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Lezione 121.11.2022

Azioni simili ma non esattamente uguali

Vedere percepire con gli occhi la realtà concreta ➔ guardare rivolgere lo sguardo verso uno stimolo ➔ osservare esaminare un fenomeno per capirlo e comprenderlo con un atteggiamento critico rispetto alle altre due azioni; atteggiamento più scientifico.

Tre azioni man mano più analitiche, profonde ed intenzionali.

Osservare a scuola ci permette di capire e quindi di descrivere e valutare in modo più oggettivo; l’osservazione è un’azione che compiamo tutti i giorni per imparare cose nuove e i bambini stessi imparano in modo spontaneo attraverso l’osservazione.

Nuove funzioni cognitive e sociali

  • Funzioni cognitive: il bambino impara cose nuove sperimentando in prima persona sul mondo.
  • Funzioni sociali: impara attraverso l’osservazione dell’altro.

È importante osservare in ambito educativo innanzitutto per la formazione professionale, per imparare aspetti nuovi che riguarda lo sviluppo, l’inserimento e l’apprendimento dei bambini. È importante anche osservare gli insegnanti più esperti e anche per evitare stereotipi.

Una valutazione consapevole nasce da un’osservazione preliminare, per fare questo è importante documentare e condividere queste osservazioni confrontandosi anche con altre persone per capire se la nostra osservazione è oggettiva o influenzata dalle nostre aspettative.

Limiti dell'osservazione spontanea

  • Ci si fa un’idea generale ma è difficile andarsi a concentrare sugli elementi singoli.
  • Generalizzazioni indebite.
  • Collegamenti causali.

È quindi necessario approcciarsi all’osservazione con metodo scientifico, ma come?

  1. Individuare il problema, cioè che cosa voglio osservare (interazioni, gioco, routine…)
  2. Formulazione dell’ipotesi, dalla letteratura di riferimento mi aspetto che…
  3. Scelta del metodo, che prevede la scelta di determinati strumenti.
  4. Raccolta e analisi dei dati, vado realmente nella situazione, raccolgo i dati con gli strumenti scelti e poi vado a verificare se l’ipotesi corrisponde a ciò che ho realmente osservato oppure no.

Già la Montessori, a cavallo tra ‘800 e ‘900, sosteneva che l’osservazione condotta in modo scientifico fosse fondamentale per gli insegnanti. Nel tempo l’approccio con le tecniche osservative si è man mano perfezionato e hanno dato il loro contributo anche alcuni approcci di ambito psicologico.

Studi osservativi e metodi scientifici

Gli studi osservativi per molto tempo (dalla metà del 1800 fino a circa il 1870) c’è stata questa lunga diatriba su quale metodologia fosse migliore tra quella che prediligeva l’osservazione o quella che prediligeva la sperimentazione. Per lungo tempo la psicologia ha dovuto dimostrare quasi di essere all’altezza di fronte alle altre discipline scientifiche, quindi gli studi che utilizzavano la metodologia di sperimentazione in laboratorio venivano considerati più scientifici. Oggi però sappiamo che anche la metodologia osservativa può avere valore scientifico purché non sia un’osservazione libera e spontanea ma che sia condotta con metodo scientifico.

La metodologia osservativa ha egual dignità rispetto alla sperimentazione in laboratorio per tre motivazioni:

  • Motivazioni teoriche.
  • Motivazioni metodologiche: attraverso l’osservazione diminuisce la reattività dei bambini di fronte all’osservazione, i bambini si abituano gradualmente alla presenza dell’osservatore che non modifica il suo comportamento.
  • Motivazioni etiche: c’è una certa riluttanza a sottoporre i bambini a situazioni di tipo sperimentale perché ci si pone sempre il problema che questa sperimentazione possa danneggiare il soggetto; osservando i bambini in situazioni di vita quotidiana questo ipotetico danno non può sussistere.

Metodo e tecnica

Quando parliamo di metodo e tecnica parliamo di due cose diverse:

Metodo: natura della domanda che mi pongo; Che cosa voglio andare ad analizzare? La relazione causale? Allora metodo sperimentale, manipolando le variabili, devo mettere sotto controllo alcuni aspetti di quella situazione se voglio avere una reazione di causa-effetto rispetto alle variabili. Se invece voglio descrivere un fenomeno così come si manifesta allora metodo descrittivo, entro nella situazione e descrivo ciò che succede senza dare spiegazioni di causa-effetto. Entrambi i metodi possono essere applicati alla tecnica osservativa.

