Geriatria
Attesa di vita e massimo potenziale di vita
Attesa di vita: età in cui sopravvive il 50% di una popolazione. L’attesa di vita è diversa sia tra popolazioni diverse che all’interno di una stessa popolazione, con differenze tra sessi.
Massimo potenziale di vita: vita più lunga vissuta da un singolo membro di una popolazione. Vi è una differenza di genere tra uomo e donna. La donna più longeva ha vissuto 127 anni; l’uomo più longevo ha vissuto 115 anni.
In ordinata: percentuale di sopravviventi, o di morti; in ascissa l’età.
Fattori che influenzano l'attesa di vita
- Vaccini
- Antibiotici
- Terapia oncologica
- Radioterapia
- Miglior igiene
- Migliori condizioni socio-economiche
- Stato della medicina
- Stato dell’assistenza
- Condizioni ambientali
Diversi fattori, quindi, influenzano l’attesa di vita, ma nessun fattore incide sul massimo potenziale di vita: la vita vivibile dalla nostra specie in termini di quantità è probabilmente fissata dal nostro codice genetico. La curva dell’attesa di vita e la curva del massimo potenziale di vita tendono sempre più ad avvicinarsi.
Il corpo umano è costituito da sistemi con un meccanismo di autoriparazione, basato sulla capacità di rinnovo dei tessuti una volta che si ha la morte cellulare. Invecchiando si modifica la composizione dei tessuti che tendono a irrigidirsi. I tessuti si modificano perché diminuisce la capacità fisiologica con l’età (filtrazione glomerulare, capacità vitale…). Inoltre, si ha una perdita della riserva funzionale con conseguente diminuzione della capacità omeostatica.
Come detto precedentemente l’attesa di vita varia di molto in base alla popolazione ed alla posizione geografica a causa di variabili socio-cultural-genetiche. Ci sono delle enclavi delle Ande in cui l’attesa di vita è molto alta e questo non è dovuto all’assenza dell’inquinamento, la cui presenza non è provato avere effetti negativi sull’attesa di vita o sul massimo potenziale di vita, ma da una diversa tensione d’ossigeno (infatti l’ossigeno è presente in minore quantità in questi luoghi) e da un’alimentazione che prevede 800-900 calorie giornaliere.
Questo ci dice che diminuendo la tensione d’ossigeno e mangiando relativamente poco si aumentano notevolmente l’attesa di vita. Il motivo di ciò è legato alla produzione di radicali liberi (prodotti dai mitocondri) che sono legati largamente ad un metabolismo ossidativo.
Nel momento in cui si ha una produzione di uno stato ossidante, che è continuato nel tempo, e di uno stato ossidativo, che è legato alla velocità del metabolismo (a sua volta legato alla tensione d’ossigeno), si generano quindi una serie di elementi che danneggiano dei substrati vitali per cui alla lunga si danneggia la cellula e ciò che va a ripararla. Esistono una serie di malattie, come la Sindrome di Werner o Progeria, in cui il ritmo dell’invecchiamento accelera moltissimo.
Quindi possiamo concludere dicendo che ciascuna specie vivente possiede un orologio biologico che rende alcune specie molto longeve ed altre molto meno. Questo orologio biologico è ben definito a livello molecolare ed è programmato per durare un certo periodo di tempo. Il vero problema non è tanto il quanto si vive ma il come si arriva nelle ultime fasi d’età. Il controllo di queste variabili è oggetto della geriatria.
Trauma da caduta
Cambiamento di posizione improvviso e non intenzionale che porta il soggetto ad urtare contro il suolo. È causato da:
- Minor efficacia nei meccanismi di controllo posturale.
- Deficit nelle reazioni di difesa e prevenzione (es.: appoggiare le mani quando si cade).
Gli effetti diretti e indiretti dei traumi da caduta causano: i 2/3 delle morti accidentali; perdita dell’autonomia; fratture nel 5% dei casi. È inoltre la 5 causa di morte. Il motivo di ciò si trova nel fatto che gli anziani tendono ad essere più osteoporotici con conseguente ridotta capacità dell’osso di assorbire la caduta e quindi questo si rompe più facilmente.
