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Concetti Chiave

  • I sofisti emergono nel V secolo a.C. nelle pòleis greche come intellettuali che offrono insegnamenti privati e riscuotono successo tra i giovani.
  • La loro fama negativa è dovuta alla loro attività retribuita di formazione, contraria alla tradizione ateniese, e al coinvolgimento dei loro allievi nella sconfitta di Atene nella guerra del Peloponneso.
  • Oggi si riconosce ai sofisti un contributo significativo all'educazione e alla cultura della società ateniese, nonostante le critiche ricevute.
  • I sofisti sostenevano che la virtù non fosse esclusiva della nobiltà, ma un'abilità che tutti potevano apprendere, evidenziando il relativismo morale.
  • Nella pòlis democratica, la virtù era identificata con la capacità di parlare e sostenere le proprie ragioni, competenze che i sofisti miravano a insegnare.

L'ascesa dei sofisti

I sofisti sono nuove figure di intellettuali che si affermano alla metà del V secolo a.C nelle pòleis greche e si trovano al centro dello scontro ateniese fra democratici ed aristocratici. Quindi tra innovazione e conservazione. I sofisti offrivano a pagamento un insegnamento privato e riscuotono grande successo tra i giovani desiderosi di conoscere e acquisire capacità comunicative per affermarsi nel contesto cittadino.

Qual è la reputazione dei sofisti?

La fama negativa dei sofisti deriva sia dal fatto che loro resero una primaria funzione sociale come la formazione dei giovani in una attività retribuita da cui ricavare un utile personale (nella pòleis ateniese era compito degli adulti formare i giovani, senza essere pagati), ma anche per il fatto che molti allievi dei sofisti saranno responsabili della sconfitta di Atene nella guerra del Peloponneso. Tuttavia, oggi ai sofisti si riconosce il merito di aver fornito determinate all’educazione e della cultura nella società ateniese.

Il relativismo morale

Secondo i sofisti la virtù non era un privilegio esclusivo della nobiltà, ma un qualcosa che tutti potevano apprendere. Coerentemente con questo, essi affermavano di poterla insegnare, ma senza poter definire in modo assoluto ciò che è bene e ciò che male. I modelli di virtù e vizio, per loro, sono relativi alle diverse società e culture, cioè il cosiddetto relativismo morale. Nella pòlis democratica la virtù si identificava come il possesso delle capacità di saper parlare e di affermare le proprie ragioni ed è proprio questa virtù politica che i Sofisti intendono insegnare, il possesso della politikè teknè.

«l'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono.»

Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo dei sofisti nella società ateniese del V secolo a.C.?
  2. I sofisti emergono come intellettuali influenti nelle pòleis greche, offrendo insegnamenti a pagamento e riscuotendo successo tra i giovani che desiderano affermarsi nel contesto cittadino, in un periodo di scontro tra democratici e aristocratici.

  3. Perché i sofisti hanno una reputazione negativa nella storia?
  4. La loro fama negativa deriva dalla loro attività retribuita di formazione dei giovani, contraria alla tradizione ateniese, e dal fatto che alcuni dei loro allievi furono responsabili della sconfitta di Atene nella guerra del Peloponneso, nonostante oggi si riconosca il loro contributo all'educazione e alla cultura.

  5. Qual è il concetto di relativismo morale secondo i sofisti?
  6. I sofisti sostenevano che la virtù non fosse un privilegio della nobiltà, ma un insegnamento accessibile a tutti, affermando che i concetti di bene e male sono relativi alle diverse società e culture, evidenziando così il loro approccio al relativismo morale.

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