Concetto storia greca - Hellenes - Periodizzazioni
Gli antichi greci non erano un popolo unito come possiamo pensare, ma appartenevano a varie comunità indipendenti tra loro. Avevano diverse etnie, dialetti ecc. Anche il Pantheon aveva sfumature diverse tra un posto ed un altro. È bene quindi non parlare di storia greca, ma storia dei greci. I greci antichi, tanto quanto quelli moderni, preferiscono non essere chiamati greci come dicevano i romani, ma Hellenes (gente ellenica) e la loro patria Hellas.
Sappiamo che ci furono tre popoli indoeuropei che arrivarono in tempi remoti, ovvero Ioni, Eoli e Dori. Con il tempo Ioni si affermarono principalmente ad Atene e i Dori a Sparta, mentre gli Eoli a poco a poco scomparvero. Il mondo greco si espanse molto più di quello conosciuto ora e ciò che teneva uniti i popoli era l'attaccamento alla polis. Coloro che non facevano parte di una polis, anche se parlavano greco, erano considerati Barbari.
Abbiamo detto che si può parlare di storia locale e storia nazionale: la storia locale parte con la nascita di una città e spesso è legata a leggenda e mito. La nascita della grecità viene solitamente fatta combaciare con la guerra di Troia (1250 o 1194 o 1184) e poi misurata in generazioni a partire da quel momento.
Per quanto riguarda invece la fine del mondo greco, ci sono più teorie: chi la fa terminare con la morte di Socrate (399 a.C.), chi con le conquiste di Filippo il Macedone (338 a.C.), chi con quelle del figlio Alessandro Magno; chi con la sconfitta dell'ultimo re tolemaico (Cleopatra) ad Azio contro Ottaviano (31 a.C.); chi con la chiusura da parte di Giustiniano della scuola platonica di Atene (529 d.C.); chi infine la fa combaciare con la fine dell'impero romano d'Oriente (1453 d.C.).
L'archeologia come fonte
Storia dell'archeologia
Riguardo le fonti della storia greca, l'archeologia ne entrò a far parte solo a partire dalla seconda metà del 19esimo secolo. Uno dei pionieri fu Schliemann che, spinto dalla passione per i poemi omerici, si fece ricercatore e trovò i resti delle mura della città di Troia, in Anatolia, nel 1870.
Nel 1874 si avviarono scavi a Micene e Tirinto e alla fine del secolo vennero iniziati grandi scavi, tra cui quelli del santuario di Delfi e Olimpia, dove i reperti abbondarono. Arthur Evans nel 1900 trovò sull'isola di Creta innumerevoli tavolette scritte in linguaggi sconosciuti. Quella di Evans fu una scoperta rivoluzionaria in quanto mostrarono una civiltà diversa e più progredita rispetto a quella micenea già scoperta.
Ai tempi nostri le tecniche archeologiche sono diverse; ci si concentra molto di più sui posti isolati, per comprendere le abitudini e gli stili di vita degli antichi. Moberg fece una prima distinzione tra sito aperto e chiuso: con aperto si indicava un posto abitato per molto tempo, dove i reperti sono trovati in modo perlopiù casuale; mentre i siti chiusi, come templi e tombe, sono caratterizzati da una disposizione degli oggetti intenzionale e quindi è più facile per noi capire a cosa servissero.
Ci sono ora molti metodi di indagine che aiutano l'archeologia come la palinologia (studio dei pollini), termoluminescenza (con cui si datano le ceramiche), si possono effettuare ricerche sottomarine ecc.
Fonti scritte
Tipi e storia delle fonti
Per quanto riguarda le fonti scritte, il supporto più diffuso era il papiro, molto economico ma di scarsa resistenza. L'altro tipo di supporto era la pergamena, inventata a Pergamo, ovvero pelle di pecora conciata per adattarla alla scrittura. Sfortunatamente, la stragrande maggioranza di tutti i testi scritti dell'antichità sono andati perduti per varie cause: i grandi incendi della biblioteca di Alessandria d'Egitto; la diffusione del cristianesimo, con la quale i testi iniziarono a essere copiati esclusivamente dai religiosi che consideravano molte opere contrarie ai loro principi (blasfemi) e quindi non degne di essere ricopiate; nel 1204 ci fu il sacco di Costantinopoli da parte della quarta crociata, con il conseguente incendio alla grande biblioteca.
Con la cultura rinascimentale e l'invenzione della stampa, venne favorito di nuovo il circolo di testi antichi, e importante a ciò furono anche le scoperte dei testi provenienti dai siti archeologici.