Tecnica: tutta una serie di strumenti ed approcci in funzione del problema che voglio analizzare. Le tecniche di osservazione fanno riferimento alle abilità di chi osserva, alle capacità di entrare in empatia. La tecnica osservativa secondo McBurney (1983) è una registrazione sistematica dei comportamenti in corso senza intervenire su di essi per influenzarli, vi sono 3 aspetti fondamentali:

  • Sistematicità: selezione, pianificazione, obiettività, replicabilità, addestramento.
  • Registrazione: è fondamentale non affidarsi solo alla propria memoria ma registrare quanto si è osservato nel modo più fedele ed oggettivo possibile e senza far passare troppo tempo dal momento dell’osservazione.
  • Assenza di manipolazione: non prevede la manipolazione delle variabili, distinzione ancora tra metodo e tecnica.

Soggettività vs. oggettività

Es. Soggettività: A. è stata contenta di vedere la madre ➔ Oggettività: A. si è messa a saltellare e ha riso quando la madre è entrata. Nella versione più oggettiva abbiamo delle informazioni in più, abbiamo la descrizione esatta di ciò che è accaduto, senza interpretazioni e senza attribuire delle intenzioni ai soggetti che osservano. Anche chi non è presente all’osservazione può sapere esattamente quello che è accaduto e trarre delle conclusioni.

Diversi tipi di tecniche osservative

Osservazione diretta

L’osservatore osserva direttamente i soggetti, si trova nello stesso luogo oppure la scena è stata registrata. È l’osservatore che vede i soggetti in azione. L’osservazione diretta può essere:

  • Naturalistica: l’osservatore si reca nei luoghi e descrive come i soggetti si comportano spontaneamente nei luoghi di vita quotidiana dei soggetti (ambienti non strutturati come casa, scuola, campo sportivo).
    • Vantaggi: possibilità di descrivere il comportamento naturale e riuscire a illustrare le relazioni tra i soggetti che frequentano questi luoghi.
    • Svantaggi: più difficile valutare l’influenza di determinati fattori; poco adatta se questo tipo di osservazione si occupa di osservare un tipo di comportamento poco frequente.
  • In condizioni controllate: il comportamento che voglio osservare viene stimolato modificando alcuni aspetti di quella situazione, creo le condizioni favorevoli affinché si verifichi un determinato comportamento (ambienti strutturati es. strange situation).
    • Vantaggi: tutti i soggetti che osservo sono sottoposti a determinate condizioni; è possibile confrontare in modo controllato le reazioni dei soggetti in diverse situazioni.
    • Svantaggi: percezione della situazione come meno naturale dai soggetti direttamente osservati; mi permettono di accedere meno all’esperienza soggettiva dei soggetti.

Osservazione indiretta

L’osservatore raccoglie informazioni su certi tipi di comportamenti che lo interessano non osservando direttamente la situazione ma facendo domande rispetto a quei comportamenti o facendo delle interviste oppure con dei questionari (risposte più strutturate). Le interviste e i questionari possono essere sottoposti o direttamente ai soggetti (es. quando ti senti particolarmente arrabbiato cosa fai?) oppure le domande possono essere poste a chi conosce o si occupa dei soggetti.

  • Vantaggi: viene fuori l’esperienza soggettiva, è il soggetto che ci rivela cosa fa e come si sente in determinate situazioni; sono strumenti molto rapidi ed economici; posso lasciare libertà di espressione ai soggetti (soprattutto nell’intervista).
  • Svantaggi: i bambini potrebbero intuire gli intenti dell’osservatore e quindi per compiacerlo potrebbero rispondergli come lui si aspetta quindi falsare i risultati; si chiede di rispondere a situazioni che non si stanno verificando in quel momento, la memoria del bambino potrebbe ingannarlo.

La distinzione tra le due osservazioni dirette non è sempre evidente, l’osservatore si pone più su un continuum. Strange situation modalità di osservazione in condizioni controllate ideata alla fine degli anni '70; l’obiettivo era quello di osservare il rapporto madre-bambino, l’attaccamento. Stanza uguale per tutti assolutamente controllata. Osservazione riportata in tabella, 8 episodi, quali soggetti interagiscono.

