Concetti Chiave
- Galileo Galilei fu accusato di sostenere la dottrina eliocentrica e di insegnarla ai suoi discepoli, contravvenendo alle obiezioni basate sulla Sacra Scrittura.
- Nel 1616, la Sacra Congregazione ordinò a Galileo di abbandonare la dottrina copernicana e di non parlarne più, pena l'imprigionamento.
- La pubblicazione del "Dialogo sopra i due massimi sistemi" nel 1632 fu vista come una chiara violazione dell'ingiunzione ricevuta, presentando la dottrina copernicana come incerta.
- Il processo contro Galileo si concluse con la sua condanna per eresia, con l'obbligo di abiurare i suoi errori e eresie di fronte al Sant’Uffizio.
- Il Sant’Uffizio stabilì che le Sacre Scritture erano l'unica fonte di verità, interpretata esclusivamente dall'autorità ecclesiastica, considerandone la contraddizione un atto eretico.
Rr.
Indice
Accuse iniziali a Galileo
1-10 - Dal momento che tu, Galileo, figlio del defunto Vincenzo Galilei, fiorentino, dell’età di settant’anni, fosti [già] denunciato nel 1615 presso questo Sant’Uffizio con l’accusa di ritenere vera (che tenevi come vera) la falsa dottrina, insegnata da taluni, secondo la quale il Sole è il centro dell’universo ed è immobile, mentre la Terra compie anche [anco] un proprio moto diurno; [con l’accusa che] avevi discepoli ai quali insegnavi questa dottrina; […] [con l’accusa che] alle obiezioni, mosse a partire dalla Sacra Scrittura, che ti venivano talvolta fatte rispondevi commentando (glosando) la stessa Scrittura in modo conforme alla tua posizione; e successivamente fu presentata la copia di uno scritto in forma di lettera, verosimilmente inviata da te a un uomo che era stato tuo discepolo, nella quale, seguendo la teoria di Copernico, sono contenute diverse affermazioni (proposizioni) contrarie al vero significato e all’autorità della Sacra Scrittura. rr.
Ordine di abbandono della dottrina
11-16 Ma poiché si voleva mostrare benevolenza (benignità) nei tuoi confronti, fu deciso nella Sacra Congregazione del 25 febbraio 1616 che l’eminentissimo cardinale Bellarmino ti ordinasse di abbandonare del tutto (omninamente) la suddetta falsa dottrina […], e di non insegnarla ad altri né di difenderla né di parlarne, e [fu deciso] che, se tu non ti fossi adeguato a questi precetti, saresti dovuto essere imprigionato; [...] e avendo tu promesso di ubbidire, fosti lasciato libero (licenziato).
Rr.
Pubblicazione del Dialogo
17-25 - Ma dal momento che di recente (ultimamente) è apparso un libro, stampato a Firenze l’anno scorso (l’anno prossimo passato), il cui frontespizio dimostrava che ne eri tu l’autore, essendo intitolato Dialogo di Galileo Galilei dei due Massimi Sistemi del mondo, Tolemaico e Copernicano; [...] il suddetto libro è stato analizzato con cura e si è individuata in esso una chiara trasgressione al comando che ti era stato dato [...], anche se (avvenga che) nel suddetto libro tu ti sforzi (studii), con diversi espedienti, di far credere che [quella dottrina] è solo un’ipotesi probabile, il che è comunque un errore gravissimo, non potendo in nessun modo essere probabile un’opinione [già] dichiarata e stabilita (definita) contrastante con la Sacra Scrittura. rr.
Sentenza e abiura
26-33 Affermiamo, pronunciamo, decidiamo e dichiariamo che tu, il suddetto Galileo, per le cose emerse nel processo e [per le cose] da te confessate, come si è detto, ti sei attirato il forte sospetto da parte di questo Santo Uffizio di essere eretico, […] e che di conseguenza sei incorso in tutti i provvedimenti e nelle pene previste dalla legge canonica (sacri canoni) [...]. Da queste noi siamo felici di assolverti, a patto che tu prima, con cuore sincero e con fede autentica, davanti a noi abiuri, maledica e respinga (detesti) i suddetti errori ed eresie, e qualunque altro errore o eresia contraria alla Chiesa Cattolica e Apostolica, nel modo e nella forma che ti indicheremo.
La sentenza, letta il 22 giugno 1633 dai giudici ecclesiastici, cita anzitutto il capo d’imputazione: Galileo ha ritenuto vera la dottrina dell’eliocentrismo. L’accusa nei confronti dello scienziato pisano si fonda sostanzialmente su tre elementi:
• ha disobbedito all’ingiunzione del cardinale Bellarmino di abbandonare il copernicanesimo e di non insegnarlo più;
• nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo del 1632 è contravvenuto alla proibizione precedente e ha cercato di ingannare il Sant’Uffizio presentando la dottrina copernicana come «indecisa» (r. 23), ma solo in apparenza;
• ha violato l’autorità ecclesiastica anche soltanto ammettendo che il copernicanesimo sia un’ipotesi possibile .
L’esito del processo è segnato: Galileo è colpevole di aver sostenuto coscientemente una dottrina eretica. Segue l’obbligo dell’abiura, cioè della solenne rinuncia da parte dello scienziato a quei «sudetti errori e eresie» (r. 31). Nella sentenza è assente qualsiasi apertura o tolleranza nei confronti di Galileo. Dal punto di vista del Sant’Uffizio non è infatti possibile pensare diversamente da quanto stabilito nella Bibbia, che contiene tutta la verità e che può essere interpretata solo dall’autorità ecclesiastica. Contraddire le Sacre Scritture è considerato un atto eretico.
Domande da interrogazione
- Quali furono le accuse iniziali contro Galileo Galilei?
- Quale ordine fu impartito a Galileo dalla Sacra Congregazione nel 1616?
- Cosa accadde con la pubblicazione del "Dialogo" di Galileo?
- Quali furono le conseguenze del processo contro Galileo?
- Qual è la posizione del Sant’Uffizio riguardo all'interpretazione delle Sacre Scritture?
Galileo fu accusato di sostenere la dottrina eliocentrica, considerata falsa, e di insegnarla ai suoi discepoli, rispondendo alle obiezioni con interpretazioni della Sacra Scrittura che giustificavano la sua posizione (r. 1-10).
Galileo ricevette l'ordine di abbandonare completamente la dottrina copernicana e di non insegnarla né difenderla, con la minaccia di imprigionamento in caso di disobbedienza (r. 11-16).
Il "Dialogo" fu considerato una chiara violazione dell'ordine ricevuto, poiché Galileo cercò di presentare la dottrina copernicana come un'ipotesi, ma ciò fu giudicato un errore grave (r. 17-25).
Galileo fu dichiarato colpevole di eresia per aver disobbedito all'ingiunzione di abbandonare il copernicanesimo e fu costretto ad abiurare, rinunciando pubblicamente ai suoi errori (r. 26-33).
Il Sant’Uffizio sostiene che la Bibbia contiene tutta la verità e può essere interpretata solo dall'autorità ecclesiastica; contraddire le Sacre Scritture è considerato un atto eretico (r. 31).