Autori antichi
Per quanto riguarda gli autori più importanti della Grecia antica, iniziamo con il dire che essi dividevano la storia in locale e nazionale. Tra questi abbiamo:
- Erodoto di Alicarnasso, che scrisse Istoriai ("Storie"), opera lodata anche da Cicerone che lo riterrà il primo storico. Egli analizza il metodo di ricerca in tre fasi: verificare con i propri occhi l'oggetto dell'indagine; ascoltare i racconti di chi è stato diretto testimone; se esistono più versioni, bisogna scegliere quella più corretta secondo il proprio giudizio, oppure renderle note tutte e far giudicare il lettore.
- Tucidide fu testimone della guerra del Peloponneso, narra nei suoi racconti un evento a lui contemporaneo in cui l'uomo è il protagonista assoluto; il divino viene quindi sostituito dall'umano (laicizzazione della storia).
- Senofonte fu scrittore molto prolifico, famoso soprattutto per aver inventato vari stili letterari.
- Polibio fu educatore di Scipione Emiliano e Quinto Fabio Massimo. La sua opera fu Le Storie, che aveva come oggetto Roma e la sua incredibile ascesa.
- Strabone riteneva la geografia complementare alla storia. La sua opera principale si intitola Geografia.
- Plutarco fu autore di più di 260 opere, autore quindi tra i più prolifici. Famoso per l'opera Vite parallele dove metteva a confronto biografie di grandi personaggi greci e latini (Alessandro-Cesare, Demostene-Cicerone). Plutarco ha inoltre un grande valore storico perché attraverso le sue opere possiamo leggere i pensieri di altri molti autori da lui consultati, i cui testi sono ormai perduti.
Questione origini, invasioni, tavolette
I più importanti storici della Grecia antica si sono posti la domanda dell'origine della Grecia stessa: Erodoto di Alicarnasso afferma l'esistenza di popoli pre-ellenici, chiamati pelasgi. Per ciò che concerne l'origine leggendaria, sappiamo che il termine Graecia deriva da Graicos, eroe fratello di Latino. Sappiamo però che i greci preferiscono essere chiamati Hellenes, con patria Hellas, nome derivante dall'eroe Elleno che ebbe tre figli: Eolo, Doro e Xuto (che adottò Ione).
Tucidide ci racconta che l'Hellas non era abitata regolarmente, ma c'era un susseguirsi di popoli che si annientavano a vicenda. I popoli indoeuropei arrivarono in tre ondate, Ioni, Eoli e Dori (secondo Strabone i primi furono gli Eoli, quattro generazioni prima dei Ioni). Queste popolazioni avevano dialetti diversi a seconda della regione abitata e non sempre un gruppo, ad esempio ionico, ne accettava un altro (Erodoto ci racconta che alcune città ioniche crearono un tempio interdetto alle altre città ioniche).
Tra il 2000 e il 1800 notiamo la scomparsa dei protopalazzi che segnano il passaggio tra antico e medio elladico. Il medio minoico è caratterizzato invece da grandi palazzi, periodo in cui nacque anche la scrittura lineare A. La cultura minoica arrivò ad influenzare quella micenea, con la nascita di palazzi fortificati e cittadelle che alla fine conquistarono Creta nel 1450 a.C. I micenei arrivati a Creta rielaborarono la lineare A formando la lineare B. Nel 1000 a.C. arrivò il popolo dorico che segno la fine di quello miceneo. Siamo così all'inizio del medioevo ellenico, dove si abbandona la scrittura.
Pausania ci racconta la cronologia delle invasioni e delle conquiste: Ioni scacciati dagli Achei, Achei scacciati dai Dori con Sparta, Achei chiedono di unirsi ai Ioni ma questi rifiutano, c'è un nuovo conflitto che vede sconfitti gli Ioni che infine si uniscono agli Ateniesi per fortificarsi contro i Dori, nasce dualismo Atene/Ioni, Sparta/Dori.
Nel 1900 Arthur Evans trovò più di 4000 tavolette nel palazzo di Cnosso a Creta. Una volta analizzate, capì che erano scritte in tre diversi linguaggi: geroglifici, lineare A e lineare B. Nel 1939 si trovarono altre 1200 tavolette a Pilo, che provarono la dominazione di Cnosso da parte dei micenei. Nel 1952 Michael Ventris riuscì a tradurre la lineare B, capendo si trattasse di una scrittura sillabica precursore del greco. Quando si iniziarono però a tradurre le tavolette, si scoprì che non era presente niente di letterario ma trattavano solo argomenti riguardo l'archivio di palazzo. Si comprese anche la causa della fine della lineare B: poiché ovviamente era utilizzata solo all'interno dei palazzi.
In conclusione possiamo dire che, anche se consideriamo l'inizio della letteratura greca le opere di Omero, sappiamo che il mondo omerico è il punto di arrivo di una lunga evoluzione linguistica iniziata molto tempo prima.