Marcia senile
Caratterizzata da:
- Cammino lento
- Passo breve
- Base di appoggio allargata
- Flessione di anca, ginocchio, gomito, collo
- Ridotto movimento oscillatorio degli arti superiori
Questa andatura rende più probabile inciampare e cadere. Quando si cade lo si fa vicino alla proiezione del proprio baricentro, che, nel caso della marcia senile, è spostato indietro. Non si riesce quindi a proteggersi dalla caduta con l’appoggio delle mani. Le aree più soggette a frattura conseguente alla caduta sono:
- Bacino: perché raccoglie buona parte dell’urto;
- Collo del femore: il bacino va in direzione caudale, la diafisi femorale in direzione craniale. Si esercita quindi una doppia trazione nelle due direzioni sul collo del femore, dato che si trova tra le due strutture. Questo è il motivo per cui quando si valuta la massa ossea la si valuta proprio a livello del collo del femore.
- Vertebre
Fattori aggravanti per il rischio di caduta
- Età avanzata
- Sesso: a parità di età le donne si procurano lesioni più gravi principalmente perché più predisposte a fratture a causa dei seguenti motivi:
- Osteoporosi post menopausa
- Minor massa dei muscoli posturali: sono i muscoli che in queste situazioni tendono a seguire le spinte meccaniche e a tenere le ossa nella sede e nella posizione fisiologica.
- Calzature: scarpa con il tacco sposta il baricentro in avanti.
- Farmaci: importanti perché gli anziani prendono notevoli quantità di farmaci.
- Vasodilatatori e antiipertensivi: i vasodilatatori diminuiscono la pressione sanguigna dilatando la muscolatura liscia vasale. Questo può causare bruschi cali pressori che possono far sì che l’anziano cada. È quindi importante controllare sempre la pressione e adeguare la terapia alle condizioni del paziente in quello specifico momento.
- Diuretici: aumentano la diuresi facilitando lo scambio di sali. Hanno una doppia problematica: sono anch’essi degli antiipertensivi; possono però dare degli squilibri elettrolitici, in particolar modo nell’anziano che già di per sé tende ad essere scompensato. Nello specifico la perdita di potassio (ipopotassemia) può portare ad aritmie dal momento che la conduzione del segnale nervoso nel cuore avviene su base elettrica. È importante quindi fare dei controlli periodici.
- Lassativi: se usati in eccesso possono causare gastroenteriti, quindi diarrea con conseguente perdita di liquidi e sali.
- Sedativi: gli anziani spesso ne abusano. Questi farmaci però non vengono totalmente assorbiti dal corpo, lasciando un effetto prolungato sull’anziano che quindi è più incline a cadere o inciampare.
- Anticoagulanti: portano più facilmente a emorragia in caso di sanguinamento.
Condizioni associate al rischio di caduta
- Demenza e Parkinson (e farmaci specifici): l’anziano non è orientato nello spazio e nel tempo. Si muove in condizioni non consone al suo contesto.
- Postumi di accidenti cerebro vascolari: maggiori problemi di coordinazione che possono portare a caduta.
- Ipotensione post-prandiale: eccessiva riduzione della pressione sanguigna che si verifica dopo un pasto (si possono verificare capogiri e stordimenti, quindi a cadute).
- Ipotensione ortostatica (minzione notturna): è causata da cambiamento brusco di posizione. I tessuti, più rigidi, danno meno ritorno elastico. Ma negli anziani l’elasticità dei vasi è minore e quindi manca questo meccanismo, causando così un brusco calo pressorio passando da sdraiati a in piedi (mancanza di ritorno della forza elastica).
- Aritmie (2-3%): rare.
