Finanza aziendale
Lezione: la funzione finanziaria aziendale e il ruolo del direttore finanziario
Obiettivo aziendale: soddisfacimento nel medio-lungo termine degli interessi economici di imprenditore, azionisti e dei soggetti a vario titolo legati all’azienda.
Perché non si punta alla remunerazione dei soli azionisti? Perché gli azionisti “perfetti proprietari” non sono (un azionista di LV non può entrare in una boutique e prendere una borsa senza pagarla). Gli azionisti ordinari hanno 2 diritti principali: al voto e al flusso di cassa (dividendi). Non sempre però i diritti sono esercitabili:
- 1) Il diritto di voto: può essere escluso (azioni preferenziali = precedenza sulla distribuzione degli utili ma diritto di voto escluso); la possibilità di influenzare le decisioni garantita sulla carta spesso non trova riscontro nella prassi, a meno di patti parasociali (caso: quotazione in borsa di Twitter/Snapchat: gli originali proprietari volevano mantenere il controllo sulla società, ma ciò avrebbe voluto dire limitare il “flottante” – azioni aperte al mercato e non trattenute privatamente. La soluzione è arrivata facendo decadere il principio “one share, one vote”, aumentando il diritto di voto delle azioni trattenute dai proprietari e, così facendo, aumentando il flottante).
- 2) Il diritto al dividendo: non è un vero e proprio diritto (un tempo c’è stato un caso in cui una società generava profitti ma non distribuiva dividendi tra gli azionisti, i quali hanno vinto la causa relativa; oggi basta una prova minima del fatto che gli utili non vengano distribuiti per esigenze di sicurezza, crescita per far decadere il diritto degli azionisti ai dividendi). I dividendi sono spesso distribuiti seguendo un pattern di comportamento prestabilito.
(“assets”) (“equity”) Valore: valore dell’impresa / capitale proprio & capitale di terzi (“debts”).
Il capitale di natura equity è sempre il più costoso, perché deve ripagare del maggiore rischio assunto chi lo conferisce (in caso di fallimento vengono rimborsati per ultimi…) e viene pagato via profitti.
Gli obbligazionisti vengono remunerati a seconda dei diversi tipi di obbligazioni sottoscritte (un prestito bancario a breve è meno rischioso di un “ibrido convertibile”).
Finanza aziendale: governo delle risorse di capitale dell’azienda, attuato regolando tutti i movimenti di acquisizione e impiego di mezzi finanziari.
I principi fondamentali della finanza aziendale: ogni decisione presa da una impresa ha implicazioni finanziare e può essere ricondotta a decisioni di “corporate finance”. I principi di base della finanza valgono dalle grandi società quotate alle piccole-medie imprese. Il ruolo interno della finanza può cambiare.
- In finanza rilevano i “flussi di cassa” (momenti in cui si verificano entrate-uscite di cassa), non i “flussi di reddito” (momenti in cui la contabilità prende in considerazione gli accadimenti aziendali).
- In finanza prevale il “futuro” (flussi di cassa futuri, perché da questi dipende la fattibilità dei programmi) sullo “storico”, che rileva in quanto le decisioni effettuate inevitabilmente influenzano i flussi di cassa futuri.
- In finanza i flussi devono essere resi omogenei dal punto di vista temporale (attualizzazione) e dal punto di vista del rischio.
(Inciso: i profitti non necessariamente sono “in tasca”, perché sono molte le voci non monetarie che non si traducono in flussi; i crediti, ad esempio, fanno parte del capitale circolante – che idealmente vorremmo negativo, in quanto significherebbe che la società si autofinanzia, che non ha fabbisogno finanziario esterno e che potrebbe investire la cassa in eccesso).
