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Giovanni Pascoli – vita e opere scaricato 0 volte
Rappresenta il Decadentismo italiano; ha una formazione classica. Il Simbolismo pascoliano è complementare rispetto a quello di
D’Annunzio: entrambi tendono al sublime e aspirano al ruolo di vate:
- Pascoli → cerca il sublime nel basso, nel quotidiano, dando contorni familiari
- D’Annunzio → punta all’innalzamento e all’amplificazione
Carducci fu il maestro di Pascoli.
Biografia
Nasce nel 1855 a Forlì, quarto di dieci fratelli; il 10 agosto 1867 il padre Ruggero viene ucciso con una fucilata mentre torna a casa in
calesse, delitto che rimarrà impunito.
Muoiono anche due fratelli e la madre → Pascoli punta alla ricostruzione del nucleo familiare e diventa sospettoso verso tutto ciò che nasce
all’esterno di esso, ossessionandosi dalla gelosia verso le sorelle e verso le loro (possibili) relazioni amorose.
I continui lutti familiari sono alla base del suo carattere riservato e insicuro.
1873 → si iscrive alla Facoltà di Lettere all’Università di Bologna, ma nel 1876 perde il diritto alla borsa.
1882 → riprende gli studi e si laurea in letteratura greca
Nel 1891 esce la prima edizione di Myricae.
Negli anni seguenti diventa professore di grammatica latina e greca all’Università di Bologna, poi all’Università di Messina e poi a quella di
Pisa. Nel 1905 diventa titolare della cattedra di Letteratura italiana a Bologna, che era stata di Carducci fino ad allora.
1911 → pronuncia l’importante discorso ‘La grande Proletaria si è mossa’
, dedicata a sostenere l’impresa coloniale italiana in Libia;
muore poco dopo, il 6 aprile 1912
→ con esso Pascoli passa da un generico socialismo giovanile a un populismo conservatore, aderendo all’ideologia dell’Italia
piccolo-borghese. Con l’impresa si sarebbe potuto risolvere il problema dell’emigrazione italiana; inoltre la superiorità della nostra cultura
avrebbe giustificato l’invasione.
________________________________________________________ La poetica del fanciullino ________________________________________________________
Essa presuppone una ‘duplicità’:
- il fanciullino è potenzialmente presente in ogni uomo e sembra porsi in alternativa al superuomo dannunziano
- solo il poeta conosce il privilegio di farlo rivivere e farlo parlare dentro di sé
Il fanciullino ha una vocazione alla superiorità e un destino di elezione, è però soffocato dalla ragione, mentre i poeti riescono ad esprimerlo
liberamente.
1897 → pubblica sulla rivista fiorentina ‘Il Marzocco’ la prosa intitolata ‘Il fanciullino’
→ discorso programmatico di Pascoli sul poeta e sulla
poesia e contiene la sua personale poetica.
Il poeta coincide con il fanciullino; il fanciullino vede ciò che in genere passa inosservato attraverso vie intuitive, non razionali
↳ si sottrae alla logica ordinaria, alla prospettiva comune grazie alla propria attività fantastica e simbolica
La poesia è il luogo in cui l’uomo dà voce al fanciullino che è in lui, lo lascia parlare → essa ha valore regressivo e consolatorio
Il simbolismo pascoliano vuole indicare la strada della rivelazione di una verità segreta la cui chiave d’accesso appartiene solo al poeta → il
simbolismo punta sulla valorizzazione del particolare
A differenza delle Avanguardie, Pascoli non mette in dubbio l’utilità morale e sociale della poesia, anzi la considera un mezzo di
consolazione e pacificazione delle tensioni sociali. Alla poesia spetta la funzione di garantire la stabilità dell’assetto sociale.
↳ il poeta ha funzione di vate e profeta

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