SELVICOLTURA SPECIALE
Distribuzione vegetazionale delle foreste:
Tipologie di classificazione della vegetazione su base:
- Fitoclimatica: Pavari
- Fitosociologica
- Tipologica CLASSIFICAZIONE FITOCLIMATICA
Classificazione del Pavari: studio preliminare sulle specie forestali esotiche nel 1910, periodo di crisi della
castanicoltura. Si elencano varie specie esotiche (a livello mondiale) che possono sostituire il castagno nei suoi
impieghi. Per poter paragonare le specie esotiche e quelle autoctone si è basato su una classificazione fitoclimatica,
che mette in relazione la specie dominante e un certo clima (temperatura del mese più caldo e del mese più freddo,
temperatura media massima, distribuzione e quantità di precipitazioni). Si ha la prima definizione delle zone climatiche
forestali e delle sottozone.
Zone definite da questa classificazione:
- Lauretum: vegetazione mediterranea composta da alloro, ulivo, leccio, pino domestico, pino marittimo,
cipresso. Diviso in due sottozone:
o Lauretum caldo: zone costiere (Quercus suber)
o Lauretum freddo: zone più interne (fascia bassa del Quercus ilex)
- Castanetum: castagno specie spontanea ma la sua distribuzione è stata fortemente influenzata dai Romani.
Originariamente presente in boschi misti di latifoglie. Vegetazione caratteristica: castagno, rovere, roverella,
cerro, pioppo, farnia.
- Fagetum: faggio, pioppo tremulo, abete bianco, pino nero.
- Picetum: abete rosso, pino silvestre, larice, pino cembro.
- Alpinetum: non ci sono più specie arboree ma solo arbusteti, al di sopra del piano subalpino. Larice, cembro,
pino mugo, rododendro.
Questa classificazione è stata utilizzata fino agli anni ‘70/’80.
Classificazione secondo i cingoli di Schmid-Susmel: le unità principali sono i cingoli (caratterizzati da specie forestali),
mentre le unità minori sono le fitocenosi.
CLASSIFICAZIONE FITOSOCIOLOGICA: METODO BRAUN-BLANQUET
Poco utilizzata in ambito forestale, basata sul concetto di Associazione vegetale, ovvero un raggruppamento vegetale
più o meno stabile e in equilibrio con l’ambiente, caratterizzato da una composizione floristica determinata, che indica
condizioni ecologiche caratteristiche.
La classificazione fitosociologica si basa su un ordine gerarchico composto da:
- Associazione vegetale; suffisso -etum
- Alleanza: insieme di associazioni vegetali; suff. -ion
- Ordine: insieme di alleanze; suff. -etalia
- Classe: insieme di ordini; suff. -etea
Classificazione secondo la Sinfitosociologia: studia gli insiemi di aggruppamenti vegetali all’interno di serie di
vegetazione. Serie di Vegetazione: insieme di comunità vegetali o stadi che possono svilupparsi all’interno di uno
spazio ecologicamente omogeneo, con le stesse potenzialità vegetali e che sono tra loro in rapporto dinamico. Un
betuleto può essere considerato come appartenente alla serie del faggio, perché costituisce uno stadio pioniere, che
poi culmina stabilmente col faggio.
Vegetazione potenziale: concetto che considera la vegetazione che si svilupperebbe a partire dalla situazione attuale se
si eliminasse totalmente la componente antropica, abbandonandola alla dinamica naturale. Diverso dal concetto di
Climax. Fattori che regolano la distribuzione della vegetazione:
- Fattori ecologici:
o Temperatura: distribuzione abbastanza regolare in quota e latitudine.
o Precipitazioni: gradiente molto variabile
o Orografia
o Continentalità
o Esposizione
- Fattori antropici: uso del suolo
Distribuzione altitudinale: si distinguono 5 fasce principali:
- Piano basale: pianure, caratterizzate dai querco-carpineti e dai querceti di rovere nelle porzioni più elevate.
Clima continentale (elevata escursione termica tra estate e inverno, precipitazioni minime in estate ed
inverno), fascia attualmente occupata dall’agricoltura.
- Piano collinare: tra il piano basale e i 5-600m slm. Elevata copertura forestale, in passato molto sfruttato per
l’agricoltura, foreste prevalentemente formate da boschi di neoformazione.
- Piano montano: fascia di distribuzione del faggio, dal suo limite basso al suo limite alto. Tra 800 e 1800m, può
presentare tracce di castagneti, nelle vallate continentali c’è pino silvestre. Talvolta faggete miste con abete
bianco.