I principi operativi della finanza aziendale:
- 1) Politica degli investimenti → principio della convenienza economico-finanziaria → investire in progetti con un “rendimento atteso” – misurato sulla base di flussi di cassa attualizzati e tenendo conto degli effetti collaterali – per lo meno superiore alla “soglia minima del rendimento accettabile” – calcolata tenendo conto della rischiosità del progetto e della struttura finanziaria impiegata;
- 2) Politica di indebitamento → principio della composizione delle fonti di indebitamento → scegliere una “struttura finanziaria” – rapporto equity-debts con impatto sulla soglia minima di rendimento accettabile e sui flussi di cassa, scelto cercando di minimizzare il “cost of capital” – che massimizzi il potenziale dei progetti in corso e in linea con le politiche di investimento da finanziare;
- 3) Politica dei dividendi → principio di distribuzione dei flussi di cassa in eccesso → qualora non vi siano opportunità di investimento in grado di generare la soglia minima di rendimento accettabile, si può procedere con la restituzione del denaro ai proprietari. Quanto? “excess cash” – flussi di cassa eccedenti le attività necessarie della società; Come? Dividendi - acquisto azioni proprie - spin-off.
Funzione dei mercati finanziari: finanziamento per le imprese, liquidità per gli imprenditori, risk management, collettore di informazioni.
I principali sistemi finanziari: anglosassone (rapidità di creazione del valore, breve termine, assetto: public company, centralità singola transazione, diversificazione tra le numerose opportunità, viene premiata la performance), europeo (relazioni stabili tra società e intermediari, medio-lungo termine, azionariato famigliare-pubblico, processi cumulativi e relazionali che hanno portato al concepimento di una banca universale, ricerca intensiva dell’investimento migliore, finanziamenti pazienti).
Organizzazione della funzione finanziaria: assume configurazioni diverse a seconda delle dimensioni della società, della struttura giuridica, del posizionamento sul mercato finanziario, del settore industriale di appartenenza… Evolve nel tempo grazie allo sviluppo tecnologico e al mutamento del contesto competitivo.
Circuito della finanza: 1) raccolta fondi attraverso la vendita di titoli agli investitori 2) investimento dei fondi in attività reali 3) generazione di fondi attraverso la gestione 4) reinvestimento dei fondi – restituzione agli investitori.
Funzioni della finanza:
- 1) “Amministrazione e finanza” – compiti di gestione diretta: gestione delle fonti esterne di finanziamento, gestione di tesoreria e cassa, gestione di investimenti finanziari;
- 2) “Pianificazione e controllo” – contabilità, budget, pianificazione investimenti strumentali, di scorte, intangibili…
- 3) “Business development” – supporto a decisioni strategiche, operazioni straordinarie…
Mondo ideale: non ci sono conflitti tra management e azionisti + assenza asimmetria informativa (“informazioni materiali finanziarie” con impatto sui prezzi – l’impegno ambientale di una banca non è informazione materiale finanziaria in quanto non ha un impatto sui prezzi) + i terzi finanziatori sono protetti dai tentativi di espropriazione da parte del management + non ci sono costi di agenzia + il management non cerca di ingannare il mercato finanziario circa le prospettive future. VS Mondo reale: conflitti di interesse e scarso controllo degli azionisti + problemi di ESG - Environmental, Social e Governance + danno arrecato agli azionisti in caso di distribuzione di dividendi o aumento leverage…
Ruolo del CFO: protettore patrimonio aziendale, stratega, catalizzatore di performance, operatore di efficienza.
Lezione 05-11: riclassificazione dei bilanci
Il bilancio d’esercizio rappresenta l’informazione finanziaria più comunemente disponibile. Il contenuto finanziario è subito evidente se si considera che: lo SP evidenzia al passivo l’origine delle risorse finanziarie e all’attivo la destinazione di tali risorse e che il CE comprende poste a fronte delle quali si verificano flussi monetari.
Riclassificazione di stato patrimoniale
La riclassificazione è effettuata ai fini di migliorare la comprensione del modello di business, della performance aziendale, dei profili di rischio.
Balance Sheet formats:
1) Solvency-liquidity format (riclassificazione finanziaria) → Criterio “Liquidità ed esigibilità”. Focus su liquidità e solvibilità dell’azienda, utile a valutare l’equity in uno scenario di liquidazione-fallimento.
La rielaborazione dello Stato Patrimoniale tiene conto del criterio temporale di “liquidità e esigibilità”, che si riflette per le attività nel “tempo di trasformazione di impieghi in liquidità” e per le passività nella “scadenza delle obbligazioni”. In generale, le poste dell’attivo e del passivo sono aggregate in base al tempo di conversione monetaria.
