Concetti Chiave
- Il genitivo della pena si utilizza con verbi di condanna per indicare la pena in caso di multa indeterminata.
- Per multe indeterminate come "tanti", "quanti", "dupli", si usa il genitivo; altrimenti, si utilizza l'ablativo.
- Esempi di condanna includono "damnare aliquem morte" per condannare a morte.
- Le leggi antiche prevedevano pene proporzionali, come il ladro condannato al doppio e l'usuraio al quadruplo.
- Camillo fu condannato, benché assente, a pagare una somma specifica in libbre di bronzo.
Esempi:
Damnare aliquem morte
Condannare a morte
Maiores nostri ita legibus posuerunt: furem dupli condemnari,feneratorem quadrupli
I nostri antenati fissarono così con le leggi: che il ladro fosse condannato al doppio [di quanto aveva rubato], l'usuraio al quadruplo
Camillus abses (valore concessivo) quindecim milibus aeris gravis damnatur
Camillo, benchè assente, viene condannato a pagare quindicimila libbre di bronzo
Saepe, iudices, multos capite damnastis
Spesso, o giudici, avete condannato molti a morte
Domande da interrogazione
- Qual è la funzione del genitivo della pena nei verbi di condanna?
- Quando si utilizza l'ablativo invece del genitivo nei verbi di condanna?
- Quali esempi storici illustrano l'uso del genitivo della pena?
Il genitivo della pena viene utilizzato con i verbi di condanna per indicare la pena a cui una persona è condannata, ma solo nel caso di una multa indeterminata, come "tanti", "quanti", "dupli", "tripli". In altri casi, si utilizza l'ablativo.
L'ablativo viene utilizzato nei verbi di condanna quando la pena è determinata e non indeterminata, assumendo un valore strumentale del mezzo.
Un esempio storico è la legge dei nostri antenati che stabiliva che il ladro fosse condannato al doppio di quanto rubato e l'usuraio al quadruplo, illustrando l'uso del genitivo della pena per multe indeterminate.