Concetti Chiave
- Le città etrusche erano inizialmente governate da "lucumoni", magistrati che furono successivamente sostituiti dall'aristocrazia nel VI e V secolo a.C.
- I "penestes", comprendenti schiavi, liberti e clienti, lavoravano per la nobiltà agricola e militare, ricevendo garanzie in cambio dei loro servizi.
- I clienti, chiamati lautni, avevano la possibilità di essere proprietari di beni e di ottenere diritti di cittadinanza per i propri figli.
- La società etrusca presentava una netta distinzione tra nobiltà e popolazione comune, con una marcata differenza nei diritti civili rispetto a Roma e Grecia.
- Le frequenti rivolte etrusche erano alimentate dalla richiesta di accesso alle cariche politiche e dalla repressione delle aspirazioni sociali, spesso con l'intervento romano a sostegno delle famiglie nobili.
Governance etrusca e aristocrazia
In origine, le città etrusche erano governate da magistrati chiamati “lucumoni”. A partire dai secoli VI e V a.C., essi furono sostituiti dall’aristocrazia che, sul piano economico e sociale, si differenziavano notevolmente dal resto della popolazione. Non sappiamo come fossero chiamati gli aristocratici che occupavano i vertici politici di una città: il termine usato dalle fonti latine è “principes” cioè capi di gruppi familiari intorno ai quali ruotavano i “penestes”, secondo la definizione di Dionigi di Alicarnasso.
Ruolo dei penestes e schiavi
I “penestes” erano gli schiavi, i liberti, e i clienti che erano occupati nei lavori agricoli all’interno dei vasti poderi della nobiltà o nel servizio militare. In cambio delle loro prestazioni lavorative o militari, i penestes ottenevano delle garanzie. Gli schiavi erano molto numerosi e il termine latino per indicare tale classe sociale – servus – è di origine latina. Un caso piuttosto emblematico di schiavo è quello di Titiro, un personaggio della prima egloga di Virgilio. Si tratta di un pastore fortunato, di origine etrusca, schiavo a Mantova, che riesce a mantenere i propri beni dopo che Antonio, rientrato dalla battaglia di Filippi, decide di confiscare i beni degli schiavi per ricompensare i suoi veterani.
Clienti e lautni nella società etrusca
I clienti, in etrusco, erano chiamati lautni, un termine che corrisponde al latino “familiares” o “liberti”. Essi potevano essere proprietari di beni e ottenere per i figli i pieni diritti di cittadino.
Nelle iscrizioni, essi venivano indicati con un prenome gentilizio derivato non da quello del patrono, bensì dal proprio padre. All’interno dei lautni, emergevano gli etera che occupavano un posto d’onore nelle tombe di famiglia. Si trattava di compagni o amici, il cui termine è avvicinato dagli studiosi alla parola greca “ἑταῖρος” (= etairos), in latino sodalis (= compagno, amico, confidente).
Distinzione sociale e tombe ricche
Nonostante molti testi scritti della letteratura etrusca siano andati persi oppure restino indecifrabile, si può con certezza affermare che nella società esisteva una distinzione fra nobiltà da un lato e la restante popolazione dall’altra e quest’ultima includeva anche gli artigiani. Tra queste due classi non esistevano sfumature sul piano dei diritti del cittadino, come invece avveniva a Roma o in Grecia. Questa separazione assai marcata spiega la presenza di tombe ostentanti una grande ricchezza di oro e di monili di vario genere. Essa spiega anche il permanere di strati sociali fortemente distanziati che i Romani erano soliti chiamare “umile” (da humus = terra), comprendente sia gli schiavi che i lautni.
Rivolte e intervento romano
Da questo derivarono le frequenti rivolte nelle città etrusche man mano che la situazione sociale si evolveva. I nobili non esitarono a chiamare in soccorso i Romani, come successe a Volsinii (forse l’odierna Orvieto) nel 265. In questa città, i ribelli chiedevano una generale liberalizzazione e il diritto di poter accedere alle cariche della magistratura, ma furono violentemente repressi dall’esercito romano, chiamato in aiuto che ne approfittarono per affermare la loro dominazione politica sulla città. In sostanza si può pensare a una società etrusca di stampo feudale con delle famiglie molto potenti, dotate da un grande seguito di persone subordinate, da sodales e da etera. Un esempio ci è fornito da Clelio Vibenna di Vulci il quale verso la metà del VI secolo a.C. si installò a Roma con tutto il suo seguito e il cui “sodalis fidelissimus”, Servio Tullio, diventò re di Roma. È probabile che proprio per la sua condizione di “etera”, gli sia stata attribuita un’origine servile.
Domande da interrogazione
- Qual era la struttura di governo delle città etrusche nei secoli VI e V a.C.?
- Chi erano i “penestes” nella società etrusca?
- Qual è il significato del termine “lautni” nella società etrusca?
- Come si manifestava la distinzione sociale nella società etrusca?
- Quali eventi storici segnarono le relazioni tra nobili etruschi e Romani?
In origine, le città etrusche erano governate da magistrati chiamati “lucumoni”, ma a partire dai secoli VI e V a.C. furono sostituiti dall'aristocrazia, composta da “principes”, ovvero capi di gruppi familiari (Dionigi di Alicarnasso).
I “penestes” erano schiavi, liberti e clienti che lavoravano nei poderi della nobiltà o nel servizio militare, ottenendo garanzie in cambio delle loro prestazioni (testo).
I “lautni” erano i clienti, corrispondenti ai liberti, che potevano possedere beni e garantire ai propri figli i diritti di cittadino, come indicato nelle iscrizioni (testo).
La distinzione sociale era netta tra nobiltà e restante popolazione, con una mancanza di sfumature nei diritti del cittadino, evidenziata dalla presenza di tombe ricche e ostentate (testo).
Le frequenti rivolte nelle città etrusche portarono i nobili a chiedere aiuto ai Romani, come nel caso di Volsinii nel 265 a.C., dove i ribelli furono repressi, consolidando la dominazione romana (testo).