Lezione 222.11.2022

Le teorie di riferimento del metodo osservativo

Non c’è un approccio giusto e uno sbagliato ma sono metodi diversi con caratteristiche diverse.

  • 1700/1800: primi approcci osservativi in ambito familiare, osservazioni condotte dai genitori sui propri figli e che in forma diaristica tengono appunti sui cambiamenti. Antecedenti agli studi longitudinali, si concentravano particolarmente sul registrare le nuove acquisizioni che erano viste come indicatori di sviluppo dei bambini. Sono una fonte ancora molto utile in quanto sono ricche di informazioni ma hanno il difetto di non essere sistematici in quanto i genitori annotavano quotidianamente i cambiamenti ma non c’era un’ipotesi di base.
  • 1900: Binet conduce studi sulle proprie figlie da una parte con metodo sperimentale e dall’altra mediante osservazioni comparate.
  • 1920/30: ricerca osservativa (Montessori, Anna Freud).
  • 1950: in questo periodo le tecniche osservative sui bambini vengono un po’ messe da parte, viene prediletta la ricerca sperimentale.
  • 1960: si ritorna alla ricerca osservativa mediante diversi approcci: ecologico, etologico, psicoanalitico, etnografico, quasi sperimentale.

Osservazione ecologica (Barker, Wright, Brofenbrenner)

Studia il comportamento dei soggetti all’interno di un contesto, secondo questo approccio un comportamento può essere spiegato solo se collegato all’ambiente in cui è inserito. È fondamentale la relazione dell’individuo con l’ambiente e l’interdipendenza tra il soggetto, il suo comportamento e l’ambiente (questi tre aspetti sono collegati). L’osservazione deve essere effettuata nei luoghi di vita quotidiani.

Utilizza due unità di analisi:

  • Behavior episode: definito come un’unità di azioni e situazioni (es. l’osservatore si concentra nell’osservare tutta una serie di azioni specifiche accomunate da uno stesso fine per esempio tutte le azioni che un bambino esegue per andare a scuola).
  • Behavior setting: si presta attenzione alle caratteristiche dell’ambiente specifico in cui tutti gli individui normalmente svolgono le stesse azioni (es. se come ambiente identifico il parco, l’approccio ecologico si aspetta che tutti i bambini osservati in quell’ambiente giochino perché è quello specifico ambiente che porta i bambini a giocare, indipendentemente da ogni singolo bambino).

Segue 3 principi:

  1. Lo schema comportamentale è indipendentemente dal soggetto specifico.
  2. Lo schema comportamentale dipende dall’ambiente.
  3. L’ambiente esiste indipendentemente dallo schema comportamentale.

Questi dati vengono raccolti attraverso una metodologia chiamata specimen record, la registrazione di campioni comportamentali. Questo consiste in una descrizione narrativa dei comportamenti osservati, in forma estesa attraverso l’utilizzo di frasi. La registrazione avviene con modalità carta e matita dove viene riportato quello che si sta osservando in quel momento.

Secondo l’approccio ecologico ci sono tutta una serie di raccomandazioni da seguire:

  • Linguaggio quotidiano, non tecnico.
  • Preferire una narrazione al positivo, evitare le negazioni il più possibile (descrivo quello che il soggetto fa, non quello che non fa).
  • Riportare non solo le informazioni su quello che stanno facendo i soggetti ma anche elementi descrittivi del contesto (elementi fisici dell’ambiente e descrizione della situazione).
  • Osservare per una durata di 30 minuti suddivisi in sotto unità.

L’obiettivo principale che guida l’osservazione è individuare l’influenza del contesto sui comportamenti.

Punti di forza:

  1. Riuscire a cogliere i comportamenti nel loro contesto naturale e nel loro naturale divenire.
  2. Ci fornisce tutta una serie di indicazioni su come condurre queste osservazioni.
  3. Descrizione dettagliata del contesto.
  4. Intera sequenza temporale (antecedenti e conseguenti).
  5. Linguaggio semplice, descrittivo e non valutativo.

Limiti:

  • Complessità in raccolta dati e analisi, non è una raccolta rapida.

Osservazione etologica (Lorenz, Bowlby)

Non nasce per lo studio del comportamento umano ma inizialmente per quello del comportamento animale e inseguito applicato anche allo studio della primissima infanzia e dell’infanzia. Osserva la storia naturale, l’evoluzione, del comportamento e di come questo sia utile ai soggetti per adattarsi; vengono descritti in modo dettagliatissimo i moduli comportamentali, le piccolissime unità di comportamento, che i soggetti mettono in atto.

