Loto dei processi cognitivi
Professore Paolo Gambini
Prima lezione introduttiva
L’individuo non è un essere neutro, ma ha delle sue predisposizioni che vuole realizzare. La psicologia dinamica è quella dei processi dinamici emotivi che determinano la condotta umana, enfatizzando il ruolo delle forze consce e inconsce nel plasmare la personalità e il comportamento.
Per compiere un’azione:
- Fase tendenziale: capisco cosa vorrei ottenere in base alle mie necessità. Esprime ciò che siamo rispetto al nostro passato, ma anche per ciò che siamo rispetto al nostro futuro, per quello che noi vorremmo costruire. La nostra mente è piena di proiezioni verso il comportamento. Esprime tutto ciò che, partendo da come siamo, vorremmo diventare, parlando a livello di motivazioni, di emozioni… la psicologia dinamica è quella dei processi dinamici emotivo motivazionali.
- Fase informativa: mi informo/osservo, quindi cerco di capire prima cosa l’ambiente, la società e la cultura si aspettano da me.
- Fase operativa: elaboro delle info che vengono da dentro e fuori di me e scelgo come agire.
La fase tendenziale fa parte del pacchetto della psicologia dinamica, le prossime fasi vanno studiate con i processi cognitivi. Essenzialmente, parleremo delle informazioni, vedendo i processi dinamici come una elaborazione-ricezione delle informazioni.
Queste sono le unità fondamentali che hanno a che fare con i processi cognitivi:
Sensazioni e percezioni: i primi input che riceviamo dall’ambiente circostante, sono legati al processo percettivo delle infinite motivazioni che in questo momento impattano con il mio organismo.
Coscienza: come noi percepiamo le sensazioni, approfondiremo il meccanismo dell’attenzione. Devo saper passare da una coscienza generica, che accoglie tutti gli stimoli che gli arrivano nel momento presente, ad una coscienza focalizzata su ciò che mi interessa.
Memoria e apprendimento: le info percepite attraverso un’attenzione focalizzata, le voglio sfruttare sia nel momento presente che per le future esperienze, immagazzinandole. La working memory funziona bene nei compiti del momento presente, poi c’è una memoria a lungo termine dove sono immagazzinate le informazioni apprese.
Così concludiamo la fase informativa, a cui succede la fase elaborativa, per la quale approfondiremo due modalità:
- Una al pari di tutti gli animali, parlando dell’apprendimento, che ha a che fare con tutti i meccanismi impliciti (inconscio cognitivo, dimensioni automatiche) perché apprendiamo anche senza innescare autoriflessione.
- Una è quella di cui siamo dotati noi umani, la capacità di riflettere ed essere intelligenti, distinguendo il momento di autoriflessione di sé.
Noi come esseri umani comunichiamo con il non verbale ma anche con il verbale (capacità in più rispetto agli animali), così io ho la capacità di informare gli altri del mio vissuto interno.
Pensiero e comunicazione: tutto il frutto dell’elaborazione all’interno della mia mente, abbiamo la capacità di comunicarlo, di informare gli altri delle nostre intenzioni.
In più, sono sicuramente da approfondire le emozioni nella dimensione cognitiva. La persona è un’entità unica perché all’interno della sua mente ha la capacità di elaborare emotivamente attraverso le sue competenze cognitive. Come si coniuga da cognizione ad emozione?
Approfondiremo in aula le patologie: anoressia, iperattività, insonnia.
Manuale: Paolo Gambini, Introduzione alla psicologia. Vol. II: I processi cognitivi, 2006 Franco Angeli.
Facoltativo: Beatrice Piermartini, Il linguaggio delle emozioni, 2018 Franco Angeli.
Dispense sulla storia della psicologia (Prof.ssa Elena Margiotta): Faremo la storia dei processi cognitivi (abbiamo già fatto quella dei processi dinamici), studiando cronologicamente i primi autori che hanno parlato di questi aspetti della psicologia, sino a quelli ultimi.
In Geco i materiali di approfondimento.
Il manuale va studiato a casa, a lezione si dicono altre cose. La valutazione dell’esame guarda anche la presenza e la partecipazione.
