Sperimentazione clinica e evidence based medicine
Ambiti della ricerca clinica
La ricerca clinica si articola in diversi ambiti. La ricerca di base mira a comprendere nuovi processi biologici e fisiologici complessi. La ricerca applicata (o industriale) applica i risultati della ricerca di base per produrre farmaci o altri strumenti concreti. Le principali declinazioni trattate in questo corso riguardano:
- Ricerca epidemiologica: relativa agli studi osservazionali orizzontali e trasversali e alla loro utilità.
- Ricerca clinica sperimentale: basata sulla validazione di nuovi trattamenti, identificazione di situazioni patologiche, associazione con fattori di rischio ed elaborazione di strategie farmacologiche o procedure organizzative per migliorare la qualità dei percorsi di assistenza (ricerca clinica-organizzativa).
Queste procedure metodologiche, pur attagliandosi principalmente alla ricerca farmacologica, sono applicabili anche alla ricerca nutrizionale.
Fasi di sviluppo di un farmaco
La ricerca finalizzata allo sviluppo di un farmaco si articola in fasi distinte:
- Studi pre-clinici: scoperta e selezione della molecola con potenziale terapeutico, elaborazione strutturale, studio su animali e, se le capacità terapeutiche sono dimostrate, richiesta di autorizzazione alla sperimentazione sull'uomo.
- Studi clinici di Fase 1: svolti su campioni piccoli (~20–80 soggetti sani); valutano capacità farmacologiche, tossicità e sicurezza della molecola.
- Studi clinici di Fase 2: svolti su soggetti patologici (~100–200 pazienti); verificano l'efficacia terapeutica della molecola.
- Studi clinici di Fase 3: svolti su soggetti patologici (~1.000–3.000 pazienti); confrontano la molecola con i protocolli clinici già esistenti.
- Fase registrativa: i farmaci validati negli studi clinici vengono sottoposti a valutazione delle autorità sanitarie (es. EMEA) e, se approvati, avviati alla commercializzazione.
Figura 1. Schema delle fasi di sviluppo di un farmaco: dagli studi pre-clinici, agli studi clinici di Fase I, II e III, fino alla fase registrativa e alla richiesta di commercializzazione.
Evoluzione storica della sperimentazione clinica
Il percorso storico della sperimentazione clinica moderna è segnato da tappe fondamentali:
- Libro di Daniele (Bibbia): primo esperimento clinico registrato, condotto dal re Nabucodonosor a Babilonia. Un gruppo di giovani di sangue reale fu autorizzato a seguire una dieta a base di legumi e acqua per 10 giorni, in contrapposizione alla dieta di carne e vino imposta al resto del popolo. Al termine, i soggetti a dieta vegetale apparvero meglio nutriti: uno dei primi esempi in cui un esperimento umano aperto e incontrollato guidò una decisione di salute pubblica.
- 1747 – James Lind: conduce la prima sperimentazione clinica controllata su marinai affetti da scorbuto. Tutti i soggetti ricevono la stessa dieta di base; ad un gruppo vengono aggiunti sidro e aceto, ad un altro succo di limone. Il gruppo con succo di limone recupera dallo scorbuto in soli sei giorni.
- 1863: il placebo viene utilizzato per la prima volta in studi clinici. Il placebo è un trattamento medico non efficace somministrato al gruppo di controllo per confrontarne i risultati con quelli del nuovo farmaco.
- 1923: la randomizzazione viene introdotta nelle sperimentazioni cliniche. Implica che i partecipanti ricevano casualmente uno dei trattamenti (placebo o nuovo farmaco), senza che nessuno dei due gruppi sappia quale trattamento stia ricevendo.
- 1944: vengono introdotti gli studi clinici multicentrici, condotti in più siti, tutti con lo stesso protocollo, per test più ampi e dati statistici migliori.
Figura 2. Evoluzione storica dei disegni di studio: dai trial non controllati (fino agli anni '30) ai mega-trial, metanalisi e revisioni sistematiche → Evidence Based Medicine (anni '80 in poi).