- Piano subalpino: finiscono i boschi di latifoglie
o Inferiore: dominato dall’abete rosso, talvolta abete bianco, faggio, pino silvestre
o Superiore: larici, cembri, presenza sporadica di abete bianco e rosso
- Piano alpino: vegetazione arbustiva
Al di sopra del piano alpino aumenta molto l’influenza dell’orografia, che si manifesta con una diminuzione della
temperatura all’aumentare della quota; la diminuzione della pressione; l’esposizione e la pendenza dei versanti;
aumento delle precipitazioni (non sempre, molto variabile).
Divisione secondo il regime pluviometrico: descrizione della distribuzione delle piogge durante l’anno:
- Regime oceanico: precipitazioni abbondanti e uniformemente distribuite durante l’anno
- Regime continentale: escursione termica molto elevata tra estate ed inverno, dovuta alla lontananza dal mare.
Estati molto calde ed umide, inverni molto freddi e nebbiosi.
- Regime equinoziale: precipitazioni massime primaverili e autunnali
- Regime mediterraneo: precipitazioni massime invernali e minime estive
- Regime insubrico: condizionato dalla presenza di grandi laghi, clima molto più mite rispetto alle zone
circostanti. Le masse d’acqua fungono da volano termico
Classificazione in distretti forestali:
- Regione planiziale: clima continentale temperato, precipitazioni minime estive ed invernali. Diviso in:
o Pianura principale: talvolta falda superficiale, porzioni residuali dei querco-carpineti della bassa
pianura.
o Terrazzi alluvionali e morene: depositi di origine fluvio-glaciale. Porzioni residuali dei querco-
carpineti dell’alta pianura e rovere sui rilievi morenici.
- Regione collinare e avanalpica: sistemi collinari in pianura, Monferrato, Langhe, monti Berici. Forte impatto
antropico, popolamenti secondari. Aridità estiva e temperature medie annuali elevate.
- Regione esalpica: primi rilievi, più esterni all’arco alpino. Nel versante Sud delle Alpi la pendenza è maggiore,
precipitazioni più abbondanti a parità di altitudine.
- Regione mesalpica: transizione tra esalpico ed endalpico. Nelle Alpi orientali questa fascia si dilata molto
- Regione endalpica: alpi interne, clima continentale con precipitazioni ridotte, forti escursioni termiche
stagionali dovute però ad inverni molto freddi e ad estati relativamente calde (a differenza del clima
continentale classico che ha inverni freddi ed estati calde). Risente molto dell’orientamento della valle. Val
Chisone sopra Fenestrelle e val Susa sopra Exilles.
Differenziazione delle serie di vegetazione in rapporto ad altri determinismi:
- Vegetazione azonale: stretto legame edafico con il substrato, per esempio boschi di pino uncinato su
serpentini (Val Troncea). Le serpentini sono tossiche per molte specie, mentre i pini uncinati sono tolleranti.
- Vegetazione extrazonale: orrido di Chianocco e leccio. Gruppi di vegetazione delle oasi xerotermiche
- Paraclimax: sostituzione di una specie rispetto alla vegetazione potenziale di una zona. Esempio in Liguria dei
boschi di pino d’Aleppo in cui si fa incendio radente per facilitare il pascolamento. Il pino d’Aleppo è adattato
ad incendi di tipo Stand Replacing; quindi, sul lungo periodo viene avvantaggiato il pino marittimo (P.
pinaster).
- Subclimax: tipo di vegetazione dove il dinamismo è bloccato da alcuni fattori, naturali o antropici, che
impediscono la prosecuzione verso il “climax”. Per esempio, il larice-cembreto mantenuto come lariceto per
via del pascolamento degli animali domestici.
- Consorzio durevole: disturbi frequenti che mantengono la vegetazione ad uno stadio pioniero, lontano dal
climax. Per esempio, gli ontaneti a ontano verde nei canali di valanga.
CLASSIFICAZIONE TIPOLOGICA
Differenza tipo/tipologia forestale: il tipo forestale è un grado all’interno della gerarchia prevista dalla distinzione in
tipologie forestali.
Seminario tipologie forestali: principale criterio di definizione delle foreste.
- Base fisionomica: querceto, faggeta, lecceto ecc
- Base fitosociologica: molto dettaglio, basato sul sottobosco, conoscenze approfondite.
- Base fitoclimatica: fascia del castagno, delle laurofille ecc
Le categorie forestali del Piemonte sono 21 e contenute nel Regolamento forestale, che definisce anche cos’è bosco
(vedere definizione di bosco).
Gerarchia con livello di dettaglio crescente:
- Categoria: unità fisionomica definita, unità fondamentale. Definita in base alla specie arborea che occupa più
del 50% della copertura. Esistono categorie plurispecifiche, come gli acero-tiglio-frassineti, querco-carpineto,
larice-cembreta. Quando la categoria è plurispecifica la copertura (sommata) delle due specie deve superare il
50%.
