Università degli studi di Napoli “L’Orientale”
Dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo
Corso di laurea in Civiltà antiche e archeologia: Oriente e Occidente
Tesi di laurea in “Storia e civiltà bizantina”
“La rappresentazione dell’imperatrice Teodora: immagine e ideologia”
Relatore: Prof. Antonio Rollo
Candidata: Roberta Radice
Matr. AO/00060
Correlatrice: Prof.ssa Maria Rosaria Marchionibus
Anno accademico 2019/2020
«Ti posso far notare una cosa? Usi sempre vero e veramente, sia quando parli che quando scrivi. Oppure dici: all’improvviso. Ma quando mai la gente parla veramente e quando mai le cose succedono all’improvviso? Lo sai meglio che a una cosa ne segue un’altra e un’altra ancora. Io non faccio più niente veramente, di me che è tutto un imbroglio e Lenù. E alle cose ho imparato a starci attenta, solo i cretini credono che succedono all’improvviso».
(Elena Ferrante, Storia di chi fugge e di chi resta)
La rappresentazione dell’imperatrice Teodora: immagine e ideologia
Indice
- Indice delle tavole 4
- Premessa 5
- 1) Vita di Teodora 6
- 1.1 Esordi 6
- 1.2 Conoscenza e nozze con Giustiniano 11
- 1.3 Teodora «Augusta» 15
- 1.4 Morte 22
- 2) Ideologia politica e teologia 24
- 2.1 Ruolo delle imperatrici a Bisanzio 24
- 2.2 Riorganizzazione delle leggi 26
- 2.3 Rivolta di «Nika» 31
- 2.4 Teodora e il monofisismo 37
- 3) Rappresentazione artistica di Teodora e il potere delle immagini: San Vitale e altri esempi 43
- 3.1 Pannello del mosaico di San Vitale, Ravenna 43
- 3.2 Dittico eburneo di Giustino, Berlino, Skulpturensammlung und Museum fur Byzantinische Kunst im Bode-Museum 49
- 3.3 Testa marmorea della cd. Teodora, Milano, Civici Musei del Castello Sforzesco 51
- 3.4 Teodora nella modernità 53
- Conclusioni 56
- Tavole 58
- Bibliografia 77
Indice delle tavole
- Tav. 1 Dittico consolare di Giustiniano del museo del Castello Sforzesco di Milano 11
- Tav. 2 Pianta della chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli 14
- Tav. 3 Pianta del Grande Palazzo di Costantinopoli 15
- Tav. 4 Pianta dell’Ippodromo di Costantinopoli 17
- Tav. 5 Gruppo scultoreo dei Cavalli di San Marco a Venezia 17
- Tav. 6 Pianta della basilica di San Vitale a Ravenna 43
- Tav. 7 Catino absidale con Cristo in San Vitale a Ravenna 44
- Tav. 8 Pannello musivo con Giustiniano e la sua corte in San Vitale a Ravenna 45
- Tav. 9 Pannello musivo con Teodora e la sua corte in San Vitale a Ravenna 46
- Tav. 10 Particolare del pannello musivo di Giustiniano con il vescovo Massimiano e iscrizione in San Vitale a Ravenna 47
- Tav. 11 Dittico eburneo di Giustino del Skulpturensammlung und Museum fur Byzantinische Kunst im Bode-Museum 49
- Tav. 12 Testa marmorea della cd. Teodora dei Civici Musei del Castello Sforzesco a Milano 51
- Tav. 13 Testa di Ariadne del museo del Louvre a Parigi 51
- Tav. 14 Locandina del film Teodora imperatrice di Bisanzio di Riccardo Freda 1954 54
- Tav. 15 Personificazione di Ravenna al tempio laico del Vittoriano di Eugenio Maccagni a Roma 55
- Tav. 16 Allegoria dell’arte bizantina di Galileo Chini nella sala della cupola della Biennale a Venezia 55
- L’imperatrice Teodora al Colosseo
- Tav. 17 Dipinto di Benjamin Constant raffigurante 55
- Tav. 18 Dipinto di Benjamin Constant raffigurante Teodora seduta in trono 55
- Tav. 19. Dipinto di Georges Clairin raffigurante Sarah Bernhardt nelle vesti di Teodora 55
Premessa
Questo elaborato nasce da un interesse per un importante personaggio della storia dell’Impero Romano d’Oriente, ovvero l’Augusta Teodora, vissuta nel VI secolo. Ho potuto approfondire tale periodo storico grazie al mio percorso di studi comprendente il corso di Storia e civiltà bizantina, che mi ha fornito i mezzi necessari a tale scopo. Poter portare avanti la stesura di questa tesi riguardante una personalità storica così poco comune, mi ha permesso di approfondire conoscenze più precise sull’ideologia politica e sociale del tempo, sulla società costantinopolitana, su Costantinopoli stessa e che Teodora in parte ha rivoluzionato.