Primo capitolo del manuale: la sensazione e la percezione
I meccanismi della sensazione e della percezione sono strettamente collegati a dimensioni come le emozioni, i sentimenti, i ricordi… La dimensione psicologica condiziona il modo di sentire e di percepire ed è attraverso le sensazioni e le percezioni che arriva un nuovo materiale al mondo interno. Non esiste una percezione oggettiva della realtà, ma ci mettiamo sempre qualcosa di nostro.
La sensazione e la percezione rappresentano la porta attraverso la quale la realtà esterna entra nella mente dell’individuo, perciò hanno il compito di filtrare ciò che passa e di trasformare la realtà fisica in realtà psicologica. È attraverso la sensazione e la percezione che l’individuo conosce la realtà: prima la sensazione raccoglie l’informazione esterna e la trasmette al cervello dove viene sottoposta ad una prima elaborazione, poi la percezione organizza ed interpreta le sensazioni a partire dalle esperienze pregresse. Non esiste una separazione tra sensazione e percezione perché vengono a costituire un unico processo.
Gemelli: “Non esiste la sensazione pura, essa è un’astrazione: esiste la stimolazione dei recettori sensoriali, che è un fatto biologico, ed esiste la percezione che è il prodotto di un processo complesso, in cui i dati sensoriali sono elaborati, modificati, trasformati sino a dare la conoscenza di un determinato oggetto percepito in quelle determinate condizioni”. A questo complesso processo elaborativo partecipa anche il mondo interiore dell’individuo: la persona entra in contatto con l’oggettività degli stimoli afferenti dalla realtà attraverso la sua soggettività. Il processo percettivo è lo sforzo creativo che l’individuo compie più vicino ai suoi bisogni adatti alla sua capacità di comprensione.
La sensazione
Esperienze immediate vissute dal soggetto quando determinati stimoli eccitano gli appositi recettori situati a livello dei sistemi sensoriali.
- Uno stimolo ambientale tocca l’individuo, un pacchetto d’energia fisica -> muta lo stato chimico fisico del recettore sensoriale -> parte un impulso nervoso -> percorre le vie nervose e giunge fino ad un elemento corticale, l’impulso elettrico causa effetti diversi a seconda delle regioni corticali sulle quali è inviato -> causa uno stato di eccitazione al quale consegue l’avvertimento di una sensazione da parte dell’individuo.
È così che la sensazione comporta la trasformazione di un’energia fisica presente nell’ambiente in segnali interni psicologicamente significativi. Quello che appare al soggetto alla fine del processo non ha nulla a che fare con i meccanismi fisiologici che hanno attivato e condizionato questo, poiché le cellule dei recettori sensoriali hanno la capacità di convertire l’energia esterna in impulsi neurali.
Questo è il fenomeno della trasduzione: solo il cervello è in grado di convertire i codici neurali in un linguaggio psicologico. Ogni parte della corteccia ha una predisposizione all’elaborazione di una sensazione, ma lì avviene il fenomeno percettivo che è la sintesi di tutte le percezioni nel più ed ora di tutti gli impulsi che arrivano. Essendo la mia corteccia il frutto della mia storia personale, questa fa una sintesi rendendo soggettiva la percezione. Allora quest’ultima non è una fotografia della realtà, ma un dipinto.
Le sensazioni vengono classificate in tre gruppi:
- Esterocettive: riguardano i sistemi sensoriali periferici adibiti a cogliere le sensazioni provenienti dall’esterno -> così a questo livello le info sono prevalentemente provenienti dai classici cinque sensi, ma anche dai sensi del calore e del dolore.
- Propriocettive: riguardano i sistemi sensoriali i cui recettori sono situati nei muscoli, nei tendini, nelle articolazioni e nelle orecchie. Danno all’individuo le sensazioni relative alla propria postura corporea, al movimento e all’equilibrio.
- Enterocettive: riguardano gli organi interni (mal di pancia, crampi…).
Ogni mammifero ha capacità di percezione sensoriale differente poiché legata alle caratteristiche dei sistemi sensoriali; un altro limite è dato dal fatto che l’individuo, nonostante sia capace di rispondere ad uno stimolo specifico, non riesce a percepire lo stesso quando questo ha una scarsa intensità.
Legge della specificità e intensità dello stimolo: i sistemi di senso dell’uomo sono specifici ad alcuni tipi di stimoli e quando questi raggiungono una certa intensità.