- Tipo forestale: unità omogenea da un punto di vista floristico, stazionale e delle tendenze dinamiche ed
eventualmente selvicolturale-gestionale. Es: pecceta montana mesalpica; orno-querceto di roverella, acero-
tiglio- frassineto di neoformazione. Si individuano osservando la componente floristica ed ecologica
stazionale, faggeta oligotrofica= su suoli acidi, non mi trovo su carbonati, boscaglia rupestre pioniera. Sotto
unità del tipo forestale:
o Sottotipo: variazioni floristiche dovute a differenze del substrato. Es: pineta di pino uncinato
prostrato, sottotipo acidofilo. Non sempre presente
- Variante: si può avere:
o Variante CON: esempio abetina endalpica sottotipo inferiore, variante con larice (larice occupa una
copertura compresa tra il 25 e il 50%).
o Variante A: Querco tiglieto variante a tiglio cordato= posso averla solo in un tipo composto (=due o
più specie definiscono il tipo), il tiglio cordato occupa una copertura maggiore del 75% (perché in un
tipo semplice se la somma supera il 75% cambia il tipo forestale).
Non sempre è presente, ma quando c’è è importante considerarla perché possono cambiare le caratteristiche
selvicolturali e gestionali. Nomenclatura univoca: Codifica
AB51C= codice composto sempre da 5 caselle: le prime due lettere sono la categoria, primo numero è tipo forestale
(se non presente ho 0), secondo numero quando presente è il sottotipo, l’ultima lettera è l’eventuale variante (se non
presente ho X).
Nella componente floristica stazionale si riconoscono determinate specie che sono considerate indicatori floristici.
Queste possono essere:
- Specie caratteristiche: larice con sottobosco di mirtillo= specie acidofila= substrato acido= oligotrofica= sono
in un lariceto oligotrofico ecc. Se ho un’orchidea so che il substrato è eutrofico
- Specie differenziali: molto specifiche, legate ad un particolare tipo forestale e consentono quindi di
riconoscere sottotipi
Ambiti ecologici- Distretti forestali:
Settori endalpici: freddo in inverno, caldo in estate, piove poco. Abetina endalpica
Settori mesalpici: clima oceanico. Abetina mesalpica
Settore esalpico: zona con Prealpi, in Piemonte non c’è, al contrario delle alpi orientali
Il confine tra endalpico e mesalpico è dato dal limite del faggio.
FORESTE PLANIZIALI E QUERCETI
Le principali specie di interesse selvicolturale (a livello europeo) in ambito planiziale sono: faggio, querce, abete rosso
e pino silvestre. A livello italiano le querce sono le più importanti. L’inventario forestale del 2005 distingue due
tipologie di querceti: quelli composti da rovere, roverella e farnia e quelle composte da cerro, farnetto, fragno e
vallonea.
In Piemonte si trova circa il 51% dei boschi planiziali di tutta la pianura Padana. Il 26% di questi (Piemonte) ricade
all’interno della RN2000 e la maggior parte della proprietà è privata.
Le zone più adatte ai boschi planiziali sono lungo i fiumi, nella fascia inadatta all’agricoltura.
Il disboscamento della pianura è iniziato durante l’epoca romana. Un documento importante è la Carta della Caccia
(1700) e testimonia la presenza di grandi boschi nei dintorni di Torino.
Consumo di suolo: grande problematica ambientale in Italia, sottrazione di suolo, in maniera irreversibile, alla
produzione primaria (agricoltura o sfruttamento forestale).
Categorie forestali più importanti in ambito planiziale:
- Querco-carpineti: circa 20.000ha. Composti principalmente da:
o Farnia
o Rovere
o Roverella
o Cerro
- Robinieti: circa 40.000ha, con una distribuzione randomica, dipende molto dai disturbi che hanno creato le
condizioni favorevoli all’insediamento della robinia.
- Saliceti e pioppeti: zone golenali
La pianura, nelle zone vergini, non è completamente pianeggiante, ma si trovano piccoli rilievi, zone golenali in cui si
trovano i saliceti e i pioppeti. Allontanandosi dalle zone golenali si trovano i querco-carpineti, che si possono trovare
anche sui terrazzi di origine glaciale (deposito di detriti)
Querceti planiziali. Composti principalmente da:
- Farnia (Quercus robur): foglia sessile, ghiande peduncolate. Quercia più continentale, si spinge più a Est,
molto eliofila (problema per la rinnovazione). Preferisce pianure alluvionali con suolo profondo, appena sopra
le zone golenali, specie meso-igrofila. Apparato radicale superficiale, tollera fino ad alcune decine di giorni la
sommersione radicale. È indifferente al substrato ma i migliori accrescimenti si hanno su suoli carbonatici e si
ibrida naturalmente con rovere e roverella. Geneticamente non ci sono differenze rilevanti tra le querce dei
popolamenti in Veneto e quelle in Piemonte, perché un tempo era un’unica foresta, che è stata scomposta
1000 anni fa, un tempo “evolutivamente breve”. Sono molto (geneticamente) diversi i popolamenti di querce
dell’Italia centro-meridionale. Questo è importante per i processi di migrazione assistita, per la valutazione
della biodiversità, per i rimboschimenti. Commercialmente conosciuta come Rovere di slavonia. In Piemonte
occupa 3600ha.