Studio MRC sulla streptomicina (1948)
Lo spartiacque moderno per gli studi clinici è rappresentato dallo Studio del British Medical Research Council (MRC) sulla streptomicina nella tubercolosi polmonare (1948), il primo trial clinico a dimostrare l'efficacia degli antibiotici utilizzando i criteri moderni di uno studio clinico randomizzato.
| Autore/Ente | Anno | Tipo di studio | Popolazione / N. pazienti | Trattamento Gruppo S | Controllo Gruppo C | Durata | End-point primari | Risultati principali |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| British Medical Research Council (MRC) | 1948 | RCT randomizzato | 107 pazienti (età 15–25 anni) con tubercolosi polmonare acuta progressiva bilaterale | Streptomicina + riposo a letto (55 pazienti) | Solo riposo a letto (52 pazienti) | Non specificata | Mortalità | 4 decessi su 55 nel Gruppo S vs 14 su 52 nel Gruppo C. Risultato statisticamente significativo (p < 0,01). |
Etica nella sperimentazione: il Codice di Norimberga
Durante la Seconda Guerra Mondiale, i medici delle SS organizzarono esperimenti nei campi di concentramento di Dachau e Ravensbrück: ai detenuti sani venivano inoculate ferite infette, inseriti corpi estranei nelle ferite aperte, e somministrati preparati omeopatici o sulfonamidi. Circa un terzo delle vittime morì. Le sopravvissute riportarono danni fisici irreversibili e gravi traumi psicologici. In risposta a questi crimini, durante il Processo di Norimberga fu elaborato il Codice di Norimberga, che enuncia i diritti fondamentali da rispettare nelle fasi di sperimentazione:
- Il soggetto deve volontariamente dare il proprio consenso a essere sottoposto a un esperimento. Prima del consenso, la persona deve conoscere: natura, durata e scopo della sperimentazione, il metodo e i mezzi con cui sarà condotta, gli eventuali effetti sulla salute e sul benessere, eventuali pericoli cui sarà sottoposta.
- L'esperimento deve fornire risultati utili al bene della società; non deve essere né casuale né privo di scopo.
- Ci deve essere pianificazione basata sugli esperimenti pre-clinici in vivo e sulla conoscenza approfondita della malattia.
- L'esperimento deve essere condotto evitando ogni sofferenza o lesione fisica o mentale non necessaria.
- Non si deve eseguire la sperimentazione se a priori si è a conoscenza che potrebbe causare danni o morte.
- Il grado di rischio non deve oltrepassare i vantaggi determinati dalla rilevanza umanitaria del problema che l'esperimento dovrebbe risolvere.
- Si deve fare una preparazione adeguata a evitare che il soggetto abbia lesioni, danni o morte.
- L'esperimento può essere condotto solo da persone scientificamente adeguate e qualificate, con il massimo grado di attenzione verso la sperimentazione e l'essere umano.
- Nel corso dell'esperimento il soggetto umano deve avere la libera facoltà di porre fine ad esso se raggiunge uno stato fisico o mentale per cui gli sembra impossibile continuarlo.
- Lo scienziato responsabile deve essere pronto a interrompere lo studio in qualunque momento se indotto a credere che la continuazione comporterebbe lesioni, invalidità o morte per il soggetto.
Dichiarazione di Helsinki e Good Clinical Practices (GCP)
Negli anni '60, con la Dichiarazione di Helsinki, il Codice di Norimberga è stato ampliato nelle norme etiche, affermando che agli interessi del soggetto va sempre accordata la priorità su quelli della scienza e della società. Accanto alle priorità etiche, nasce la necessità di definire priorità organizzative per regolare la conduzione dei clinical trials: le Good Clinical Practices (GCP).
Uno studio condotto in accordo con le GCP garantisce che i dati siano stati raccolti e i pazienti selezionati in maniera standardizzata, rendendo i risultati affidabili e credibili.
Definizione moderna di sperimentazione clinica
Per sperimentazione clinica si intende qualsiasi studio sull'uomo finalizzato a scoprire o verificare gli effetti clinici, farmacologici e/o altri effetti farmacodinamici di uno o più medicinali sperimentali, e/o a individuare qualsiasi reazione avversa, e/o a studiarne l'assorbimento, la distribuzione, il metabolismo e l'eliminazione (farmacocinetica), con l'obiettivo di accertarne la sicurezza e/o l'efficacia.
Evidence Based Medicine (EBM)
Figura 3. Schema decisionale della Evidence Based Medicine: dallo studio valido ai risultati clinicamente rilevanti e applicabili al paziente specifico.
La medicina basata sull'evidenza (EBM) rappresenta l'uso coscienzioso, esplicito e giudizioso delle migliori prove disponibili nel prendere decisioni sulla cura dei singoli pazienti. Integra l'esperienza clinica individuale con la migliore evidenza clinica esterna prodotta dalla ricerca sistematica. L'EBM:
- Sottovaluta l'intuizione e l'esperienza clinica non sistematica come motivi sufficienti per il processo decisionale.
