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Concetti Chiave

  • Il giansenismo, movimento religioso del XVTT secolo, si basa sulla riflessione teologica di Cornelio Giansenio, che enfatizza il pessimismo agostiniano riguardo alla natura umana.
  • Giansenio sostiene che la salvezza dell'uomo dipende esclusivamente dai meriti di Gesù Cristo e dalla grazia divina, non condizionabile dagli uomini.
  • Il pessimismo antropologico del giansenismo porta a un'etica rigorosa, che rifiuta compromessi con le pratiche sociali ritenute contrarie ai comandamenti divini.
  • La confessione è considerata efficace per la remissione dei peccati solo se il penitente prova una vera contrizione, mentre la semplice attrizione non è ritenuta sufficiente.
  • Il giansenismo si distingue per la sua opposizione alle consuetudini sociali e per l'enfasi sulla necessità di un comportamento morale rigoroso tra i credenti.

Il giansenismo nel XVTT secolo

In campo religioso il fenomeno che pare dominare il XVTT secolo, e ancora più oltre, nelle sue propaggini italiane, fino a tutto il Settecento, fu sicuramente il giansenismo. Questo movimento prese il nome da Cornelio Giansenio, vescovo di Ypres (1585-1638) che, nella sua opera intitolata Augustinus (frutto di una vita di lavoro, ma pubblicata solo dopo la sua morte, nel 1640), aveva ripreso il motivo agostiniano della grazia divina. Impostando la sua riflessione teologica su di una prospettiva antropologica impregnata dal pessimismo agostiniano (una prospettiva non dissimile da quella di Lutero), Giansenio insisteva sulla corruzione derivante dal peccato originale e sugli effetti devastanti della concupiscenza: l’uomo sarebbe libero di scegliere solo il male.

La dottrina di Cornelio Giansenio

Giansenio giungeva così a sostenere che l’uomo poteva essere salvato solo per i meriti di Gesù Cristo e in virtù di quella grazia che Dio concede gratuitamente e secondo un suo progetto di predestinazione, un progetto ignoto agli uomini e da essi non condizionabile. Immagine che illustra la sconfitta del giansenismo nel XVII secolo, evidenziando le sue tensioni religiose e valori etici.

L'etica rigorosa del giansenismo

In campo morale, il pessimismo antropologico e la volontà, per chi spera di ricevere la grazia divina, di obbedire in tutto e per tutto ai comandamenti del Signore portavano a un’etica di estremo rigore, un’etica fermamente contraria a ogni compromesso possibile con il cosiddetto rispetto umano, cioè a ogni forma di adattamento alle abitudini, ai costumi e alle pratiche tipiche del proprio ceto sociale: questo compromesso, invece, caratterizzava tradizionalmente la prassi quotidiana dei confessori e dei fedeli cattolici con il risultato di rendere accettabili, se non leciti, comportamenti condannati dall’insegnamento cattolico (come il duello o il cosiddetto “delitto d’onore”). Per conseguenza il sacramento della confessione veniva considerato da Giansenio efficace per la remissione delle colpe (e quindi per la salvezza eterna) solo a condizione che il penitente provasse una vera contrizione per i propri peccati (cioè un’intima e vera sofferenza per aver disubbidito a Dio, oggetto del proprio amore), mentre a nulla avrebbe giovato la semplice attrizione (cioè il timore per aver offeso Dio, che è potente e vendicativo).

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine del giansenismo e chi è il suo fondatore?
  2. Il giansenismo, un movimento religioso predominante nel XVII secolo, prende il nome da Cornelio Giansenio, vescovo di Ypres, la cui opera "Augustinus" ha ripreso il tema della grazia divina, pubblicata postuma nel 1640.

  3. Qual è la visione antropologica di Giansenio riguardo alla natura umana?
  4. Giansenio sostiene che l'uomo, a causa della corruzione derivante dal peccato originale, è libero di scegliere solo il male, e può essere salvato solo per i meriti di Gesù Cristo e la grazia divina, che è un progetto di predestinazione ignoto agli uomini.

  5. Come si manifesta l'etica giansenista nella vita morale dei fedeli?
  6. L'etica giansenista è caratterizzata da un rigore estremo, rifiutando ogni compromesso con le abitudini sociali, e richiede una vera contrizione per la remissione delle colpe, rendendo la confessione efficace solo se il penitente prova un'intima sofferenza per aver disobbedito a Dio.

Domande e risposte

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