Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • La fase di sviluppo infantile da uno a sei anni è suddivisa in momenti distintivi: fase anale e fase fallica, ognuna con caratteristiche uniche di crescita e apprendimento.
  • Durante la fase anale, il bambino acquisisce indipendenza attraverso la deambulazione e il controllo degli sfinteri, sviluppando abilità motorie e comunicative fondamentali.
  • Il bambino inizia a comprendere la propria individualità e vive una tensione tra il desiderio di autonomia e la sua dipendenza dagli adulti, affrontando anche frustrazioni legate alle norme sociali.
  • Il gruppo dei coetanei gioca un ruolo cruciale nello sviluppo sociale, aiutando il bambino ad assumere responsabilità e a formare amicizie basate su interessi e somiglianze.
  • Le società moderne mirano a rimuovere gli svantaggi socio-culturali e a promuovere l'integrazione delle persone con handicap, favorendo l'uguaglianza nel contesto educativo e sociale.

Sviluppo infantile e indipendenza

La seconda fase dello sviluppo infantile va, all'incirca, dalla fine del primo anno all'inizio del sesto. Si tende a suddividere questa fase in due momenti: il primo va da uno a tre anni (fase anale), il secondo da tre a sei anni (fase fallica).

1. La conquista della deambulazione, allo scadere del Io anno, conferisce al bambino un principio di indipendenza. Progressivamente si sviluppa la motricità (oltre a camminare, in questa fase si mantiene pulito, è disciplinato nell'alimentazione -se educato-, controlla gli sfinteri, usa come primo mezzo di locomozione il triciclo, progrediscono nel complesso la prensione e la manipolazione. Il gioco resta la sua attività principale).

2.

Sviluppo della comunicazione e realtà

Sviluppa anche la fonazione: quanto più aumenta la facilità comunicativa ed espressiva, tanto più aumenta la possibilità della maturità personale. Ha la sensazione del potere quasi magico della parola: per lui conoscere il nome di una cosa significa impadronirsene; di qui l'insistenza con cui chiede il nome degli oggetti. Tuttavia l'aspetto cognitivo è subordinato a quello affettivo (p.es. il bambino usa nei suoi giochi qualunque oggetto per qualunque scopo).

3.

Consapevolezza e frustrazione

Il bambino non è del tutto consapevole della propria individualità. Inizia adesso ad acquisire il senso della realtà e ad elaborare le prime forme di giudizio. Si accorge che la sua dipendenza dalla madre diminuisce. Impara a sopportare per periodi sempre più lunghi l'accumulo della tensione. Vive una situazione conflittuale fra il desiderio di agire autonomamente e lo stato di dipendenza dagli altri.

Libido e sviluppo psicosessuale

• La zona anale sarebbe quella ove viene localizzata la libido nel primo periodo. Ossia la parte del corpo che acquista maggiore importanza nei contatti con l'ambiente sarebbe l'intestino con le sue funzioni escretorie ("trattenere" o "espellere" le feci avrebbero contemporaneamente un effetto di soddisfazione o insoddisfazione nei riguardi del mondo esterno). Il bambino si rende conto che non può più evacuare appena ne sente il bisogno: egli cioè si scontra con le norme dell'ambiente sociale (il "fare da sé" deve ora tener conto di certi limiti). D'altra parte senza questo senso di frustrazione non c'è sviluppo dell'autonomia. Il bambino però deve comprendere che la frustrazione riguarda tutti, non solo lui, e che serve a regolamentare l'autonomia non a impedirla.

• Nel secondo periodo la libido si localizza nei genitali. Il bambino scopre le differenze anatomiche, cui corrispondono -secondo la cultura e a volte secondo l'atteggiamento sbagliato degli adulti, che differenziano le norme educative dei figli sulla base del sesso- diverse modalità di abbigliamento, acconciatura, toilette. In questa fase possono comparire le prime manifestazioni di masturbazione, narcisismo, esibizionismo. La psicanalisi considera i "nevrotici da successo" o i "don Giovanni" una forma di regressione dell'adulto alla fase fallica.

1.

Coscienza morale e complesso edipico

Identificandosi coi genitori, il bambino matura una prima superficiale coscienza morale, cioè una prima organizzazione di autocontrollo. Se il bambino avverte dentro di sé la presenza dei genitori (che ordinano o proibiscono o rassicurano e proteggono) anche quando essi sono assenti, allora vuol dire che è pronto ad una forma di comportamento autonomo. Ciò in quanto non è più solo una minaccia esterna (castigo o privazione) che regola il suo comportamento, ma la consapevolezza interiore di ciò che può e non può fare.

2. Dopo la frustrazione dello svezzamento, il bambino subisce una seconda delusione quando scopre che non può possedere in maniera esclusiva l'affetto della madre, poiché lo deve dividere col padre (il cosiddetto "complesso edipico", che però la psicanalisi ha notevolmente estremizzato). Di qui i sentimenti ambivalenti che il bambino matura in questo periodo: gelosia e nel contempo ammirazione del padre, in quanto figura dominante a cui vorrebbe somigliare e di cui indivia la forza, la sapienza e a cui vuol bene. A volta il bambino si serve di alcune forme di "ricatto" per attirare su di sé l'attenzione dei genitori: si tratta di comportamenti regressivi, come p.es., succhiarsi il dito, voler essere preso in braccio, farsi la pipì addosso…, coi quali egli chiede quella protezione che teme d'aver perso.

