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La riforma di Gentile

La vita

Nasce in Sicilia nel 1875, muore a Firenze nel 1944. Laureato in lettere e filosofia a Pisa, fu insieme a Benedetto Croce uno dei maggiori esponenti della filosofia neoidealista. In seguito approda a una posizione definita attualismo. Professore prima a Palermo e a Pisa, poi a Roma, fu nominato ministro della pubblica istruzione all'avvento del governo fascista 1922-23. Per le sue numerose cariche culturali e politiche, nonché come presidente dell'enciclopedia italiana Treccani, esercitò un vasto potere sulla cultura italiana, specialmente sul suo aspetto amministrativo e scolastico. Caduto il fascismo nel 1943 e occupata l'Italia centrale e settentrionale dalle truppe tedesche, Gentile aderì alla Repubblica di Salò. Fu ucciso da un gruppo di partigiani fiorentini.

Riforma scolastica

Per Riforma Gentile s'intende la riforma scolastica varata in Italia nel 1923, ad opera del Ministro dell'Istruzione del primo governo Mussolini, il filosofo G. Gentile. Dal punto di vista strutturale Gentile individua l'organizzazione della scuola secondo un ordinamento gerarchico e centralistico. Una scuola di tipo aristocratico, cioè pensata e dedicata "ai migliori" e non a tutti e rigidamente suddivisa a livello secondario in un ramo classico-umanistico per i dirigenti e in un ramo professionale per il popolo. Solo la scuola media consente l'accesso ai Licei. La riforma aveva creato l'istituto magistrale per la formazione dei futuri insegnanti elementari. L'obbligo scolastico fu innalzato a 14 anni e fu istituita la scuola elementare dai sei ai dieci anni. L'insegnamento della religione cattolica considerata "fondamento e coronamento" dell'istruzione primaria.

Il pensiero pedagogico

Nel presente volume sono raccolte le lezioni di filosofia dell’educazione che Giovanni Gentile tenne a Trieste nei mesi di agosto e settembre tra il 1919 e il 1920. Gentile scrisse questo volume con l’auspicio che questi discorsi venissero letti e presi a cuore da chi sentisse il bisogno di rinnovamento interno e sostanziale di tutta la scuola.

Capitolo 1

Gentile è una figura importante nella pedagogia, ed è autore della più importante riforma scolastica in Italia (1923). Nasce nel 1875, è un filosofo, diviene ministro della pubblica istruzione, e muore assassinato nel 1944 a Firenze. La sua prima opera si chiama “Sommario di pedagogia”. Per lui la pedagogia è filosofia e la filosofia è pedagogia. Entrambe hanno importanza. La pedagogia non è derivata dalla filosofia, ma è il modo principale di conoscere. Con l’avvento del positivismo era prevalso il concetto di pedagogia come scienza.

Fra le opere di Gentile, la riforma dell’educazione è la più importante. Questo testo è a metà tra due tipi di testi (teorico e conversativo). È un testo del 1919, ed ha uno strano inizio, a Trieste, città che dopo la Prima Guerra Mondiale viene riconquistata dall’Italia. Lui fa una proposta pedagogica, e dice ai Triestini che prima eravamo fratelli separati, ma ora siamo uniti. Tutta la pedagogia di Gentile si basa sulla nazione italiana, e lui voleva far conoscere ai triestini il modello della scuola italiana, vuole insegnare loro il metodo educativo italiano, e anche gli ideali e il sapere. Lui propone una visione idealistica dell'educazione, contrapposta alla visione positivistica.

