Riassunto Disattenti e Iperattivi
1. Mio figlio ha l’ADHD?
il disturbo da deficit di attenzione iperattività meglio conosciuto anche in Italia con l'acronimo adhd è un
disturbo del neurosviluppo che interessa bambini, adolescenti e adulti. Nell'infanzia è caratterizzato da una
difficoltà nel regolare l'impulsività, l'attività motoria, l'attenzione sostenuta e la concentrazione su singoli
compiti, mentre in adolescenza nell'età adulta i sintomi possono mutare.
Secondo Barkley il disturbo è spesso dovuto all'interazione fra una predisposizione innata e gli effetti
dell'ambiente e causa delle difficoltà in attività quotidiane come andare a scuola, interagire con i coetanei e con
la società in generale, poiché è il frutto di una debole organizzazione e regolazione dei processi di pensiero, delle
emozioni e quindi dei comportamenti in generale. Tutto ciò provoca stress nel bambino e in chi si relaziona con
lui, generando tensione crescente, ansia e sentimenti di sconforto.
Diversi autori paragonano l ’Adhd ad un problema nel definire e raggiungere i propri obiettivi e nel linguaggio
specialistico viene definito come un deficit nelle funzioni esecutive. Ciò comporta difficoltà ad inibire
comportamenti inadeguati e stimoli interferenti, a tenere in memoria le informazioni importanti, l’agire del
bambino è sempre basato sul qui e ora, senza una visione del futuro prossimo e senza capacità di adattare le
sue risposte ai cambiamenti dell’ambiente. Insieme alle difficoltà di natura cognitiva possono esserci anche
problematiche nella consapevolezza e nella gestione del tempo, bassa tolleranza alla frustrazione, e quindi
scarsa motivazione a svolgere le attività richieste dagli adulti. Tutto questo porta il bambino con adhd a
considerare ogni attività, inizialmente interessante, come difficile, faticosa noiosa.
Sintomi
Il termine sintomo indica tutti quei comportamenti o quell'insieme di comportamenti che definiscono la
dimensione del disturbo e, nel bambino con Adhd, sono l'iperattività, l'impulsività e la disattenzione. Per arrivare
ad una diagnosi di Adhd, il clinico deve considerare se questi sintomi sono frequenti, intensi e prolungati nel
tempo.
Di seguito riportiamo l'elenco dei sintomi:
• Dimensione della disattenzione: sei (o più) dei seguenti sintomi di Disattenzione che persistano per
almeno 6 mesi con un’intensità incompatibile con il livello di sviluppo e che ha un impatto negativo
diretto sulle attività sociali e scolastiche/lavorative:
1) spesso non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti
scolastici, sul lavoro o in altre attività;
2) ha spesso difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti o sulle attività di gioco;
3) spesso sembra non ascoltare quando gli/le si parla direttamente;
4) spesso non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti di scuola, le incombenze o i doveri sul
posto di lavoro;
5) ha spesso difficoltà ad organizzarsi nei compiti e nelle attività varie;
6) spesso evita, prova avversione o è riluttante ad impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale
protratto (es. compiti a casa o a scuola);
7) perde spesso gli oggetti necessari per i compiti o altre attività (es. giocattoli, compiti assegnati,
matite, libri, ecc.);
8) spesso è facilmente distratto da stimoli esterni;
9) spesso è sbadato nelle attività quotidiane.
• Dimensione dell’iperattività e dell’impulsività: almeno 6 di questi sintomi (dai 17 anni ne bastano 5)
che persistono per almeno sei mesi con un’intensità incompatibile con il livello di sviluppo e che ha un
impatto negativo diretto sulle attività sociali e scolastiche/lavorative:
1) spesso agita o batte mani e piedi o si dimena sulla sedia;
2) spesso lascia il proprio posto in situazioni in cui si dovrebbe rimanere seduti;
3) spesso scorrazza e salta in situazioni in cui farlo risulta inappropriato (negli adolescenti e negli
adulti può essere limitato al sentirsi irrequieti);
4) è spesso incapace di giocare o svolgere attività ricreative tranquillamente;
5) è spesso sotto pressione, agendo come se fosse “azionato/a da un motore” (ad esempio incapace
di rimanere fermo, o si sente a disagio nel farlo);
6) spesso parla troppo;
7) spesso “spara” una risposta prima che la domanda sia stata completata;
8) ha spesso difficoltà nell’aspettare il proprio turno;
9) spesso interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti.
