulla prima sillaba.
- Es: pánis pa-nis accento su pá.
- ámor a-mor accento su á.
- Legge del trisillabismo: l’accento non può cadere mai oltre la terzultima sillaba.
- Es: cir-cúm-dă-tus accento su -cum.
- Legge della penultima sillaba: l’accento cade sulla penultima sillaba se questa è lunga, sulla terzultima sillaba se la penultima è breve.
- Es: monēre la seconda sillaba -nē- è lunga, perciò l’accento cade sulla penultima sillaba leggere monére.
- petěre la seconda sillaba -tě- è breve perciò l’accento cade sulla terzultima sillaba leggere pétere.
L’accento d’enclisi
In latino ci sono parole enclitiche, cioè parole atone (prive di accento proprio) che si appoggiano foneticamente alla parola precedente. Le enclitiche più comuni sono -que (e), -ve (o), -ne (forse?), -nam (forse?).
Quando a una parola si aggiunge l’enclitica, l’accento cade sulla sillaba precedente l’enclitica (accento di enclisi).
Es: senatúsque l’accento di enclisi cade sulla sillaba -tús- che precede l’enclitica -que.
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La morfologia
È la sezione della grammatica che studia le parti del discorso. In latino esse sono otto e si dividono in:
- Parti variabili: sostantivo, aggettivo, pronome e verbo.
- Parti invariabili: avverbio, preposizione, congiunzione e interiezione.
1. Le parti variabili del discorso: la flessione
Le parti variabili del discorso in latino sono quattro: nome, aggettivo, pronome, verbo. Esse subiscono delle variazioni nella parte finale che determinano un cambiamento di significato logico. L’insieme delle variazioni costituisce la flessione.
In particolare:
- La flessione di sostantivi, aggettivi e pronomi si chiama declinazione.
- La flessione del verbo si chiama coniugazione.
Si dice che il sostantivo si declina mentre il verbo si coniuga.
Nelle parole soggette a flessione si distinguono:
- La radice, che è il nucleo fondamentale comune a tutte le parole della stessa famiglia.
- Es: ros rosa, ros rosetum, ros rosarius, ros rosaceus.
- Il tema, che è costituito dalla radice e dalla vocale tematica. Si ottiene togliendo la desinenza del genitivo plurale.
- Es: rosarum tema rosa.
- La desinenza, che è la parte finale variabile della parola.
- Es: rosam desinenza – m.
- La terminazione, che è costituita dalla vocale tematica e dalla desinenza.
- Es: rosam terminazione –am.
Tema terminazione
Radice vocale tematica desinenza
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Grammatica latina essenziale
Esempio
Forma — Radice — Vocale tematica — Tema — Desinenza — Terminazione
luporum — lup- — -o- — lupo- — -rum — -orum
amant — am- — -a- — ama- — -nt — -ant
Nota: nell’uso comune i due termini, desinenza e terminazione, vengono spesso sovrapposti.
La declinazione
La declinazione latina è formata da tre elementi: il caso, il genere e il numero.
Il caso è costituito dalle diverse forme che la parola assume quando muta la desinenza. Esso permette di capire qual è la funzione logica svolta dalla parola all’interno della frase. Si parla di caso, quindi, solo per sostantivo, aggettivo e pronome.
I casi in latino sono sei:
Caso — Funzione logica
Nominativo — soggetto, nome del predicato, compl. predicativo del soggetto
Genitivo — compl. di specificazione
Dativo — compl. di termine
Accusativo — compl. oggetto, compl. predicativo dell’oggetto
Vocativo — compl. di vocazione
Ablativo — vari complementi
Si chiamano casi diretti il nominativo, l’accusativo e il vocativo; casi obliqui il genitivo, il dativo e l’ablativo.
In latino, a differenza dell’italiano, ci sono tre generi: maschile, femminile e neutro. Il neutro indica ciò che non viene considerato né maschile né femminile.
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Grammatica latina essenziale
Anche il latino, come in italiano, ci sono due numeri: singolare e plurale riconoscibili dalla terminazione.
Es: lup-us nome singolare.
lup-i nome plurale.
Le declinazioni del nome in latino sono cinque e si distinguono dalla diversa terminazione del genitivo singolare.
