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Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Facoltà di Filosofia

Filosofia dell’uomo e della donna 2016-2017

Professore: P. Ignacio Andereggen

Corso: FILO1018 Filosofia dell'uomo e della donna

Roma, 24 gennaio 2017

Ad usum privatum. © Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma. Gennaio 2017.

I parte

Concezione filosofica antica e medievale dell'uomo e della donna

I. Introduzione

Fr. Manuel Frutos, LC 12/10/2016. Prima unità

In questo corso di psicologia dell’uomo e della donna cominceremo dalle posizioni di Platone e Aristotele, arrivando alla fine alla contemporaneità. Inoltre affronteremmo la visione della filosofia cristiana, in cui soprattutto ci soffermeremo sulla dottrina di Pio XII e Giovanni Paolo II.

Per essere consapevoli di realizzare una lettura reale della psicologia dell'uomo e della donna per quanto riguarda la sua morale sessuale, è necessario affrontare e approfondire la filosofia della morale sessuale dell'uomo e della donna che troviamo nell'antichità. Occorre, dunque, partire dalle radici filosofiche per poter comprendere in profondità le idee che animano e sostengono in larga misura le attuali visioni di questa psicologia dell'uomo e della donna.

Inizieremo con lo studio di due autori, attraverso alcune delle loro opere: Platone e Aristotele. Nel caso di Platone, entreremo a studiare con attenzione i rispettivi dialoghi: il Fedro, la Repubblica, e il Simposio.

A. Le radici filosofiche

Prima dello studio delle opere e di vedere cosa e ciò che ci dicono gli autori, è necessario partire da una conoscenza preliminare. Si tratta della radice filosofica di cui prima menzionavo, ed è quella della comprensione delle dottrine, a livello generale, che troviamo dietro gli autori. Possiamo dire che ci muoveremo in un campo dottrinale metafisico dove è necessario confrontare le dottrine di partecipazione che presentano sia Platone che Aristotele. Mentre Platone e la sua dottrina di partecipazione dell’essere si muove nel mondo delle idee (essere = idee) Aristotele propone una grande evoluzione metafisica dove il sensibile, quello materiale, manifesta una partecipazione dell'essere, criticando così la partecipazione platonica che non arriva a spiegare bene il rapporto delle idee e delle cose materiali. Detto in altro modo, per Aristotele, la partecipazione platonica non spiega ciò che deve spiegare: la partecipazione di Platone (si può dire che, come tale, non esiste una partecipazione) è in realtà una limitazione di Pitagora che non spiega le realtà delle cose materiali. Aristotele, per suo conto, nel campo antropologico, utilizza la parola partecipazione apportando una metafisica delle realtà materiali in relazione alla sua partecipazione con l'essere.

B. Metafisica platonica

In Platone troviamo un'indeterminazione dell’identità maschile e femminile, la quale ha una conseguenza nella concezione del rapporto tra i due sessi, la sua natalità e le sue conseguenze, e quindi, nella concezione del matrimonio. Si può dire che esiste un’indeterminazione nel rapporto reciproco tra persone incentrata sull'amore che si realizza indifferentemente tra uomo-uomo, donna-donna, uomo-donna; e pertanto tale indeterminazione trascende anche nel matrimonio, che si trova legato unicamente all'ottenimento dei figli per la società, indipendentemente dall'effetto indeterminato del rapporto uomo-donna. Dobbiamo ricordare a questo proposito che la donna si possedeva in comunità, e quindi i figli erano presi e educati nella comunità. Non esisteva il rapporto padre-figlio come lo intendiamo oggi. Questo, unito alla forma di capire il pensiero classico della bellezza, l'amore e la perfezione, mostra come l'amore più perfetto sia quello ideale, cioè quello che si dava tra soggetti più perfetti, l'amore tra uomo-uomo, essendo l’omosessualità una realtà normale. Per essere giusti, è necessario ricordare che esistono testi di Platone che sembrano voler superare il rapporto omosessuale, ma per quanto riguarda l'amore si mantiene un’indeterminazione collegata alla dottrina delle idee: distinzione tra il mondo delle Idee e il mondo della realtà materiale. Si tratta quindi di un rapporto indeterminato tra il mondo metafisico e il mondo fisico che bisogna superare.