Bisogna però considerare che tutti questi sintomi che causano le difficoltà devono essere presenti prima dei 12
anni e i problemi causati dai sintomi devono manifestarsi in due o più contesti (es. a scuola [o al lavoro] e a
casa). Inoltre, deve esserci una chiara evidenza che i sintomi interferiscono con, o riducono, la qualità del
funzionamento sociale, scolastico o lavorativo. E infine deve essere esclusa la presenza di un disturbo psicotico
(es. schizofrenia) o che i sintomi non siano meglio spiegati da un altro disturbo mentale (es. disturbo dell’umore,
disturbo d’ansia, disturbo dissociativo, disturbo di personalità, intossicazione o astinenza da sostanze).
Le due dimensioni di iperattività ed impulsività spesso si manifestano insieme. Questo perché il bambino è
iperattivo perché non riesce a inibire le risposte impulsive, oppure il bambino è troppo in movimento ed è troppo
rapido per cui non riesce a fermarsi in tempo. L'incapacità di inibire gli stimoli interferenti e le risposte
inadeguate si manifesta con una difficoltà a pianificare e organizzare il proprio comportamento, ad aspettare il
proprio turno o le istruzioni complete per svolgere dei compiti. Se questa difficoltà si associa anche la bassa
consapevolezza delle proprie difficoltà, che non aiuta a comprendere le conseguenze negative dei propri
comportamenti, allora il bambino è come se si trovasse sempre in balia di quello che succede esternamente,
come se fosse guidato da stimoli esterni. Numerosi studi hanno mostrato come i bambini con adhd vivono molto
male l'attesa: cercare scorciatoie per raggiungere prima l'obiettivo finale, utilizzando meno energie mentali e
avendo così la possibilità di cambiare velocemente attività per ricevere nuovi stimoli, causa la messa in atto di
comportamenti scorretti.
Per quanto riguarda il deficit attentivo, facciamo riferimento alle difficoltà incontrate nel selezionare solo le
informazioni importanti (attenzione selettiva), nel concentrare l'attenzione su un determinato stimolo
(attenzione focalizzata) e nel mantenere l'attenzione per un tempo prolungato (attenzione sostenuta). La
disattenzione dei bambini con adhd si vede, perché loro stessi faticano a guardare solo gli stimoli importanti, in
quanto sempre attratti da qualcosa di periferico, spesso poco importante, che ostacola l'attenzione sulle cose
importanti da fare. È chiaro che, se la mia attenzione contiene tante informazioni queste sovraccaricano la
memoria a breve termine, che non può gestire contemporaneamente troppi dati o attività, ed ecco perché i
bambini con adhd vengono definiti come distratti o che sognano ad occhi aperti.
Abbiamo compreso che l'attenzione non è unica ma composta da tanti processi cognitivi e psicologici
sottostanti, e proprio per questo motivo è definita multifattoriale
Disturbi associati e secondari
Quando si parla di disturbi associati si fa riferimento alla compresenza di altre problematiche, oltre al adhd,
che non sono direttamente dipendenti da questa. I disturbi secondari invece sono manifestazioni quali le
difficoltà nello studio, la demotivazione scolastica, le frequenti infrazioni delle regole sociali, lo scarso controllo
della rabbia o i rischi alla guida. I disturbi secondari riguardano aspetti comportamentali, cognitivi o emotivi, e
prendono forma in base al patrimonio genetico, al temperamento, all'interazione con le figure educative di
riferimento o con i coetanei. Per differenziare i disturbi associati da quelli secondari si mette in atto un'anamnesi
accurata, una valutazione diagnostica e un'analisi dell'esordio dei disturbi. Infatti, per Berkley la genetica e
l'ambiente possono portare allo sviluppo di comportamenti derivanti da sintomi primari dell’Adhd e possono
combinarsi con altri disturbi. I comportamenti che si trovano maggiormente in combo con l’Adhd sono i disturbi
specifici dell'apprendimento, come dislessia, disortografia e discalculia, il DOP o disturbo oppositivo
provocatorio e il DOC disturbo della condotta; inoltre possono subentrare i disturbi della sfera emotiva legati alla
depressione e all'ansia.
Bambini iperattivi o vivaci, difficoltà di apprendimento o di attenzione?
È importante distinguersi se un bambino è solo un po’ vivace, frettoloso o distratto oppure se presenta la adhd.