- Rovere (Quercus petræa): foglia peduncolata, ghianda sessile. Specie subatlantica, meno continentale, più
vulnerabile alle gelate tardive, meno termofila, si sposta più in quota (fino ai 1500m), eliofila, non tollera la
sommersione radicale, apparato radicale fittonante e profondo. Si trova molto nelle zone di collegamento tra
la bassa e l’alta pianura, con le dovute eccezioni in boschi misti. Predilige i terreni acidi e subacidi. La
distribuzione attuale della rovere non corrisponde alle caratteristiche ecologiche della specie. Questo perché
l’areale della rovere è stato molto influenzato dall’uomo (più che la farnia) per via dell’utilizzo del castagno: il
castagno è stato introdotto dove normalmente si trovava la rovere. Oggi nel Nord del Piemonte i popolamenti
puri di rovere si trovano sui versanti rocciosi, esposti a Sud, nella fascia esalpica, ovvero nei punti in cui
sarebbe stato sconveniente convertire i boschi in castagneti. Nel Sud del Piemonte in questi luoghi si trova la
roverella. In Piemonte occupa 23.000ha.
- Roverella (Quercus pubescens): si spinge molto meno ad Est e Nord, termofila ma sopporta il freddo
invernale, arriva fino in Spagna. Mesoxerofila, sopporta bene la siccità, molto pioniera, preferisce suoli
carbonatici, discretamente diffusa. Precoce entrata in vegetazione e fioritura. Sostituita dal vigneto. Specie
semi-decidua, ovvero mantiene le foglie secche per tutto l’inverno, rendendola particolarmente vulnerabile
agli incendi. Dal punto di vista della tipologia forestale si dividono i popolamenti delle Alpi e dell’Appennino.
Dal punto di vista selvicolturale è meno interessante, produce assortimenti meno pregiati. In Piemonte
occupa 19.000ha
- Cerro (Quercus cerris): distribuzione molto appenninica (Italia centro-meridionale). In passato molto
probabilmente era più diffuso, anche basandosi su toponimi nel Piemonte settentrionale. Si trovava
sporadicamente in foreste planiziali (bosco delle Sorti della Partecipanza: farnia in basso, rovere sui rilievi e
cerro sporadico). Specie idricamente esigente, terreni freschi e profondi, non compete con la roverella.
Eliofila, anch’essa sostituita dal castagno, come la rovere. In appennino era usato anche per il pascolamento
degli ungulati domestici. Largamente impiegato per la produzione di traversine ferroviarie.
Il bosco puro di quercia non esiste in natura, nei querceti puri la rinnovazione è sempre favorita dall’uomo. Dove
esistono i querceti puri è perché l’uomo ha eliminato tutte le altre latifoglie partendo da boschi misti. Tra farnia e
rovere c’è una buona sovrapposizione in termini di areale e tendono anche ad ibridarsi (zone di transizione tra alta e
bassa pianura). FORMAZIONI DELLE QUERCE e FORMAZIONI MISTE
- Querceto di farnia: formazione in ecotono tra l’ambiente acquatico e terrestre, lungo il corso dei principali
fiumi, in condizioni di falda superficiale che talvolta causa la sommersione dell’apparato radicale. Assenza di
Carpino bianco, talvolta si possono trovare Olmo campestre, Ontano nero, Pioppo bianco, Pioppo nero,
Orniello (Fraxinus ornus). Importante copertura arbustiva. Spesso questi popolamenti sono stati sostituiti da
impianti di pioppo per arboricoltura da legno.
- Querco-carpineto planiziale: compresenza di Farnia e Carpino bianco. Si possono avere olmo campestre,
Frassino maggiore e Ontano nero a seconda dell’umidità (ordine crescente). Nei popolamenti più
naturaliformi la farnia è presente in numero di 70-100 piante/ha di grosse dimensioni.
- Querco-carpineto collinare: compresenza di Rovere e Carpino bianco. La rovere compare quando diminuisce
l’umidità del suolo. Si possono trovare anche ciliegio, acero campestre e frassino maggiore.
- Querceto di rovere: a quote maggiori, in ambienti sub-montani, in condizioni anche di scarsa disponibilità
idrica. Nelle zone più fertili spesso la rovere è stata storicamente sostitui
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Querce caducifogli, Selvicoltura speciale
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Selvicoltura speciale - Leccio e sughero
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Selvicoltura speciale - Il dizionario forestale
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Selvicoltura speciale - le pinete mediterranee