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Storia della filosofia medievale

4 ECTS

Mar 10:50-12:25

Ven 9:90-10:35

Recupero filosofia antica: S. V Sac Incenzo Erpei - L’epoca ellenistica

1. Il dopo Aristotele

Dopo il grande contributo che Aristotele ha offerto alla filosofia, inizia in maniera indiscussa il riferimento ai filosofi precedenti per qualsiasi sviluppo del pensiero. L’indagine razionale su ciò che veniva sperimentato nella realtà diviene così maggiormente “storica” rispetto al suo passato, proprio in virtù di questo riferimento a coloro che venivano riconosciuti come “autorità”.

Il periodo immediatamente successivo al pensiero di Aristotele viene chiamato “ellenismo” che va dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) alla battaglia di Azio (31 a.C). Tale epoca vide uno sviluppo del predominio della Grecia verso l’oriente, dal quale giunsero nuovi stimoli per la riflessione filosofica. Un fattore molto importante, che mutò fortemente la condizione della vita sociale è la diminuzione di importanza e della libertà delle polis, le quali vennero inserite in un contesto più ampio, l’oikumène, che aveva una tendenza marcatamente universalistica. Se da un lato vi è uno sviluppo politico importante in quest’epoca per la Grecia, dall’altro, però, vi fu una profonda instabilità politica: aumentarono le lotte interne per la successione al potere di Alessandro e le polis spesso insorgevano per riottenere quel ruolo predominante che avevano ormai perso.

Tutto ciò ebbe un profondo influsso sulla filosofia, o meglio sul fare filosofico stesso. La ricerca razionale divenne sempre più uno stile di vita con aspetti quasi religiosi, che coinvolgevano tutta la persona. Certamente vi fu un influsso delle mutate condizioni socio-politiche in questo cambio di prospettiva, in quanto la filosofia divenne una reazione all’instabilità che si viveva ormai a livello politico.

Accanto all’Accademia e al Liceo, nacquero delle scuole di pensiero: l’epicureismo, lo stoicismo e lo scetticismo.

2. L’epicureismo

La filosofia che nasce dalla riflessione e dalla scuola di Epicuro di Samo (341-271 a.C.) può essere brevemente distinta in tre parti principali:

  • La canonica: questa è una propedeutica alla fisica in cui riflette circa la capacità di conoscenza che ogni uomo possiede. Ciascuno può conoscere attraverso i sensi il mondo che lo circonda, sebbene questa conoscenza sensoriale è passibile di errore, perché condiziona la rappresentazione che ciascuno si fa dell’oggetto. La conoscenza è da Epicuro intesa in senso molto fisico, ovvero dal corpo preso in esame “partono” delle particelle invisibili che colpiscono l’apparato sensoriale. Per evitare l’errore è fondamentale la vicinanza all’oggetto da conoscere, ma questo non è sempre possibile, come nel caso delle stelle.
  • La fisica: la concezione fisica è molto simile a quella di Democrito, ovvero riteneva che la realtà fosse composta di “atomi”, particelle elementari indivisibili, le quali risultano invisibili. La differenza tra i vari atomi era composta da una particella ancora inferiore, ovvero dai minima che generavano la differenza tra gli atomi. La novità di Epicuro fu quella di ritenere l’esistenza del vuoto, grazie al quale era possibile il movimento. Questo vuoto determinava ciò che notoriamente è detto clinamen, ovvero una inclinazione nel movimento degli atomi che faceva in modo da unirli e comporre la materia. L’esistenza del vuoto diventa fondamentale per cogliere e concepire una certa “indeterminazione” negli eventi del mondo.
  • L’etica: anche l’anima è composta di atomi, secondo la teoria di Epicuro, e ciò sarebbe provato dall’esperienza del dolore (non fisico) che nasce quando l’anima viene colpita da atomi sottilissimi. Essendo dunque una realtà materiale, l’anima si dissolve con il corpo nel momento della morte. Da ciò deriva per Epicuro quello che in maniera molto nota chiama il tetrafarmaco:
  • Non avere paura degli dei (non si interessano della vita dei mortali)
  • Non avere paura della morte (quando c’è lei, l’individuo non esiste più)
  • Considerare il piacere facilmente conseguibile (in particolare i desideri corporei)
  • Considera il dolore fisico come facilmente tollerabile o che comunque scompare con la morte (quindi è privo di valore).

Il saggio è dunque colui che attraverso la filosofia giunge alla atarassia ovvero una tranquillità dell’anima che nulla può sconvolgere e alla aponìa ovvero l’assenza di dolore. Gli unici desideri necessari sono la filosofia e l’amicizia. In questo senso è lecita una ricerca della felicità, ma essa è volta all’accontentarsi del raggiungimento degli elementi basilari per la vita umana. La felicità è raggiungibile attraverso la vita delle virtù, tanto che felicità e virtù coincidono. In particolare è importante considerare il concetto di giustizia, il quale non è un qualcosa di assoluto appartenente ad un mondo ideale, così come era inteso da Platone, ma per Epicuro è frutto di una convenzione tra gli uomini. La vita sociale e politica, dunque, non deve far altro che assicurare la tranquillità e la sicurezza alle persone.