- Sottolinea l'esame delle prove dalla ricerca clinica.
- Richiede nuove competenze del medico: ricerca bibliografica efficiente e applicazione di regole formali di evidenza per valutare la letteratura clinica.
Limiti dell'EBM:
- I trial vengono condotti su popolazioni ampie: anche se un farmaco è efficace nell'80% della popolazione, il 20% sul quale non funziona spesso non viene considerato.
- Per garantire l'omogeneità del trial si utilizzano campioni specifici (es. uomini sani, senza comorbidità), allontanando i casi studiati dalle fattispecie reali.
La Piramide delle Evidenze e la Medicina Personalizzata
Figura 4. La Piramide delle Evidenze: dalle opinioni di esperti e case report alla base, fino alle revisioni sistematiche e metanalisi al vertice, con indicazione delle linee guida.
Da queste limitazioni dell'EBM nasce la medicina personalizzata: un metodo innovativo basato su strumenti di ricerca, dati e tecnologie all'avanguardia, per ottenere diagnosi e follow-up migliori rispetto al modello "one-size-fits-all". Utilizza informazioni genetiche per determinare la risposta del singolo paziente a un farmaco o a un regime, aiutando il medico a individuare il trattamento più adeguato. Assume i connotati di medicina predittiva, preventiva, personalizzata e partecipatoria.
Randomizzazione a doppio cieco
Definizioni della sperimentazione clinica
Nel tempo, diversi studiosi hanno elaborato definizioni della sperimentazione clinica:
- Meinert: "Un esperimento pianificato progettato per valutare l'efficacia di un trattamento nell'uomo confrontando i risultati in un gruppo di pazienti trattati con il trattamento sperimentale con quelli osservati in un gruppo analogo di pazienti sottoposti a un trattamento di controllo, dove i pazienti di entrambi i gruppi sono arruolati, trattati e seguiti nello stesso periodo."
- Piantadosi: definizione più generica — "il trattamento medico svolto su esseri umani".
- CFR (Code of Federal Regulations): indagine clinica di un farmaco somministrato ad uno o più uomini. Rientrano nel novero anche tecniche riabilitative, uso di protesi, molecole non farmacologiche, ecc.
Elementi fissi nel quadro sperimentale:
- Unità sperimentale: Gruppo S (sperimentale) e Gruppo C (controllo).
- Trattamento: dosi, modalità di somministrazione.
- Valutazione: risposta clinica scelta per valutare il trattamento — scelta dell'end-point primario.
Studi sperimentali vs osservazionali
Una prima classificazione dei trial distingue tra:
- Studi sperimentali: il ricercatore assegna i pazienti ai gruppi di controllo e li guida nell'esecuzione del trattamento.
- Studi osservazionali: il ricercatore si limita all'osservazione di ciò che avviene spontaneamente in un gruppo (es. persone che già fanno uso di un farmaco), senza intervenire nell'assegnazione.
Studi non randomizzati
Studi prima-dopo: non è presente un gruppo C; tutti i pazienti vengono trattati. Si misurano i parametri al tempo T0 (es. pressione arteriosa prima di un farmaco ipotensivo) e al tempo T1 (dopo il trattamento), valutando le variazioni. Presentano il problema fondamentale della presenza incontrollata di bias:
- Variazioni temporali della malattia: i miglioramenti potrebbero essere dovuti all'avanzamento naturale della malattia, non al farmaco.
- Variazioni temporali del personale e del contesto: cambiamenti nei medici o nelle modalità di misurazione dell'end-point durante lo studio.
- Regressione statistica verso la media: tutti i valori estremi, se ripetuti nel tempo, tendono a regredire verso la media.
- Effetto apprendimento: i pazienti diventano più precisi nell'assunzione del farmaco nel tempo, compromettendo i risultati.
- Effetto psicologico (placebo): i pazienti, sapendo di essere trattati, possono presentare miglioramenti indotti dall'effetto placebo e non dal farmaco.
Questo sistema di sperimentazione è debole. Potrebbe essere reso più solido tramite l'inserimento di un gruppo C trattato con placebo in randomizzazione o con un altro farmaco.
Controlli storici: si trattano i pazienti con un farmaco e poi si comparano gli effetti con quelli provenienti da studi precedenti su quella patologia (di solito lo Standard of Care). La solidità dipende dalla distanza temporale: un controllo storico su uno studio svolto pochi mesi prima è più credibile di uno svolto anni prima.