C. Metafisica aristotelica

In Aristotele troviamo una determinazione nel rapporto uomo-donna che ha il suo centro nella dottrina della causalità: causa finale, causa efficiente, causa formale e causa materiale. Le cause sono causa di altre. In questa filosofia dell'uomo e della donna, la determinazione presente nella dottrina aristotelica dà una visione molto determinata della costituzione del mondo materiale dove si trova l’uomo. Le cause si ripercuotono in tutto ciò che è la scienza fisica, che comprende l’antropologia (che è pura fisica) e la psicologia dell'uomo che è lo studio dell'anima. Secondo Aristotele il rapporto uomo-donna nel matrimonio è concepito diversa da quella già vista in Platone, proprio da un'opposizione nella concezione metafisica. Vi è una realtà metafisica in cui ci sono sostanze metafisiche concrete. Vi è un mondo fisico reale costituito da sostanze, di enti veri, tra i quali si trova l'uomo. Sono enti reali con forma e materia, che sono il prodotto di cause superiori alla materia, e raggiungono il suo perfezionamento in merito all'atto primo, il bene. Aristotele comprende le caratteristiche dell'uomo e della donna, e pertanto intende l'uomo e la donna nel loro rapporto, e quindi nella loro concezione psicologica sessuale e morale. Nell'uomo e nella donna troviamo corpi diversi e vediamo l'unità personale determinata dell'anima sui loro corpi. La relazione reciproca non dà un'identità concreta diversificata e che si trova nell'anima (forma, che dà l’essere alla materia). Vediamo un concetto più reale della dottrina del matrimonio, in cui il rapporto tra l’uomo e la donna, è in funzione della procreazione ed educazione dei figli.

Fr. Gonzalo Flores, LC 12/10/2016. Seconda unità.

Cerchiamo di incominciare facendo un ponte tra Platone e Aristotele. Dobbiamo partire dalla loro metafisica ed antropologia per capire la loro visione dell’uomo della donna. La concezione di Platone non ci sarà molto utile perché non spiega il perché delle cose materiali. Precisamente questa è una critica che fa Aristotele contro Platone. Non si sa da dove vengono le idee e dove vanno, non c’è causa finale.

In Platone, nella sua metafisica ed antropologia troviamo una certa indeterminazione tra l’identità maschile e femminile, e questo è riflesso di una coscienza non chiara del rapporto esistente realmente fra di loro. Il matrimonio, quindi, è anche indeterminato; non c’è rapporto di relazione padre-figlio-famiglia. Insomma, anche la sua fisica sarà indeterminata. Questa indeterminatezza è collegata alla teoria delle idee, che implica una separazione tra idee e materia.

Invece, in Aristotele c’è una grande rivoluzione antropologica e troviamo una determinazione. Questo deriva naturalmente, dalla sua dottrina della causalità. Infatti questa si trova nella sua metafisica, dove troviamo le quattro cause: materiale, formale, efficiente e finale. Quindi nell’ente si trova una costituzione determinata dalla vita materiale, c’è un rapporto tra forma e materia, fra causa materiale e causa formale. Le realtà metafisiche per Aristotele sono sostanze e il suo principio è il motore immobile.

Da un’altra parte, nella sua fisica vediamo che c’è un mondo fisico costituito da sostanze, quindi enti veri e reali costituiti da forma e la materia. Sono enti che hanno anche una finalità, prodotti da cause metafisiche e finalizzate ad esse (al Motore puro, che coincide con il suo bene).

