Concetti Chiave
- Francesco Crispi è stato il primo politico del sud a diventare primo ministro d'Italia, abbandonando l'ideale repubblicano per concentrarsi sul funzionamento del nuovo regno.
- Durante il suo governo, Crispi ha implementato riforme significative come il codice Zanardelli, abolendo la pena di morte e riconoscendo i diritti di sciopero e associazione.
- Giovanni Giolitti, successore di Crispi, ha cercato di rilanciare lo sviluppo sociale, promuovendo una riforma per la redistribuzione della ricchezza.
- La sconfitta dell'esercito italiano in Etiopia ha segnato la fine dell'era di Crispi, portando a una crisi politica e alla richiesta di una governance più autoritaria.
- Il governo di Di Rudinì ha dovuto affrontare tensioni politiche, culminando in dimissioni e un crescente rafforzamento della monarchia contro il parlamento.
L'ascesa di Francesco Crispi
Francesco Crispi è il primo politico del sud a diventare primo ministro. Ha partecipato alle imprese dei garibaldini ma poi si rende conto che bisogna abbandonare l'ideale repubblicano e agire per far funzionare il nuovo regno d'Italia.
Politiche di Crispi e riforme
Crispi non solo è primo ministro ma è anche ministro degli interni e ministro degli esteri. Egli si ispira alla Germania di Bismarck, ovvero a un governo autoritario. Allo stesso tempo cerca di tenere a bada il conflitto sociale, e la sua politica si sviluppa quindi su due piani: da un lato prende dei provvedimenti autoritari, dall'altro segue il modello liberal-democratico, ovvero amplia l'elettorato. Dall'altro lato dà un grande potere ai prefetti, legati al ministero degli interni. Durante il suo governo viene varato il nuovo codice Zanardelli, un codice penale. Esso, varato nel 1889 prevede l'abolizione della pena di morte e riconosce il diritto di sciopero e associazione. Viene varata poi una legge di sicurezza che amplia i poteri della polizia, ma viene usata negativamente per reprimere il movimento operaio. Nel 1888 viene varata una legge sanitaria e delle leggi a favore delle migrazioni. Tutte queste istituzioni passano nelle mani dello Stato dal controllo della Chiesa.
Rafforza la triplice alleanza e va in Eritrea dove i suoi interventi sono riconosciuti dal negus.
Giolitti e la sua politica
Il governo di Crispi cessa nel 1891 e al suo posto sale al potere di Giovanni Giolitti. I governi Giolitti fanno dal 1892-93, 1903-05, 1906-09, 1911-14, 1920-21).
Giolitti è un esponente della sinistra e ha alle spalle una lunga carriera nell'amministrazione pubblica. Cerca di rilanciare lo sviluppo sociale introducendo una riforma per ridistribuire la ricchezza. È convinto che lo stato debba intervenire nell'economia solo per situazioni di estremo pericolo. Allo scoppio di moti in Sicilia decide di non intervenire. Allo scoppio di un'altra rivolta in Lunigiana non interviene nuovamente, perdendo l'appoggio sia degli industriali, sia degli operai stessi.
Quando in Francia in alcune saline avviene una strage a cui non interviene, e viene anche coinvolto nello scandalo della banca Romana, che stampa banconote false. È costretto quindi alle dimissioni.
Crisi e cambiamenti politici
Crispi riprende il governo e stabilisce l'ordine con una repressione: introduce una legge antianarchica che limita la libertà di stampa con bersaglio il partito socialista.
Crispi continua l'espansione in Etiopia e viene sconfitto dall'esercito etiope. Questa sconfitta sancisce la fine dell'età crispina.
Di Rudinì e le sue azioni
Sale al potere di Rudinì che stipula la pace di Addis Abeba con l'Etiopia, a cui l'Italia è costretta a rinunciare mantenendo l'Eritrea.
Di Rudinì ristabilisce i rapporti con la Francia e giunge a un accordo con i socialisti.
Pelloux e l'ostruzionismo
Tuttavia il sistema italiano viene fortemente danneggiato da questa crisi e il popolo italiano chiede una politica più rigida e autoritaria. Questa tendenza si traduce nella stesura di un articolo da parte di Sidney Sonnino, che si intitola "Torniamo allo Statuto". La monarchia si rafforza contro il parlamento. Dopo un tumulto contro la folla Di Rudinì è costretto a dimettersi e sale al potere Pelloux. Alcuni parlamentari fanno una battaglia usando la tecnica dell'ostruzionismo, che rallenta le azioni del governo. Dopo che le elezioni del 1900 decretano l'ascesa dell'opposizione socialista, il re accetta il fallimento della sua politica. Giuseppe Saracco diventa primo ministro ma il nuovo secolo si apre con l'assassinio del re Umberto I ad opera di un giovane anarchico. Gli succede Vittorio Emanuele III che ricrea un governo più liberale richiamando al governo Giolitti.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo di Francesco Crispi nella storia politica italiana?
- Quali sono le principali politiche e riforme attuate da Crispi durante il suo governo?
- Come si è evoluta la situazione politica dopo il governo di Crispi?
- Quali eventi hanno segnato la fine dell'era crispina?
- Qual è stata la reazione del popolo italiano alla crisi politica e quali cambiamenti sono seguiti?
Francesco Crispi è stato il primo politico del sud a diventare primo ministro d'Italia, abbandonando l'ideale repubblicano per far funzionare il nuovo regno d'Italia.
Crispi ha adottato un governo autoritario ispirato alla Germania di Bismarck, ampliando l'elettorato e introducendo il codice Zanardelli, che aboliva la pena di morte e riconosceva il diritto di sciopero, ma ha anche represso il movimento operaio.
Dopo Crispi, Giovanni Giolitti è salito al potere, cercando di rilanciare lo sviluppo sociale, ma ha perso supporto a causa della sua mancanza di intervento durante le rivolte e gli scandali, portandolo infine alle dimissioni.
La sconfitta di Crispi in Etiopia ha segnato la fine della sua era, seguita dalla salita al potere di Di Rudinì, che ha stipulato la pace di Addis Abeba e ristabilito i rapporti con la Francia.
Il popolo italiano ha chiesto una politica più rigida e autoritaria, portando all'ascesa di Pelloux e all'uso dell'ostruzionismo in parlamento, fino all'assassinio del re Umberto I e alla successiva creazione di un governo più liberale sotto Giolitti.