Interazione sociale e amicizie

Il processo d'interazione nel gruppo si sviluppa sempre di più. Nel gruppo il bambino assume responsabilità più precise, dei ruoli sociali. Il gruppo dei coetanei ha anche una funzione di carattere normativo e disciplinare. I bambini tendono ad essere più facilmente amici che ostili tra loro (a meno che non subiscano pesantemente i condizionamenti degli adulti). Le loro amicizie però sono labili. Naturalmente favorisce l'amicizia la somiglianza di età, di intelligenza, di interessi e di socievolezza, nonché la possibilità di svolgere insieme certe funzioni di gioco e di apprendimento.

Ideali democratici e svantaggi sociali

Le società moderne sono animate da ideali democratici e di solidarietà. Di conseguenza tendono a rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di realizzarsi e avere successo. L’ideale dei paesi occidentali è che tutti, almeno sulla linea di partenza, siano nelle stesse condizioni sul piano delle opportunità, cioè delle possibilità di accedere alle risorse che il sistema sociale offre, come l’istruzione, il lavoro, il reddito, i mezzi di comunicazione. Gli ideali societari moderni implicano che ci si preoccupi degli svantaggi creando condizioni tali da consentire la loro piena partecipazione alla vita sociale. E’ svantaggio qualsiasi difficoltà strutturale ad accedere alle risorse della società. Alcuni svantaggi sono socio-culturali, cioè indipendenti dal singolo, ma legati alla categoria o al gruppo sociale di appartenenza. Questi svantaggi possono essere dalla posizione che l’individuo viene ad assumere nella società oppure dalle caratteristiche della subcultura in cui l’individuo cresce e si forma o da entrambi i fattori. Ad esempio, lo svantaggio dei membri di un gruppo minoritario può dipendere dal fatto che questi non sono tenuti in grande considerazione e non beneficiano degli appoggi di cui dispongono gli altri. Inoltre i docenti sono portati a non aspettarsi molto in termini di abilità e prestazioni scolastiche dagli alunni di origine sociale inferiore e questo pregiudizio mette in moto un meccanismo che porta gli alunni alla sfiducia in se stessi.

Svantaggi culturali e democratizzazione

Il persistere di una mentalità di questo tipo, che è la stessa scuola a trasmettere, a vantaggio della cultura ereditaria , blocca ogni processo di democratizzazione della scuola. Nei confronti dello svantaggio culturale si potrebbe e si dovrebbe operare almeno su tre piani:

-della scolarizzazione precoce, con l’introduzione della scuola materna obbligatoria;

- della preparazione professionale dei docenti;

-del riordinamento strutturale della scuola come “ambiente formativo”.

Handicap e integrazione sociale

L’handicap è una forma di svantaggio legato a problemi fisici o mentali. Non va confuso con la malattia, perché non ha un ciclo con un inizio e una fine, ma accompagna l’individuo nel corso della vita. Lo svantaggio dell’ handicap non consiste solo nel problema dell’efficienza corporea e mentale ma in gran parte a una costruzione sociale, cioè dall’emarginazione. L’atteggiamento nei confronti dell’ handicap ha subito nel corso dei secoli diversi mutamenti legati al modo di concettualizzare questo problema e di intervenire su di esso. Oggi si tende all’integrazione, e non solo del bambino/adolescente portatore di handicap scolarizzato; infatti, il problema dell’integrazione è da un lato un problema di recupero psicologico e morale della persona in difficoltà, ma anche il recupero civile e lavorativo, cioè la tendenza ad uno sbocco, con piena dignità, nella società degli adulti.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza della deambulazione nel primo anno di vita?
  2. La conquista della deambulazione segna un principio di indipendenza per il bambino, che inizia a sviluppare la motricità e a controllare gli sfinteri, contribuendo così alla sua autonomia (come indicato nel testo).

  3. Come si sviluppa la comunicazione nei bambini durante la fase anale?
  4. Durante questa fase, il bambino sviluppa la fonazione e la facilità comunicativa, che sono fondamentali per la sua maturità personale. La conoscenza dei nomi degli oggetti rappresenta per lui un modo di impadronirsi della realtà (come descritto nel testo).

  5. Qual è il ruolo della frustrazione nello sviluppo dell'autonomia infantile?
  6. La frustrazione, come quella legata all'educazione all'uso del bagno, è essenziale per lo sviluppo dell'autonomia, poiché insegna al bambino a confrontarsi con le norme sociali e a comprendere che la frustrazione è un'esperienza condivisa (secondo il testo).

  7. Come si manifesta il complesso edipico nei bambini?
  8. Il complesso edipico si manifesta quando il bambino scopre di dover condividere l'affetto della madre con il padre, generando sentimenti ambivalenti di gelosia e ammirazione, e portandolo a comportamenti regressivi per cercare attenzione (come spiegato nel testo).

  9. Quali sono le sfide legate agli svantaggi sociali e culturali nella società moderna?
  10. Gli svantaggi sociali e culturali possono ostacolare l'accesso alle risorse e alle opportunità, influenzando negativamente le aspettative degli insegnanti e contribuendo alla sfiducia in se stessi degli alunni di origine sociale inferiore (come evidenziato nel testo).

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community