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Concetti Chiave

  • I monarcòmachi giustificavano il diritto di resistere a un sovrano ingiusto, pur non essendo ostili alla monarchia.
  • Le Vindiciae contra tyrannos, pubblicate nel 1579, hanno avuto un impatto profondo sul pensiero politico della Riforma.
  • Secondo le Vindiciae, il potere del sovrano deriva da contratti con Dio e il popolo, imponendo obblighi di pietà e giustizia.
  • Il re che viola i patti diventa tiranno, legittimando la resistenza, fino al regicidio, da parte del popolo.
  • Il diritto di resistenza è riservato ai ceti signorili e magistrati, mentre il popolo è visto come un insieme di ceti, non come individui privati.

Qual è la definizione dei monarcòmachi?

Furono definiti monarcòmachi (dal greco mònarchos, "monarca" e machos, "che combatte") quegli scrittori che, pur non essendo ostili alla monarchiam giustificavano il diritto a resistere a un comando ingiusto del sovrano.

Influenza delle Vindiciae

I monarcòmachi impressero una svolta profonda al pensiero politico della Riforma. Tra le opere più importanti degli ugonotti vi fu senz'altro lo scritto Vindiciae contra tyrannos (Rivendicazioni nei confronti dei tiranni), pubblicato nel 1579 da Junius Brutus (pseudonimo probabilmente di Duplessis-Mornay, 1549-1623).

Contratti e obblighi del sovrano

Le Vindiciae utilizzano soprattutto riferimenti teologici per dimostrare che i sudditi non devono obbedire al sovrano quando questi ordini qualcosa che sia contrario alla legge di Dio. La nozione di Stato che ne emerge è assai distante da quella laica di Machiavelli. Secondo le Vindiciae,il potere del sovrano deriva da un duplice contratto che si instaura da un lato tra Dio e il e dall'altro tra il re e il popolo. Il primo contratto genera nel sovrano l'obbligo della pietà, il secondo l'obbligo della giustizia. Il re deve essere pio e giusto e deve curarsi della vita religiosa del suo popolo; il popolo deve opporsi a un sovrano che lo spinge al peccato. Il re che violi uno di questi patti si trasforma automaticamente in tiranno e il popolo è legittimato alla resistenza, fino alla soluzione estrema del regicidio.

Diritto di resistenza e ceti signorili

Nelle Vindiciae si riteneva che il diritto di resistenza fosse privilegio esclusivo dei ceti signorili e dei magistrati intermedi. Il populus dei monarcòmachi, dunque, non era altro che l'insieme edi ceti e dei loro rappresentanti, non la moltitudine degli individui privati, per i quali si predicava il dovere dell'obbedienza passiva. In questo senso, le dottrine antirealiste degli ugonotti francesi sono assai più vicine allo spirito della Magna Charta (1215) che al moderno pensiero democratico.

Domande da interrogazione

  1. Chi erano i monarcòmachi e quale era la loro posizione riguardo al potere sovrano?
  2. I monarcòmachi erano scrittori che, pur non opponendosi alla monarchia, giustificavano il diritto di resistere a un comando ingiusto del sovrano, come evidenziato nella definizione fornita nel testo.

  3. Qual è il significato delle Vindiciae contra tyrannos nel contesto del pensiero politico della Riforma?
  4. Le Vindiciae contra tyrannos, pubblicate nel 1579, rappresentarono una svolta profonda nel pensiero politico della Riforma, utilizzando riferimenti teologici per sostenere che i sudditi non devono obbedire a un sovrano che ordina contro la legge di Dio.

  5. Qual è il ruolo del diritto di resistenza secondo le Vindiciae e chi ne è legittimato?
  6. Secondo le Vindiciae, il diritto di resistenza era considerato un privilegio esclusivo dei ceti signorili e dei magistrati intermedi, mentre il popolo, inteso come insieme di ceti, doveva obbedire passivamente, differente dalla concezione democratica moderna.

Domande e risposte

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