Ci sono quattro aspetti principali:

  • Concentrarsi sugli aspetti semplici del comportamento, riportare i piccoli dettagli del cambiamento, microunità, dati grezzi, senza interpretare (es. calcio bambino alza la gamba, lancia il piede ecc..).
  • Il punto di partenza è la storia naturale del soggetto.
  • Essere diffidenti verso delle categorie predeterminate di comportamento, le suddivido in micro categorie.
  • Prospettiva evoluzionistica, quel comportamento perché è utile a quel soggetto in quella situazione?

Gli osservatori etologici si pongono 4 domande su quello che stanno osservando:

  1. Causa immediata.
  2. Sviluppo: come ha appreso questo comportamento? Da dove è partito?
  3. Valore adattivo: che funzione ha questo comportamento per far sì che il soggetto si adatti alla situazione in cui è.
  4. Qual è la storia evolutiva della specie: a quale grado di sviluppo è il soggetto?

L’approccio etologico utilizza lo strumento dell’etogramma cioè una lista esaustiva (preparata a priori) di un repertorio comportamentale che potrebbe verificarsi, una lista di tutti i comportamenti che un soggetto mette in atto in una certa situazione. L’osservatore registra se quel comportamento che è nella lista si verifica o meno. I comportamenti possono essere fisici oppure con finalità più sociali rivolte ad entrare in relazione con gli altri.

All’osservatore è necessario uno studio preliminare in cui l’osservatore si immerge nella situazione, vede cosa succede e può poi in seguito stilare questa lista di comportamenti che sono raggruppati all’interno dell’etogramma in modo gerarchico, secondo gruppi di comportamenti che al loro interno contengono delle sottoclassi (es. gioco che può contenere gioco solitario, gioco condiviso ecc...), queste a loro volta possono essere caratterizzate da comportamenti singoli.

Le caratteristiche principali di queste osservazioni sono:

  • Distacco: descrizione analizzando i dati grezzi quasi come se l’osservatore non appartenesse alla stessa specie dei soggetti che osserva.
  • Spregiudicatezza: osservare tutti i comportamenti messi in atto, anche quelli che apparentemente non sono collegati all’azione generale.
  • Completezza: osservazioni molto precise.
  • Grado di dettaglio: osservazioni dettagliate che riguardano il repertorio comportamentale.

Questo approccio si concentra sui comportamenti spontanei quindi predilige le osservazioni condotte in ambiente naturale, si concentra sui movimenti fisici e si raccomanda il fatto di condurre delle osservazioni sistematiche programmate a priori in cui viene riportato non solo il comportamento ma anche la sua durata e la frequenza. L’obiettivo principale che guida l’osservazione è valutare che funzione ha quel comportamento che osservo per l’adattamento del soggetto.

Punti di forza:

  1. Efficace nello studio della prima infanzia e del comportamento sociale infantile.
  2. Indaga fenomeni nel contesto e nel tempo (antecedente, insieme dei comportamenti e conseguenze).
  3. Originalità dei fenomeni considerati, ci si concentra su aspetti nuovi che prima non erano stati presi in considerazione.

Limiti:

  • Rigore metodologico (oggettività).
  • Frammentazione in micro categorie che diventa di difficile applicazione in ambito umano.
  • Osservazione cieca, senza porsi un’ipotesi da voler verificare o falsificare.

Differenze tra questi due approcci

Osservazione piagetiana – quasi sperimentale (Piaget)

Parte dalle osservazioni condotte da Piaget sui suoi figli; faceva quasi degli esperimenti, aveva delle ipotesi di partenza, sottoponeva ai suoi figli dei giochi e modificava via via certi elementi per verificare se le sue ipotesi erano vere oppure no e da lì ripartiva modificando via via qualche elemento. Viene definito un metodo quasi sperimentale perché lui modifica via via alcuni stimoli ai suoi figli per registrarne le reazioni a questi cambiamenti (manipolazione delle variabili) ma allo stesso tempo non c’è un controllo assoluto perché non può decidere qua... [testo interrotto]

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alexia_squarcina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'educazione e tecniche di osservazione del comportamento infantile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Berchiatti Martina.
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