Riscoperta di Creta
Leggenda Minosse
La civiltà minoica, come l'intera isola di Creta, fu trascurata dagli studiosi fino al 1900. Dopo le scoperte di Schliemann nel 1870 riguardanti Troia, si iniziò a pensare di scavare anche a Creta, ma i popoli locali erano contrari poiché Creta era ancora sotto il dominio ottomano e credevano quindi che i turchi si sarebbero appropriati dei reperti eventualmente rinvenuti. Una volta ottenuta l'indipendenza cretese, nel 1898, Arthur Evans iniziò i suoi famosi scavi che gli consentirono di scoprire un enorme palazzo che cambiò la storia dell'archeologia. Questi scavi rivelarono una società diversa e molto più progredita rispetto a quella continentale/micenea.
Il palazzo era infatti molto diverso da quelli micenei: non aveva fortificazioni, tombe di guerrieri e non aveva quindi nulla a che fare con i palazzi dall'aria marziale dei micenei. Si ritenne giusto quindi classificare questo popolo come diverso ed autoctono di Creta e venne chiamato minoico, in onore del mitico Re Minosse, costruttore del labirinto. Riguardo Minosse, secondo Omero, egli era compagno di Zeus e rinnovava il suo potere ogni nove anni. Efeso, in Strabone, ci dice anche lui che Minosse ogni nove anni saliva nell'antro di Zeus e ne riscendeva con ordini che diceva da parte di Zeus.
Epoca dei primi palazzi minoici
Tra il 2200 e il 2000 a.C., il popolo minoico passò da villaggi fondati su agricoltura ed allevamento ad una società urbana vera e propria, basata su "palazzi" ovvero strutture che si trovavano nel cuore della città. Erano strutture complesse, con sale adibite ad abitazione, altre a magazzini, a sale di rappresentanza, altre ancora a botteghe; fungevano quindi da città nella città, godendo quindi di una certa indipendenza. La figura della donna godeva di un'autonomia e indipendenza, a differenza che nei popoli micenei o anche in tutta la Grecia non minoica.
Grazie alle tavolette rinvenute da Evans, sappiamo che i minoici idearono un sistema di scrittura semi geroglifici, chiamato lineare A, che però non siamo mai riusciti a tradurre, non appartenendo a nessun ceppo indoeuropeo. Politicamente Creta era divisa in regioni governate da un palazzo, ma non sappiamo se ci fosse un unico Re oppure più monarchi. Furono un popolo molto dedito al commercio, soprattutto marittimo, e poco all'arte marziale. Si espansero marittimamente fino a colonizzare il Peloponneso e l'Attica ed ebbero anche rapporti con i popoli egizi.
Nel 1700 a.C., tutti i grandi palazzi scomparvero improvvisamente, non sappiamo se a causa di un forte terremoto o per lotte interne (alcuni palazzi furono rinvenuti con alcune fortificazioni). Questo periodo di distruzione non durò comunque a lungo, infatti si entrerà presto nel periodo dei "secondi palazzi" con costruzioni ancora più grandi e imponenti.
Epoca dei secondi palazzi minoici e fine civiltà minoica
Quella dei secondi palazzi fu l'epoca d'oro dei minoici, caratterizzata da pace perpetua, grande ricchezza e crescita della popolazione. La colonizzazione si ampliò fino ad includere grandi isole come Rodi. Era governata da quattro grandi palazzi, con quello di Cnosso come principale, essendo almeno il doppio più grande degli altri. Si parla di Talassocrazia minoica, ovvero di predominio marittimo su tutto il Mar Egeo, non solo commercialmente ma anche dal punto di vista militare. Tucidide ce ne parla dicendo che Minosse fu il primo a possedere una flotta ed a estendere il suo dominio sul mare. Liberò inoltre il mare dai pirati in modo che i tributi potessero arrivare facilmente.
Riguardo la religione sappiamo poco e niente: probabilmente avevano una divinità femminile a capo del pantheon, ma non è una cosa certa. Sappiamo che venerarono molti luoghi naturali come grotte, sorgenti e monti, dove ritroviamo decorazioni di asce e doppie corna, che ritroviamo anche in luoghi di culto all'interno dei palazzi stessi (sappiamo anche che erano soliti fare sacrifici animali e, in grandi crisi, anche umani).
Nel 1450 una forte distruzione si abbatté su Creta distruggendo tutti i palazzi tranne quello di Cnosso. Una prima ipotesi riconduceva la causa all'esplosione del vulcano dell'isola di Tera. Dopo ulteriori studi si è però accertato che probabilmente la vera causa sia l'invasione da parte dei micenei (spinti probabilmente dal re di Cnosso e ciò spiegherebbe il fatto che quello di Cnosso cadde molto tempo dopo). Nel 1375 anche il palazzo di Cnosso fu abbandonato e si usa generalmente questa data come momento di unione tra popolo cretese e miceneo (o meglio, anche Creta entra a far parte del popolo miceneo).
