ORIGINI DELLA TRAGEDIA
Dei poeti che precedettero Eschilo sono sopravvissuti frammenti troppo ridotti perché
si possano ricavare informazioni sufficienti sull’origine e lo sviluppo della tragedia e
del genere drammatico. Ci rimangono solo varie testimonianze di scrittori
contemporanei al genere o successivi, le più importanti sono due: quella di Aristotele
e quella di Erodoto.
- ARISTOTELE
Aristotele si dedicò nella poetica ad una attenta indagine sulle origini del dramma e,
nel quarto capitolo dell’opera, afferma che la tragedia nacque da coloro che
intonavano il ditirambo, dai contenuti narrativi e consacrato a Dionisio, i quali si
contrapponevano al coro e davano così origine ad una forma dialogica, prima forma
dell’azione drammatica. In seguito, attraverso molti cambiamenti, il contenuto del
dramma divenne più serio e dignitoso, abbandonando l’elemento satiresco. Dal testo
aristotelico, infatti, si evince anche che l’elemento ditirambico e satiresco erano
strettamente connessi, fatto in aperta contraddizione con notizio forniteci da altre
fonti. La prima origine della tragedia si ebbe quindi, secondo questa testimonianza,
quando Arione trasformò l’antico canto del culto di Dionisio in una forma lirico corale
dal contenuto narrativo e dialogico, facendola rappresentare da Satiri, attori vestiti da
capri, che erano appunto figure maschili semiferine destinate ad accompagnare
Dionisio e che rappresentavano l'elemento satiresco e meno serio delle tragedie che
oggi conosciamo. Col passare del tempo, questo elemento presente nei ditirambi di
Arione si sarebbe affievolito sino a scomparire. Sarebbe poi stato ripreso da Pratina di
Fliunte, che avrebbe creato una nuova forma drammatica che divenne nota come
dramma satiresco.
Comunque, questa ipotesi va scontrarsi con due difficoltà principali: la prima riguarda
la disposizione dei coreuti (cantori e danzatori), che nel coro ditirambico si
disponevano in cerchio intorno all’altare di Dionisio, mentre nel coro tragico erano
disposti, sempre, in maniera rettangolare; la seconda riguarda il fatto che, in ambiente
attico, le divinità agresti che accompagnavano Dionisio non erano i satiri ma i sileni,
con orecchie e coda di cavallo. Tuttavia, il problema del teriomorfismo può essere
giustificato dalla loro differente provenienza geografica: i Satiri dal Peloponneso e i
Sileni dall’Attica. Inoltre, entrambi avevano la comune caratteristica di essere demoni
agresti della fertilità, amanti della danza, della musica e del vino.
- ERODOTO
La seconda importante testimonianza sulle origini della tragedia ci viene offerta da
Erodoto, nelle Historiae. Egli ci narra che agli inizi del VI secolo Clistene, tiranno di
Sicione, al tempo in lotta con Argo, avesse proibito il culto dell’eroe argivo Adrasta
celebrato dai cittadini attraverso la rievocazione delle sue dolorose vicende in cori
tragici. Questi furono sostituiti dalle vicende del dio Dioniso e il resto della cerimonia
fu dedicato a Melanippo, eroe locale nemico di Adrasto. Durante la cerimonia, quando
il sacerdote offriva in sacrificio un capro per evocare lo spirito dell’eroe, cantava un
coro e coloro che assistevano gli rispondevano, dando così vita ad un dialogo. Si
trattava di cori che rievocavano le dolorose vicende (πάθη) di un eroe, e per questo
possiamo spiegare il carattere luttuoso della tragedia, ma anche la coloritura dorica
delle tragedie visto che Sicione si trovava infatti nel Peloponneso. Seguendo
l’interpretazione erodotea non è possibile trovare nessun collegamento tra l’elemento
satiresco e la tragedia, essendo quindi questa teoria inconciliabile con quella di
Aristotele, secondo cui la tragedia non è separabile dal dramma satiresco nell’ambito
del culto di Dioniso. - ORIGINE DEL TERMINE
Gli alessandrini per primi ipotizzarono che τραγωδία significasse canto PER il capro e
non canto DEL capro. Si presumeva che la parola derivasse da τράγων ωδή,
letteralmente canto dei capri, ma l’unica parola che effettivamente potrebbe derivare
da ciò è τραγωδγή, che però non esiste. Τραγωδία è invece la forma secondaria di
τραγωδός, che veniva utilizzata per indicare il cantore che partecipava al sacrificio di
un capro o che gareggiava negli agoni per ottenerlo come premio.
