Chimica
Un atomo è formato da particelle subatomiche: protoni (+), elettroni (-) e neutroni. Protoni ed elettroni si trovano all’interno del nucleo e per questo vengono definiti nucleoni.
La tipologia (qualità) di un prodotto dipende dalla quantità di protoni nel nucleo, per esempio i protoni dell’oro sono gli stessi del mercurio, cambia solo la quantità. Il numero degli elettroni non è caratteristico dell’elemento, perciò conoscendo solo il suo numero non siamo in grado di identificare l’elemento a cui appartiene.
I neutroni sono particelle subatomiche che hanno la funzione di stabilizzare il nucleo, ovvero di minimizzare le repulsioni tra i protoni.
Il numero atomico (Z) è il numero dei protoni presenti nel nucleo di un atomo.
Negli atomi neutri il numero degli elettroni coincide con quello dei protoni; dunque negli atomi neutri il numero atomico definisce sia il numero dei protoni che quello degli elettroni.
Il numero di massa (A) indica la somma dei nucleoni (A = N+Z).
La massa atomica è composta dalla media pesata delle masse degli isotopi dell’elemento, che tiene conto delle quantità di presenza in natura di quest’ultimi. Le masse dei protoni e dei neutroni sono molto simili, per questo le indichiamo con le unità di massa atomica (1 Z/N = 1 u.m.a.) e corrispondono rispettivamente a 1,673 × 10-24 g e 1,675 × 10-24 g. La massa degli elettroni corrisponde a 9,11 × 10-28 g. Essendo questa nettamente inferiore non la consideriamo nel calcolo del numero di massa.
Gli isotopi di un elemento sono atomi dello stesso elemento che hanno lo stesso numero di protoni, ma che differiscono per il numero di neutroni, e quindi per il numero di massa. Gli isotopi dell’idrogeno per esempio, contengono rispettivamente 0, 1 e 2 neutroni. Tutti e tre hanno lo stesso comportamento chimico (capacità di combinarsi) poiché, avendo lo stesso numero di protoni, hanno anche lo stesso numero di elettroni (da cui dipendono le proprietà chimiche di un elemento). Al contrario le proprietà fisiche sono diverse a causa del diverso numero di massa. Gli isotopi dell’idrogeno sono gli unici ai quali sono stati attribuiti un nome e un simbolo proprio: Prozio (H), Deuterio (D) e Trizio (T) 1.
Gli ioni sono specie chimiche dotate di carica netta. In particolare gli ioni dotati di carica positiva vengono chiamati cationi, quelli dotati di carica negativa anioni. I cationi posseggono un numero di elettroni inferiore a quello dei protoni. Gli anioni, invece, posseggono un numero di elettroni superiore a quello dei protoni. In uno ione può variare solamente il numero degli elettroni, perché in caso contrario varierebbe il tipo di atomo.
I monoatomici sono specie chimiche dotate di carica netta, ma formate da un solo atomo, al contrario i poliatomici sono formati da più atomi.
| Monoatomici | Poliatomici |
|---|---|
| Na | NaCl |
La monacazione di Gertrude
Gertrude è figlia di un principe feudatario di Monza. Come da usanza, per lasciare tutto il patrimonio al figlio primogenito, il principe ha deciso che tutti gli altri figli diventeranno frati o monache.
Così fin da piccola Gertrude viene cresciuta per diventare la suora. In realtà, Gertrude non viene mai obbligata in modo diretto, ma il suo futuro le viene imposto attraverso vari strumenti. Ad esempio i suoi regali consistevano in bambole vestite da suore, santini e perfino i complimenti che riceveva erano inerenti al mondo religioso. A sei anni viene mandata a studiare in convento. Qui è chiamata da tutti “signorina” e viene trattata come una principessa. Con lei a studiare però ci sono molte altre ragazze. Non tutte diventeranno suore. Molte sono, infatti, destinate dalle famiglie al matrimonio. Perciò, divenuta adolescente, Gertrude comincia a non essere più convinta di farsi suora. Ma questo pensiero la mette in crisi, perché sa di disobbedire alla volontà del principe padre.