La randomizzazione: scopo e metodi
La randomizzazione è stata introdotta per contrastare il bias, sia conscio che inconscio, che può distorcere la validità dei dati. Lo scopo della randomizzazione è duplice:
- Generare gruppi comparabili di pazienti con caratteristiche simili (età, sesso, gravità della malattia, variabili note e ignote).
- Consentire test statistici validi per la valutazione clinica del farmaco in studio.
Per randomizzazione si intende l'assegnazione del trattamento ai soggetti in modo del tutto casuale (lancio di una monetina, estrazione da bussolotto, lista di randomizzazione tramite software). Non sono appropriate randomizzazioni basate su giorno di ricovero o data di nascita.
Tipologie di randomizzazione
- Semplice: scelta casuale delle unità che comporranno il campione (es. estrazione come nei numeri della tombola). Pratica e attendibile, ma richiede la numerazione di tutte le unità. Adatta a campioni non elevati o già numerati.
- Sistematica: scelta basata su un intervallo regolare (es. un volume ogni tre in una libreria). Bisogna evitare che l'intervallo scelto dipenda da fattori confondenti.
- Stratificata: si divide la popolazione in "strati" in base a un fattore di interesse, poi si estrae un campione con randomizzazione semplice o sistematica da ciascuno strato. Utile quando si vuole studiare un carattere influenzato da un fattore presente nella popolazione.
- A blocchi (la più utilizzata): garantisce la corretta distribuzione casuale in ogni punto dello studio. I pazienti vengono divisi in blocchi di uguale dimensione e si creano sequenze casuali di assegnazione. Es. blocchi da 4: AABB, BBAA, ABAB, BABA, ABBA, BAAB (A = Gruppo S, B = Gruppo C).
Il doppio cieco
Dopo aver scelto le modalità di randomizzazione, essa deve avvenire "in cieco". Per cieco si intende la non conoscenza, da parte dei pazienti e dei medici, dell'appartenenza al Gruppo S o C e della natura delle pillole somministrate.
- Doppio cieco: sia i medici sia i pazienti non conoscono l'assegnazione. Un organo esterno decreta la randomizzazione e la somministrazione del farmaco e del placebo. I medici reclutano i soggetti, ma l'organo esterno li inserisce nei gruppi rispettando i criteri di randomizzazione.
- Singolo cieco: solo i pazienti non conoscono la propria appartenenza a uno dei due gruppi.
Gli studi in doppio cieco hanno maggiore affidabilità perché: (1) evitano l'effetto placebo nei soggetti che potrebbero migliorare solo perché sanno di essere trattati; (2) evitano il bias dei medici che, conoscendo la natura del trattamento, potrebbero modificare le assegnazioni.
Gli studi clinici randomizzati (RCT)
Definizione e caratteristiche degli RCT
Per RCT (Randomized Controlled Trials) si intendono tutti gli studi sperimentali che permettono di valutare l'efficacia di uno specifico trattamento in una determinata popolazione. Per "trattamento" si intendono non solo le terapie, ma tutti gli interventi (diagnostici, di screening, di educazione sanitaria, nutrizionali) o anche l'assenza di intervento. I tratti fondamentali di un RCT sono:
- Sperimentalità: lo studio è sviluppato da uno sperimentatore su una parte di popolazione.
- Controllo: lo studio prevede la presenza di gruppi di controllo con cui paragonare l'efficacia del trattamento.
- Randomizzazione: assegnazione casuale del trattamento ai partecipanti.
Obiettivi della sperimentazione clinica
Una sperimentazione clinica deve perseguire obiettivi precisi:
- L'indagine deve essere svolta su umani e volta a scoprire gli effetti clinici e farmacologici di una molecola.
- Deve valutare gli eventuali effetti avversi e la farmacocinetica della molecola.
Classificazioni dei trial
In base al contesto e alla finalità, i trial si distinguono in:
- Trial multicentrici: non svolti in un unico ospedale, ma in più ubicazioni sanitarie con lo stesso protocollo.
- Community trials: verificano gli effetti di farmaci sperimentali o di altri fattori (es. una particolare dieta) su una fetta di popolazione più vasta.
In base alla finalità dell'intervento:
- Sperimentazione terapeutica: farmaci o pratiche riabilitative per alleviare sintomi e migliorare la sopravvivenza.
- Sperimentazione di intervento: ricercatori intervengono prima che la malattia si sviluppi, sperimentando protocolli per diminuirne l'insorgenza.
- Sperimentazione preventiva: studio d
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