Concetti Chiave
- Fichte esplora il pensiero kantiano e introduce il concetto di libertà del soggetto, distinguendo tra dogmatismo e idealismo.
- Lo spirito, o Io assoluto, è considerato l'autore della realtà e crea tutto ciò che ci circonda, includendo il non-io.
- I principi della "Dottrina della scienza" si basano sull'autocreazione dell'Io e sull'opposizione tra Io e non-io, chiarendo la natura delle coscienze finite.
- Il rapporto tra libertà e azione morale è centrale nella filosofia di Fichte; l'io empirico deve superare i limiti per raggiungere la libertà assoluta attraverso azioni morali.
- Il dotto ha il compito di guidare gli individui verso la consapevolezza delle loro necessità e della strada per la libertà, riconoscendo la connessione con l'Io assoluto.
La filosofia di Fichte (1762-1814) stimola le prime manifestazioni del Romanticismo e interpreta in modo originale il pensiero kantiano. La riflessione di Fichte è mossa da interessi etici, come l’affermazione della libertà del soggetto. A questo proposito,il filosofo ammette due correnti di pensiero alternative: il dogmatismo, che consiste nell’ammissione acritica di una realtà preesistente allo spirito, e l’idealismo, basato sul riconoscimento dell’assoluta indipendenza e originarietà dello spirito. Fichte prende ovviamente parte all’idealismo, addendo giustificazioni sia teoretiche che pratiche, ma soprattutto etiche.
Dogmatismo e idealismo
Il dogmatico è colui che afferma che il pensiero deriva dall’oggetto senza chiarire l’origine dello sdoppiamento tra cosa e cosa pensata. L’idealista è invece colui che riconduce il conoscere ad un’attività del soggetto, ritenendo che sia il pensiero a produrre l’oggetto. E’ tuttavia sul piano etico che la distinzione è importante, poiché il dogmatico, convinto che tutto ciò che si presenta al soggetto sia estraneo a questo, è necessariamente determinista e passivo di fronte agli eventi; l’idealista crede nella propria autonomia e indipendenza rispetto a ciò che appare esterno e si autodetermina ad agire: è libero.
Il ruolo dello spirito
Come già detto, lo spirito è autore della realtà naturale ed è trascendentale, ovvero si attua e vive nei singoli uomini ma non si riduce ad essi perché non ha i limiti e la finitezza della vita umana. Ma è proprio lo spirito, chiamato anche Io assoluto, a creare tutto ciò che ci circonda, allora possiamo dire che è il soggetto a creare l’oggetto. Il non-io è qualcosa che (erroneamente) viene percepito come estraneo ed indipendente dal soggetto, dall’Io puro (assoluto), che in realtà ha creato anche il non-io (il non-io coincide in un certo senso col mondo fenomenico, natura, inconscio, esteriorità).
Principi della dottrina della scienza
Processo dell’esperienza (Fichte) Tre principi della “Dottrina della scienza”
Il principio primo della coscienza è, secondo Fichte, l’autocreazione dell’Io, atto assolutamente incondizionato attraverso il quale l’Io (puro, per distinguerlo dall’io empirico) afferma sé stesso come esistente, come radice del conoscere: senza questo atto l’Io non potrebbe affermare alcunché. Il primo principio della Dottrina della scienza afferma quindi che
L'io e il non-io
A questo punto rimanere da risolvere come sia possibile la presenza degli io empirici (individui) e anche delle “cose” da cui i soggetti empirici si sentono erroneamente limitati. L’io, che per il momento è tutto ciò che c’è, ha la necessità di opporsi a qualcosa per realizzarsi come attività. E’ per questo che il secondo principio della Dottrina della scienza afferma
La difficoltà di apprendere la coscienza che il non-io appartiene all’Io si spiega se si considera che è l’io finito, l’io empirico a dover riconoscere come propria produzione un non-io che è stato creato dall’Io assoluto (che è dentro l’io empirico). Il non-io è all’interno dell’Io assoluto, creatore di questo, ma allo stesso tempo limita l’io empirico che se lo trova davanti senza capire che è sua creazione. L’io empirico è quindi un io limitato e divisibile, proprio come il non-io. E’ per questo che il terzo principio della dottrina afferma che
Ovviamente l’Io assoluto sussiste di per sé a prescindere dall’io empirico, quindi in sostanza è molto simile alla realtà preesistente di Kant.
Qual è il rapporto tra libertà e azione morale?
I tre principi sono tra loro in un rapporto definito e vengono denominati rispettivamente tesi, antitesi e sintesi. La causa che muove a formulare i tre principi è puramente pratica. Siccome l’Io puro è libertà (si pone in modo incondizionato), l’io empirico è chiamato alla libertà e quindi all’oltrepassamento di tutte le posizioni limitate per raggiungere l’assoluto. Lo sforzo (Streben) caratterizza quindi l’io empirico che tende a superare i limiti imposti dal non-io cercando la libertà assoluta. Il non-io va sottomesso alla ragione: se non c’è azione morale non c’è sforzo e conseguentemente non c’è libertà. Gli impulsi che muovono l’agire sono: l’impulso puro, che è assoluta libertà, e l’impulso sensibile, che dipende dal mondo naturale in cui l’io empirico si sente limitato.
Le azioni morali dell’io empirico tendono al raggiungimento dell’indipendenza dal non-io: la serie di azioni morali compiute rappresenta un’incessante approssimazione alla libertà (più azioni morali= sempre più vicino alla libertà). Il grado di avvicinamento alla libertà costituisce il criterio per giudicare moralmente le azioni dell’io empirico.
Il ruolo del dotto
Colui che riesce a contemplare in piena chiarezza le verità assolute di cui gli individui sospettano appena è il dotto: egli deve condurre gli uomini alla consapevolezza dei loro bisogni e dei mezzi per soddisfarli. La sua conoscenza gli permette di capire qual è la strada per la libertà; il dotto è infatti consapevole dell’appartenenza del non-io all’Io assoluto.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza fondamentale tra dogmatismo e idealismo secondo Fichte?
- Come si definisce il ruolo dello spirito nella filosofia di Fichte?
- Quali sono i tre principi della Dottrina della scienza di Fichte?
- In che modo Fichte collega libertà e azione morale?
- Qual è il compito del dotto secondo Fichte?
Fichte distingue il dogmatismo, che considera il pensiero come derivante da un oggetto esterno e quindi passivo, dall'idealismo, che afferma l'autonomia del soggetto e la sua capacità di autodeterminarsi, rendendolo libero (come indicato nel testo).
Lo spirito, o Io assoluto, è visto come il creatore della realtà naturale e trascendentale, che si manifesta nei singoli individui ma non si limita a loro, poiché è l'Io a creare anche il non-io (secondo quanto esposto nel testo).
I tre principi riguardano l'autocreazione dell'Io, l'opposizione tra Io e non-io, e il riconoscimento che il non-io è una creazione dell'Io assoluto, chiarendo così la relazione tra coscienze finite e realtà (come descritto nel testo).
Fichte sostiene che l'Io puro rappresenta la libertà, mentre l'io empirico deve superare i limiti del non-io attraverso azioni morali, che sono essenziali per avvicinarsi alla libertà assoluta (come evidenziato nel testo).
Il dotto ha il compito di guidare gli individui verso la consapevolezza delle loro necessità e dei mezzi per soddisfarle, aiutandoli a comprendere la strada verso la libertà e l'appartenenza del non-io all'Io assoluto (come indicato nel testo).