Concetti Chiave
- Le feste nel Medioevo erano fondamentali per spezzare la monotonia quotidiana e i giullari erano essenziali per animare queste celebrazioni.
- I giullari, figure emblematiche del Medioevo, intrattenevano il pubblico con canti, recitazioni e improvvisazioni, contribuendo alla diffusione della cultura laica.
- Inizialmente condannati dalla Chiesa per la loro immagine di corruzione, i giullari sono stati gradualmente accettati nella società medievale.
- Nel XII secolo, grazie a Guglielmo IX, i giullari evolsero in poeti e menestrelli, stabilendosi nei palazzi e producendo poesia di tono più elevato.
- Durante il Rinascimento, i menestrelli persero prestigio, diventando buffoni di corte o cantastorie di piazza, con stili più rozzi e volgari.
L'importanza delle feste nel Medioevo
Ogni società, in qualsiasi tempo, ha bisogno di feste e di allegria per rompere la monotonia della vita quotidiana. Nel Medio Evo, questi momenti di spensieratezza erano animati dai giullari. La loro presenza era addirittura indispensabile, poiché come si legge nel Roman de Renart, scritto fra il 1175 e il 1250, l’autore, un anonimo, preferisce rinunciare alla celebrazione delle nozze piuttosto che fare a meno dei giullari che avrebbero dovuto rallegrare gli invitati.
Il ruolo dei giullari nel Medioevo
I giullari sono delle figure caratteristiche del Medioevo che si ritrovano in tutte le zone di diffusione delle lingue neolatine.
Il termine deriva dal provenzale joglar e dal latino ioculares, con cui si indicava colui che per professione faceva divertire la gente. Il suo senso è molto generico e copriva tutta una vasta gamma di mestieri aventi per scopo il divertimento del pubblico, popolare o aristocratico. Prima di tutto con il canto, i giullari recitavano le imprese di un eroe leggendario, interpretavano delle canzoni d’amore o declamavano la vita dei santi. Suscitavano l’interesse del pubblico per la loro prodigiosa memoria e per la loro grande capacità di improvvisazione. Essi sapevano essere giocolieri, fare i saltimbanchi, i buffoni o cantare delle storie e spesso erano anche addomesticatori di orsi. Vagavano di paese in paese e di corte in corte, vivendo di tutto ciò che i signori potevano offrire loro: cibo, indumenti, cavalli. La loro figura si potrebbe ricollegare a quella dei mimi e degli istrioni già presenti nella cultura latina. Con la loro attività, essi hanno contribuito a diffondere i canti epici e lirici, la lingua dei trovatori e a rendere laica la cultura, fino ad allora gestita esclusivamente dal potere spirituale. All’inizio, essi non erano ben visti: si diceva che erano dei libertini, degli ubriachi e che si prendevano gioco perfino delle cose più sacre. La Chiesa li condannò severamente e per lungo tempo perché nell’immaginario collettivo essi rappresentavano ciò che non era normale e la corruzione, un’idea che era rafforzata dal fatto che a volte i giullari erano chierici che avevano abbandonato la vita religiosa per cui, nei loro confronti, esisteva sempre una certa diffidenza. Esistevano anche giullari donne e questo rendeva la loro attività ancora più scandalosa.
Evoluzione e accettazione dei giullari
Nel XII secolo, la condizione dei giullari subì un’evoluzione, per merito di Guglielmo IX, duca di Aquitania. Quest’ultimo accettò di entrare in gara con i giullari di professione che così, da istrioni, si trasformarono in poeti. Fra il XII e il XIII secolo, essi cominciarono a fissarsi stabilmente nei palazzi dei principi e pertanto posero fine al loro vagabondaggio; furono, allora, costretti a produrre una poesia dai toni più elevati. Fu così che da giullari, essi si trasformarono in menestrelli, dai modi più raffinati. Nello stesso periodo, la Chiesa cominciò ad essere più tollerante nei loro confronti tant’è vero che essi cominciarono a diffondere anche canti in onore a prelati e a santi. Furono i francescani e i domenicani che contribuirono a riabilitare i giullari perché essi stessi ne ripresero la tradizione della vita errante.
In Italia, l’attività dei menestrelli raggiunse il culmine nel XIII secolo.
Declino dei menestrelli nel Rinascimento
Durante il Rinascimento, il prestigio dei menestrelli diminuirà per assumere il ruolo o di buffone di corte o di cantastorie di piazza, dalle maniere piuttosto rozze e volgari.
Domande da interrogazione
- Qual era il ruolo dei giullari nel Medioevo?
- Come si è evoluta la figura dei giullari nel XII secolo?
- Qual era la percezione della Chiesa nei confronti dei giullari?
- Quali erano le caratteristiche distintive dei giullari?
- Come è cambiato il ruolo dei menestrelli durante il Rinascimento?
I giullari erano figure indispensabili nel Medioevo, responsabili di intrattenere il pubblico con canti, storie e spettacoli, contribuendo a rompere la monotonia della vita quotidiana (come evidenziato nel Roman de Renart).
Nel XII secolo, grazie a Guglielmo IX, i giullari si trasformarono in poeti e menestrelli, stabilendosi nei palazzi dei principi e producendo opere di poesia più elevate, guadagnando così maggiore accettazione sociale.
Inizialmente, la Chiesa condannava severamente i giullari, considerandoli libertini e corrotti, ma nel tempo divenne più tollerante, permettendo loro di diffondere canti in onore di prelati e santi.
I giullari si distinguevano per la loro prodigiosa memoria, capacità di improvvisazione e versatilità, esibendosi come giocolieri, buffoni e cantanti, e spesso vivevano di ciò che i signori offrivano loro.
Durante il Rinascimento, il prestigio dei menestrelli diminuì, relegandoli a ruoli di buffoni di corte o cantastorie di piazza, perdendo così la raffinatezza acquisita nel Medioevo.