Concetti Chiave
- La prima stesura dei Promessi Sposi, intitolata Fermo e Lucia, si differenzia notevolmente dall'edizione definitiva pubblicata nel 1840, presentando un intreccio più complesso.
- Manzoni opta per protagonisti di origine umile e un'ambientazione rurale per riflettere la sua visione cristiana e il concetto che la storia è scritta dalla gente comune.
- Il romanzo unisce verità storica e invenzione poetica, presentando situazioni e personaggi in modo verosimile, permettendo al lettore di riconoscersi nelle vicende narrate.
- Il Seicento, periodo di dominazione spagnola, viene scelto da Manzoni per le analogie con il suo tempo, evidenziando le ingiustizie subite dagli umili.
- L'edizione "ventisettana" del 1827 ha riscosso un grande successo, con duemila copie vendute in due mesi, grazie a una struttura narrativa più agile e organica.
La prima stesura dei Promessi
La prima stesura dei Promessi Sposi è molto diversa dall'edizione definitiva, che vedrà la luce quasi vent'anni dopo, nel 1840. L'autore, nell'arco di due anni scrive il romanzo in quattro tomi, intitolandolo provvisoriamente Fermo e Lucia, dal nome dei protagonisti. La composizione inizia nel 1821 e termina nel 1823, con alcune interruzioni. Oltre ai romanzi che circolano in quegli anni e che vengono pubblicati intorno al 1820, come quello di Walter Scott, il Manzoni attinge alle cronache e alle opere di storiografia del Seicento. Ricordiamo: De peste Mediolani quae fuit anno MDCXXX (La peste che scoppiò a Milano nel 1630), e Historiae Patriae (Le storie della patria, in 23 libri) di Giuseppe Ripamonti (1573-1643), il Raguaglio di Alessandro Tadino (1580-1661), medico milanese che diagnosticò la peste e le sue cause, nonché le opere dell'economista Melchiorre Gioia, contemporaneo del Manzoni.
Personaggi umili e ambientazione rurale
La novità che balza subito all'occhio è il fatto che sono protagonisti personaggi di origine umile e l'ambientazione è di tipo rurale. Niente cavalieri né damigelle, tornei, imboscate e duelli all'ultimo sangue, ma solo situazioni che, trasposte in epoche diverse, potrebbero vedere coinvolto chiunque.
Certo non mancano vicende eccezionali, come la peste, la guerra, il rapimento della protagonista, una clamorosa conversione: tuttavia Manzoni le presenta con estrema verosimiglianza. Infatti crede nella necessità di rifondere, nel romanzo, il vero storico e l'invenzione poetica: lo scrittore pensa che la letteratura, per avere carattere educativo, non può rinunciare a proporsi come momento di conoscenza e stimolo alla riflessione. Perciò deve prospettare personaggi, vicende, situazioni, considerazioni, scene, dialoghi e soliloqui in cui il lettore si possa riconoscere.
Scelta degli umili e romanzo storico
Come mai la scelta degli umili come protagonisti? E perché proprio un romanzo storico? Sicuramente non è estranea la concezione cristiana del Manzoni e la sua opinione che la storia sia fatta dalla gente comune, dalla massa popolare, piuttosto che dalle élites al potere. Naturalmente si tratta di una narrazione, nella quale una vicenda d'amore è inserita in un contesto illustrato con precisione e sul quale l'autore si documenta con cura puntigliosa. A questo punto torniamo ancora una volta al felice binomio di verità e fantasia che dà al romanzo realismo e universalità.
Realismo e universalità del romanzo
Spieghiamoci meglio: l'ambientazione rigorosamente studiata e i tipi umani scelti dall'autore rimandano alla realtà. I protagonisti non sono creature eccezionali, ma gente semplice come se ne trova ovunque e in ogni epoca. I personaggi "storici", ossia quelli ricavati dalle cronache, sono riprodotti senza che mai siano falsate (o "romanzate") le fonti storiche, ma proprio questi personaggi acquistano una suggestione straordinaria quando l'autore cerca di illuminare la loro psicologia e immagina ciò che le cronache non possono dire, ossia il loro dramma interiore, il fastello di irrequietezze, di paure, di contraddizioni, le riflessioni, i compromessi che li portano a scelte e decisioni sofferte. L'autore li ricostruisce dall'interno, inventa il processo spirituale che li ha resi quelli che tramandano gli storici. Per questa operazione letteraria deve fare appello alla sua arte poetica, alla sua sensibilità, e, perché no?, anche alla sua esperienza personale: chi potrebbe negare che, per ricostruire la faticosa conversione dell'innominato, Manzoni non abbia ripensato alla "sua" conversione?