Declinazione — Terminazione nominativo singolare — Terminazione genitivo singolare — Esempio
I declinazione — -ă — -ae — fabula, ae
II declinazione — -us, -er, -um — -i — animus, i; puer, i; verbum, i
III declinazione — variabile — -is — rex, regis
IV declinazione — -us — -us — manus, us
V declinazione — -es — -ei — res, rei
L’aggettivo si declina come i sostantivi, cioè sulla base di tre generi (maschile, femminile e neutro), due numeri (singolare e plurale) e sei casi. Per l’aggettivo si distinguono due classi di flessione:
- La prima classe, che usa la flessione della prima declinazione dei sostantivi per il genere femminile e i modelli di flessione della seconda declinazione per il maschile e il neutro.
- La seconda classe, che usa il modello di flessione della terza declinazione dei sostantivi per tutti e tre i generi.
Il pronome si declina sulla base di tre generi (maschile, femminile e neutro), due numeri (singolare e plurale), ma cinque casi (il vocativo compare solo nei pronomi personali e possessivi).
La coniugazione
La coniugazione è la flessione del verbo.
In latino si distinguono:
- La coniugazione tematica, caratterizzata dalla presenza della vocale tematica.
- La coniugazione atematica, caratterizzata dall’assenza della vocale tematica.
La coniugazione tematica
Il latino, a differenza dell’italiano, ha quattro coniugazioni che si possono distinguere in base all’uscita dell’infinito presente.
Coniugazione — Desinenza — Esempio
I coniugazione — -āre voc. tematica a — laudāre (amare)
II coniugazione — -ēre voc. tematica e — monēre (tenere)
III coniugazione — -ěre voc. tematica i o — legěre (leggere)
IV coniugazione — -īre voc. tematica i — audīre (ascoltare)
A queste quattro coniugazioni va aggiunta la coniugazione mista, tipica di alcuni verbi che, pur appartenendo alla terza coniugazione, presentano alcune forme della quarta.
La coniugazione atematica
Appartengono a questa coniugazione:
- sum, es, fui, esse (essere) e composti;
- fero, fers, tuli, latum, ferre (portare, sopportare) e composti;
- eo, is, ivi, itum, ire (andare) e composti;
- volo, vis, volui, velle (volere);
- nolo, non vis, nolui, nolle (non volere);
- malo, mavis, malui, malle (preferire);
- fio, fis, factus sum, fiěri (essere fatto, divenire, accadere) e composti;
- edo, -is, edi, esum, eděre (mangiare) e composti.
Il verbo si caratterizza per:
- La persona (prima, seconda e terza).
- Il numero (singolare e plurale).
- Il modo, finito e indefinito. I modi finiti sono l’indicativo, il congiuntivo e l’imperativo. I modi indefiniti sono l’infinito, il participio, il gerundio, il gerundivo, il supino. Gerundio, gerundivo e supino non hanno i tempi.
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Grammatica latina essenziale
Indicativo — Congiuntivo — Imperativo — Infinito — Participio
Presente — presente — presente — presente — presente
Imperfetto — imperfetto
Futuro — futuro — futuro — futuro
Semplice
Perfetto — perfetto — perfetto — perfetto
Piuccheperfetto — piuccheperfetto
Futuro anteriore
Nota
In latino manca il condizionale, le cui funzioni sono svolte dal congiuntivo.
Il perfetto corrisponde al passato remoto, passato prossimo. Talvolta può essere utile tradurlo, in italiano, col trapassato remoto.
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Grammatica essenziale per la comprensione dei testi latini
- Fonetica
- Morfologia
- 130 pagine
Indice
La fonetica 5
- 1. Suoni e segni 5
- 2. Le sillabe 8
- 3. L’accento 10
La morfologia 11
- 1. Le parti variabili del discorso: la flessione 11
- 2. Le parti invariabili del discorso 16
- 3. La prima declinazione 17
- 4. La seconda declinazione 19
- 5. La terza declinazione 22
- 6. La quarta declinazione 32
- 7. La quinta declinazione 35
- 8. Sostantivi difettivi e indeclinabili 36
- 9. L’aggettivo qualificativo 37
- 10. I numerali 54
- 11. I pronomi e i pronomi/aggettivi 60
- 12. Il verbo 74
- 13. Le parti invariabili del discorso 123