Filosofia del diritto
Lezione 1
Livelli di saperi → studio di una branca (settore) di un ordinamento giuridico.
- 3) Scienze giuridiche: es. scienza del diritto privato che studia il codice civile. Ciascuna scienza ha un lessico particolare, un modo diverso di parlare e analizzare → concetti e nozioni comuni ai diversi settori oppure ai diversi ordinamenti giuridici, non è focalizzato.
- 2) Teoria generale del diritto: es. concetto di colpa → acquista significati diversi a seconda dell’ordinamento → sviluppa un discorso ancora più generale.
- 1) Filosofia del diritto: tenta di rispondere a 3 domande.
a) Che cos’è il diritto? → cosa distingue il diritto da tutto il resto, identificare il diritto.
b) Perché c'è il diritto? → che funzione ha il diritto, risolvere controversie o evitare conflitti, è sempre esistito il diritto?
c) A quali condizioni il diritto è giusto? → che rapporto c'è tra il diritto e la giustizia?
Possiamo usare 2 strategie per rispondere ai quesiti.
Bobbio formula una distinzione: → risponde muovendo.
- Filosofia del diritto dei filosofi: da un sistema filosofico generale e a partire da questa visione del mondo generale (risposte già fornite) risponde ai tre quesiti → utilizzata dai filosofi come Hobbes, Rousseau → Bobbio critica i filosofi → Hart, Kelsen, Beccaria.
- Filosofia del diritto dei giuristi: da questioni giuridiche individuali a questioni generali → meta giurisprudenza = filosofia del diritto.
Giurisprudenza: → lessico dei giuristi che lavorano con il diritto.
- 1) Insieme delle decisioni dei giudici.
- 2) Sapienza iuris → sapere attorno al diritto (è il discorso dei giuristi).
Meta → che verte su, che riguarda.
Lezione 2
Meta giurisprudenza → punto di vista dei giuristi.
Cos’è il diritto? Giurista medio direbbe → diritto è un insieme di norme.
Per la meta giurisprudenza → è un linguaggio.
Cos’è una norma? È un insieme di enunciati linguistici → hanno funzione regolativa sulle condotte degli individui e della società.
Come fa un enunciato a guidare una società?
Due tipi di enunciati:
- 1. Enunciati descrittivi: descrivere come stanno le cose nel mondo, empiricamente osservabile → può essere vero o falso.
- 2. Enunciati prescrittivi: utilizzati per guidare le condotte degli individui → può essere giusto o ingiusto.
→ Il diritto non è composto da enunciati descrittivi ma prescrittivi.
Che caratteristiche deve avere un enunciato per essere prescrittivo? Cosa distingue gli enunciati descrittivi da quelli prescrittivi?
→ È possibile rispondere facendo delle ipotesi, dopo di che si deduce ciò che necessariamente deve seguire, verifico.
→ Quesito tipico della linguistica: Charles Morris ha distinto i diversi campi dello studio del linguaggio → sintassi (elementi di una frase), semantica (studio del significato), pragmatica (studia la comunicazione linguistica → fenomeno che consente di formulare un enunciato al fine di comunicarlo a qualcun altro) e della filosofia del linguaggio.
Sintassi: elementi che contraddistinguono i due enunciati?
- Modo imperativo.
- Termini deontici (vietato, permesso, facoltativo, obbligatorio) → servono a manifestare una pretesa nei confronti di un altro.
Non è la sintassi che però determina se un enunciato sia descrittivo o prescrittivo.
Semantica: studia la relazione che gli enunciati hanno con il mondo → distinzione tra riferimento e senso è fatta da Frege (Freghe).
- 1) Riferimento di un enunciato → è un oggetto, un fatto.
- 2) Senso di un enunciato → è il modo in cui il riferimento viene pensato e presentato → ci indica la strada per trovare la distinzione.