La soglia assoluta rappresenta il primo gradino di sensibilità, che segna il confine tra gli stimoli infraliminari (non recepiti dall’individuo) e sovraliminari (percepiti dal soggetto), in quanto variazione minima dell’energia prodotta dall’ambiente necessaria ad avviare un determinato effetto a carico di un sistema sensoriale. La soglia assoluta è iniziale (es: sentiamo i raggi ultravioletti) o terminale (sentire i raggi infrarossi).
La percezione subliminale è quella al di sotto della soglia assoluta della consapevolezza = i tuoi sensi ricevono lo stimolo, ma la sua intensità è così bassa o la sua durata così breve che la tua mente conscia non “si accorge” di averlo visto o sentito.
La soglia differenziale è il livello più basso di energia che occorre aggiungere o togliere affinché la persona si accorga che è intervenuta una mutazione della sensazione.
Si parla di adattamento sensoriale quando un recettore, stimolato a lungo e con sufficiente intensità, diviene meno sensibile. Ciò che ormai è noto non fornisce più alcuna informazione dell’ambiente e può essere messa in secondo piano. Sono moltissimi gli input che l’organismo riceve nello stesso momento e questo processo è inevitabile.
Chiamiamo “segnale” lo stimolo che si trasforma in una informazione e chiamiamo “rumore” le altre stimolazioni che non portano informazioni; ciò che all’inizio è un segnale dopo un po’ si trasforma in rumore di fondo.
Teoria della detenzione del segnale: il sistema sensoriale di un individuo coglie solo alcuni stimoli e tra quest’ultimi decide se recepirli come segnali o come rumori.
La percezione
Organizza le sensazioni e interpreta quanto globalmente emerge dalle stesse, trasformandole in eventi psichici. L’attività percettiva implica un’organizzazione dinamica della realtà. La percezione analizza, seleziona e coordina gli stimoli in modo da offrire un’informazione compiuta; inoltre interpreta quanto ha organizzato. La percezione è soggettiva proprio perché scegliamo su cosa focalizzarci. Le domande centrali sono queste: quanto ciò che percepiamo è la realtà? Quanto la percezione è influenzata dalla nostra psicologia?
Si può distinguere tra percezione come:
- “Processo primario”: il cervello organizza le informazioni grezze secondo innate, fa riferimento alla teoria della Gestalt per la quale la percezione è il risultato dell’organizzazione interna delle varie caratteristiche che compongono uno stimolo e non è legata a fattori dipendenti dal soggetto percepente.
- “Processo secondario”: attribuisce un significato a ciò che il processo primario ha strutturato, ora entrano in gioco l’inconscio, la cultura, il linguaggio, le motivazioni; è in accordo con la prospettiva del movimento del New York secondo la quale la percezione è legata a componenti intrinseche allo stimolo, ma anche alle caratteristiche del soggetto percepente.
Le modalità con le quali vengono organizzati ed integrati i dati sensoriali
La percezione della forma: la percezione non è un semplice insieme di sensazioni slegate, ma un’organizzazione di dati in unità coerenti.
Approfondiamo le questioni di:
- Differenziazione figura-sfondo: è il processo primario in cui un gruppo di stimoli (figura) emerge con contorni definiti, mentre il resto rimane indifferenziato (sfondo). La figura ha una forma propria ed è “sopra” lo sfondo, che invece appare come materiale informe.
- Figure reversibili: casi in cui il contorno di una figura appartiene alternativamente a due diverse, rendendo impossibile vederle entrambe simultaneamente.
Leggi dell’organizzazione percettiva (Gestalt)
Il testo identifica i principi proposti da Wertheimer (1923) che spiegano come il cervello raggruppa gli elementi nel campo visivo:
- Vicinanza: elementi vicini tendono a essere uniti in unità.
- Somiglianza: si raggruppano elementi con caratteristiche simili.
- Direzione (continuità): elementi che mostrano continuità di linea vengono uniti.
- Chiusura: le forme chiuse sono percepite più facilmente di quelle aperte.
- Pregnanza (buona forma): si privilegia la costituzione di forme semplici, regolari e simmetriche.
Realtà fisica ≠ realtà fenomenica: esiste uno scarto tra ciò che esiste fisicamente e ciò che percepiamo (realismo critico):
- Assenza fenomenica: presenza di realtà fisica non percepita (es. raggi UV).
