Concetti Chiave
- Il "Giornale storico della letteratura italiana" è nato per rispondere alla mancanza di una sede dedicata alla filologia formale, proposta tra il 1870 e il 1880 da un editore affermato e giovani direttori.
- Alla sua prima uscita nel 1883, il "Giornale" si proponeva di richiamare l'erudizione del '700 e di escludere la letteratura contemporanea, puntando a un'accurata documentazione e aggiornamento bibliografico.
- Il "Giornale" ha incoraggiato la partecipazione di tutti, inclusi insegnanti e bibliotecari, creando una “repubblica delle lettere” che ha garantito successo e autonomia economica.
- I primi trenta anni del "Giornale" si sono concentrati su ricerche storico-letterarie, trascurando aspetti di filologia formale e storia della lingua per mancanza di eruditi disponibili.
- Il "Giornale" ha coesistito con altre pubblicazioni come gli “Studj di filologia romanza” e l’”Archivio Glottologico Italiano”, riflettendo affinità culturali tra le redazioni.
Origini del Giornale storico
Il “Giornale storico della letteratura italiana”: per discutere di filologia formale, gli studiosi italiani non avevano altra sede che il morente “Giornale di filologia romanza” o le pagine eclettiche e pettegole del “Fanfulla della Domenica”.
L’idea di un periodico di italianistica, prodotto interamente dalla scuola italiana, circolava con insistenza nei progetti e nei carteggi di quegli anni (1870-1880): per realizzarlo ci sarebbero voluti la disponibilità di un editore affermato (Loescher), le ambizioni di due giovani direttori come Renier e Novati e il sostegno benevolo di un maestro come Arturo Graf.
Quali sono il lancio e gli obiettivi del Giornale?
La prima uscita del “Giornale storico della letteratura italiana” (Torino, 1883) mostrava nel “Programma” vari intenti (richiamo all’erudizione del ‘700 e “studio diretto dei monumenti”, esclusione della letteratura contemporanea, richiamo a “uno sterminato materiale da vagliare ed ordinare”) ed offriva una compatta documentazione e uno strabiliante aggiornamento bibliografico.
Collaboratori e contributi
Quanto ai collaboratori, mancarono nei primi anni dei nomi eccellenti, in quanto “importa di ricordare come oggimai il sapere cresca assai più per il lavoro paziente e minuto dei molti, che non per le larghe divinazioni dei pochi”.
Il “Giornale” fu insomma una “repubblica delle lettere” alla quale tutti potevano contribuire con documentazione ed inediti. Insegnanti, bibliotecari ed eruditi erano fruitori e collaboratori: il successo editoriale era garantito così come una certa autonomia economica.
Focus e limiti del Giornale
Per i primi trenta anni del “Giornale”, molte ricerche documentarie e ricostruzioni di personalità e ambienti erano effettuate in prospettiva storico-letteraria; scarso interesse invece per la filologia formale, la storia della lingua e la produzione in dialetto: non vi erano infatti eruditi tali o concordi da potersene assumere gli oneri.
Convivevano così gli “Studj di filologia romanza” (1884-1903), l’”Archivio Glottologico Italiano” e il “Giornale”, nonostante affinità fra i vari componenti delle redazioni dal punto di vista culturale-italianistico.
Domande da interrogazione
- Quali furono le motivazioni alla base della creazione del "Giornale storico della letteratura italiana"?
- Quali erano gli obiettivi principali del "Giornale storico della letteratura italiana" al momento del suo lancio?
- Quali erano i limiti e le aree di focus del "Giornale" nei suoi primi trent'anni di attività?
Il "Giornale" nacque per colmare il vuoto di una sede dedicata alla filologia formale in Italia, in un periodo in cui gli studiosi avevano a disposizione solo il morente "Giornale di filologia romanza" e le pagine del "Fanfulla della Domenica". L'idea di un periodico interamente italiano si concretizzò grazie all'impegno di un editore affermato e di giovani direttori, supportati da un maestro come Arturo Graf.
Alla sua prima uscita nel 1883, il "Giornale" si proponeva di richiamare l'erudizione del '700, di studiare direttamente i monumenti e di escludere la letteratura contemporanea, puntando su un vasto materiale da vagliare e ordinare, come indicato nel suo "Programma".
Nei primi trent'anni, il "Giornale" si concentrò su ricerche documentarie e ricostruzioni storico-letterarie, mostrando scarso interesse per la filologia formale, la storia della lingua e la produzione in dialetto, a causa della mancanza di eruditi disposti a occuparsi di tali temi.