Obiettivo della riclassificazione: valutare la capacità di far fronte a impegni assunti con finanziatori.
Misura solvibilità, liquidità e capitale netto in uno scenario di fallimento o liquidazione (utilità per azionisti, proprietari e creditori).
2) Capital-employed format → Criterio della “Pertinenza Gestionale”. Le poste sono divise in base alla loro afferenza all’attività “tipica” o ad altre aree gestionali.
Le motivazioni principali per il ricorso a questa riclassificazione sono:
- 1) Mostrare relazione tra attività operative e passività della società;
- 2) Determinare il tasso di rendimento del Capitale Investito e/o del Capitale Proprio;
- 3) Valutare il Capitale Proprio in ipotesi di continuità aziendale.
Funzioni:
- 1) Comprensione di come l’azienda finanzia i suoi assets produttivi;
- 2) Facilitazione dell’analisi reddituale (ROE…);
- 3) Valutazione equity per l’azienda as going concern.
Obiettivo della riclassificazione è quello di analizzare il profilo economico-finanziario del modello di business e la valorizzazione del capitale economico aziendale.
La riclassificazione permette di evidenziare le risorse investite nell’attività operativa e modalità di finanziamento dell’Invested Capital.
È fatta valere una netta distinzione tra attività “operativa” e attività “accessoria”.
- Le attività “accessorie” possono essere: partecipazioni in altre società, voci che non concorrono nel formare il “Reddito Operativo” (crediti o debiti non di attività core, strumenti finanziari…), affitti immobili non core…
- “Capitale Circolante Netto Commerciale” = “CCNC” = “Operating Working Capital” = saldo attività operative – passività operative alimentate da ciclo operativo della gestione caratteristica:
- 1) A. Corrente > P. Corrente (CCNC>0) → il ciclo di acquisto, trasformazione e vendita ha assorbito risorse finanziarie.
- 2) A. Corrente = P. Corrente (CCNC=0) → il ciclo operativo non ha assorbito né generato.
- 3) A. Corrente < P. Corrente (CCNC<0) → il ciclo operativo ha generato risorse finanziarie → ideale, perché vorrebbe dire che l’azienda sarebbe in grado di autofinanziarsi nel breve periodo (esempio evergreen: supermercati, che ricevono pagamenti immediati in contanti e possono dilazionare il pagamento ai fornitori a 90 o 120 gg., facendo diventare di fatto i fornitori finanziatori).
- La gestione del CCNC è quella che maggiormente risente delle politiche di breve periodo.
- “Attività Immobilizzate” composte da Imm. Mat. Nette (legate ad attività tipica, al netto dei fondi ammortamento), Imm. Imm. a Vita Definita (formate internamente, R&S, o acquistate da terzi, avviamento), Imm. Imm. a Vita Indefinita (specifiche, non sottoposte a manutenzione, brevetti, o avviamento).
- “Posizione Finanziaria Netta” diverge dal “Total Debts” perché nel Total Debts figurano i debiti che generano interessi da pagare (i debiti verso fornitori figurerebbero solamente se gli interessi di mora avessero iniziato a decorrere) PFN = Totale Passività Finanziarie (debiti verso Banche-finanziatori…) – Attività Finanziarie a breve (cassa, disponibilità liquide…).
Per identificare correttamente il PN bisogna tenere in considerazione fondi e/o eccessi di fondi e eliminare le poste definite non significative (riserve su titoli di debito...).
Riclassificazione di conto economico
Nel CE civilistico (art.2425): 1) non c’è distinzione tra componenti del reddito derivanti da gestione caratteristica e accessoria; 2) i componenti di reddito sono classificati per natura e non per destinazione (aree funzionali dell’azienda: amministrativa…) → Obiettivo: struttura in grado di evidenziare aggregazioni, margini, risultati intermedi utili a comprendere la progressiva formazione del risultato d’esercizio.
OIC 12: distinzione tra attività caratteristica e accessoria → “ricavi vendita beni e servizi” separati da “altri ricavi e proventi”; voci di costo attribuiti per natura; IAS.