1) Vita di Teodora
1.1) Esordi
Intorno alla sua origine e alla sua vita anteriormente all’assunzione al trono abbiamo numerose ipotesi, che si riconducono alla versione dei suoi panegiristi e scrittori delle cose del regno di Giustiniano o a quella contenuta nella Storia segreta o Anecdota di Procopio di Cesarea. Gli storici ufficiali le danno una genealogia illustre e la fanno nascere da un senatore; Procopio, invece, fornisce particolari scandalosi, delineando, come si vedrà, l’immagine di una donna torbidamente celebre.
Alcuni sostengono che nacque intorno l’anno 500 d.C. (496 o 497) a Costantinopoli, anche se, fra i cronisti posteriori c’è chi la colloca a Cipro – come Niceforo Callisto nel XIV secolo – mentre altri verosimilmente ipotizzano la Siria come patria della futura imperatrice.1
È certo che fin da bambina abbia vissuto a Bisanzio negli ambienti dell’Ippodromo, insieme alla sua famiglia, sulla quale ci sono notevoli incertezze. Infatti, secondo quanto riporta Procopio pare fosse la figlia di un uomo di nome Acacio, un guardiano di orsi, e una donna che calcava le scene. Probabile che Acacio morì di malattia durante il regno di Anastasio I (491-518 d.C.), lasciando in miseria la moglie con tre figlie: Comito, Teodora e Anastasia. La vedova per non perdere gli introiti provenienti dal lavoro del marito, cercò di far subentrare al suo posto il nuovo compagno ma l’amministratore generale della fazione dei Verdi, Asterio, favorì un altro candidato.
Questo evento è importante in quanto comporta una svolta per la vita di Teodora. La madre, infatti, invece di piegarsi alla disperazione e miseria, agghindò le tre bambine come supplici con corone di fiori proprio in un giorno in cui l’Ippodromo era gremito di gente. Pare che i Verdi però non furono affatto commossi dalla visione delle tre fanciulle con le mani protese, ma anzi le schernirono. Tale reazione spinse, invece, la fazione degli Azzurri, probabilmente spinti dalla nota rivalità nei confronti dei Verdi, ad accogliere la richiesta di aiuto delle bimbe, e a concedere aiuto alla vedova e alle figlie.2
Un fondo di vero in questa narrazione ci deve essere dal momento che Teodora, una volta sul trono, fece pagare ai Verdi duramente l’indifferenza e l’umiliazione subita.
1 Ravegnani 2017, p. 26.
2 Garland 2002, p. 11.
Teodora, dunque, con le sue sorelle crebbe in un ambiente equivoco quale l’Ippodromo, ed era già preparata al tipo di attività che lo caratterizzava. Infatti, la madre poiché le figlie erano graziose le avviò al teatro non appena ebbero l’età giusta. Comito fu la prima e riuscì brillantemente sulle scene tanto che “già brillava fra le cortigiane della sua età”3, la seguì Teodora, recitando spesso ruoli di piccola cameriera, e partecipando soprattutto ad eventi mondani. Secondo Procopio i suoi compiti erano reggere lo sgabello alla sorella, e fare commercio contro natura del proprio corpo con schiavi che seguivano i loro padroni a teatro, anche se è più probabile che quei contatti impuri la fanciulla li subì.
Una volta adolescente, cercò di trovare fortuna proseguendo con l’attività familiare, diventando attrice. A Bisanzio, la maggior parte delle donne era obbligata a trovare un impiego per poter portare avanti la famiglia: vendere fiori, preparare e vendere cibo per strada, vendere prodotti al mercato e, ovviamente, partecipare come artista agli spettacoli dell’Ippodromo.4 Questa professione in particolare era considerata infamante e, stando sempre alla Storia Segreta, Teodora non aveva particolari capacità artistiche poiché sapeva offrire solo la propria bellezza, per la quale anche in futuro, avrà particolari riguardi.
Non volle dunque essere suonatrice di flauto o danzare e cantare; preferì praticare l’arte dei mimi che era molto famosa nel VI secolo a Costantinopoli, avendo anche successo. Teodora non possedeva solo un bell’aspetto, i suoi spettacoli funzionavano anche per via del suo atteggiamento istrionico, per la sua furbizia e intelligenza. Riusciva ad organizzare ingegnosi effetti teatrali rendendo le esibizioni audaci e provocando ogni volta fragorosi applausi, suscitando interesse da parte di uomini abbienti i quali spesso richiedevano la sua compagnia. A causa della sua condotta di vita alquanto torbida, pare che le persone oneste, incrociandola per strada la evitassero per paura di contaminarsi. Era insomma considerata cattivo presagio. Non a caso, Procopio scriverà di lei:
«Era particolarmente spiritosa e salace così che si mise subito in evidenza per questa sua attività. Non era una persona che avesse alcun pudore e nessuno la vide mai vergognarsi, al contrario si prestava senza alcuna esitazione a turpi servizie era capace di lasciarsi percuotere e schiaffeggiare sulle guance scherzando e ridendoci sopra e, dopo essersi spogliata davanti e dietro, mostrava nude a chiunque quelle parti del corpo che la decenza vuole siano nascoste alla vista degli uomini (…)».5