Il Seicento e il patriottismo
Un'altra domanda: perché proprio il Seicento? Si può rispondere, ricordando il patriottismo profondo del Manzoni. Nel secolo della dominazione spagnola sul Milanese, egli ravvisa molte analogie con il suo tempo, in cui la Lombardia è sottomessa agli Austriaci e ancora compaiono prevaricazioni e violenze. Come a quei tempi gli umili erano in balìa delle forze politiche, così ora i diritti dei cittadini sono violati e le loro giuste esigenze di libertà sono soffocate. La vicenda è ambientata nel territorio del Ducato di Milano e dura per due anni, dal 1628 al 1630. Protagonisti sono due giovani borghigiani che non possono sposarsi perché il signorotto della zona si è incapricciato della promessa sposa. Dopo lunghe peripezie (i fidanzati devono separarsi ma si ritrovano, poi, in circostanze drammatiche) le nozze vengono celebrate.
Insoddisfazione e revisione del romanzo
Il romanzo non soddisfa affatto l'autore che lo dà in lettura agli amici Visconti e Fauriel. Quest'ultimo gli suggerisce alcuni tagli sostanziali, per modificare una struttura poco equilibrata, in alcune parti prolissa e fuorviante. A questo punto, però, l'autore comprende che non si tratta soltanto di scrivere una bella storia capitata in passato, di comporre un romanzo che sappia divertire e intrattenere il lettore: sente dentro di sé l'urgenza di trasmettere un messaggio universale e di dare alla sua opera quella funzione educativa, già obiettivo dei suoi capolavori precedenti. Occorre, quindi, guadagnare in sobrietà e chiarezza, dando ai personaggi quel carattere particolare che consente di farsi portavoce di un'esperienza di vita.
Riduzione e successo dell'edizione ventisettana
Nel 1825 i quattro volumi sono ridotti a tre, dall'intreccio più agile e organico. Nel 1827 ecco l'edizione (detta "ventisettana") dei Promessi Sposi - Storia milanese del secolo XVII scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni: duemila copie sono esaurite nell'arco di due mesi. Già il titolo è notevolmente suggestivo: l'autore, infatti, si presenta nelle vesti di scopritore e rifacitore, nel milanese in uso ai suoi tempi, di un antico manoscritto secentesco, composto da un misterioso autore anonimo: non è un espediente molto originale, se pensiamo che già Ludovico Ariosto l'ha usato per l'Orlando furioso (1532) e Miguel de Cervantes se ne è servito per il Don Chisciotte (1605-16015).
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza principale tra la prima stesura dei Promessi Sposi e l'edizione definitiva?
- Perché Manzoni sceglie personaggi di origine umile nel suo romanzo?
- Qual è il significato del Seicento nel contesto dei Promessi Sposi?
- Come si evolve la struttura del romanzo durante il processo di revisione?
- Qual è l'importanza dell'edizione ventisettana dei Promessi Sposi?
La prima stesura, scritta tra il 1821 e il 1823 e intitolata provvisoriamente Fermo e Lucia, è molto diversa dall'edizione definitiva del 1840, con una struttura e contenuti che Manzoni rivede profondamente.
Manzoni crede che la storia sia fatta dalla gente comune e non dalle élites al potere, e desidera che i lettori possano riconoscersi nei personaggi, rendendo il romanzo un momento di conoscenza e riflessione.
Manzoni ambienta la sua storia nel Seicento per evidenziare le analogie con il suo tempo, in cui la Lombardia era sottomessa agli Austriaci, riflettendo le ingiustizie e le violenze subite dagli umili.
Dopo le critiche ricevute, Manzoni riduce i quattro volumi a tre, rendendo l'intreccio più agile e organico, e si concentra su un messaggio universale e educativo, migliorando la chiarezza e la sobrietà della narrazione.
L'edizione ventisettana del 1827, che esaurisce duemila copie in due mesi, segna un grande successo per Manzoni, presentandosi come scopritore e rifacitore di un manoscritto secentesco, un espediente che richiama tradizioni letterarie precedenti.