L'Europa alla vigilia dell'anno Mille
Dopo la morte di Carlo Magno (814), l'impero carolingio incontrò una crisi: Ludovico il Pio, figlio di Carlo, era riuscito a tenere insieme l'impero, ma dopo la sua morte la situazione precipitò: i suoi figli si contesero aspramente il dominio dell'impero.
Con il Trattato di Verdun (843), il titolo imperiale andò a Lotario, ma il territorio fu diviso in tre parti tra lui e i fratelli.
Ai tempi di Carlo Magno, le cariche politiche erano distribuite dall'imperatore ai suoi uomini di fiducia.
I suoi successori, invece, trasmettevano la loro carica in eredità.
Conseguenza: l'impero carolingio si disintegrò con Carlo III il Grosso nell'888.
Da questo evento nacquero e si svilupparono nuovi poteri locali che diedero inizio all'età signorile.
Le incursioni tra IX e X secolo
Tra IX e X secolo, l'Europa fu al centro delle incursioni di alcune popolazioni:
- Ungari: abili cavalieri e arcieri, razziarono molte aree europee e giunsero fino a Bologna.
- Saraceni: temibili pirati di fedeli musulmani, presenti nell'area mediterranea, in Sicilia, si dedicavano al saccheggio e al rapimento di uomini e donne che rivendevano come schiavi.
- Vichinghi: provenivano dalla Scandinavia e dall'VIII secolo iniziarono a espandersi nel Nord Europa.
Si parla di “seconde invasioni” perché le prime furono tra IV e VI secolo.
I sovrani erano troppo deboli per contrastare l'onda rivoluzionaria dei proprietari terrieri e dei feudali, i quali iniziarono a governare in autonomia il territorio, imponendo tributi e armando eserciti.
Conti, marchesi, visconti e abati iniziarono a fortificare i villaggi e i monasteri.
In questa situazione di insicurezza, i piccoli proprietari terrieri e i contadini erano indotti a trasferirsi all'interno di queste aree e a porsi sotto la protezione del signore o dell'abate.
Questo fenomeno si chiama incastellamento e accrebbe il potere del signore, perché tutti coloro che chiedevano protezione gli rendevano in cambio servigi, pagavano tasse e obbedivano al suo comando.
Ben presto, conti, marchesi, visconti e abati ambirono a costruire domini locali, cioè piccoli Stati.
Questo fenomeno si chiama signoria di banno: sviluppo dei poteri del signore oltre l'area delle terre di proprietà.
Nel banno rientravano le banalità, cioè i diritti su alcune installazioni di pubblica necessità, per esempio il mulino, e il diritto di punire: chi non obbediva alle leggi del signore veniva giudicato e punito.
La nascita della cavalleria
L'aristocrazia, per difendere i possedimenti e crescere il prestigio, aveva bisogno di uomini armati. In questo contesto nacque la figura del cavaliere, e lo poteva diventare chi era abbastanza ricco da potersi permettere un cavallo, attraverso il rito pubblico dell'addobbamento, durante il quale riceveva spada, scudo, elmo e speroni.
Quando i cavalieri non erano impegnati nelle guerre, si esercitavano nei tornei e nella giostra.
Tra il 1000 e il XIII secolo, il ceto più importante era quello dei cavalieri, perché erano uomini più potenti e influenti e formavano l'aristocrazia.
L'appartenenza a essa andava guadagnata tutti i giorni sul campo.
La Chiesa e il clero
La Chiesa svolgeva un ruolo straordinario all'interno della società europea, in cui tutti si professavano cristiani.
Vescovi, sacerdoti e chierici formavano il clero secolare, il cui ruolo era guidare e istruire i fedeli.
Il primo passo della carriera ecclesiastica era diventare chierico. Il termine deriva dalla tonsura, la rasatura dei capelli che doveva subire come segno di umiltà. I chierici potevano diventare funzionari pubblici perché sapevano leggere e scrivere in latino.
Il secondo grado era quello di sacerdote o prete, l'unico che poteva celebrare la messa e amministrare i sacramenti.
Prima della riforma della Chiesa dell'XI secolo, i sacerdoti erano soliti sposarsi e avere una famiglia.
L'ultimo grado era quello di vescovo, sacerdote dotato di un'autorità superiore che esercitava nella diocesi, circoscrizione territoriale della Chiesa.
Alcune diocesi potevano essere riunite in una provincia ecclesiastica metropolita, con a capo l'arcivescovo.
Vescovo più importante degli altri: il Papa.
La vita monastica
I monaci si dedicavano alla vita religiosa e non si preoccupavano di guidare i fedeli; trascorrevano la vita in solitudine o in comunità con altri monaci nei monasteri.
I monaci che abbandonavano il secolo costituivano il clero secolare, perché vivevano in una comunità secondo una regola, cioè un insieme di principi scritti che governavano la vita monastica.
La più diffusa era quella di San Benedetto, che era una regola ferrea, con il motto: ora et labora, prega e lavora.
Questo motto si riferisce alla vita condotta dai monaci: essi pregavano, facevano penitenza o scrivevano, copiando i manoscritti dell'antichità in latino, però solo quelli consoni alla Chiesa, ma zappavano solo in caso di necessità.