3 Ravegnani 2017, p. 26.
4 Herrin 2013, p. 97.
5 Ravegnani 2017, p. 27.
Può essere che Teodora non si curasse eccessivamente dell’opinione che si avesse di lei ed è evidente che, oltre a intrattenere, dovesse anche incassare delle violenze e percosse senza scomporsi.6 Questi fattori non sono gli unici problemi che ebbe, in quanto sono documentate anche delle gravidanze indesiderate. Oltre ai numerosi aborti, infatti ella ebbe due figli prima di incontrare Giustiniano.
In base alle fonti sappiamo che intorno al 517 d.C. abbia avuto un figlio che fu chiamato Giovanni. Considerandolo un ostacolo e motivo di imbarazzo per la sua carriera, Teodora riservò lui una fredda accoglienza non prendendosene cura. Il padre, di cui non si conosce l’identità, ritenendo poco prudente affidargliene le cure, decise di portare con sé il bambino in Arabia, luogo cui era diretto. Stando a Procopio, il figlio sarebbe poi ricomparso in età adulta a Costantinopoli per chiedere udienza alla madre imperatrice e quest’ultima, ritenendolo evidentemente un problema, lo affidò a uno dei suoi intimi, e non si sentì più parlare di lui. Diversa invece è la sorte della seconda gravidanza, una figlia, la quale ebbe maggiori cure.7
Verso il 518 d.C, infatti, Teodora divenne l’amante di un illustre cittadino di Tiro, un siriano di nome Ecebolo, il quale divenne governatore della Libia Pentapoli. Sfortunatamente la relazione durò poco ed Ecebolo finì per allontanarla, costringendola a vagare attraverso tutto l’Oriente. Questo si può considerare un punto di svolta per Teodora. Si trattenne ad Alessandria (luogo in cui entrerà in contatto con il monofisismo), ad Antiochia e in altri luoghi per cui non disponiamo notizie, esercitando di nuovo l’attività di attrice, probabilmente per poter sopravvivere e mantenersi.8 Fu però ad Antiochia che entrò in confidenza con Macedonia, una ballerina di cui si conosce poco.
Quest’ultima infatti si interessò a Teodora e alla sua volontà di migliorare la propria condizione, e pare la consolasse dicendole che la sorte potesse ancora procurarle grandi ricchezze.
Teodora, come la maggior parte delle donne di quel periodo, tendeva ad essere predisposta al prodigioso, e dunque a credere nelle profezie o incantesimi, e a demoni, maghi e ai sogni. Questo aspetto può tornare utile per quanto riguarda l’incontro con Macedonia, poiché fu proprio ella a confermare alla futura sovrana che si sarebbe unita al “principe dei demoni”.9 A quanto pare, sembra possibile che Macedonia intrattenesse contatti epistolari con Giustiniano, quando non era ancora sul trono, ed esercitava apparentemente il compito di delatrice, confiscando beni a ricchi notabili.10
6 Diehl 2015, p. 14.
7 Ravegnani 2017, p. 29.
8 Potter 2016, p. 53.
9 Potter 2016, p. 86.
10 Ravegnani 2017, p. 27.
Non è chiaro se, effettivamente, la ballerina possa aver raccomandato Teodora al presunto erede dell’impero, in quanto non ci sono fonti precise a riguardo se non la testimonianza di Procopio.
È complesso stabilire quali eventi siano reali o meno negli scritti di Procopio, anche se per alcuni costituiscono delle certezze. Al di là di quest’ultimo, però, nessun altro scrittore del VI secolo e nessuno storico postumo ha raccontato le origini dell’imperatrice. Ovviamente ciò non può essere attribuito a un ipotetico rispetto verso Giustiniano e Teodora, per paura di qualche vendetta, poiché ci sono stati casi in cui essi furono anche coperti di ingiurie. Teodora, difatti, è stata spesso accusata di essere un’eretica, per lo meno dopo la sua scomparsa, quindi la paura di criticarla non sussisteva.11
È certo, però, che dopo la sua morte non ci sono state opere simili alla Storia Segreta, né pubbliche, né inedite. Ci si pone il dubbio sulla veridicità della gran parte degli eventi, soprattutto quelli più scabrosi e con tutta probabilità, Procopio può aver esagerato o mentito in parte sugli esordi dell’imperatrice. Anche negli episodi che vengono riportati relativi a polemiche feroci che la videro coinvolta, come ad esempio quella con Giovanni di Cappadocia o altri contemporanei verso i quali Teodora portava rancore, non sono mai citati casi in cui tra le accuse rivoltele rientrassero allusioni ad un suo passato così poco virtuoso.12 Se anche Teodora fosse stata davvero una cortigiana così rinomata, una volta tornata a Costantinopoli da Alessandria dopo ben due anni di assenza, questo lasso di tempo era veramente troppo esteso perché ci si potesse ricordare di lei.