Ritrovamenti riguardo i micenei e Micene
La città di Micene era situata nell'Argolide, nel Peloponneso, in una posizione strategicamente ottima, di passaggio tra Corinto, Argo e il sud. Con gli scavi di Schliemann [1870] (che trovò anche tomba di Agamennone) i micenei furono messi in una posizione di rilievo nella storia della Grecia antica. Con le 1200 tavolette di Pilo e le oltre 4000 di Cnosso, sappiamo molto riguardo i micenei. Subirono fino al 1450 a.C. una forte influenza cretese, finché non la conquistarono. Avevano grandi palazzi, a differenza dei minoici, molto fortificati, anche con mura ciclopiche. Avevano al centro un megaron, ovvero una sala rettangolare con un altare.
Società Micenea
Grazie alle tavolette in lineare B, sappiamo che la società micenea era fortemente gerarchica:
- Al vertice c'era il wanax (o wanaka), re della regione e del palazzo.
- I lawagetas erano grandi possidenti, che però potevano avere fino ad un terzo dei terreni del wanax, ed erano probabilmente generali.
- Equetai erano ufficiali, i Telestai alti funzionari.
- I quasireu, termine che ha dato vita alla parola basileus (re), non hanno niente di regale ma sono i capi delle corporazioni artigiane.
- Damos era il popolo.
- Gli schiavi occupavano il gradino più basso ed erano proprietà del palazzo o del tempio.
Economia Micenea
Il popolo miceneo era caratterizzato dall'omogeneità sia di linguaggio che di economia. Il compito dello stato era principalmente quello della tassazione. Si basavano sulla produzione agricola (olio, vino e miele che spesso donavano agli dei) e allevamento per lana e pelli. Avevano ottimi artigiani e orafi ma i materiali come bronzo e oro scarseggiavano, avevano quindi commerci con Palestina, Egitto e anche Sicilia.
Religione Micenea
Dal punto di vista religioso, i micenei furono influenzati dai minoici. Avevano un pantheon molto simile a quello della Grecia antica ma molti dei avevano anche una versione femminile. Utilizzarono luoghi naturali come luoghi di culto ma anche il megaron stesso. Bisogna dire che l'economia e la guerra erano così radicate all'interno della società che anche nei luoghi di culto si producevano armi o oggetti per il commercio. Si facevano donazioni agli dei con ciotole d'oro e miele, ma anche sacrifici umani. Le tombe erano di due tipi: i tholos, per alta aristocrazia, a forma di cupola e tombe scavate nel sottosuolo per altri. In entrambi troviamo corredo funerario che dimostra la credenza in una vita dopo la morte.
Fine della civiltà micenea
Prima ondata fine micenei
La prima ondata di distruzione (avvenuta alla fine del 13 secolo) fu una catastrofe enorme, che comportò la distruzione dei più grandi palazzi. Quello di Pilo risultò completamente distrutto ed abbandonato in seguito a spostamenti, che comportarono il rafforzamento dei centri micenei rimanenti. Dalle tavolette di Pilo sappiamo che la situazione di emergenza era chiara, con la produzione di armi e sacrifici eccezionali agli dei.
Seconda fase scomparsa Micenei
(1100 a.C.) Il secondo periodo non fu solo un periodo di decadenza ma si conobbe un periodo di prosperità. Ci furono però dei cambiamenti: i centri rimasti prosperarono ma in modo indipendente, perdendo quell'unità tipica del popolo miceneo. La scomparsa dei palazzi portò inoltre ad un modello più simile al villaggio. Anche le tombe cambiarono, con il diffondersi di fosse individuali e cremazione.
Terza fase scomparsa Micenei
La terza ed ultima fase (attorno al 1050) comportò grandi distruzioni improvvise, e il progressivo spopolamento. Per quanto riguarda la famosa invasione dei Dori, si pensa sia un'enfatizzazione, anche tramite le opere di Omero, in funzione anti-ateniese. Si davano così origini leggendarie ai Dori, facendoli discendere dal popolo eraclide, figli di Eracle.
Possibili cause della distruzione della civiltà micenea
Le ipotesi più plausibili furono tre:
- Invasioni nemiche.
- Conflitti e saccheggi interni.
- Catastrofi naturali.
Si ha l'impressione comunque che il disastro non fu imprevisto. Da tradizione greca, il popolo invasore fu quello dei Dori; una seconda ipotesi è quella dell'arrivo dei popoli del mare, conosciuti anche dagli egizi. Per alcuni studiosi l'ipotesi di distruzioni in seguito a guerre civili è molto più valida, pensando anche all'ipotesi di una rivoluzione da parte di classi inferiori. Per quanto riguarda i disastri naturali, l'ipotesi di un...
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