Se passiamo alla sua concezione antropologica troviamo una determinazione. Anche l’amore tra l’uomo e la donna sono determinati, concreti. Si vede l’uomo maschio come uomo, considerato nella sua materia e forma, lo stesso anche per la donna. Essendo questi enti veri e determinati così, il loro rapporto reciproco scaturisce da questa entità diversa, anche se non è diversa nell'aspetto determinante (l'anima). Tuttavia questa differenza si trova anche nell'anima per Aristotele, perché è la F che dà l'essere alla M. Precisamente il rapporto tra l’uomo e la donna scaturisce dalla loro diversità costitutiva che si trova nella loro anima (che è la forma che dà l’essere). Come vedremo più avanti, questo si concretizza nella sua dottrina sull’amicizia e sul matrimonio (molto più sviluppata che in Platone), dove quest’ ultimo è in funzione della procreazione ed educazione dei figli. Per Aristotele è tra un uomo e una donna. Tutto questo ha delle conseguenze per quanto riguarda la morale generale, in particolare nella concezione della virtù della temperanza, che ha un aspetto politico. È molto più realistica in Aristotele che in Platone. La F determina la M in un modo nell'uomo e in un altro nella donna. In Platone ci sono le idee che dipendono dall'idea del bene, che crea le altre idee; e riguardo alle altre cose che imitano queste non riesce a spiegare come mai siano reali. Questa è la critica che Aristotele fa a Platone: che la sua dottrina non va al di là. La visione metafisica di Platone ha conseguenze nel campo della psicologia e anche nella morale. Invece in Aristotele si considera l'entità reale dei viventi corporali. Si considera la realtà del corpo che informa la M, e questo ha conseguenze nella psicologia e nella morale. In Platone non si distingue bene l'amore passionale dall'amore inteso come amicizia. Rimane indeterminato. È lo stesso che si realizza tra uomini e donne, uomini e uomini, donne e donne. Rimane aperta la possibilità dell'omosessualità. Ma non c'è una netta considerazione morale negativa di questi atti. Per lui è normale che ci sia innamoramento tra uomini (maestro e discepolo ad es.). Non si vede in Platone l'anima come determinante della materia del corpo. Quindi non si riesce a superare il problema dell'omosessualità.

II. Platone

A. Il Fedro

Passiamo al Fedro di Platone. Cos’è l’amore per Platone? Questo è il tema principale di questo dialogo platonico. Se cerchiamo la parola amore, vediamo che è il tema principale di questo dialogo. Tuttavia, la parola donna compare una sola volta. Parla dell'amore in generale, in modo astratto. Quando parla degli amanti e degli amati parla anche degli uomini. Vediamo una concezione platonica dell'amore nel senso di un'astrazione. L'amore è da una parte e i corpi dall'altra. In questo senso si ricollega alla teoria del genere attuale, che separa la sessualità dall'amore. Per Platone uomo e donna sono uguali. Come le idee sono separate dal mondo, così l'amore è separato dagli individui in cui si realizza. In altri testi Platone non raccomanda l'amore omosessuale, ma promuove il matrimonio. Ma non c'è un superamento completo. L'amore per le donne è inferiore.

Questo amore sembra realizzarsi in 2 modi: nell'amicizia e nella passione (che non esclude il contatto corporale anche omosessuale). Platone dice che i rapporti omosessuali sono brutti, ma d'altro lato anche gli altri rapporti tra uomo e donna. L'amore di vera amicizia è superiore. Ma questa dottrina non è pienamente sviluppata, anche se cerca di distinguerla dall'innamoramento appassionato. Invece, come vedremo più avanti, in Aristotele l’amore sorge dalle persone virtuose. Insomma, per Platone l’amore non viene molto distinto dalla passione.

B. La Repubblica

Fr. César Gálvez, LC 19/10/2016. Prima unità.

Ci sono delle realtà naturali che influiscono sulla psicologia dell’uomo e della donna, poi ci sono delle realtà culturali che influiscono anche nella loro psicologia. Quando parliamo delle realtà naturali dobbiamo distinguere tra la natura in senso integro e la natura in senso caduto perché una cosa è l’uomo e la donna come sono concepiti e come funziona la loro mente nel ordine naturale della natura integra senza il peccato, e un'altra cosa è come funziona la loro mente e come vengono concepiti nella loro differenza specialmente psichica dopo la caduta nel peccato originale.

