Aesopus auctor quam materiam repperit,
hanc ego polivi versibus senariis.
Duplex libelli dos est: quod risum movet,
et quod prudenti vitam consilio monet.
Calumniari si quis autem voluerit,
quod arbores loquantur, non tantum ferae,
fictis iocari nos meminerit fabulis.
Esopo è l’autore che scoprì la materia, io l’ho perfezionata in versi senari. La dote del libretto è duplice: il fatto che suscita il riso e il fatto che stimola la vita del saggio con un consiglio.
Se qualcuno però vorrà calunniarmi perché parlano gli alberi, non solo gli animali, si ricorderà che noi scherziamo con favole di fantasia.
Commento
In questo prologo Fedro esplicita la scelta di Esopo come modello.
Con “ego” (v.2) si attribuisce il merito di aver rinnovato lo stesso genere utilizzando un metro diverso.
Nel 3° verso c’è un’attestazione di falsa modestia (topos letterario): “libelli” (come nel carme 1 di Catullo).
Il libretto ha un valore duplice: miscēre utile dulci (espressione oraziana), per cui con favole piacevoli da leggere si impartiscono lezioni morali.
Fedro previene l’accusa di un eccesso di fantasia avendo fatto parlare gli alberi (in realtà non ci sono giunte favole con alberi parlanti - probabile censura).
“nos”: plurale maiestatis, oppure si riferisce a tutto il genere favolistico.
Paradigmi
repperit: rĕpĕrĭo, rĕpĕris, repperi, repertum, rĕpĕrīre
polivi: pŏlĭo, pŏlis, polivi, politum, pŏlīre
movet: moveo, es, movi, motum, movere
monet: mŏnĕo, mŏnes, monui, monitum, mŏnēre
calumniari: călumnĭor, călumnĭāris, calumniatus sum, călumnĭāri
voluerit: volo, vis, volui, velle
loquantur: lŏquor, lŏquĕris, locutus sum, lŏqui
iocari: iocor, aris, iocatus sum, iocari
meminerit: memini, isti, isse (verbo difettivo)