Conseguenze
- Embolie polmonari. Embolo: parte di trombo. Trombo: coagulo di sangue. A seguito di un danno da parete si ha un rallentamento del flusso e quindi una coagulazione di sangue. Molto spesso il sangue coagula a livello delle grandi vene delle gambe (grosse vene di capacitanza) che raccolgono il sangue e lo inviano al cuore, precisamente all’atrio destro; da qui si trasferisce al ventricolo destro e viene poi mandato al polmone ad ossigenarsi. Il problema è che se il flusso è lento spesso il sangue coagula (senza un motivo specifico) formando delle trombosi a livello degli arti inferiori (superficiali o profonde a seconda delle vene coinvolte) e ciò rappresenta una condizione fastidiosa che prende il nome di flebite (la gamba diventa rossa, calda, gonfia e dolente). Il problema non è rappresentato dalla flebite in sé, ma dal fatto che in caso di rottura di questi trombi, gli emboli si possono iniettare nella circolazione, arrivare al cuore e successivamente nei polmoni dove i vasi diventano sempre più piccoli. Ciò si traduce in una pioggia di emboli che vengono poi bloccati a livello della circolazione polmonare e causare così una grossa risposta infiammatoria e dei problemi respiratori molto importanti.
Percorso compiuto dall’embolo: grandi vene atrio dx ventricolo dx arteria polmonare polmoni vasi polmonari. La relazione tra traumi da caduta ed embolia polmonare è anche dovuta dal fatto che l’anziano viene immobilizzato o tende a immobilizzarsi per paura anche se ha ricevuto danni minore a quelli di una frattura. L’immobilizzazione (allettamento) porta alla mancanza del contributo della muscolatura che spreme le grosse vene di capacitanza e porta il sangue verso l’alto e ciò aumenta il rischio di embolia polmonare. - Polmonite: l’immobilizzazione aumenta il rischio infettivo.
- Sindrome da immobilizzazione (assenza di movimento + clinostatismo prolungato + deprivazione sensoriale): malattia iatrogena causata da prescrizione medica.
Post fall syndrome
L’anziano, dopo una caduta, tende ad avere paura e di conseguenza:
- Manifesta ulteriori disordini della marcia (marcia cauta, riduzione del passo, rallentamento, curve improvvise).
- Ha paura di cadere e cerca appoggi che non sono sempre stabili; si blocca durante la marcia.
- Deficit posturali - incapacità di mantenere la postura eretta, retropulsione del tronco e dei piedi.
L’approccio geriatrico si basa quindi su:
- L’individuazione dei soggetti a rischio (a carico di famigliari)
- L’accertamento dei fattori favorenti: controllo dei farmaci assunti e altri aspetti;
- Programma di prevenzione delle recidive:
- Esercizio fisico regolare
- Misure ambientali (luci, corrimano, no tappeti, pantofole chiuse, letti bassi…)
Nutrizione dell'anziano
L’anziano tende a perdere peso perché:
- C’è una diminuzione del fabbisogno energetico dovuta a:
- Calo della massa muscolare
- Calo dell’attività fisica (da malattie dei muscoli e articolazioni)
- Mancato controllo posturale
- Malattie croniche (soprattutto infiammatorie come osteoartrosi): causano dolore.
- Diminuzione dell’apporto alimentare: gli anziani mangiano meno.
Il calo ponderale, ovvero la perdita di peso, nell’anziano lo rende a rischio di eventi avversi e mortalità. Inoltre, esso è un fattore predittivo di morbilità e mortalità tra gli anziani: è una spia della fragilità. L’anziano però, mangiando meno, va incontro a malnutrizione (condizione che comporta la diminuzione delle riserve nutritive con conseguente impossibilità di risposta omeostatica normale).
Fattori che causano la malnutrizione
- Socio-economici:
- Ridotta disponibilità economica: mangiare bene costa e richiede energia organizzativa.
- Solitudine e isolamento sociale: cucinare per sé stessi aumenta il rischio di malnutrizione.
- Alterazione degli organi di senso: gli anziani hanno difficoltà nella distinzione dei sapori e degli odori. Prediligono sapori basilari o complessi.
- Alcolismo: a livello nutritivo causa problemi come disidratazione. Gli alcolici hanno alto contenuto calorico, quindi, danno