Questo lo si può fare attraverso l'osservazione, il colloquio, la somministrazione di questionari o test per
consentire di analizzare eventuali punti deboli che possano giustificare una diagnosi. Dopo aver analizzato la
storia familiare, l'esordio la gravità dei sintomi, è necessario considerare tutte le variabili comportamentali,
affettive e cognitive così da escludere altre problematiche che possono causare disattenzione, iperattività o
impulsività. In questi casi il clinico deve cercare di capire da dove partono i sintomi indagando i più importanti
ambiti di vita del bambino.
Se il ragazzo non manifestasse problemi di attenzione fino a 6-7 anni, potrebbe non trattarsi di adhd ma di un
vero disturbo del comportamento. Inoltre, vanno considerati anche quegli aspetti che possono mimare la Adhd:
un bambino che è triste in modo persistente, o addirittura depresso, può manifestare il suo disagio anche
attraverso un'irrequietezza motoria e un'incapacità a stare attento durante attività cognitivamente faticose. In
questo caso è fondamentale capire lo stato emotivo del bambino, i suoi pensieri e le sue emozioni, questo
perché un bambino con Adhd spesso non ha pensieri e contenuti emotivi di carattere depressivo, tanto da
sentirsi svalutato o non meritevole di amore da parte delle figure affettive di riferimento. Diverso è il caso di un
ragazzo che, dopo aver sperimentato fallimenti scolastici o relazionali a causa della sua
disattenzione/impulsività, accusa il colpo e magari pensa di non valere, e la sua tristezza potrebbe essere una
conseguenza dell'abbassamento dell'autostima.
Concludendo, come distinguiamo l'iperattività dalla vivacità?
1) Osservando il bambino per alcuni mesi e tenendo in considerazione la frequenza, la continuità e
l'intensità della sua iperattività
2) Tenendo conto che i comportamenti tipici dell’Adhd creano una ricaduta negativa nella vita di tutti i
giorni, mentre la semplice vivacità non determina conseguenze significative. L’iperattività dell'Adhd
non è così facilmente riducibile o contenibile con i semplici richiami verbali e, se anche il bambino
riuscisse a controllarsi, dopo poco tempo “riaccenderebbe il motorino” e ripartirebbe. Il ragazzino
vivace, invece, è in grado di controllarsi dopo uno o due richiami perché ha gli strumenti per
autoregolarsi quando si accorge di doverlo fare.
Come crescono i bambini con Adhd
Fino a qualche tempo fa era opinione comune che i sintomi dell’Adhd diminuissero con lo sviluppo, fino a sparire
in età adulta; oggi gli studiosi confermano la permanenza del disturbo anche in età adolescenziale e adulta,
specificando però che i sintomi cambiano nel corso degli anni. Per gli adolescenti e gli adulti è sufficiente
riscontrare la presenza di cinque, e non sei, sintomi di disattenzione o iperattività per sospettare la presenza
dell'Adhd; inoltre bisogna considerare che la manifestazione dei sintomi dell'Adhd negli adolescenti e negli
adulti è molto più variabile perché questi dipendono anche dalle caratteristiche di personalità e dalla storia
evolutiva individuali. Joseph Biederman del Massachusetts General Hospital afferma che i sintomi di iperattività
e impulsività sono meno stabili e decrescono gradualmente con lo sviluppo, con una diminuzione che hai inizio
nella fase preadolescenziale, sino al termine dell’adolescenza, ovvero la fase di sviluppo cerebrale. In età adulta
invece i sintomi possono dipendere da fattori congeniti della vita della persona, come ad esempio periodi di
maggiore stress e conflittualità.
Le difficoltà di regolazione delle emozioni e dei comportamenti in età adolescenziale e adulta possono
raggiungere livelli preoccupanti e portare a comportamenti devianti, abuso di sostanze, dipendenze da giochi
(fino alla vera ludopatia), uso eccessivo di smartphone e Internet, comportamenti ossessivo-compulsivi.
Quindi possiamo dire che non esiste un percorso già tracciato e determinato per tutti, è importante considerare
che numerosi bambini con Adhd possono avere una buona evoluzione, e che ci possono essere dei fattori
protettivi che aiutano i ragazzi a diventare più controllati a livello comportamentale e relazionale.
Joel Nigg, dell'Oregon University, racconta di come abbia visto molti bambini giungere a un risultato positivo
grazie all'affetto e alle attenzioni dei genitori i quali, possono facilitare un'esperienza positiva del disturbo,
rimanendo legati al proprio figlio, lavorando su sé stessi e sulle proprie manifestazioni davanti ai comportamenti
negativi del figlio, capendo e comprendendo le cause, ed evitando uno stile autoritario e incoerente.
