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Em m a Ma dinelli - Elena Pet t inà - Federico Qua ggio - V it t oria Ves ent in i

Evo l u z i o n e d e l co n ce tto d i b e l l ez z a

Il Nuovo Metodo di Jean-Jacques Lequeu / Venere di Milo con cassetti di Salvador Dalí

Em m a Ma dinelli - Elena Pet t inà - Federico Qua ggio - V it t oria Ves ent in i

01_La “bellezza” dei Greci

I l s e ns o c om une gre c o de l l a be l l e z z a

I l be l l o

L’ a r te

La f i gura di El e na , s ogge tto de l de s i de ri o

02_Il Medioevo come periodo di transizione

03_Il Settecento

K a nt, C r itic a d el G iu d izio

I l s ubl i m e A

TIC

Poe ti c a de l l e m onta gne STE

E

I l di s gus to

04_L’impressione

1839, i nve nz i one de l l a f otogra f i a

La f i ne de l l ’a ura

Eugè ne Atge t

05_La provocazione delle Avanguardie

06_XXI secolo

C ul tura di m a s s a

Pol i te i s m o de l l a be l l e z z a , i l c a s o di A rm i ne Ha r u t y u n ya n

The Color Inside di James Turrell / Camera degli Sposi di Andrea Mantegna

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01

La “bellezza” dei Greci

— I l s e ns o c omune gre c o de lla be lle zza

Nella cornice temporale che va dal VI secolo a. C. fino all’inizio del V

secolo, i Greci, avevano sviluppato una loro concezione precisa del A

TIC

bello e dell’arte stessa, che può essere ricostruita a partire dall’at- STE

titudine artistica concreta. I Greci, come iniziatori di questa forma E

di riflessione, dovettero pertanto inventare un linguaggio definito

da concetti che ancora oggi utilizziamo, con significato diverso.

Colonna Tempio di Apollo, Corinto / Casa dell’ufficio di Mies Van Der Rohe

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La “bellezza” dei Greci

— I l be llo

Il primo di questi concetti fondamentali è appunto il bello. Il

bello viene riferito dai Greci come tutto ciò che piace o suscita

ammirazione, incluse qualità della mente umana o valori che

hanno a che fare con la giustizia e con il bene. I Greci mantenevano

separate la sfera del bello e la sfera dell’arte conferendo alla

bellezza un fondamento ontologico, che si occupa dell’essere

in quanto essere, per ricercarne le manifestazioni nella natura

e, in particolare, nel corpo dell’uomo, il più nobile e alto fra gli

esseri naturali. Proprio per questo, l’uomo greco è in grado

di esprimere la sua bellezza, oltre che nella proporzione delle A

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STE

forme fisiche, anche nella dignità dei comportamenti pratici: E

da qui deriva il forte legame fra bello e buono. Buono, agathós,

rappresenta l’aspetto morale. Bello, kalós, è la bellezza fisica, con

l’inevitabile aura erotica e sensuale che l’accompagna, in grado

di qualificare, insieme alla bellezza fisica, anche quella morale.

Quello di “bello” era quindi un concetto dal significato

complesso e ricco, che si manifestava nell’armonia, rilevabile

nell’equilibrio cosmico, nella simmetria e nell’euritmia, ovvero

nella disposizione armonica e proporzionale di un’opera d’arte.

Se per noi moderni il bello è un sentimento che proviamo

di fronte all’oggetto, per il Greco il bello era una proprietà

dell’oggetto medesimo attraverso una cultura che non

veniva analizzata secondo trattazioni particolarmente

esaustive, ma secondo modelli di riflessione marginali.

Fotogramma di The Seven Year Itch / Venus Landolina, Siracusa

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La “bellezza” dei Greci

— L’ar te

Se da un lato il bello era sempre visto come un predicato legato alla

perfezione, l’arte era intesa come una forma di artigianato. I Greci

concepivano il bello come qualcosa di aulico ricondotto alla pura

e semplice tecnica. I Greci si riferivano all’arte mediante il termine

téchnē. Tra le arti rientravano tutti i prodotti che richiedevano

abilità tecnica come lavori di carpentieri e tessitori, oltre quelli di

architetti, scultori e pittori. L’artista ottiene successo grazie alla

sua capacità di trasformare i propri mezzi espressivi rendendoli

adeguati alla situazione che essi devono rappresentare e alle

circostanze cui essi, davanti all’opera finita, vengono recepiti. La A

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sua attività, sia nel momento della produzione che in quello della E

fruizione, è connessa e si innesta sempre in un preciso kairós,

cioè in una giusta occasione. Ciò che l’artista riesce a ritagliare

dalla realtà deve poi essere opportunamente innestato ed adattato

nelle reazioni dei fruitori, che devono cogliere il piacere estetico

dato dall’identità fra l’opera e la realtà in essa rappresentata.