Le suore sono contente di avere la “signorina”: il padre è ricco e potente e può fare ricco e potente il convento. Così approfittano della crisi di Gertrude e la convincono a scrivere la richiesta ufficiale per farsi suora. Passa un anno, come da regolamento Gertrude può andare a casa per un mese prima di essere esaminata e giudicata adatta a prendere i voti. Gertrude allora trova il coraggio di scrivere al padre per dirgli che non vuole farsi suora.
Arrivata a casa, però, Gertrude viene trattata con freddezza. Nessuno parla con lei. Il padre, la madre e perfino i servi fanno di tutto per farla sentire rifiutata. Gertrude soffre ma finalmente un giovane paggio le dimostra un po' di comprensione. Lei gli scrive una lettera che però viene scoperta e portata al principe padre. Il servo è cacciato, lei viene rinchiusa in camera con la scusa che è malata. Passano i giorni e Gertrude si sente sempre più sola e disperata. Pensa e ci ripensa, si convince che la colpa è soltanto sua se ora è sola: per meritare le attenzioni della famiglia deve chiedere perdono al padre e fare tutto quello che lui desidera, per questo gli scrive una lettera.
Proprio questa lettera diventa un’arma in mano al principe padre che la sfrutta contro la figlia. Infatti dice a Gertrude che non basta pentirsi, che la storia contro il servo è una rovina e nessun nobile la vorrà prendere come moglie, ma che la colpa è del mondo perché è pieno di pericoli. Gertrude gli dà ragione e il padre usa il suo sì per annunciare al resto della famiglia che la figlia ha preso la decisione più giusta per lei: farsi monaca. Subito Gertrude viene riammessa in famiglia.
Tutti i parenti la riempiono di attenzioni, perfino il padre che la lascia libera di scegliere quando andare al monastero per parlare con la madre superiora. Gertrude fa finta di essere d’accordo: è troppo contenta della nuova situazione. Prende tempo in attesa di un’altra occasione per dire la verità al padre. Gertrude passa una notte agitata e la mattina dopo viene svegliata dalla governante che deve aiutarla a prepararsi. La famiglia è pronta e accompagnerà Gertrude a Monza. Prima di partire il padre la chiama da parte. Spiega con precisione alla figlia che cosa deve dire e come deve comportarsi quando arriveranno al monastero.
Al convento la madre superiora chiede a Gertrude perché è lì. Gertrude sta per dire la verità quando incrocia gli occhi del padre. Per paura dice quello che vuole lui, cioè che è lì per farsi suora. A nessuno importa che la chiesa scomunichi i genitori che obbligano i figli a entrare in convento. Quindi Gertrude e i genitori tornano a casa, qui Gertrude accetta di avere come madrina la futura suocera del fratello. La madrina è quella che deve accompagnarla a conoscere il mondo prima di lasciarlo per sempre. In realtà è messa lì dal padre per sorvegliarla. Gertrude incontra, poi, il vicario cioè il sacerdote che deve controllare se la sua vocazione è sincera. Questo la interroga. Gertrude potrebbe dirgli la verità, ma sa che il vicario non la può proteggere dalla rabbia del padre. Perciò mente a tutte le domande e ottiene l’approvazione del sacerdote. Il tempo di entrare in convento si avvicina e Gertrude ha sempre meno coraggio di affrontare il padre.
Al monastero, intanto, arriva l’approvazione del vicario. Le suore possono, così, riunirsi per votare la richiesta di Gertrude, che viene, ovviamente, accettata. Gertrude entra così in prova come novizia. Dopo un anno deve prendere i voti. È l’ultima occasione per sottrarsi a una vita che non vuole fare, ma, anche questa volta, non trova il coraggio e diventa monaca per sempre.