Al momento della scelta di una scuola o di un lavoro bisogna pensare ai punti di forza e di debolezza della
persona con Adhd, in modo tale da costruire una carriera adatta alle caratteristiche del ragazzo.
2. Osserviamo meglio il bambino con Adhd
Vedere il bambino con occhi nuovi
Per programmare la giornata (lavoro, studio, famiglia, amici), organizzare pensieri e azioni, elaborare le
informazioni che via via accumuliamo in memoria abbiamo bisogno di un insieme di processi mentali complessi
chiamati funzioni esecutive. Quindi le Funzioni esecutive sono processi che lavorano in continuo rapporto
tra loro e dipendono dal tipo di situazione che deve essere affrontata; bisogna tenere sempre in
considerazione che non sono processi automatici ma che richiedono uno sforzo mentale. Questi processi
sono spesso deficitari nei bambini con Adhd e questo deficit causa difficoltà nell’adattamento quotidiano e in
tutti i contesti di vita.
Le funzioni esecutive rappresentano la complessità della mente in cui pensieri, emozioni, stati fisiologici,
comportamenti, interagiscono tra loro per favorire il nostro adattamento nel contesto quotidiano: essere
adeguati nelle varie situazioni percependo un buon livello di benessere. L'autoregolazione è un equilibrio tra il
sistema emotivo-motivazionale e quello cognitivo di controllo» (Benso); pertanto, le emozioni giocano un ruolo
molto importante sia nei processi più complessi, come le funzioni esecutive, sia nella memorizzazione di
concetti, eventi, azioni. La parte più neuropsicologica, cognitiva e di apprendimento è sempre legata a una parte
più emotiva. Philip David ha descritto come le funzioni esecutive possano dividersi in due direzioni, quelle più
calde e cioè riferite agli aspetti più emotivi-motivazionali e alla regolazione emozionale, e quelle fredde riferite
più ad aspetti cognitivi.
Difficoltà nell'autocontrollo e nell'attenzione
Le difficoltà relative alle funzioni esecutive sono importanti per conoscere bene un bambino o un ragazzo con
Adhd perché permettono di comprendere la loro difficoltà di adattamento al contesto quotidiano. Francesco
Benso sottolinea che le funzioni esecutive influenzano anche la capacità di astrazione, previsione degli eventi,
pianificazione, problem solving e concentrazione. Inoltre, influenzano il controllo motorio ed emotivo, la
tolleranza dell'attesa, la continua ricerca di gratificazione e la scarsa percezione del tempo.
Queste informazioni ci aiutano a capire che i deficit di autocontrollo comportamentale e attentivo dei bambini
con Adhd non sono dovuti a un deficit intellettivo o a un problema di comprensione delle regole, ma a una
difficoltà di coordina mento dei processi cognitivi, emotivi, motivazionali e quindi comportamentali. Pertanto, se
aiutato e guidato esternamente (eteroregolato), il bambino con Adhd riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati.
Questo sistema viene chiamato autoregolazione e ha a che fare con la capacità di mettere in atto
comportamenti articolati in vari passaggi per raggiungere determinati obiettivi.
In età prescolare, l'autoregolazione avviene tramite autoistruzioni verbali, in quanto il bambino non utilizza
ancora un linguaggio interno. Con la crescita le autoistruzioni vengono interiorizzate e ci guidano in modo rapido
ed efficiente, ma ciò non avviene quando siamo stanchi e spossati. Ai bambini con Adhd succede spesso che il
grado di attenzione si abbassi al livello sufficiente per svolgere le attività automatiche, mentre faticano a
ripristinarlo quando le richieste dei genitori o degli insegnanti diventano più complesse. La disattenzione, la
scarsa analisi di pro e contro nelle varie situazioni possono portare a comportamenti impulsivi che rischiano di
diventare a loro volta pericolosi se il ragazzo non valuta le conseguenze delle sue scelte e delle sue azioni.
L’attenzione, quindi, non è una dimensione unitaria della psicologia umana, ma è composta da diversi aspetti.
e, nei bambini con adhd, sono deficitari solo alcuni di questi. Ad esempio, notiamo maggiori difficoltà
nell’attenzione volontaria, ma notiamo un’ottima capacità in quella automatica.
Gli studi sull
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