La semantica risponde solo parzialmente al quesito, ma dobbiamo rivolgerci alla pragmatica poiché studia il modo in cui gli enunciati vengono utilizzati.
Es. I cittadini pagano le tasse → qualcosa che c'è.
I cittadini devono pagare le tasse → qualcosa che deve esserci.
Hanno stesso riferimento ma è diverso il senso.
Pragmatica: modo in cui gli enunciati vengono utilizzati → un enunciato non è descrittivo né prescrittivo, dipende dall'uso che ne facciamo → le norme non sono mai enunciati descrittivi.
Direzione di adattamento di un enunciato:
- Da linguaggio a mondo → descrittiva → scegliere le parole giuste per descrivere, adattando le parole per descrivere come stanno le cose.
- Da mondo a linguaggio → prescrittiva → pretendiamo che il mondo (i comportamenti sociali) si adegui a quanto il linguaggio prescrive.
Drafting → studia come devono essere scritte le norme.
Formula le norme all’indicativo presente.
Lezione 3
All’interno di un ordinamento ci sono norme di tipo diverso e ciascun tipo ha una funzione diversa.
Es. art. 575 codice penale → fattispecie omicidio → “chiunque cagioni la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni 21” → guida l’azione perché comunica agli individui che laddove questi cagionino la morte di un uomo, dovranno subire una sanzione di tipo carcerario.
→ Ma l’art. 1. “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” → apparentemente non guida l’azione.
Le norme possono essere distinte in due macrotipi:
Norme in senso stretto deve avere 3 caratteristiche:
- 1) Carattere prescrittivo.
- 2) Struttura condizionale → forma logica di un condizionale: enunciato se F (fattispecie) allora C (conseguenza giuridica).
Es. “Chiunque cagioni la morte di un uomo è punito col carcere” → se si può convertire nell’enunciato “Se F allora C” allora la norma ha una struttura condizionale → se si cagiona la morte di un uomo (fattispecie) si è puniti con il carcere (conseguenza giuridica).
Es. “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” → se qualcosa è l’Italia, questo qualcosa è una repubblica democratica fondata sul lavoro.
Perché? → L'essere repubblica democratica fondata sul lavoro è condizione necessaria dell'esistenza dell'Italia → fattispecie: Italia.
Es. “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere” → se le due Camere approvano collettivamente un testo, quel testo è legge.
→ La fattispecie è un fatto, quel fatto, comportamento, stato di cose alla quale una norma giuridica imputa una certa conseguenza: le Camere approvano → nascita della legge è la conseguenza giuridica.
Es. “Il contratto è l’accordo tra 2 o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale” → se vi è un accordo tra due o più parti per regolare un rapporto giuridico patrimoniale (fattispecie), allora quell’accordo è un contratto.
→ Il contratto è la conseguenza giuridica → l’accordo (fattispecie) è l’elemento chiave.
Hans Kelsen concentra la sua attenzione sulla struttura condizionale delle norme.
“La dottrina pura del diritto” → fornisce una trattazione: → qual è la differenza tra un enunciato “se lascio cadere la penna, allora la penna cade sul tavolo” e “Se un uomo cagiona la morte di un altro uomo, allora costui viene punito”??
Direzione di adattamento da linguaggio a mondo → descrive un fatto/una relazione di causa ed effetto tra due fatti.
Es. Il mio lasciare la penna è la causa del fatto penna sul tavolo.
→ La fattispecie non causa la conseguenza giuridica → non è una relazione causale ma una relazione di imputazione.
→ Differenza tra causa e imputazione.
- L’imputazione è la conseguenza di una scelta umana.
- La causa è indipendente dalla mia volontà.
→ Dunque le norme sono il risultato di una scelta fatta dall’uomo.
- 3) Generale e astratta.
Generale → quando disciplina la condotta di una classe di soggetti.
Individuale → singolo soggetto.
Astratta.
→ Guastini definisce questi concetti congegnati male, perché? ←
Ritiene che la distinzione tra generalità e astrattezza sia una distinzione pleonastica, priva di utilità.