Date le fonti incerte e mancanti, dunque, bisogna soffermarsi sui diversi aspetti contestualizzandoli. È probabile che la futura imperatrice non fosse stata un modello di castità e virtù, come confermato da Giovanni, vescovo di Efeso, il quale la definisce “Teodora ovvero Teodora dal prostribolo” ek tou porneiou,13 confermando quindi in parte la sua vecchia attitudine, ma non si può neanche dare per certo ogni episodio raccontato da Procopio. Inoltre, è certo che Giustiniano abbia potuto sposare Teodora senza stupire eccessivamente i suoi contemporanei; difatti al giorno d’oggi appaiono scandalose cose che alla Costantinopoli del VI secolo non apparivano assolutamente riprovevoli.
In ogni caso, rientrando a Bisanzio tempo dopo, Teodora pare che si impegnò a condurre una vita più ritirata, abbandonando le precedenti abitudini. Una tradizione dell’XI secolo14, afferma che ella abitava in una casa modesta filando la lana. La tradizione vuole che Teodora fece costruire una chiesa in onore di san Pantaleone proprio nel luogo dove sorgeva tale dimora.
11 Diehl 2015, p. 35.
12 Ibidem.
13 Garland 2002, p. 13.
14 Diehl 2015, p. 27.
Si può affermare pertanto che Teodora ebbe probabilmente un passato di attrice e cortigiana, ma che di sicuro si disegnò un futuro da imperatrice competente.
1.2) Conoscenza e nozze con Giustiniano
Si presuppone che Teodora incontrò Giustiniano (regnante tra il 527 e il 565 d.C.) verso il 522 d.C. Grazie agli intrighi di palazzo che posero lo zio di lui, Giustino, sul trono (518-527 d.C.), egli già in quel periodo era uno dei personaggi più influenti della corte bizantina.
Le origini del futuro imperatore sono abbastanza chiare: nato come Flavio Pietro Sabbazio verso il 482 d.C. a Tauresio, era figlio di un oscuro Sabbazio e di una sorella di Giustino, di cui non conosciamo l’identità.15 Viene adottato dallo zio, il quale gli permette di trasferirsi a Costantinopoli per istruirsi: gli studi gli diedero una solida base giuridica e teologica anche se non si sa con precisione quale scuola abbia frequentato. Giustino fu di grande importanza per la carriera del nipote, poiché dopo la sua ascesa al trono, lo promosse comes.
Pare che da sempre Giustiniano abbia preso parte alla gestione dell’impero, eliminando rivali che potessero intralciare la sua carriera ma, al tempo stesso, assicurandosi anche il favore dell’aristocrazia, del senato e persino della Chiesa in quanto severamente devoto e ortodosso. Nel 520 d.C. riuscì ad assassinare il magister militum praesentalis Vitaliano, prendendo il suo posto in tale carica e arrivando a guidare uno degli eserciti più importanti di Costantinopoli. Successivamente, all’ombra di Giustino, condusse una politica di elargizioni ai barbari che minacciavano l’impero,16 obiettivo che perseguirà anche molti anni dopo. Un anno dopo divenne console, ruolo simbolico che rappresentava, in parte, la sopravvivenza dell’antica magistratura romana.
Come molti consoli, Giustiniano, per solennizzare l’ingresso alla carica, commissionò una grande quantità di dittici consolari (tavolette ripiegabili attorno a una cerniera). I dittici del futuro imperatore sono giunti a noi in due esemplari integri, e uno con un solo sportello; i primi due si trovano attualmente al museo del Castello Sforzesco di Milano (Tav. 1) e al Metropolitan Museum di New York, mentre quello singolo al Cabinet des Médailles della Biblioteca Nazionale di Parigi.17
Quando conobbe Teodora, dunque, Giustiniano era un uomo politicamente importante e sulle origini del loro legame circolano diverse dicerie. La prima, presente in fonti siriache tarde, sostiene che la fama della bellezza dell’imperatrice giunse fino a Costantinopoli e Giustiniano, si recò proprio in
15 Ravegnani 2017, p. 20.
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