- Assenza fisica: percezione di oggetti che non esistono fisicamente (es. il triangolo di Kanizsa, dove percepiamo contorni inesistenti e quindi vediamo tanti triangoli, ma in realtà non ve ne è neanche uno perché quella figura geometrica presume che i lati siano finiti e gli angoli chiusi).
Percezione della profondità: sebbene la retina riceva immagini piatte, percepiamo la tridimensionalità grazie a:
- Indizi binoculari: nonostante i due occhi siano distanti di qualche centimetro l’uno dall’altro convergono in una certa angolazione in modo da puntare lo stesso obiettivo. Più si avvicina un oggetto ai nostri occhi più questo è sottoposto al fenomeno dell’accomodazione, per cui l’oggetto assumerà una forma sempre più convessa. Ogni occhio produce una visione della realtà diversa dall’altra, quando c’è una certa distanza dall’oggetto le differenti immagini trasmesse dai due occhi vanno a formare la stessa visione.
- Indizi monoculari: densità microstrutturale (grana della superficie), chiaroscuro, punto di fuga e sovrapposizione parziale.
Percezione del movimento: si distingue tra movimento reale e movimento apparente, come quello stroboscopico (immagini statiche in rapida successione, come al cinema) o quello indotto (un oggetto fermo sembra muoversi a causa dello spostamento dello sfondo).
Le costanze percettive: la capacità del cervello di mantenere invariate le caratteristiche di un oggetto anche se cambia l’immagine sulla retina:
- Costanza della grandezza: finché il rapporto tra la diminuzione dell’immagine retinica e l’aumento della distanza apparente di un oggetto dalla nostra vista, rimane costante, anche la grandezza dell’oggetto resterà la stessa ai nostri occhi.
- Costanza della forma: una scacchiera vista da diverse angolazioni proietta forme trapezoidali, ma noi continuiamo a percepirla come quadrata. È la percezione dell’inclinazione che ci permette di vedere l’oggetto della stessa forma.
Non possiamo percepire tutta la realtà, questa è già complessa ed ambigua nel suo modo di proporsi alle menti. Possiamo percepire anche quello che ci sembra di non aver percepito, oppure percepiamo anche ciò che non esiste.
Il cervello interpreta i dati sensoriali organizzati su di un oggetto unitario, dandogli un nome abbinandogli un contenuto emotivo a seconda delle: esperienze passate, aspettative, motivazioni.
Analizziamo il peso con ognuna di queste tre dimensioni ha sull’interpretazione di quanto viene percepito:
Il peso delle esperienze passate: la domanda specifica da porsi è “quanto la nostra capacità di percepire è legata all’apprendimento o è viceversa innata?”.
Secondo la prospettiva empirista il soggetto è attivo nell’atto percettivo, influenzandolo con le proprie esperienze.
Secondo la prospettiva innatista gli stimoli sensoriali hanno oggetti per sé una propria organizzazione che si svela l’individuo senza bisogno di nessuna interpretazione. Gli studi recenti è stato dimostrato come un neonato nasca già dotato di una gamma di facoltà percettive che gli permettono di rispondere a stimoli di diverso genere, tutto ciò viene a negare la prospettiva empirista secondo la quale solamente in seguito alle ripetute esperienze che il bambino ha nel tempo col proprio ambiente inizierebbe a svilupparsi la sua capacità percettiva. Allo stesso tempo però sappiamo che occorre riconoscere come le abilità percettive di cui siamo disposti fin dalla nascita sono assai rudimentali e solamente con il tempo e con l’esercizio si affinano sino ad assumere caratteristiche sempre più idonee all’esplorazione dell’ambiente.
L’idea essenziale di questa visione è che quanto si è appreso crei implicitamente nell’individuo delle aspettative anche a livello percettivo.
Le aspettative percettive sono legate soprattutto al contesto e delle credenze o conoscenze dell’individuo.
L’influenza delle motivazioni: i motivi e i conseguenti stati affettivi hanno la capacità di orientare la percezione del soggetto in modo che alcuni aspetti della situazione si collochino come figura lasciando agli altri una posizione di sfondo. I soggetti riconoscono con più facilità le parole aventi un riferimento positivo.
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