I lavori agricoli e le altre attività manuali erano svolti da contadini o da servi.
Oltre a questo ordine ce ne furono altri molto importanti: i cluniacensi e i cistercensi.
L'Europa alla vigilia dell'anno Mille
Dopo la morte di Carlo Magno (814), l'impero carolingio incontrò una crisi: Ludovico il Pio (figlio di Carlo) era riuscito a tenere insieme l’impero, ma dopo la sua morte la situazione precipitò: i suoi figli si contesero aspramente il dominio dell'impero.
Attraverso il trattato di Verdun (843), il titolo imperiale andò a Lotario e il territorio venne diviso in 3 parti (tra lui e i fratelli).
Ai tempi di Carlo Magno, le cariche politiche erano distribuite dall’imperatore ai suoi uomini di fiducia.
I suoi successori, invece, trasmettevano la loro carica in eredità.
Conseguenza: l'impero carolingio si disintegrò con Carlo III il Grosso nell'888.
Da questo evento nacquero e si svilupparono nuovi poteri locali che diedero inizio all'età signorile.
Le incursioni e l'incastellamento
Tra IX e X secolo, l'Europa era al centro delle incursioni di alcune popolazioni:
- Ungari: abili cavalieri e arcieri che razziarono molte aree europee e giunsero fino a Bologna.
- Saraceni: temibili pirati di fede musulmana che erano presenti nell'area mediterranea (Sicilia), si dedicavano al saccheggio e al rapimento di uomini e donne che rivendevano come schiavi.
- Vichinghi: provenivano dalla Scandinavia e dall'VIII secolo iniziarono a espandersi nel nord Europa.
Si parla di “seconde invasioni” perché le prime furono tra IV e VI secolo.
I sovrani erano troppo deboli per contrastare l’onda rivoluzionaria dei proprietari terrieri e dei feudali, i quali iniziarono a governare in autonomia il territorio, imponendo tributi e armando eserciti.
Conti, marchesi, visconti e abati iniziarono a fortificare i villaggi e i monasteri.
In questa situazione di insicurezza, i piccoli proprietari terrieri e i contadini erano indotti a trasferirsi all’interno di queste aree e a porsi sotto la protezione del signore o dell’abate.
Questo fenomeno si chiama incastellamento e accrebbe il potere del signore, perché tutti coloro che chiedevano protezione gli rendevano in cambio servigi, pagavano tasse e obbedivano al suo comando.
Ben presto conti, marchesi, visconti e abati ambirono a costruire domini locali.
Questo fenomeno si chiama signoria di banno.
Nel banno rientravano le banalità (diritti su alcune installazioni di pubblica necessità. Esempio: mulino) e il diritto di punire (chi non obbediva alle leggi del signore veniva giudicato e punito).
L'aristocrazia e i cavalieri
L’aristocrazia, per difendere i possedimenti e crescere il prestigio, aveva bisogno di uomini armati. In questo contesto nacque la figura del cavaliere e lo poteva diventare chi era abbastanza ricco da potersi permettere un cavallo e attraverso il rito pubblico dell’addobbamento, durante il quale riceveva spada, scudo, elmo e speroni.
Quando i cavalieri non erano impegnati nelle guerre, si esercitavano nei tornei e nella giostra.
Tra il 1000 e il XIII secolo, il ceto più importante era quello dei cavalieri, perché erano uomini potenti e influenti e formavano l’aristocrazia. L’appartenenza a essa andava guadagnata tutti i giorni sul campo.
La chiesa nella società europea
La Chiesa ha un ruolo straordinario all'interno della società europea, in cui tutti si professavano cristiani.
Vescovi, sacerdoti e chierici formavano il clero secolare (ruolo: guidare e istruire i fedeli).
Il 1° passo della carriera ecclesiastica era diventare chierico (deriva dalla tonsura, cioè la rasatura dei capelli che doveva subire come segno di umiltà). Potevano diventare funzionari pubblici perché sapevano leggere e scrivere in latino.
Il 2° grado era diventare sacerdote o prete (l'unico che poteva celebrare la messa e amministrare i sacramenti).
L'ultimo grado era diventare vescovo (sacerdote dotato di un'autorità superiore che esercitava nella diocesi → circoscrizione territoriale della Chiesa).
Il vescovo più importante degli altri era il Papa.
I monaci e la vita monastica
I monaci si dedicavano alla vita religiosa e non si preoccupavano di guidare i fedeli; trascorrevano la vita in solitudine o in comunità con altri monaci nei monasteri.
I monaci che abbandonavano il secolo costituivano il clero regolare, perché vivevano in una comunità secondo una regola (insieme di principi scritti che governavano la vita monastica).
La più diffusa era quella di San Benedetto, che aveva come motto: “ora et labora” (prega e lavora).
Questo motto si riferisce alla vita condotta dai monaci: essi, infatti, pregavano, facevano penitenza o scrivevano (copiavano i manoscritti dell’antichità in latino, però solo quelli consoni alla Chiesa).
Essi però zappavano solo in caso di necessità: infatti, i lavori agricoli e le altre attività manuali erano svolti da contadini o da servi.
Oltre a questo ordine ce ne furono altri molto importanti, tra cui i cluniacensi e i cistercensi.