FRINICO
Il più famoso dei primi tragici fu Frinico, ateniese, che riportò una vittoria, forse la sua
prima, nella Olimpiade 67, tra il 511 e il 508 a.C. Della sua produzione, a noi nota da
pochissimi frammenti e una decina di titoli, sappiamo che porta in scena due tragedie
di argomento storico, particolarmente importanti perché assai rare e fornivano
un’immagine della situazione politica del tempo. Di queste è interessante l’aspetto
politico. Infatti, la scrittura e la messa in scena delle sue tragedie erano improntate a
un secondo fine. PRESA DI MILETO
Due anni dopo la caduta di Mileto e il fallimento della sollevazione ionica contro la
Persia (avvenuta nel 494 a.C.), Frinico desiderava portare sulla scena il catastrofico
evento. Tuttavia, per aver messo in scena la sua Presa di Mileto, venne pesantemente
multato e la sua rappresentazione venne vietata. Insieme a Frinico fu multato anche
l’arconte Temistocle, su cui ricadeva parte della responsabilità in quanto aveva
acconsentito alla sua messa in scena. Ovviamente la sua decisione non era stata
presa senza motivo: ad Atene in quel periodo c’erano due filoni, uno democratico e
uno oligarchico. I primi, che avevano Temistocle come capo, volevano impiegare il
denaro dello Stato per costruire una flotta, mentre i secondi erano contrari, perché
questo avrebbe significato dare potere ai ceti più bassi. A seguito della
rappresentazione della tragedia di Frinico, che mostrava il fallimento dell’esercito
greco davanti alla potenza persiana, Temistocle puntava a dimostrare che ad Atene
servisse una nuova flotta per non essere nuovamente sconfitti in guerra. Pochi anni
dopo, infatti, riuscirà a far approvare dall’assemblea il suo progetto. LE FENICIE
Una decina di anni dopo la rappresentazione della presa di Mileto, l’esercito persiano
invadeva la Grecia, ma questa volta erano preparati a rispondere, e i greci ne uscirono
vittoriosi. Questa volta l’occasione non era dolorosa, ma gloriosa: così Frinico portò
sulla scena nel 476 a.C. i recenti eventi storici nelle Fenicie, dove celebrava la vittoria
dei Greci e rappresentava il dolore delle donne della città persiana per la sorte dei loro
uomini. Anche in questo caso, non era una semplice coincidenza che il corego di
Frinico fosse Temistocle: il poeta prima ne sostenette il programma, ora ne celebrava il
successo.
ALTRE TRAGEDIE E INNOVAZIONI
La Presa di Mileto e Le Fenicie sono tuttavia le uniche tragedie di Frinico di argomento
storico. Le altre che ci vengono elencate dal lessico Suda trattano soltanto di miti: Gli
Egizi, Atteone, Alcesti, Anteo, Le Danaidi, Le donne di Pleurone e Tantalo. Frinico è
anche importante come poeta, perché utilizzò il prologo, fu il primo a introdurre sulla
scena personaggi femminili (che venivano interpretati da uomini) e fu un autore di
canti corali ammirati per la loro dolcezza, suscitando lo stupore di autori
contemporanei con le sue molte coreografie vivaci e ricche di figure. Fu un modello di
esempio per gli scrittori successivi. ESCHILO
Lo scrittore di tragedie più rappresentativo ed importante del VI e del V secolo a.C. fu
Eschilo. Nacque intorno al 525 a.C. ad Elusi, vicino ad Atene, sette anni prima che
nascesse Pindaro. Quest’ultimo, nonostante fosse più giovane del primo, è considerato
l’ultimo autore dell’età arcaica, mentre Eschilo è invece il primo poeta classico.
Essendo in realtà quasi coetanei, hanno in comune la stessa predilezione per lo stile
sublime e per le composizioni grandiose, per i periodi ampi e le metafore orig