3. Lo stoicismo

Lo stoicismo è una scuola filosofica che si estende per circa cinque secoli: nasce intorno alla figura di Zenone di Cizio (333-263 a.C.) e termina in ambito romano nel 110 d.C. Uno dei filosofi maggiori di questa scuola fu Crisippo (ca. 281 a.C. – 208 a.C.) che sistematizzò la filosofia in tre aree indissolubilmente legate: la logica, la fisica e l’etica, legate dal logos, ovvero da quell’elemento razionale che tiene uniti i tre ambiti della riflessione. Il nome della scuola deriva dal portico nel quale Zenone teneva le sue prime lezioni, detto portico dipinto, in greco Stoà poikìle.

L’aspetto della logica è stato fortemente analizzato dalla scuola stoica. Essa si distingue in dialettica (scienza del discutere correttamente) e la retorica (scienza del ben parlare). Analizzando il linguaggio essi riducono tutti i ragionamenti a 5 sillogismi indimostrabili, perché evidenti di per sé. Essi sono la base di ogni ragionamento e quindi di ogni conoscenza. La conoscenza avviene dunque mediante una prima impressione sui sensi di quanto sperimentato, seguita dall’assenso dell’anima che riconosce vera tale impressione paragonandola all’oggetto esterno. La vera conoscenza, però, è propria del sapiente, il quale è in grado di tenere insieme tutti gli elementi a cui si è dato l’assenso, per armonizzare nell’insieme tutto ciò che si è compreso. Il “vero” dunque è un insieme coerente di proposizioni, formata dalle singole “rappresentazioni”.

La fisica stoica si contraddistingue per la centralità della corporeità in tutto ciò che esiste. Ogni cosa ha in sé due principi, ovvero un principio attivo costituito da dio o il logos (la ragione insita a tutto ciò che esiste) e da un principio passivo ovvero la materia. Tale distinzione è solo della mente, mentre nella realtà tutti gli elementi si trovano insieme nei corpi. Gli elementi che costituiscono ogni cosa sono 4: fuoco, acqua, terra, aria. Essi si susseguono generando tutte le cose a partire da un fuoco primordiale al quale tutto ritorna ciclicamente. La fisica stoica è fortemente deterministica, cioè tutto è determinato da cause ben precise, ma viene mitigata dalla concezione del male e della libertà umana. Il male è necessario perché non vi può essere nulla che non abbia il suo opposto: se c’è il bene deve esserci il male. La libertà umana, invece, è una sorta di possibilità interna all’uomo, ovvero di un qualcosa che, una volta ricevuta la spinta iniziale, si muove secondo l’ordine della propria natura.

L’etica stoica si fonda su una concezione dell’uomo che pone fortemente al centro la sua capacità razionale, la quale dirige tutte le altre parti che compongono l’uomo (sensi, facoltà di generazione, facoltà del linguaggio). L’anima dunque è capace di sopravvivere fino al ritorno nel fuoco primordiale in virtù del suo essere razionale. La perfezione della razionalità, poi, si ottiene solo mediante le virtù, la quale coincide con il bene. Non vi è via di mezzo tra virtù e vizio, tra bene e male, ma ciascuno è chiamato a portare al massimo grado quelle capacità che ha ricevuto con la propria natura. Il sapiente e saggio è colui che ha raggiunto la vera perfezione, ovvero conosce tutto ciò che serve ad agire rettamente.

4. Lo scetticismo

La filosofia scettica deve il suo nome al termine skèpsis che tecnicamente significa “ricerca” o “indagine”, ma che strada facendo ha assunto il significato odierno, ovvero una certa diffidenza nei confronti della ragione che ricerca la verità. Il primo filosofo ad essere individuato dalla tradizione come scettico è Pirrone di Èlide (365-275 a.C.), il quale, coerente al proprio pensiero “scettico” non fondò alcuna scuola e non scrisse nulla in modo da non permettere un’assolutizzazione dogmatica del suo pensiero.

I capisaldi di questa corrente filosofica, la quale giunse fino a Roma in età imperiale, sono la consapevolezza dell’infondatezza di qualsiasi pensiero o posizione che conduce l’uomo all’afasìa, ovvero alla incapacità di parlare; da ciò deriva il secondo punto che ogni filosofo dovrebbe ricercare ovvero l’imperturbabilità, assenza di qualsiasi reazione agli eventi esterni.

Nel periodo centrale di questa corrente filosofica essa entrò fortemente nelle riflessioni dell’Accademia, che iniziò a formulare una posizione che avrà grande fortuna nella storia del pensiero occidentale ovvero l’epochè. Essa tecnicamente significa mettere tra parentesi, che indica la posizione del vero sapiente, cioè la sospensione di qualsiasi giudizio.

È fondamentale riconoscere il grande influsso della filosofia platonica in questa posizione, la quale diffidava della realtà, intesa come qualcosa di falso rispetto al vero mondo delle idee, da cui deriva questa posizione scettica.

Una nota particolare va dedicata a Sesto Empirico (ca. 160-210 d.C.), da cui deriva il termine empirismo (legame alla realtà fattuale come unica via di conoscenza). Egli, contro la posizione puramente negativa del primo scetticismo afferma come unica possibilità di giudizio il riferimento ai fenomeni, ovvero a ciò che appare. Ad esempio, è evidente percepire la dolcezza del miele, ma non si può dire che il miele è dolce, ma che il miele sembra (appare) dolce.

5. Le scienze

Il periodo ellenistico vede anche un diverso fiorire de

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/08 Storia della filosofia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Miky5000 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto superiore di Scienze Religiose - Issr o del prof De Rosa Luca.
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