Concetti Chiave
- Le scoperte di Galilei hanno messo in discussione la centralità dell'uomo nell'universo, provocando una crisi esistenziale nella visione umanistica del '500.
- Galilei sostiene che l'universo è infinito e non creato per l'uomo, contrariamente agli aristotelici che lo considerano superfluo se non utile all'umanità.
- Il metodo scientifico di Galilei si basa sull'osservazione, invitando gli aristotelici a non negare l'evidenza quando supportata da prove concrete.
- Galilei critica la concezione aristotelica della perfezione, affermando che la vita si trova nell'imperfezione, come dimostrato dalla Terra, l'unico pianeta abitabile.
- Galilei propone l'idea che possano esistere infiniti mondi simili alla Terra e sottolinea come le idee non vere possano produrre effetti reali, come la paura di un mostro inesistente.
La Rivoluzione di Galilei
Le scoperte e le posizioni di Galilei furono talmente sconvolgenti che fu costretto ad abiurare: l'uomo scoprì di non essere al centro dell'universo, fu spodestato dalla posizione privilegiata in cui lo poneva l'umanesimo che addirittura riteneva l'uomo fosse misura di tutte le cose. Il '500 infatti prediligeva equilibrio, simmetria, misurabilità; al contrario il '600 è il periodo del disorientamento. L'uomo si perde, si trova in un labirinto concepito diversamente rispetto a quello ariostesco: il labirinto di Ariosto corrispondeva con la ricerca continua, in quest'epoca vi è invece l'idea che l'uovo si perda definitivamente e che non possa più trovare se stesso. Le idee proposte da Galilei misero l'uomo in una profonda crisi, anche perchè fino ad allora aveva creduto di essere padrone del mondo, che tutto fosse stato creato in sua funzione: Pico della Mirandola riteneva infatti che l'uomo fosse l'unica creatura indeterminata, cui Dio aveva dato la possibilità di determinarsi; in altri termini l'uomo era padrone di se stesso e dell'universo. L'uomo per essere padrone del cosmo deve trovarsi in uno spazio finito, a dimostrazione di ciò nella concezione geocentrica vi è un numero finito di cieli, l'universo è circoscritto. Galilei afferma invece, così come precedentemente fatto da Giordano Bruno, che l'universo sia infinito e che quindi l'uomo non possa conoscerlo interamente.
Il Dialogo e le Critiche
Nella Terza giornata del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Simplicio afferma che non si possa affermare che una cosa non possa essere stata creata in maniera invana e oziosa, gli aristotelici ritenevano che l'infinità dell'universo concepito da Galilei possedesse quelle caratteristiche. Invano rispetto a chi? All'uomo. Ozioso, inoperoso rispetto a chi? All'uomo. Se si ammette che una cosa sia invana o oziosa l'universo sarebbe stato interamente creato in funzione dell'uomo. Gli aristotelici affermano infatti che lo spazio fra Saturno e il Ciello delle stelle fisse sia superfluo e vano, perchè inutile all'uomo. A cosa serve all'uomo un universo infinito? Salviati risponde che l'universo non ha nessuna utilità per l'uomo perchè non è stato creato per lui. Sarebbe presuntuoso pensare che l'unica preoccupazione dell'uomo sia Dio. L'uomo non è l'unico pensiero di Dio, ma la divinità provvede comunque a darci il massimo, così come lo fa con gli altri enti. Per esempio il sole agisce nel modo migliore verso ogni essere, come se questo essere fosse la sua unica occupazione, ma non è così. Se così non fosse, gli aristotelici potrebbero fornire delle prove e solo allora Galilei cambierebbe la propria posizione. Galilei afferma che se Aristotele fosse stato vivo e avrebbe visto le nuove scoperte, si sarebbe ricreduto, così come dovrebbero fare gli aristotelici, in quanto vero scienziato a differenza degli aristotelici, passivi imitatori di Aristotele. La differenza fra Galilei e gli aristotelici è che Galilei utilizza un metodo, non nega l'evidenza, se essa viene dimostrata. Galilei fonda il suo metodo sull'osservazione propone agli aristotelici di fare lo stesso.
La Perfezione e l'Inutilità
La perfezione, non consente la vita. L'unico pianeta irregolare, nell'ottica geocentrica, è la Terra, ed è l'unica che consente la vita; la vita sta quindi nell'imperfezione. Anche la morte è una forma di perfezione perchè ci porta al compimento e infatti non è vita. Affermare che l'universo in parte sia vano è un atto di temerità, significa farsi giudici di ciò che Dio fa. Per gli aristotelici se una cosa non serve all'uomo è inutile o addirittura non esiste. Galilei da quindi degli esempi per dimostrare che si sbagliano: se non vi fossero state le dissezioni, pratica vietata dalla Chiesa, non avremmo potuto conoscere gli organi. Ciò sta a significare che per conoscere bisogna approfondire e osservare. Come si può dire che non esiste ciò che non si vede? Poichè ci accorgiamo dell'importanza di qualcosa quando non c'è più, Galilei dice agli aristotelici di togliersi un organo e poi potranno capire la sua funzione e se effettivamente serve. Quindi per capire ciò che ci influenza, dovremmo toglierlo. Galilei chiede infine se i quattro satelliti di Giove esistevano già o se hanno iniziato ad esistere da quando li abbiamo scoperti. Galilei ha una visione profetica infatti dice che potrebbero esserci infiniti mondi, anche simili alla Terra. Quando noi pensiamo a una idea non vera, non è presente nella realtà, ma le sue conseguenze diventano vere, reali; per esempio se credo vi sia un mostro sotto il letto, abbiamo paura ma non c'è il mostro.
Domande da interrogazione
- Qual è l'impatto delle scoperte di Galilei sulla concezione dell'uomo nell'universo?
- Come rispondono gli aristotelici all'idea di un universo infinito?
- Qual è la differenza tra il metodo di Galilei e quello degli aristotelici?
- In che modo Galilei collega imperfezione e vita?
- Qual è la visione profetica di Galilei riguardo ai mondi?
Le scoperte di Galilei hanno sconvolto la visione umanistica dell'uomo come centro dell'universo, portando a una crisi profonda poiché l'uomo si è reso conto di non essere più il padrone del mondo, come evidenziato nel testo.
Gli aristotelici considerano l'infinità dell'universo come superflua e vana, sostenendo che se qualcosa non serve all'uomo, è inutile. Salviati, nel Dialogo, ribatte che l'universo non è stato creato per l'uomo, ma per tutti gli enti, come indicato nel testo.
Galilei utilizza un metodo basato sull'osservazione e sull'evidenza, mentre gli aristotelici sono descritti come passivi imitatori di Aristotele, incapaci di adattarsi alle nuove scoperte, come sottolineato nel testo.
Galilei afferma che la vita si trova nell'imperfezione, poiché solo la Terra, l'unico pianeta irregolare, consente la vita. La perfezione, al contrario, è associata alla morte, come spiegato nel testo.
Galilei suggerisce che potrebbero esistere infiniti mondi, simili alla Terra, e che le idee non vere possono avere conseguenze reali, come evidenziato nel testo, dove si discute dell'importanza di ciò che non vediamo.