Concetti Chiave
- La certificazione può essere utilizzata come strumento per supportare l'autonomia individuale, consentendo deroghe alla normativa vigente.
- Le clausole elastiche nei contratti a tempo parziale devono essere certificate e stipulate davanti a una commissione di certificazione.
- Le clausole compromissorie sono valide solo se certificate, permettendo ai lavoratori di accettare condizioni senza ulteriori requisiti.
- Il crescente interesse delle imprese per la certificazione potrebbe estendersi oltre i contratti non subordinati, includendo anche quelli subordinati.
- È obbligatorio tentare una conciliazione presso la commissione che ha certificato l'atto prima di poter presentare un ricorso giurisdizionale.
Uso alternativo della certificazione
Oltre all’uso classico dell’istituto della certificazione, il nostro ordinamento ne ammette uno diverso e più profondo. Esso viene spesso impiegato come strumento di assistenza all’autonomia individuale a fini derogatori anche in peius della disciplina legale. Si può richiamare, al riguardo, l’ipotesi di cui all’art. 6, c. 6, del d.lgs. n. 81/2015, concernente la possibilità di stipulare clausole elastiche nel rapporto di lavoro a tempo parziale ove il regime di tali clausole non sia normato da un contratto collettivo: per essere valida, la stipulazione deve avvenire avanti ad una commissione di certificazione.
Una seconda ipotesi da richiamare è quella della clausola compromissoria, che può essere validamente stipulata dal lavoratore, a prescindere da altre condizioni, soltanto se è certificata (art. 31, c. 10, l. n. 183/2010).
E se la clausola concerne non la disciplina sostanziale, ma la dimensione della tutela, essa può contenere anche la richiesta agli arbitri di decidere non secondo diritto, ma secondo equità, da cui può derivare una possibile disapplicazione degli standard sostanziali del diritto del lavoro.
Impatto e interesse delle imprese
Qualora queste soluzioni si diffondessero, a parte l’impatto di sistema (per via della riscoperta del ruolo, tradizionalmente negletto nel diritto del lavoro, dell’autonomia individuale, ne scaturirebbe una conseguenza pratica importante, che potrebbe fare da volano all’istituto: prenderebbe corpo un interesse delle imprese a richiedere la certificazione non soltanto di contratti di lavoro non subordinato, ma anche di contratti di lavoro subordinato.
Tentativo obbligatorio di conciliazione
Chiunque presenti ricorso giurisdizionale contro la certificazione deve previamente rivolgersi alla commissione che ha adottato l'atto certificato, per svolgervi un tentativo obbligatorio di conciliazione. Si tratta dell'unico caso in cui il tentativo di conciliazione ante causa è obbligatorio.
Domande da interrogazione
- Qual è l'uso alternativo della certificazione nel contesto del lavoro?
- Qual è l'importanza della clausola compromissoria nella certificazione?
- Qual è il procedimento da seguire in caso di ricorso giurisdizionale contro la certificazione?
La certificazione viene utilizzata come strumento di assistenza all’autonomia individuale, permettendo deroghe alla disciplina legale, come nel caso delle clausole elastiche nel lavoro a tempo parziale, che devono essere certificate per essere valide (art. 6, c. 6, d.lgs. n. 81/2015).
La clausola compromissoria può essere stipulata dal lavoratore solo se certificata, garantendo così la validità dell'accordo (art. 31, c. 10, l. n. 183/2010), e può influenzare anche la dimensione della tutela, permettendo decisioni arbitrarie secondo equità.
Prima di presentare un ricorso giurisdizionale, è obbligatorio rivolgersi alla commissione che ha adottato l'atto certificato per un tentativo di conciliazione, rappresentando l'unico caso in cui tale tentativo è obbligatorio.