La fattispecie è costituita da un certo fatto in presenza della quale debba conseguire una certa conseguenza → si compone di.
Questo fatto consiste in una condotta umana, qualcuno che agisce e qualcosa che costui fa → nel momento in cui diciamo che diciamo tutto.
Non ha senso distinguere l’individuo che agisce dall’azione che compie → la norma è generale, insieme di eventi.
Il carattere di generalità comprende già l’astrattezza.
Astrattezza: sarebbe opportuno modificarne il contenuto, dovremmo intendere la circostanza che la norma disciplina una classe di fattispecie futura → norme che disciplinano fattispecie passate.
Tutto ciò che è già avvenuto è concreto, sono provvedimenti.
Il futuro è astratto.
→ Guastini fa delle proposte al fine di perfezionare/ridefinire il linguaggio giuridico → laboratorio concettuale.
→ Norme in senso lato: norme che mancano anche di una sola delle caratteristiche.
- Norme di competenza (es. art. 70 cost.).
- Norme definitorie: determinano il significato di termini contenuti in altre norme, es. art. 1321 sui contratti → non ha carattere prescrittivo.
- Norme interpretative: chiarire il significato di altre norme.
Le norme in senso lato hanno caratteristiche in comune:
→ Disciplinano il funzionamento di altre norme → per questo si chiamano meta norme.
Costituiscono l’infrastruttura dell’ordinamento giuridiche, fanno funzionare le norme in senso stretto.
Herbert Hart le chiama norme secondarie.
Niklas Luhmann → il diritto è un sistema autopoietico = che si fa da solo, si autoproduce, il diritto regola il suo stesso funzionamento.
Lezione 4
→ Meta norme non dipendono da altre norme ma regolano il funzionamento di altre norme.
Norme permissive: che attribuiscono ad un soggetto giuridico il permesso di fare qualcosa → sono norme in senso lato.
I permessi sono meta norme → norme che vertono su altre norme → svolgono la loro funzione in congiunzione ad altre norme.
→ Es. permesso di parcheggiare rimuove il divieto di parcheggiare in un determinato posto → permette un comportamento normalmente vietato.
Le norme permissive nella costituzione dipendono da altre norme?
→ Non rimuove un divieto precedente, ma è una norma orientata al futuro → per prevenire che il legislatore in un futuro introduca delle norme che limitano tali libertà.
→ Impedisce al legislatore di limitare l’esercizio di tale diritto → sarebbe incostituzionale.
Norme permissive:
- Meta norme con tre funzioni:
- A) Rimuovono eventuali divieti precedenti.
- B) Consentono di prevenire che il legislatore emani obblighi e divieti successivi.
- C) Attribuiscono a soggetti istituzionali il potere di emanare altre norme.
- Svolgono una funzione direttiva simile alle norme in senso stretto.
- Non tutte le norme permissive sono norme di competenza.
→ Le norme in generale svolgono la funzione di guida fornendo funzioni diverse al destinatario, mediante l'indicazione di comportamenti diversi tra di loro.
Es. una norma può obbligare/permettere/vietare un individuo a compiere una certa azione.
→ Può rendere una condotta facoltativa.
Non significa permettere.
In senso lato: facoltativo e permesso sono sinonimi.
In senso stretto → permesso: rappresenta il permesso di fare qualcosa → facoltativo: permesso di non fare qualcosa.
Es. legge sull’aborto.
La donna ha il diritto di sospendere la gravidanza laddove ricorrano alcune condizioni → ma il personale medico può non praticare l’aborto per obiezione di coscienza: non è una norma permissiva ma facoltizzante.
Termini deontici:
- O: Obbligatorio.
- V: Vietato.
- P: Permesso.
- F: Facoltativo.
O modalità deontiche: modi in cui le norme guidano le condotte attraverso obblighi, divieti, permessi e facoltà.