Concetti Chiave
- Catullo e Foscolo condividono un forte legame tematico nel lutto, con Foscolo che rielabora il carme 101 di Catullo nel suo sonetto “In morte del fratello Giovanni”.
- Il viaggio in Catullo è un atto involontario di “vectus” per visitare il fratello, mentre in Foscolo è un’azione volontaria di “fuggendo”, riflettendo il suo esilio.
- Catullo rimane l’unico io narrante senza dialogo con il fratello, mentre Foscolo introduce la madre, creando un legame familiare e un desiderio di ritorno a casa.
- Giorgio Caproni, nel componimento “Atque in perpetuum frater”, si avvicina al carme di Catullo, descrivendo un viaggio per raggiungere la tomba del fratello.
- Il tono di Catullo combina affetto e rabbia verso il destino, mentre Caproni utilizza il contrasto tra neve e tomba per esprimere dolore e rassegnazione.
Analogie tra Catullo e Foscolo
Molti dei poeti che subirono un lutto analogo a quello di Catullo, per i propri componimenti relativi a questo tema, hanno preso come punto di riferimento il carme 101. Uno dei più famosi addii letterari è il sonetto di Ugo Foscolo, “In morte del fratello Giovanni”. Da un punto di vista diacronico, possiamo dire che in questo testo l’autore sembra aver fatto una libera interpretazione del carme catulliano, in quanto, al primo verso, vi sia una forte analogia tra i due significati. Mentre Catullo dice: “Multa per gente set multa per acquora vectus”, Foscolo risponde con: “Un dì s’io non andrò sempre fuggendo di gente in gente”, che sembra appunto una sorta di traduzione del verso del primo secolo. Tante sono le analogie quante le differenze: per esempio il tema del viaggio in Catullo è “vectus”, ovvero essere trasportato, e quindi un atto involontario, mentre in Foscolo vi è l'utilizzo del termine “fuggendo”, che quindi implica un’azione volontaria dovuta alla condizione di esilio del poeta.
Quali sono le differenze tra Catullo e Foscolo?
Sempre per Catullo, il viaggio diventa l’occasione per fare visita al fratello morto lontano da Roma, mentre per Foscolo è soltanto una fuga, e quindi né un piacere, né un’occasione, ma soltanto un’azione dolorosa alla quale è costretto. Catullo, infatti, è già presso la tomba del fratello, e ciò emerge dal secondo verso, dal verbo “advenio”, mentre Foscolo fa semplicemente la promessa che un giorno egli andrà a fargli visita: “me vedrai seduto”, analogamente al secondo verso del sonetto. Una differenza sostanziale sta soprattutto nel fatto che nel carme Catullo rimane l’unico personaggio come io narrante e non cerca un dialogo con il fratello, come invece fa Foscolo. Quest’ultimo fa subentrare un ulteriore personaggio che lo lega indissolubilmente al fratello: è la madre, che viene utilizzata come mezzo per un possibile rapporto col fratello ed anche come tramite alla terra d’origine del poeta, in quanto egli si trovi molto lontano da casa, presso le “straniere genti”, e il suo unico desiderio è quello di tornare, almeno da morto, nella propria città.
Caproni e il richiamo a Catullo
Sotto questo aspetto, molto più vicina al carme di Catullo, è il componimento di Giorgio Caproni, “Atque in perpetuum frater”, che fa parte della raccolta il franco cacciatore, del 1982. Egli stesso disse che questo testo sia “quasi la traduzione del celebre carme di Catullo, ripreso anche da Foscolo”; è possibile dimostrare questa citazione partendo dai primi versi: in entrambi i componimenti vi è una dislocazione nello spazio: Caproni per raggiungere la tomba del fratello ha attraversato tanta neve, Catullo viaggiò di mare in mare.
In entrambi emerge un linguaggio pacato, uno visibile dal tono rassegnato e affettuoso che rivolge, l’altro messo in relazione dal bianco della neve, che a sua volta si contrasta col nero della tomba, proprio come il tono affettuoso di Catullo viene contrastato dalla rabbia verso il destino che gli ha strappato una persona così cara. Giorgio Caproni, inoltre, usando quell’”anch'io”, non fa che mettere sempre più riferimenti al carme 101, rafforzando l’idea delle analogie che percorre i due testi. Possiamo quindi dire che i due poeti, Foscolo e Caproni anche se per motivi diversi, si avvicinano molto allo stile luttuoso di Catullo.
Domande da interrogazione
- Qual è l'analogia principale tra Catullo e Foscolo riguardo al tema del lutto?
- In che modo Catullo e Foscolo differiscono nel rappresentare il viaggio?
- Come si differenzia la narrazione di Catullo da quella di Foscolo?
- Qual è il legame tra Caproni e Catullo nel contesto del lutto?
- In che modo il tono dei poeti riflette il loro approccio al lutto?
Entrambi i poeti affrontano il tema del lutto attraverso i loro componimenti, con Foscolo che sembra reinterpretare il carme 101 di Catullo, evidenziando una forte analogia nei significati, come nel confronto tra "vectus" e "fuggendo".
Catullo descrive il viaggio come un atto involontario per visitare il fratello defunto, mentre Foscolo lo presenta come una fuga dolorosa, sottolineando la sua condizione di esilio.
Catullo rimane l'unico narratore senza dialogo con il fratello, mentre Foscolo introduce la figura della madre, creando un legame più complesso e un desiderio di ritorno alla terra d'origine.
Caproni, nel suo componimento "Atque in perpetuum frater", si avvicina al carme di Catullo, descrivendo un viaggio simile per raggiungere la tomba del fratello, evidenziando una dislocazione nello spazio e un linguaggio affettuoso.
Catullo esprime un tono affettuoso ma anche di rabbia verso il destino, mentre Caproni utilizza un linguaggio pacato, contrastando il bianco della neve con il nero della tomba, creando un'atmosfera di rassegnazione e affetto.