L’“EBIT” – differenza tra ricavi e costi operativi – è un’importante grandezza economica. Il R.O. è funzione dell’invested capital.
Per arrivare al “Net Income” bisogna considerare i risultati anche delle altre aree gestionali: accessoria, finanziaria, straordinaria, imposte → Diversi criteri di riclassificazione evidenziano diversi aggregati intermedi afferenti alla sola gestione operativa.
Income Statement formats:
1) By nature = CE a “Valore Aggiunto” – incremento di valore che un’azienda aggrega al valore dei beni e dei servizi che acquista da altre aziende.
Il Valore Aggiunto creato viene ripartito tra i fattori della produzione che lo hanno generato (retribuzioni, ammortamenti oneri finanziari, imposte, utile a riserve e soci).
Vengono classificati i “costi operativi” in:
- a) Costi riconosciuti a terzi;
- b) Costi per l’uso di fattori interni di produzione (capitale e lavoro).
Differenza tra ricavi e costi riconosciuti a terzi = Valore Aggiunto. Valore Aggiunto – costo del lavoro = MOL. MOL – ammortamento = RO.
Il “CE al Valore Aggiunto” fa riferimento al volume dell’attività produttiva generato nell’esercizio.
Valore della produzione da intendersi come valore complessivo prodotto in un esercizio.
Il Valore Aggiunto può essere inteso in 2 modi:
- a) Misura della produzione imputabile all’attività svolta internamente;
- b) Ricchezza che deve essere distribuita tra i vari soggetti.
Il MOL può essere inteso in 2 modi:
- a) Differenza tra ricavi e costi monetari legati all’attività di acquisto-trasformazione-vendita;
- b) Margine disponibile per il reintegro del capitale fisico consumato nella produzione e per la remunerazione di capitale finanziario e tasse.
2) By function = CE al “costo del venduto”.
La riclassificazione mira a distinguere i costi industriali dagli altri costi operativi, al fine di evidenziare il risultato della gestione industriale “Gross Margin”.
Dal Gross Margin vengono poi sottratti tutti gli altri costi operativi, arrivando all’“EBIT” (l’EBIT rappresenta la distinzione tra area operativa e area non operativa). Questo indice separa attività operativa da attività non operativa.
Il “Cost of Sale” comprende: a) variazione rimanenze prodotti in corso e finiti, materie prime e semilavorati; b) costi manodopera, energia; c) ammortamenti tecnici; d) costi trasformazioni effettuate da terzi.
3) By contribution margin (separazione costi fissi e variabili) (secondo il criterio del rischio operativo è preferibile avere costi variabili rispetto a fissi, in quanto in periodo di crisi essi possono essere tagliati agevolmente).
Lezione 11-11: dinamica dei flussi di cassa e rendiconto finanziario
Il rendiconto finanziario è un prospetto contabile (obbligatori solo per imprese che rispettano criteri stabiliti dall’OIC 10 o dall’IAS 7) che evidenzia la variazione delle disponibilità liquide avvenuta in un periodo.
Il rendiconto analizza i flussi di cassa provenienti dalle varie aree gestionali: caratteristica, di investimento, di finanziamento.
- a) L’attività caratteristica è collegata a ciclo di acquisto-trasformazione-vendita dell’azienda. Essa assorbe o genera risorse in base a stadio del ciclo di vita dell’azienda, all’efficienza produttiva, al grado di concorrenza...
- b) L’attività d’investimento è caratterizzata da investimenti dall’orizzonte temporale medio-lungo che coinvolgono più esercizi;
- c) L’attività di finanziamento assicura le risorse necessarie a soddisfare il bisogno corrente e per gli investimenti: raccolta risorse e gestione oneri da corrispondere.
“Risultato economico” (= ricavi – costi di competenza derivanti da diverse aree gestionali, attribuzione voci secondo il “principio della competenza”) ≠ “flusso di cassa” (= somma entrate e uscite avvenute nell’anno per le rispettive aree gestionali, attribuzione voci secondo il “principio di cassa”).
La dinamica finanziaria porta ad un mismatch temporale tra ciclo redditual
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