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Concetti Chiave

  • Nel Medioevo, il tasso di mortalità neonatale era tra il 25 e il 30%, con un alto rischio di morte per madri e neonati durante il parto.
  • La pratica dell'infanticidio e dell'abbandono era comune, con la creazione di ricoveri per bambini abbandonati presso chiese e istituti caritatevoli.
  • Le femmine erano più vulnerabili a mortalità, mentre i maschi erano preferiti in una società che necessitava di guerrieri e produttori.
  • Le famiglie, nonostante l'elevata mortalità infantile, cercavano di avere bambini, con una media di 4-6 per famiglia, e praticavano l'allattamento al seno per lunghi periodi.
  • Le malattie infantili comuni come morbillo e vaiolo, insieme a un'alimentazione carente, contribuivano all'elevata mortalità, con il 20% delle sepolture nei cimiteri medievali appartenenti a bambini.

Qual è la nascita nel Medioevo?

Venire a luce e rimanere in vita, nel Medioevo, era un'esperienza dura e dolorosa. Il tasso di mortalità neonatale si aggirava infatti tra il 25 e il 30 per cento. Anche il parto comportava un elevato rischio di morte sia per il nascituro sia per la madre (si calcola che il 10 per cento delle donne morisse durante parti difficili).

Infanticidio e abbandono

Spesso, come è pure attestato da scavi archeologici effettuati in Inghilterra, il fanciullo era seppellito sotto la soglia di casa per proteggerlo dai demoni dell'inferno. Tra i ceti più umili si ricorreva anche alla pratica dell'infanticidio o all'abbandono. È di quest'epoca la creazione dei primi ricoveri per bambini abbandonati, presso chiese o istituti caritatevoli.

Ruolo delle donne e mortalità

È facile immaginare che le femmine fossero le più esposte a questo rischio; i maschi erano poi protetti perché in una società di produttori e predatori era necessario avere guerrieri e contadini.

Allattamento e mortalità infantile

Si stima che ogni donna feconda sposandosi a sedici anni e con una prospettiva di vita fino a quaranta arrivasse complessivamente a una quindicina in gravidanza. Però per effetto dell'elevata mortalità infantile la media dei bambini per famiglia di attestava fra i quattro e i sei. I neonati erano allattati al seno materno per diciotto mesi, un po' per il pregiudizio che riteneva la donna impura durante l'allattamento e un po' perché le donne aristocratiche, se non potevano ricorrere a una nutrice, si liberavano così da un obbligo considerato opprimente.

Malattie infantili e attenzione genitoriale

Se il bambino superava i primi mesi di biga erano in agguato le malattie della prima infanzia, quasi sempre contagiose e frequentemente mortali: morbillo, vaiolo, scarlattina, pertosee, agevolate anche da un'alimentazione disordinata e carente.

Nei cimiteri medievali il 20 per enti delle sepolture appartengono a defunti di questa fascia d'età. In ogni caso i bambini erano oggetto di grande attenzione da parte dei genitori, un po' perché rappresentavano una risorsa economica e produttiva per la famiglia.

Nei manuali di pedagogia dell'epoca si coglie inoltre una verga severità genitoriale, ma essa non può essere attribuita a indifferenza e neanche e disprezzo quanto piuttosto a una matrice religiosa.

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Domande da interrogazione

  1. Qual era il tasso di mortalità neonatale nel Medioevo e quali erano i rischi associati al parto?
  2. Nel Medioevo, il tasso di mortalità neonatale si aggirava tra il 25 e il 30 per cento, e il parto comportava un elevato rischio di morte sia per il nascituro che per la madre, con circa il 10 per cento delle donne che morivano durante parti difficili.

  3. Quali pratiche venivano adottate in caso di infanticidio o abbandono dei neonati?
  4. In caso di infanticidio o abbandono, i bambini venivano spesso seppelliti sotto la soglia di casa per proteggerli dai demoni, e si crearono i primi ricoveri per bambini abbandonati presso chiese o istituti caritatevoli.

  5. Quali malattie infantili rappresentavano un rischio significativo per i bambini nel Medioevo?
  6. Le malattie infantili come morbillo, vaiolo, scarlattina e pertosse rappresentavano un rischio significativo, spesso mortale, per i bambini, aggravato da un'alimentazione disordinata e carente.

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