La sua riforma riguardava anche i docenti, perché prima per insegnare era necessario solo il diploma. In Italia si è provato ad istituire delle scuole di pedagogia presso le università, per attenuare il rischio di dogmatismo (vizio di insegnamento non educativo). Il dogmatismo per lui è il pericolo insito in qualsiasi docente che non sa cos’è l’insegnamento. I maestri devono sempre aggiornarsi con corsi, perché c’è il pericolo del dogmatismo (trasmissione dei contenuti già confezionati, astratti). L'educazione deve essere formativa, e i docenti devono essere formati non solo con conoscenze basi, ma si deve dare un punto di vista critico alla missione di docente. Il dogmatismo dell'idealismo consiste in una scuola delle nozioni (informativa), mentre lui voleva istituire la scuola formativa. La scuola nozionistica è una scuola di fatti, invece la cultura deve essere critica, i fatti devono essere imparati facendoli propri. Questo pericolo si ha soprattutto alla scuola primaria, infatti lui è contrario a questo tipo di scuola perché i bambini imparano senza interrogarsi. Per lui ogni informazione deve essere critica, deve avere un indagine, deve porsi delle domande, non deve essere una ripetizione. L'università è l'istituzione più giusta perché c'è meno rischio di dogmatismo. L'atteggiamento critico si sviluppa proprio all'università. Nell'università, la conoscenza cresce, si fanno esperimenti nelle aule (le quali sono dei laboratori spirituali). Nei laboratori gli studenti devono essere sempre attivi, e non passivi nel ricevere informazioni. La pedagogia non si risolve in regole, l’educazione si realizza solamente sul piano di comunicazione o interazione di spirito tra maestro e alunno.

Gentile è contro la scuola nozionistica, infatti per lui la conoscenza è sviluppo della mente. I docenti non devono essere statici e dogmatici, altrimenti gli studenti diventano passivi, devono capire in maniera autentica, e questo è possibile solo grazie ad un buon professore. Il modello neoidealista è il maestro artista, un maestro che non si attiene rigidamente ad un metodo, che non prepara la lezione il giorno prima, ma che improvvisa creando un contatto vivo con l’alunno. Se il maestro insegna con amore, automaticamente il fanciullo si interessa spontaneamente alla lezione e si autodisciplina. Questo è il concetto di laborietà. L'insegnamento deve essere avventura della conoscenza, deve permettere di formulare un pensiero. Lui ha una visione realistica, perché la cultura non è fatta di cose, bisogna essere trasformati dalle nozioni che si imparano.

Per Gentile la scienza suprema e la filosofia. Era contro la psicologia, che considerava atomisticamente singole sensazioni o singoli riflessi: per lui la vita dello spirito è unità e non molteplicità di fattori. Lui presenta la scienza e la scuola italiana. La scienza dovrebbe essere universale, ma per lui l'universalità è anche nazionalità. Secondo lui l'universale è ciò che è più concreto, e il particolare è ciò che è astratto. Nella tabella ci sono due parti: una negativa (astratto) e una positive (concreta). Tutto il negativo ha senso solo alla luce della positività. Lui non nega gli aspetti particolari, la nazionalità deve essere intesa come universale. Per concreto e astratto si intende l'attività spirituale. Per lui l'universalità è l'attività dello spirito. Un contenuto astratto diventa concreto quando lo si comprende (le tabelline ad esempio diventano concrete quando il bambino le impara, quindi quando compie un atto spirituale). L’atto spirituale rende reale la conoscenza attraverso l'attività. La conoscenza esiste solo nell'atto di conoscenza. Infatti la filosofia gentiliana si fonda su l'asserzione che ogni cosa è in quanto atto di pensiero. Se l'universalità è l'atto dello spirito, la cultura è legata alla nazionalità.

  • Terra, territorio, lingua, cultura, religione, usi, costumi...
  • Appropriazione spirituale di tutte le cose precedenti, che prima erano soltanto astratte.

La nazionalità quindi è intesa in modo spirituale, ossia l’attaccamento affettivo, il legame che si instaura con la propria nazione. Sono italiano da un lato perché condivido cultura, tradizione e lingua, ma anche e soprattutto per appropriazione spirituale, che è il modo in cui conosco. Lui parla di nazionalità, che indica lingua, costumi, religione..., e questa è una visione naturale di questa nazionalità. Questa visione naturale è falsa, perché bisogna avere una nazionalità spirituale, cioè un dinamismo interiore. La nazionalità, quindi, è un'azione spirituale, non bastano i fatti. Io sono italiano perché mi pensa italiano, quindi perché appartengo ad una collettività.