Il termine téchnē si riferisce all’attività umana in quanto

opposta alla spontaneità della natura. Considera l’aspetto della

produzione manuale, visto in alternativa a quello dell’attività

conoscitiva e contempla la relazione con l’abilità rifiutando

l’ispirazione. In conclusione se in quel periodo il bello veniva

concepito attraverso uno schema di oggettività, l’estetica

moderna si serve di uno schema soggettivo. Se per noi moderni

il bello è un sentimento che proviamo difronte all’oggetto,

per il Greco il bello era una proprietà dell’oggetto medesimo.

Casa di Cleopatra, Delos / Still Life di Giorgio Morandi

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La “bellezza” dei Greci

— L a figura di E le na, s ogge tto de l de s ide rio

Nel libro La questione della bellezza viene utilizzato l’esempio di

Elena di Troia per descrivere il bello dell’ Antica Grecia. La figura

di Elena di Sparta risulta da sempre vincolata alla contesa che

impiegò per un decennio Achei e Troiani. La Donna, dal duplice

aspetto, è nota sia come casus belli del sanguinoso conflitto sia

vittima dell’impulso amoroso e strumento della determinazione

divina. Peculiare della cultura greca arcaica è l’esistenza di una

concomitanza tra l’azione umana e le volontà divine. Elena è

incarnazione della seduzione, dell’amore che vince gli eterni e gli

uomini mortali. Il suo fascino proibito può avere esiti disastrosi, A

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STE

eppure la sua bellezza è una calamita che attrae e può innalzare E

all’estasi o trascinare nell’abisso, un po’ come sa fare l’amore.

Traspare infatti, da alcuni scritti di Saffo, un’Elena protagonista

di una scelta dolorosa e impegnativa guidata dal dominante eros.

La donna più bella del mondo può non essere virtuosa ne

buona. Proprio perché responsabile, non solo è oggetto

del desiderio maschile ma è soggetto di desiderio.

La sua bellezza, che l’uomo ricerca e rincorre, porta istintivamente

ad affrontare una guerra - sia essa la guerra di Troia o una semplice

battaglia dell’anima - anche a costo di restare imprigionato.

Testa di Elena, Ermitage / Nascita di Venere di Sandro Botticelli

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02

Il Medioevo come periodo di transizione

— Due eventi danno avvio al Medioevo, e hanno entrambi a che fare con

un sentimento misto di gioia e dolore, avendo un impatto radicale su

bello e arte. Il primo evento è lo sfaldamento dell’Impero Romano,

il secondo il penetrare della coscienza del Cristianesimo del suo

dogma fondamentale: l’incarnazione. Dio che si fa uomo è l’idea

dell’assoluto che entra all’interno della carne. Questo rappresenta

un forte dualismo in quanto è un dio in grado di morire come noi A

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umani, ma è altrettanto un dio in quanto è in grado di risorgere. La STE

costruzione dualistica del Cristianesimo riconduce al bello come un E

predicato che tende all’idealità, ma viene comunicato attraverso i

sensi, quindi la carnalità. L’arte è un atto di tipo creativo che è in

relazione tra la creazione divina del mondo e la creazione dell’uomo.

Nel Medioevo viene esaminato anche il problema estetico: vi è dualità

tra bello soggettivo e bello oggettivo. Perché il bello medioevale

è ambiguo? Come può essere sia oggettivo che soggettivo?

New Hall, Basilea, H&deM / Assunzione della Vergine di Francesco Botticini

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Il Medioevo come periodo di transizione

— Il bello del Medioevo è un bello oggettivo per Dio, in quanto

la sua prospettiva universale e complessiva percepisce in

modo imparziale la bellezza delle cose. L’uomo invece per

vedere il bello deve servirsi di strumenti quindi è un bello A

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soggettivo in quanto coglie solamente una prospettiva del bello. STE

Lo stesso accade per l’arte: da un lato condannata E

perché esprime la finitezza, l’illusione e le cose effimere,

dall’altro è esaltata come immagine divina in cui i

santi diventano oggetto di rappresentazione artisti

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vittoriavesentini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Iuav di Venezia o del prof Farina Mario.
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