Concetti Chiave
- La lettera di Jacopo Ortis esprime una profonda delusione per il Trattato di Campoformio, che segna una perdita dolorosa per la patria e la comunità italiana.
- Foscolo distingue il suo patriottismo da quello tradizionale, abbinando un tono religioso al concetto di sacrificio, pur mantenendo una visione laica.
- Il poeta esprime rassegnazione e disperazione, evidenziando il suo dolore per la situazione politica e la sua condizione personale, anticipando pensieri suicidi.
- La solitudine di Foscolo è vista come un rifugio e una fonte di conforto, in contrasto con le ingiustizie e le violenze subite dagli italiani.
- Il sogno di Jacopo di riposare nella terra dei suoi antenati riflette un desiderio di unità e riconoscimento tra i suoi concittadini, anche oltre la morte.
La delusione del trattato
“Il sacrificio della nostra patria è consumato : tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e le nostre infamie.
Il mio nome è nella lista di prescrizione , lo so: ma vuoi tu ch'io per salvarmi da chi m'opprime mi commetta a chi mi ha tradito? Consola mia madre: vinto dalle sue lagrime l'ho ubbidita, e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni, e le più feroci.
Solitudine e natura
Ma dovrò io abbandonare anche questa mia solitudine antica, dove, senza perdere per sempre il mio sciagurato paese, posso ancora sperare qualche giorno di pace? Tu mi fai raccapricciare Lorenzo ... quanti infelici! E noi, pur troppo, noi stessi italiani ci laviamo le mani nel sangue degl'italiani.
Per me segua che può . Poiché ho disperato e della mia patria e di me stesso, aspetto tranquillamente la prigione e la morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra braccia straniere ; il mio nome sarà sommessamente compianto dai pochi uomini buoni, compagni delle nostre miserie; e le mie ossa poseranno su la terra de' miei padri”.
La lettera è la prima dello Jacopo Ortis. Essa inizia con una frase molto solenne, che assume un grande valore simbolico. Il tema che appare è subito quello del patriottismo che tuttavia si distingue da quello proprio dei retori del passato sulle glorie della patria. Il patriottismo che emerge acquista un carattere del tutto nuovo, legato anche ad un’intonazione religiosa, anche se Foscolo si dichiara apertamente laico. Infatti i termine “sacrificio”, “consumato” ci rimandano direttamente alla frase pronunciato da Gesù Cristo sulla croce.
“...non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e le nostre infamie”. = A noi, liberali che abbiamo parteggiato per la rivoluzione e le idee della Francia. Parlando di “nostre infamie”, Foscolo si riferisce al fatto di non aver contrastato in alcun modo lo scambio previsto dal Trattato di Campoformio. Il trattato fu firmato il 17 ottobre del 1797, ma qualche giorno prima avevano avuto luogo i preliminari, ragione per cui la lettera che porta la data dell’11 dello stesso mese dà per scontato le clausole: Napoleone ottiene il riconoscimento della Repubblica Cisalpina e in cambio acconsente che Venezia ed i suoi territori passino sotto la dominazione austriaca. Per i giovani della generazione del Foscolo (e di Jacopo Ortis) fu una grossa delusione ed una delle cause della nascita del “male del secolo”
“...ma vuoi tu ch'io per salvarmi da chi m'opprime mi commetta a chi mi ha tradito?” = Vuoi che mi affidi a coloro che hanno tradito la mia patria (cioè i Francesi) e che mi rifugi nelle terre da loro occupate? Foscolo non perdonò mai a Napokleone la cessione di Venezia e nei confronti di Bonaparte manifestò spesso un atteggiamento di insofferenza, da quale uomo libero che esso era. Tuttavia, egli non venne meno ai suoi principi liberali e dopo il Trattato di Campoformio si trasferì nella Repubblica cisalpina e ricoprì il grado di ufficiale nell’esercito napoleonico. In questo comportamento, Foscolo si distingue fortemente da Jacopo Ortis, dimostrandosi più concreto.
“Ma dovrò io abbandonare anche questa mia solitudine antica”. Nel poeta si nota in questo punto una certa forma di speranza e di conforto nel pensare di ritrovarsi a contatto con lo spettacolo della natura. Anche nei Selpolcri, il Foscolo trova conforto e pace nelle immagini della natura. I termini “mia” e “antica” ci rimandano alla consuetudine del poeta di soggiornare nei Colli Euganei dove il padre possedeva un podere.
“Tu mi fai raccapricciare Lorenzo ... quanti infelici! E noi, pur troppo, noi stessi italiani ci laviamo le mani nel sangue degl'italiani”. Questa frase fa pensare che nella finzione che Jacopo e Lorenzo si siano scambiati delle lettere, fdi cui però nel romanzo non abbiamo traccia; soltanto alcuni cenni di Jacopo presuppongono uno scambio epistolare fra i due giovani. Inoltre, le persecuzioni più feroci ordinate dagli Austriaci, dopo Campoformio, furono compèiute dai reazionari italiani della
“Per me segua che può” = Accada pure ciò che può accadere, ciò che ha stabilito il destino. Lo stile conciso di questa affermazione fa pensare ad un’ispirazione dell’Alfieri e da un punto di vista contenutistico ci fa capire un atteggiamento di rassegnazione. Lo stesso sentimento si ritrova nella frase successiva “ Poiché ho disperato e della mia patria e di me stesso”, in cui Jacopo adopera la voce verbale “ho disperato” e non “dispero, prova che in sé egli ha ornai consumato ogni forma di disperazione, anticipando così, la decisione estrema di togliersi la vita.
Nelle due frasi finali,al di là della morte, egli sogna le braccia dei suoi concittadini che sorreggono il suo cadavere, il pianto dei pochi uomini buoni che sono rimasti ed il riposo nella stessa terra in cui riposano i suoi antenati. Nei Sepolcri il tema è lo stesso: il sepolcro si configura come un luogo di conforto, come una meta che potrà costituire un esempio per gli animi migliori.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del "sacrificio" menzionato da Foscolo nella lettera?
- Come Foscolo si sente riguardo al Trattato di Campoformio?
- Qual è il conflitto interiore di Foscolo riguardo alla sua patria?
- Che ruolo gioca la natura nella lettera di Foscolo?
- Qual è il tono finale della lettera di Jacopo Ortis?
Il "sacrificio" rappresenta la perdita della patria e il dolore per le infamie subite, evocando un patriottismo nuovo e profondo, simile a un'intonazione religiosa, nonostante Foscolo si dichiari laico.
Foscolo esprime una forte delusione per il trattato, che ha portato alla cessione di Venezia agli austriaci, e si rammarica di non aver contrastato questa decisione, considerandola una delle cause del "male del secolo".
Foscolo si trova in un dilemma tra la fuga per salvarsi e il rimanere fedele ai suoi principi, rifiutando di affidarsi a chi ha tradito la sua patria, come i Francesi.
La natura rappresenta un rifugio e una fonte di conforto per Foscolo, che trova pace nei paesaggi dei Colli Euganei, simbolo della sua solitudine e della sua connessione con le radici.
Il tono finale esprime rassegnazione e disperazione, con Jacopo che accetta il suo destino e sogna un riposo eterno nella terra dei suoi padri, circondato dai pochi uomini buoni rimasti.