Concetti Chiave
- Il periodo tra fine Ottocento e inizio Novecento segna un significativo ritorno a Kant, influenzato dalla crisi delle sistematiche filosofiche e dal riduzionismo positivista.
- La crisi delle sistematiche, già anticipata da Kierkegaard, evidenzia l'impossibilità di concepire un sistema olistico del sapere, mettendo in discussione le grandi teorie filosofiche.
- Il ripensamento della cultura filosofica si traduce in un appello a una fondazione critica, richiamando tematiche kantiane per riconsiderare la condizione di possibilità del sapere filosofico.
- Le scuole neokantiane di Marburg e Baden si distinguono per il loro approccio: la prima esplora le condizioni di conoscenza attraverso psicologia e logica, la seconda si concentra sulla fondazione metodologica delle scienze.
- La crisi del giusnaturalismo mette in discussione l'idea di costanti universali nella natura umana, ritenendo che tali nozioni storicamente determinate non possano essere considerate assolute.
Ritorno a Kant
Se guardiamo all’evoluzione della storia della filosofia e del pensiero tra fine Ottocento e inizio Novecento, si può vedere, assestandosi sulla cultura filosofica in area tedesca, come questo periodo sia caratterizzato da un preponderante ritorno a Kant, cagionato fondamentalmente da due ordini di problemi:
a. La crisi che coinvolge le grandi sistematiche filosofiche che avevano permeato la cultura nella temperie della filosofia classica tedesca
Qual è la crisi delle sistematiche filosofiche?
Crisi già enucleata verso la seconda metà del secolo da parte di Kierkegard (Critica a Hegel), che la esprime accusando Hegel di aver costruito un bel castello, costringendoci però ad andare a vivere nel fienile. La crisi delle grandi sistematiche implica l’impossibilità di ripensare un sistema olistico del sapere.
Riduzionismo del positivismo
b. Il riduzionismo operato dal positivismo, che dà dignità soltanto alle scienze positive.
Lo sviluppo di una mentalità volta alla costruzione di una sistema di filosofia positiva (come in Comte), che si basi su dati oggettivi.
Ripensamento della cultura filosofica
Tutto ciò comporta un ripensamento di sé della cultura filosofica, che si traduce in un appello al ritorno ad una fondazione, sia conoscitiva-teoretica che ontologica, la domanda circa la condizione di possibilità del sapere filosofico. Domanda che è orientata ad una ripresa di tematiche specificamente kantiane, che si articola in due tendenze fondamentali:
Scuole neokantiane
1. Istanza di ritorno ad un pensiero critico
Viene esemplificata da due scuole neokantiane. Abbiamo quella di Marburg, che ha volontà di ripensare le condizioni di possibilità della conoscenza sulla base di tre ambiti particolari, cioè psicologia, logica e teoria simbolica. Poi c’è la scuola del Baden, che si innesta a Heidelberg, caratterizzata all’appello e richiamo a una fondazione metodologica delle scienze, cioè il metodo che attiene e soggiace alle varie forme del sapere umano. Si va quindi a distinguere il sapere in due gruppi: scienze nomotetiche che pongono delle forme di riferimento, delle leggi di invarianza (Naturwissenschaften); scienze ideografiche, che descrivono il particolare elemento specifico rifacendosi a leggi di varianza (Geisteswissenschaften)
Crisi del giusnaturalismo
2. Crisi del modello giusnaturalistico
Quel modello che in qualche maniera era stato alla base di quelle sistematiche filosofiche che ora sono crollate, modello che era rimasto sostanzialmente indiscusso per molti esponenti della filosofia classica tedesca. La nuova epoca dovrebbe riconoscere come la nozione che il giusnaturalismo dava per scontata, cioè l’esistenza di costanti universali all’interno della natura umana, al cospetto della riflessione di sé che la storia fa e che deve fare, entra in crisi. Come si può pensare di considerare assoluto e quindi universalmente valido un contenuto che è ricavato dalla storia, e che quindi come tale è soggetto alle leggi di transitabilità e peribilità tipici dei concetti storici? Una critica della ragione storia dunque.
Dilthey e le scienze dello spirito
Dilthey si pone il problema di una giustificazione della validità conoscitiva delle scienze dello spirito. La risposta va in una duplice direzione: da una parte può essere attestata unicamente dal fatto che esse hanno a che fare con l’elemento concreto dell’esperienza vissuta, cioè un Erlbeniss piuttosto che un Erfahrung. Esperienza che proviene dal nostro stesso vissuto, che non va verificata empiricamente ma ha carattere di immediatezza e intendibile anche aprioristicamente, cioè l’esperienza delle scienze dello spirito; piuttosto che l’esperienza empirica, mediata e riflessa, cioè l’esperienza delle scienze della natura. Le scienze dello spirito producono un sapere che non è di tipo causale, cioè orientato alla spiegazione (Erklären), ma piuttosto la comprensione immediata nei suoi contenuti, un Verstehen. È una contrapposizione tra queste due scienze: intendere invece che spiegare.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale motivo del ritorno a Kant nel pensiero filosofico tra fine Ottocento e inizio Novecento?
- Come viene descritta la crisi delle sistematiche filosofiche da Kierkegaard?
- Quali sono le due scuole neokantiane e quali ambiti di studio propongono?
- Qual è la critica principale al giusnaturalismo nel contesto della nuova epoca filosofica?
- In che modo Dilthey giustifica la validità delle scienze dello spirito rispetto a quelle della natura?
Il ritorno a Kant è causato principalmente dalla crisi delle sistematiche filosofiche e dal riduzionismo del positivismo, che ha portato a un ripensamento della cultura filosofica (testo).
Kierkegaard critica Hegel per aver costruito un sistema complesso che, pur apparendo solido, costringe a vivere in una realtà limitata, evidenziando l'impossibilità di un sistema olistico del sapere (testo).
La scuola di Marburg si concentra su psicologia, logica e teoria simbolica, mentre la scuola del Baden si focalizza sulla fondazione metodologica delle scienze, distinguendo tra scienze nomotetiche e ideografiche (testo).
La critica al giusnaturalismo riguarda l'idea che le costanti universali della natura umana, considerate assolute, siano in realtà soggette a cambiamenti storici e quindi non possono essere universalmente valide (testo).
Dilthey sostiene che le scienze dello spirito si basano sull'esperienza vissuta, immediata e comprensibile, contrapposta all'esperienza empirica delle scienze della natura, che è mediata e riflessa (testo).