Per Gentile il problema è qualcosa che sottrae una persona alla routine. Bisogna prendere coscienza delle cose che impariamo. Noi non dobbiamo pensarci come esseri, perché gli esseri non cambiano, ma dobbiamo pensarci come soggetti, perché siamo in continuo divenire e veniamo condizionati dalle esperienze. Imparare vuol dire trasformarsi. Mazzini, quando pensa all'Italia, non enfatizza il suo passato e le sue tradizioni, ma dice che la patria è una missione, infatti per Gentile è un'azione, un compito da realizzare. Per essere vivi bisogna porsi sempre nuovi compiti. Se crediamo di essere arrivati ad una fine, significa che siamo morti, perché ogni popolo, se veramente è un popolo, è un popolo futuro, e se è vivo cerca nuovi compiti da svolgere. Gentile è hegeliano. Lo Stato per lui è il modo in cui una comunità si organizza ed esprime la sua volontà. L'Italia si deve fare continuamente, ma solo se c'è uno stato. La nazione è il momento collettivo che si deve realizzare. La nazione non è un aggregato di persone diverse, ma ci deve essere un interesse collettivo. Gentile dice che lo stato italiano non si è realizzato a Trieste il 3 novembre 1918, adesso l'Italia unita, ma lo stato è sempre un futuro. Dal momento della riconquista si avvia una vera e propria missione.

Tutto questo si collega ai temi pedagogici, perché per Gentile la pedagogia è il centro della scienza, infatti lui introduce la sua visione ideale della scienza. Per lui la visione della scienza, ancora prevalente, è quella dei Greci perché contempla le idee, e questo implica una differenza tra la contemplazione e il contemplato (più importante perché non è inquinato da aspetti soggettivi). Dalla modernità in poi abbiamo un'altra visione di scienza, la quale indica la conoscenza vera, indica lo sviluppo della mente. La conoscenza è l'attività per elaborare la realtà, non è teoria, ma è azione. La scienza è nazionale perché è continua formazione dello spirito, quindi la pedagogia è una forma di suprema scienza, e deve aiutare lo sviluppo della mente.

Capitolo 2

Gentile parla sia della questione della personalità, e sia del problema educativo. Il problema è ciò che innesca la riflessione, cioè qualcosa che ci aiuta a non vedere la realtà come ovvia, ma ci impone di riflettere. La personalità, invece, è intesa con il termine di persona, e si intende qualcosa di definito, cioè si intende ciascuno di noi nella sua singolarità, con i suoi pensieri, desideri, storia, aspirazione, ciascuno di noi in modo isolato. La persona è qualcosa di particolare, e ci sono due aspetti della personalità: c'è sia l'aspetto particolare, ovvero la singolarità, e sia l'aspetto universale. Universale è la nostra personalità profonda. Lui riprende il tema della lingua, perché la personalità particolare non può fare a meno della lingua, i nostri pensieri sono linguisticamente espressi attraverso la lingua. Anche se il bambino non parla, questo non significa che è passivo, perché partecipa al discorso, comprende, solo che non si esprime bene a parole. Il bambino quindi è attivo.

Se consideriamo il bambino come essere naturale, lo consideriamo dall'esterno, ma se mi riporto al concreto, ovvero all’atto spirituale, il bambino ha linguaggio, ed è un essere attivo. L'educazione è lo sviluppo della mente, e il grado dell'educazione di un bambino non è come quello dell'adulto. La lingua è particolare, ciascuno di noi pensa nella sua lingua nazionale, che non è una lingua semplice, ma rimanda l'appartenenza ad una comunità collettiva. La lingua è un qualcosa di condivisibile, perché, avere una comunanza spirituale significa pensare in una lingua che accomuna. Le particolarità non possono manifestarsi senza comunanza, cioè senza una lingua. Quindi l'universale è quello più concreto, e la concretezza è l'atto spirituale, è l’elemento interiore. La personalità particolare, invece, è astratta, separata, perché se noi pensiamo...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvana.iacomino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Oliverio Stefano.
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