Ma ora stiamo considerando come dalla profondità dei tempi viene fuori una concezione della differenza sessuale specialmente nell’ordine psichico. Ciò lo vedevamo in Platone, dove abbiamo trovato nel dialogo Fedro come in qualche modo nella concezione platonica si riflette la metafisica di Platone, che da una parte mette la realtà delle idee separate dal mondo, e dall’altra parte la realtà sensibile. In qualche modo è considerata così pure la vita umana nella sessualità. Da una parte c’è l’attività animica, e dall’altra parte c’è l’attività sessuale corporale. E per questo in Platone non è ancora chiaro il ruolo specifico della sessualità, della mascolinità e della femminilità. Perciò in qualche modo in Platone non si supera la concezione dell’amore omosessuale. In qualche modo Platone ammette la possibilità di questo amore omosessuale e vede l’amore per le donne come una cosa inferiore.

Dall’altra parte nella Repubblica Platone pensa che le donne e gli uomini hanno le stesse capacità. Anche questo è un altro aspetto della stessa concezione. Questo vuol dire che uomini e donne sono visti solo attraverso le loro operazioni animiche quasi fossero separate dalla parte corporale. Dunque uomini e donne hanno le stesse capacità per tutte le cose; anche per la guerra servono sia gli uomini che le donne, solo che le donne hanno questa capacità in modo inferiore agli uomini. E questo indipendentemente della inferiorità dei loro corpi. Questa è la concezione Platonica. Si vede anche in alcuni passi, ad esempio, che gli uomini possono ridere al vedere le donne nude. Ma questa concezione di Platone è diversa di quella che si potrebbe pensare modernamente. Modernamente si direbbe che gli uomini sono attratti dal vedere le donne nude. Invece Platone dice che gli uomini ridono al vedere le donne nude, perché le donne esercitano ad esempio la ginnastica, di cui si occupavano i greci, e sono perciò inferiori.

Ma Platone dice che gli uomini in realtà non dovrebbero ridere di questo perché queste donne che si esercitano in questi esercizi in realtà fanno le stesse cose degli uomini, e dunque azioni belle. Questo per esprimere questa concezione platonica che ancora non riesce a vedere sufficientemente il collegamento tra l’anima e il corpo. Cosa che si vedrà approfonditamente per prima volta in Aristotele in connessione con la sua teoria metafisica. Aristotele all’inizio della metafisica parla delle quattro cause. E nella costituzione delle cose corporali e dunque anche degli uomini e delle donne interviene la causa formale e la causa materiale. E formano una unità. L’ente è composto di questi due lati dalla causa formale e dalla causa materiale. «Adimanto chiede spiegazioni circa la comunanza di donne e figli». Nel libro V si parla della comunanza tra donne e figli.

Abbiamo detto che le donne hanno le stesse capacità degli uomini però in modo inferiore. E questo dipende dalla debolezza dei loro corpi. Spiega che la differenza di sesso non implica una differenza di attitudini benché le donne siano più deboli. Per ciò gli uomini e le donne possono fare le stesse cose. Non hanno capacità differenti. Questo è una conseguenza di una concezione metafisica. Dunque la realtà immateriale è separata dalla realtà materiale. Vediamo quindi una separazione tra ordine metafisico e etico-antropologico. Cosa riflette questa concezione? Perché per Platone l'uomo è la sua anima, e il corpo è solo un fattore accidentale.

Invece in Aristotele vedremo come le donne e gli uomini incominciano ad essere visti con capacità differenti. Non in tutto perché l’attività dell’intelligenza è immateriale, ma in quello che è specifico della vita umana in quanto umana che comporta anche degli aspetti sensitivi e passionali. Dunque conoscenza sensitiva e atti affettivi, movimenti passionali in cui interviene il corpo. In questo, essendo il corpo delle donne e degli uomini differenti non totalmente ma parzialmente secondo l’ordinamento alla procreazione diverso in un caso e nell’altro, comporta delle capacità anche differenti. E questo sarà un progresso nella concezione antropologica ed etica di Aristotele, che è collegato alla fondamentazione metafisica. In Aristotele c’è un progresso riguard

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ale.rei di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ateneo Pontificio Regina Apostolorum - UPRA o del prof Andereggen Ignatio.
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